Il caso di padre Marko Rupnik, teologo e artista gesuita di fama mondiale, è diventato uno degli episodi più complessi e imbarazzanti per la Chiesa cattolica, segnato da accuse di abusi sessuali, spirituali, psicologici e di potere nei confronti di donne adulte, in particolare ex religiose della Comunità Loyola. Le vicende che lo riguardano hanno sollevato un dibattito globale sulla responsabilità istituzionale, la gestione degli abusi all'interno della Chiesa e la sorte delle sue numerose opere d'arte sacra disseminate in santuari e basiliche in tutto il mondo.
Le Accuse e i Procedimenti Canonici
Le Prime Denunce e l'Espulsione dalla Compagnia di Gesù
Le prime denunce contro padre Marko Rupnik risalgono al 2020, quando emersero le prime accuse a suo carico. Il sacerdote sloveno è accusato di coercizioni sessuali da almeno 20 donne adulte, tra cui diverse religiose, per fatti risalenti anche agli anni '80 e '90. Nel 2023, è stato espulso dalla Compagnia di Gesù per violazione del voto di obbedienza.
Il Processo Canonico e la Deroga alla Prescrizione
Attualmente, è in corso un procedimento canonico nei suoi confronti in Vaticano. Un primo processo, conclusosi nel 2020, aveva portato a una censura di scomunica per il crimine gravissimo di assoluzione del complice, poi rimessa pochi giorni dopo la condanna. Un secondo processo, avviato dopo le accuse di nove religiose o ex religiose della Comunità Loyola in Slovenia, non era stato celebrato per la prescrizione dei supposti reati di abuso spirituale e sessuale.
Tuttavia, con un "colpo di scena", Papa Francesco ha chiesto al Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) di esaminare la vicenda derogando alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un nuovo processo. Questa decisione è giunta a seguito di segnalazioni inviate nel settembre 2023 dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori al Papa, che evidenziavano "gravi problemi" nella gestione del caso Rupnik e "la mancanza di vicinanza alle vittime".
A gennaio 2024, il Cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del DDF, ha aggiornato sulla situazione, confermando la conclusione della fase di raccolta delle informazioni e l'imminente istituzione di un tribunale con giudici esterni al dicastero per avviare un processo canonico penale. Questo nuovo processo verrà celebrato dal Dicastero dei Religiosi, in quanto un recente documento ha stabilito che il tribunale interno dell'ex Sant'Uffizio deve valutare solo i casi di minori abusati e di persone mentalmente fragili, mentre gli altri casi, inclusi gli abusi femminili, passano ai vari dicasteri competenti.

Le Testimonianze delle Vittime: Gloria Branciani e Mirjam Kovac
Due ex suore della Comunità Loyola, Gloria Branciani e Mirjam Kovac, hanno deciso di rompere il "velo di omertà" e denunciare apertamente le violenze subite in una conferenza stampa. Hanno descritto un "contesto abusante" messo in piedi da Rupnik, che sfruttando la sua posizione di padre spirituale e confessore, le avrebbe manipolate e plagiate.
- Gloria Branciani, studentessa di medicina a Roma negli anni '80, ha raccontato di essersi sentita disorientata e confusa, con Rupnik che le avrebbe deformato la relazione con il Signore, entrando con l'autorità del padre spirituale. Ha descritto abusi psicologici e fisici sempre più violenti, inclusi rapporti sessuali a tre, che Rupnik avrebbe giustificato come "a immagine della Trinità". L'artista l'avrebbe anche spinta a frequentare cinema pornografici a Roma. Gloria, che lasciò la Comunità di Loyola nel 1993, ha chiesto "verità e giustizia, senza rivalsa personale" e che si rompa il "silenzio assordante".
- Mirjam Kovac ha ribadito che gli ideali e la formazione all'obbedienza delle giovani religiose sarebbero stati sfruttati per abusi di varia natura: di coscienza, di potere, spirituali, psichici, fisici e spesso anche sessuali. Entrambe hanno lamentato di aver trovato "un muro di gomma" e hanno chiesto al Papa che "il muro si sgretoli" e che "non riduca loro e tutte le altre vittime al silenzio".
Secondo le due ex suore, le donne coinvolte negli abusi all'interno della comunità sarebbero state almeno una ventina su un totale di quaranta membri. L'avvocato Laura Sgrò, che le assiste, ha sottolineato che Rupnik ha agito non solo come sacerdote e artista di fama mondiale, ma anche come imprenditore, creando una "rete di contesto molto ampia" che lo ha protetto per lungo tempo. Ha equiparato l'abuso del padre spirituale a una forma di "incesto spirituale" e ha esortato le vittime a denunciare anche alle autorità civili.
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Il Dilemma delle Opere d'Arte di Rupnik
Posizioni Divergenti tra Santuari: Lourdes vs. Fatima
Il caso Rupnik ha innescato un ampio dibattito sulla sorte dei suoi mosaici, che ornano oltre 200 luoghi di culto in tutto il mondo, tra cui santuari di grande importanza come Fatima, Lourdes, Częstochowa, la Basilica di San Giovanni Rotondo e persino la Cappella Redemptoris Mater in Vaticano. La questione è particolarmente sentita nei santuari mariani, luoghi di guarigione e consolazione per le vittime di abusi.
- Il Santuario di Lourdes ha deciso di intervenire sulle opere di Rupnik. Dopo aver spento le luminarie notturne che le evidenziavano, a marzo 2024 sono stati oscurati i mosaici che affiancano le entrate laterali della basilica del Santo Rosario. Il vescovo Jean-Marc Micas ha spiegato che questa decisione, presa dopo un lungo processo di discernimento con la comunità locale e le vittime, mira a garantire che l'ingresso in basilica sia agevole a tutte le persone che oggi non possono varcare la soglia, in particolare le vittime di abusi.
- Il Santuario di Fatima, invece, ha annunciato che non rimuoverà né coprirà l'enorme mosaico di Rupnik situato su una parete della basilica della Santissima Trinità (un pannello di 500 metri quadrati installato nel 2007, a cui si aggiungono due icone dei pastorelli Francisco e Jacinta realizzate anni dopo). Tuttavia, il luogo di pellegrinaggio smetterà di utilizzare quest’opera nella sua comunicazione ufficiale, condannando "assolutamente gli atti commessi da padre M. I. Rupnik" e "esprimendo solidarietà alle vittime".
Il dilemma tra coprire, lasciare o distruggere le opere di Rupnik è complesso. Il superiore Generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa, ha affermato che la decisione del vescovo di Lourdes rappresenta un "cammino che raccomanderei", pur riconoscendo che "non vi sia una regola unica" e che la soluzione dipende da "quanto la presenza delle opere faccia male a qualcuno", come le vittime.

La Controversa Genesi dei Mosaici della Redemptoris Mater in Vaticano
Il Caso Alexander Kornoukhov
La "nuova Cappella Sistina", ovvero la cappella Redemptoris Mater in Vaticano, resa famosa in tutto il mondo dai mosaici attribuiti a Marko Rupnik, è al centro di un'ulteriore controversia. Il famoso restauro, deciso da Papa Giovanni Paolo II nel 1996, ha una genesi complicata e per molti versi oscura. Inizialmente, la Santa Sede aveva incaricato il mosaicista russo Alexander Kornoukhov di realizzare i mosaici per la cappella papale, mentre il Centro Aletti, fondato e diretto da Rupnik fino al 2020, era responsabile solo della supervisione organizzativa e teologica.
Secondo il racconto di Kornoukhov, Rupnik lo avrebbe estromesso dal cantiere, distruggendo quasi tutto il lavoro già realizzato. Kornoukhov accusa apertamente Rupnik di aver distrutto il suo lavoro e di essersi sostituito a lui per prendersi il merito finale dell'opera. Il punto di rottura sarebbe avvenuto il 10 febbraio 1998, il giorno dopo la visita del presidente russo Boris Eltsin, che aveva apprezzato i mosaici già realizzati.
Rino Pastorutti, maestro mosaicista e all'epoca consulente dell'opera, ha affermato che il problema era la scarsa tenuta dei mosaici di Kornoukhov a causa di un collante inadatto, che faceva cadere le tessere dalla volta. Kornoukhov, tuttavia, respinge queste accuse, definendole "totalmente infondate" e frutto di una "manovra del gesuita", un "puro atto di vandalismo" pianificato per ottenere il credito finale del restauro. Ha sostenuto che Rupnik avrebbe usato un cacciavite per staccare le pietre dalle pareti, dimostrando che non erano cadute da sole.
Comunque sia andata, dopo questo episodio, la carriera di Rupnik come mosaicista ha avuto un'impennata, portandolo a ricevere commissioni in tutto il mondo, inclusi i grandi incarichi a Lourdes, Fatima e San Giovanni Rotondo. Kornoukhov, da parte sua, ha continuato a denunciare l'accaduto, con libri e documentari in Russia. Il 20 gennaio 2024, ha inviato una lettera a Papa Francesco chiedendo il riconoscimento ufficiale della paternità dei mosaici vaticani da lui eseguiti e il permesso di continuare a creare nuove opere basate sui suoi bozzetti e fotografie.

Le Reazioni Istituzionali e l'Appello alla Trasparenza
La Posizione della Compagnia di Gesù
Padre Arturo Sosa, superiore Generale della Compagnia di Gesù, ha ammesso che l'ordine ha agito tardivamente nel caso Rupnik, chiedendo perdono per la loro "cecità". Ha riconosciuto di non aver messo insieme i segni che c'erano e la mancanza di sensibilità nel vedere quanto accaduto in passato. La Compagnia ha creato un Team Referente per sollecitare le vittime a parlare, ricevendo una trentina di denunce, e ha inviato una lettera alle vittime per farsi carico del loro processo di guarigione e riconciliazione.
La Commissione per la Tutela dei Minori e la Curia Romana
Papa Francesco ha ribadito l'impegno contro gli abusi, chiedendo di crescere nel lavoro comune con i dicasteri della Curia Romana, offrire alle vittime ospitalità e cura, e costruire alleanze con realtà extra-ecclesiali. La Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha accusato gli ambienti curiali di scarsa trasparenza nelle prassi e nelle decisioni in merito agli abusi, facendosi voce della sfiducia di parte del mondo ecclesiale. Permangono interrogativi su chi abbia tolto la scomunica a Rupnik nel 2020 e sulla mancanza di trasparenza nella gestione del caso da parte del Vaticano.
L'Appello alle Vittime
L'avvocato Laura Sgrò ha lanciato un appello alle vittime di abusi, esortandole a non perdere la fiducia nella giustizia e la speranza di trovare la verità. Ha invitato a non limitarsi a chiedere aiuto al vescovo o alla madre superiora, ma a denunciare alle autorità dello Stato: carabinieri, polizia, avvocati e procure. "Chi fa quello che hanno fatto a Gloria deve andare in carcere. Ci deve andare. Quindi dovete avere il coraggio di denunciare. Bisogna squarciare assolutamente questo velo", ha dichiarato, sottolineando la necessità di un censimento delle violenze sulle suore.