Luca Dello Strologo e la Storia del Trapianto Renale Pediatrico al Bambino Gesù

La Scomparsa di un Pilastro della Nefrologia Pediatrica

Nella notte, al termine di una lunga battaglia contro la malattia, è scomparso il dottor Luca Dello Strologo, medico e responsabile dell'Unità operativa di Follow-Up del Trapianto Renale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Nato a Roma il 24 giugno del 1962, Dello Strologo è morto all'età di 60 anni. A darne notizia è stata la stessa direzione sanitaria dell'ospedale, ricordando il suo ruolo fondamentale come ideatore e sviluppatore del programma di trapianto di rene pediatrico, uno dei più importanti a livello nazionale ed internazionale. L'annuncio è stato diffuso anche sui social dell'Ospedale Bambino Gesù, definendolo "la sua seconda casa, dove conciliava lavoro e passione".

Decine sono stati i messaggi di cordoglio e vicinanza diffusi dopo la notizia, con moltissimi pazienti che ricordano la gentilezza e la professionalità da lui dimostrate nel corso di una lunga carriera in cui ha salvato centinaia di vite. Dello Strologo era sposato e lascia tre figli.

Un Profilo Professionale di Eccellenza

Luca Dello Strologo, laureatosi e specializzatosi in pediatria e poi in nefrologia presso l'Università "La Sapienza" di Roma, aveva approfondito le sue competenze in ambito di nefrologia trapiantologica pediatrica presso l'Hôpital des Enfants Malades di Parigi. La sua carriera all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è iniziata nel 1990, dove ha prestato servizio come medico di primo livello presso la divisione di Nefrologia e Dialisi fino al 2006. Dal 2006 al 2020 è stato responsabile della UOS Clinica del Trapianto Renale e dal 2020 responsabile della UOC di follow-up del trapianto renale presso lo stesso ospedale.

Il suo contributo è stato centrale nella definizione dei regolamenti e dei protocolli nazionali di trapianto di rene pediatrico, anche grazie al suo ruolo di consulente esperto del Centro Nazionale Trapianti, sin dalla sua costituzione, partecipando con regolarità ai lavori del gruppo di lavoro nazionale sul trapianto pediatrico. Dello Strologo ha formato generazioni di medici, è stato membro delle principali società nazionali ed internazionali di nefrologia e trapiantologia pediatrica e autore di più di cento articoli scientifici. Durante la sua carriera, ha svolto attività di insegnamento presso le Università di Verona, Roma "La Sapienza" e Cattolica. Dal 2019 era membro del comitato editoriale della rivista Pediatric Transplantation. Ha inoltre messo a disposizione le sue competenze collaborando alla nascita di programmi di trapianto renale pediatrico anche in India e Vietnam, dedicando attenzione anche ai piccoli meno fortunati.

Dottor Luca Dello Strologo durante un convegno o al lavoro in ospedale

L'Umanità e la Dedizione: Il Medico che non si Arrendeva Mai

"Grazie alla sua umanità, competenza e dedizione, è stato fino agli ultimi giorni un punto di riferimento per i colleghi, i bambini, i ragazzi e le loro famiglie", si legge sulla pagina del Bambino Gesù. Numerose le testimonianze che evidenziano il suo spirito instancabile: "Il dottor Luca Dello Strologo, nonostante fosse malato non si è mai fermato, ha continuato a venire in ospedale con la flebo al braccio, per vedere i suoi bambini fino all'ultimo giorno". Questo mostra quanto i piccoli pazienti siano stati nei suoi pensieri fino all'ultimo.

Luca Dello Strologo è stato riconosciuto per aver costruito l'alleanza con le famiglie su tre pilastri fondamentali: competenza, trasparenza e fiducia. Non è mai venuto meno a nessuno dei tre. Tutte le decisioni che proponeva erano sempre fondate su ricerche e dati robusti, aggiornati e approfonditi. "Non ci ha mai illuso, anzi, qualche volta ci ha detto la verità, anche quando sapevi che eravamo molto fragili per reggere le delusioni", ricorda la mamma di una paziente. Ha dato fiducia ai suoi pazienti e l'ha richiesta, anche a bambini e adolescenti come Teodora, chiedendo loro quello che potevano dare, senza false promesse, sempre offrendo sincerità e supporto.

L'esempio più rivoluzionario, forse, è stato il suo non risparmiarsi fino all'ultimo, condividendo con tutti la sua stessa fragilità, mostrando che "essere fragili non significa perdere valore, dignità e capacità". Ha messo in pratica l'importanza dell'empatia e della risonanza con i pazienti, offrendo una grande lezione di vita.

Il Programma di Trapianto Renale Pediatrico al Bambino Gesù

Nascita e Crescita del Programma

Il primo trapianto di rene all'Ospedale Bambino Gesù è stato eseguito nel 1993. Da allora, sotto la guida e lo sviluppo del dottor Dello Strologo, il programma è diventato uno dei più importanti a livello nazionale e internazionale. Dal 1993 ad oggi, il nosocomio romano ha accompagnato al trapianto 499 bambini e ragazzi. Questo include diversi trapianti combinati cuore-rene o fegato-rene, con una media di circa 30 interventi all'anno. In questo momento, il Bambino Gesù è il centro più grande in Italia, gestendo circa un terzo della lista trapianti nazionale, con 35 bambini in attesa su circa un centinaio totali.

Il Processo del Trapianto: Dalla Lista d'Attesa alla Donazione

Il trapianto di rene è la conseguenza di una grave insufficienza renale, una condizione in cui i reni non sono più in grado di depurare l'organismo dalle scorie, eliminare l'acqua in eccesso e mantenere l'omeostasi. Per assicurare queste funzioni, il paziente deve sottoporsi alla dialisi, che però riduce significativamente la qualità della vita, soprattutto per un bambino, impattando sulla frequenza scolastica e la vita di relazione.

Il rene può essere donato da un soggetto sano e vivente, che in età pediatrica è quasi sempre uno dei genitori, oppure può provenire da un donatore deceduto, sulla base di una lista di attesa pediatrica di carattere nazionale. La distribuzione degli organi è assicurata con trasparenza assoluta dal Centro Nazionale Trapianti, garantendo che ogni bambino in Italia abbia la stessa possibilità di riceverlo. Ogni volta che un organo si rende disponibile, le sue caratteristiche vengono inserite in un computer che genera automaticamente un elenco di potenziali riceventi, diverso per ogni organo, massimizzando la probabilità di un trapianto duraturo. Il bambino può essere inserito in lista anche prima di iniziare la dialisi, sebbene la probabilità di essere chiamato precocemente sia bassa.

La compatibilità tra donatore e ricevente è definita a priori da un computer. Esiste un esame finale chiamato cross match, che verifica l'assenza di ostacoli mettendo fisicamente in contatto il sangue del ricevente con le cellule del donatore.

Infografica: Il percorso del trapianto di rene pediatrico, dalla diagnosi alla riabilitazione

Sfide e Successi del Trapianto

Il trapianto non si conclude con l'intervento; la sopravvivenza dell'organo dipende da una gestione attenta nel tempo, affrontando rigetti, nefropatie, danni da farmaci e infezioni. Al Bambino Gesù, a 15 anni, il 77% degli organi è ancora funzionante. Talvolta, un rigetto può verificarsi subito dopo l'intervento, o in una fase successiva, soprattutto quando gli adolescenti, non più sotto stretto controllo familiare, sospendono la terapia. Questa fascia d'età, dai 17 ai 24 anni, è definita la "high risk window", la principale causa di perdita degli organi a livello mondiale.

Per i bambini con malattie congenite, che sin dalla nascita devono affrontare divieti e limitazioni, il trapianto rappresenta un'opportunità di condurre una vita normale. A 15-16 anni, il desiderio di recuperare il tempo perduto può portare a comportamenti a rischio, inclusa la sospensione o l'adattamento arbitrario della terapia.

L'impostazione clinica al Bambino Gesù è rimasta la stessa: dopo il trapianto, il bambino è preso in carico da un'equipe che gestisce tutti i protocolli immunosoppressivi. Grandi progressi sono stati fatti nei farmaci e nelle procedure chirurgiche: la chirurgia laparoscopica per il donatore, meno invasiva, rappresenta un enorme vantaggio. Un'innovazione cruciale è il coordinamento infermieristico, con infermieri specializzati che fungono da primo filtro per ogni problema del paziente. Questi miglioramenti hanno portato a un significativo aumento delle sopravvivenze e a una migliore qualità di vita dei riceventi.

Il Bambino Gesù accoglie bambini con patologie sempre più complesse, sviluppando programmi di trapianto anche per malattie metaboliche rare. Si ricorre sempre più al trapianto da vivente, passato dal 3% al 40% negli ultimi 10 anni, una vera innovazione. Le sfide future includono lo sviluppo di nuove metodiche di perfusione ex vivo dell'organo e un forte impegno nella formazione, condividendo l'esperienza con specializzandi e masteristi da tutta Italia e dall'estero.

Storie di Vita e Speranza

Teodora: La Donazione di una Mamma e la Cura di un Medico Straordinario

Cristina, la mamma di Teodora, ha raccontato la storia di sua figlia, paziente del dottor Dello Strologo. Teodora è nata con una patologia malformativa complessa, l'acronimo Vacterl, e un apparato urinario gravemente compromesso, che l'ha portata a un'insufficienza renale significativa. Dopo numerosi interventi, intorno ai sei anni la situazione renale si è aggravata e a sette anni ha iniziato la dialisi. Da quel momento, Teodora è stata presa in carico dal dottor Dello Strologo e dalla sua Unità di servizio.

Dopo due anni di attesa per un donatore cadavere, l'organo proposto non era idoneo. "Poi hanno accettato di far donare me e ci siamo entrambe sottoposte all'intervento. Il dottor Dello Strologo era il coordinatore dell'equipe nefrologica che ha eseguito il trapianto", ha spiegato Cristina. Oggi Teodora sta bene, compatibilmente con la sua condizione, segue una terapia farmacologica e controlli periodici. La mamma di Teodora ricorda le parole del dottor Dello Strologo: "'sono sicuro che con Teodora ci rivedremo in un altro luogo'. Ciò significa tanto, che i piccoli pazienti sono stati nei suoi pensieri fino all'ultimo giorno della sua vita".

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Daniel: Un Trapianto Combinato Rene-Fegato Innovativo

Un'altra storia di successo al Bambino Gesù è quella del piccolo Daniel, un bambino libanese di due anni e mezzo affetto da una grave e rara malattia metabolica: l'iperossaluria primitiva, che colpisce un individuo ogni 100mila. Daniel ha ricevuto un trapianto combinato di rene e di una porzione di fegato dalla madre.

La particolarità di quest'operazione risiede nel prelievo laparoscopico del fegato, una tecnica di recente introduzione praticata solo in centri specializzati. Al Bambino Gesù, l'operazione è stata gestita da "due squadre" di chirurghi: la prima, coordinata dal dottor Marco Spada, si è occupata del fegato, mentre la seconda, cui faceva capo il dottor Luca Dello Strologo, si è occupata del rene. I chirurghi hanno sottolineato i vantaggi della chirurgia laparoscopica, tra cui la significativa riduzione del traumatismo chirurgico, tempi di degenza inferiori, minor necessità di antidolorifici, più rapido ritorno alla vita normale e una visione estremamente dettagliata delle strutture anatomiche grazie a tecnologie ad alta definizione.

L'ospedale stesso ha dichiarato che "non ci risulta che siano stati mai descritti casi in cui nello stesso donatore sono stati eseguiti in successione un prelievo di fegato e un prelievo di rene laparoscopici. Quindi il nostro caso potrebbe essere il primo mondiale". Soltanto nell'ultimo anno, il Bambino Gesù ha effettuato 4 trapianti di fegato e rene, e negli ultimi 10 anni, 10 trapianti riusciti su 11 pazienti presi in cura.

Schema anatomico di un trapianto combinato rene-fegato

L'Eredità e l'Impatto di Luca Dello Strologo

"Competente, dedicato e schietto, Luca è stato un punto di riferimento per la comunità trapiantologica italiana", si legge in una delle commemorazioni. Le sue qualità gli hanno permesso di costruire intensi rapporti di fiducia con centinaia di pazienti e famiglie, che ne hanno sempre riconosciuto l'eccezionalità. "Sei stato una colonna portante delle nostre vite e di quelle di centinaia di altre famiglie, per anni e anni", ha scritto la mamma di una paziente, riconoscendolo anche come confidente di tanti adolescenti che ha aiutato a superare la fase più difficile della vita prima e dopo il trapianto.

Luca Dello Strologo ha lasciato un'eredità non solo scientifica e clinica, ma soprattutto umana, dimostrando con la sua vita la profonda importanza della relazione medico-paziente e la capacità di continuare a servire gli altri con dedizione e integrità anche di fronte alla propria fragilità.

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