La vita dei missionari e dei volontari in Africa consiste essenzialmente nell’esperienza di condivisione diretta di vita con i più poveri, 24 ore su 24, attraverso diverse realtà come case famiglia, centri nutrizionali, strutture di accoglienza, comunità terapeutiche, centri diurni per disabili, cooperative sociali e scuole.
Testimonianze di Vita sul Campo
L'Esperienza di Giovanni a Nairobi
Mi chiamo Giovanni, ho 21 anni e mi trovo attualmente nella capitale del Kenya, Nairobi, come missionario della Comunità Papa Giovanni XXIII. La mia esperienza è cominciata a settembre dell’anno scorso, quando ho sentito forte dentro di me il desiderio di partire ed andare a toccare con mano la povertà in un Paese del "terzo mondo". Così, grazie al sostegno dei miei genitori e del mio padre spirituale, il 10 dicembre sono partito per questa avventura.
Ovviamente non potrò mai essere esauriente nello spiegare a parole ciò che sto provando in questo periodo perché molto spesso l’unico modo per capire certe cose sta nel viverle sulla propria pelle. Inizialmente posso dire che non è facile abituarsi ad uno stile completamente diverso nel vivere la giornata quotidiana. Molte delle comodità che da noi si trovano facilmente in ogni abitazione, qui sono praticamente assenti.
La casa di legno in cui vivo con altri 23 bambini e due educatori fa parte di un progetto che accoglie ragazzi di strada, rifiutati o scappati dalla famiglia di appartenenza, che si ritrovano per le vie di questa grande città a rubare o a spacciare per comprarsi un po' di cibo. Loro sono i più poveri di questa società. Quasi tutti sono assuefatti dallo sniffare colla che possono trovare molto facilmente in qualsiasi negozio. Questa droga, dalla quale sono completamente dipendenti, è l’unica cosa che hanno. Dormono per strada, i vestiti che indossano sono sempre gli stessi a meno che non ne trovino altri nella spazzatura. Nella mia vita non ho mai visto nessuno più povero di così. Manca proprio la dignità della persona e sono bambini!

I momenti più intensi in questi 3 mesi li ho vissuti proprio durante un’uscita in strada. Come prima cosa si cerca di radunarli il più possibile in un unico posto, poi si fa qualche gioco e infine c’è la preghiera finale. Il mio momento preferito è proprio quest’ultimo perché mi rendo conto di come siano vere le parole di Gesù: «Gli ultimi saranno i primi nel Regno dei Cieli». Posso dire con sincerità che la mia fede non è niente in confronto alla loro. Una volta addirittura si sono messi a recitare a memoria una parte del Vangelo di Giovanni, non ho potuto fare altro che commuovermi… Non dimenticherò mai quello che sto vedendo qui.
Certo non è facile stare con i poveri. Ti mettono alla prova in continuazione. Ma ti aiutano a crescere e a capire quanto immensamente sei fortunato. Vorrei rivolgermi a tutti i giovani che hanno intenzione e la possibilità di compiere un viaggio come il mio: vi prego, partite! Ci sono un sacco di cose da scoprire e se non si coglie l’occasione, a volte la si perde per sempre. Andate e assaggiate una vita completamente diversa dalla vostra, lasciatevi guidare dallo Spirito che Gesù ci ha donato e vedrete meraviglie!
La Partenza di Chiara e Laura: Una Scelta Fuori dagli Schemi
Chiara e Laura, due ragazze di 19 anni, fino a qualche mese fa non si conoscevano, ma sono diventate compagne di missione. Finite le superiori, hanno partecipato al Corso Missioni ed è proprio lì che si sono conosciute, scoprendo che le cose che stavano vivendo in quel periodo erano un po’ le stesse. Entrambe erano un po’ incerte sul loro futuro, ma con tanta voglia di mettersi in gioco, toccare con mano realtà e culture diverse dalla propria e anche imparare ad alzare un po’ lo sguardo da se stesse.
Tornate a casa, hanno capito che forse era davvero il momento giusto per fermarsi un attimo e prendere una decisione un po’ fuori dagli schemi: non iniziare subito l’università ma partire per una delle realtà che la Papa Giovanni XXIII ha nel mondo. I 3 giorni di condivisione e incontri hanno aiutato a chiamare per nome desideri, curiosità, aspettative, dubbi e paure sulla missione.
Volontariato in Africa: Panoramica e Opportunità
Cosa Significa Fare Volontariato in Africa
Il volontariato in Africa è entusiasmante e per molti un sogno a lungo coltivato. È ideale per viaggiatori avventurosi che desiderano scoprire città vibranti come Città del Capo o Nairobi, sostenere la protezione marina o immergersi in culture locali variegate. Il continente unisce tradizioni antiche, innovazione moderna, natura incontaminata e metropoli vivaci. Molte comunità affrontano sfide come accesso limitato a istruzione e sanità, pressioni ambientali e disoccupazione giovanile. La scelta del progetto dovrebbe allineare i compiti alla propria esperienza.

Tipologie di Progetti e Ambiti di Intervento
L’Africa offre un ampio ventaglio di ruoli per i volontari. Gli ambiti frequentati includono:
- Istruzione e Comunità: rafforzare le scuole locali supportando inglese, matematica, scienze, sport o arte; affiancare i docenti, organizzare attività pomeridiane e offrire tutoring 1:1. Immergersi nella vita locale guidando workshop di competenze, supportando centri per l’infanzia, accompagnando spazi sicuri e offrendo coaching a giovani donne su life & business skills.
- Sanità e Public Health: professioniste/i e studentesse/i affiancano ospedali e cliniche (es. infermieristica, ostetricia, pediatria, odontoiatria). Ruoli non clinici includono educazione sanitaria, prevenzione e amministrazione.
- Ambiente, Mare e Tutela Fauna: contribuire a rimboschimento, agricoltura sostenibile, monitoraggio biodiversità, accesso all’acqua e conservazione costiera/marina. Molti ruoli non richiedono immersioni e possono includere transect microplastiche, gestione spiagge/dune, survey di biodiversità semplici, educazione ambientale e survey in barca.
Progetti specifici si concentrano su istruzione & comunità, public health, wildlife e-sulla costa-mare & litorale, con un accento sull'insegnamento, lo sviluppo comunitario ed empowerment femminile, oltre alla tutela ambientale & costiera.
Reportage dal Kenya di Francesca Casassa Vigna
Aspetti Pratici: Costi, Durata e Destinazioni
Il costo del volontariato in Africa varia in base a paese e progetto, con una stima di circa €140-€700 a settimana, esclusi voli, visto e vaccini. Una regola pratica per le spese giornaliere è di circa €20-€100, a volte con alloggio e supporto inclusi. Le fee solitamente coprono alloggio e talvolta pasti, mentre voli, visti, assicurazioni e vaccini sono extra. Alcuni progetti educativi/comunitari possono essere gratuiti o a basso costo, ma i costi di viaggio rimangono a carico del volontario. I programmi a quota sostengono le strutture locali, il coordinamento e gli alloggi. È possibile ridurre i costi con borse, sconti alumni, fundraising, sconti gruppo o early bird.
Ogni programma ha requisiti e contesti diversi. È fondamentale informarsi su norme locali, consigli sanitari e logistica, e chiarire le aspettative con l’host.
Durata e Alloggio
Un periodo breve (1-2 settimane) è adatto a compiti ben circoscritti. Spesso sono inclusi: alloggio (famiglia ospitante, casa volontari, lodge), talvolta pasti e coordinamento/briefing locale. Molti programmi sono adatti a studenti; alcuni accettano 16-17enni con consenso. Partecipazioni in famiglia/gruppo sono possibili se alloggi e safeguarding lo consentono.
Destinazioni e Periodo Migliore
Destinazioni richieste includono: Kenya, Tanzania, Sudafrica, Ghana, Namibia, Uganda, Ruanda, Madagascar, Botswana e Zanzibar. Il periodo migliore dipende da stagioni secche/piovose, temperature e finestre di progetto (es. migrazioni, nidificazione, logistica sul campo).
- Africa orientale: giugno-ottobre e gennaio-febbraio (stagioni secche; picco wildlife, ad es. Grande Migrazione luglio-ottobre).
- Africa australe: maggio-ottobre (mesi secchi favoriscono wildlife & health outreach).
- Nord Africa: primavera & autunno.
- Madagascar: aprile-novembre.
- Zanzibar: giugno-ottobre e dicembre-febbraio.
I progetti urbani (scuola, lavoro sociale, public health) funzionano spesso tutto l’anno, mentre i progetti wildlife e marini seguono finestre stagionali (migrazioni, nidificazione, survey).
Visti, Assicurazioni e Sicurezza
A seconda del paese, è richiesto un visto turistico o per volontariato/sociale; il passaporto deve avere in genere 6 mesi di validità residua. Sono consigliate e spesso obbligatorie: assicurazione sanitaria internazionale (con rimpatrio) e assicurazione viaggio (bagaglio/ritardi). È opportuno valutare anche una copertura RC/infortuni. Per la sicurezza, è consigliabile scegliere organizzazioni consolidate con protocolli di sicurezza e safeguarding, usare transfer autorizzati, proteggere gli oggetti di valore e fare attenzione di notte. Migliaia di volontari viaggiano ogni anno in Africa con le dovute precauzioni per restare sicuri, protetti e in salute.
L’associazione L’AFRICA CHIAMA, impegnata da oltre 21 anni in Africa con progetti di solidarietà e di cooperazione allo sviluppo, propone viaggi di formazione e di volontariato internazionale di breve periodo in Kenya, Tanzania e Zambia. In questi anni sono partite per l’Africa più di 500 persone da tutta Italia e non solo, con due edizioni annuali del corso di formazione obbligatorio per la partenza. Organizzazioni come IVHQ rendono semplice e conveniente prenotare viaggi di volontariato in Africa, offrendo programmi completamente ospitati a partire da soli $20/giorno.
Oltre il "Volonturismo": Un Approccio Consapevole
Sfatare Stereotipi e Complessi di Superiorità
L’esperienza di volontariato internazionale non è un viaggio turistico. Il desiderio di "andare in Africa a fare volontariato", sebbene nobile, può essere ambiguo e nascondere complessi di superiorità, schiacciando gli africani nel ruolo di oggetti anziché di soggetti. La “buona volontà”, l'idea che “lì hanno bisogno di tutto”, o il ricorrente “aiutiamoli a casa loro” sono presupposti che possono portare a posizioni etnocentriche e razziste. La questione è complessa, legata all’immaginario del continente come luogo “altro”, esotico per eccellenza, popolato da esseri deboli e incapaci di badare a se stessi: il vecchio ma ancora vivissimo “fardello dell’uomo bianco”.
Il fenomeno del “volonturismo”, inteso come pacchetti vacanze che includono qualche dozzina di bambini scalzi a prezzo di saldo, degenera facilmente, non offrendo reali proposte di scambio e conoscenza. L’impegno gratuito per il prossimo è un fenomeno variegato e prezioso, ma pensare di andare ad “aiutare” in Africa (spesso senza alcuna competenza eccetto l’entusiasmo) non ha senso se prima non si adotta un cambio di sguardo sul mondo, visto con maggior empatia e curiosità.
Un esempio virtuoso è partire per approfondire un interesse preciso, come l'atletica. Questo permette di conoscere le persone con nome e cognome, superando l'idea preconcetta che siano deboli e bisognose. È fondamentale superare verbi come “aiutare”, “insegnare”, “fare per” che facilmente riducono l’altro ad un manichino da vestire del nostro ego, facendo piuttosto spazio a un movimento bi-direzionale e alla continua messa in discussione del proprio sapere.
Le Quattro Domande Chiave per un Volontariato Etico
Prima di scegliere di partire per un’esperienza di volontariato in Africa, è utile porsi quattro domande chiave:
- Faresti il volontario se non avessi la possibilità di scattare foto? Questa è una domanda importante, anche solo per sfatare qualche pregiudizio (dei locali!) che altrimenti continueranno a pensare che i bianchi nascano con la macchina fotografica al collo.
- Condividi i valori dell’organizzazione con cui parti? Spesso, pur di partire, non ci si pone questa domanda. "Non profit", di per sé, significa poco o nulla. Esistono modalità di azione antitetiche sull’utilizzo degli stereotipi, come la prassi diffusa di utilizzare immagini di donne e bambini neri per raccogliere fondi, stigmatizzata dalla campagna “anche le immagini uccidono”. È cruciale valutare anche i meccanismi decisionali per la definizione dei progetti: sono scelti dall’alto o davvero definiti in modo partecipativo con i presunti beneficiari?
- Sei sicuro che la tua azione farà più bene che male? Questo è un campo minato, soprattutto per attività che coinvolgono bambini che difficilmente si rivedranno. Anche tutti quei lavori non qualificati (ad esempio, imbiancare una scuola), svolti in buona fede, possono creare concorrenza alla manodopera locale.
- Saresti disposto a fare le stesse attività in Italia? Questa è, a mio parere, la vera cartina al tornasole. Se la risposta è no, si suggerisce di impegnarsi in attività che valorizzano maggiormente i propri interessi.
L'Africa: Un Continente che Richiede Dignità, Non Solo Aiuto
Nell’approcciare qualsiasi Paese africano, il suggerimento è di partire sempre da un viaggio che porti a conoscere e creare connessioni con le persone. L’Africa non è un Paese, ma 54 diverse nazioni. Si potrà iniziare a visitarle poco alla volta per capire che è un mondo che, complessivamente, non necessita di alcun “aiuto” nel senso tradizionale, ma solo di dignità e interazioni serie, come investimenti, scambi professionali ed educazione. Come scrive la sociologa e giornalista Chiara Barison, “renderemo giustizia a questo continente quando smetteremo di idealizzarlo o di denigrarlo in maniera assoluta. Ogni luogo ha i suoi pregi e i suoi difetti e dovremmo “arrenderci” a questa evidenza tanto semplice quanto banale.”