La questione dell'accesso ai sacramenti per coloro che si trovano in particolari situazioni personali, come i divorziati o i sacerdoti che hanno lasciato il ministero attivo, è un tema di costante dibattito e chiarimento all'interno della Chiesa Cattolica. Una domanda frequente in merito è stata posta da TARCISIO S.: "Perché io, divorziato, non posso accostarmi ai sacramenti né fare il padrino, mentre un prete, dopo essere tornato allo stato laicale, può ancora comunicarsi?"
La Distinzione tra Divorziati Non Risposati e Risposati
È fondamentale distinguere tra le diverse situazioni in cui si possono trovare i divorziati, poiché la posizione della Chiesa varia significativamente in base a esse. Le due situazioni principali, ovvero divorziati non risposati e divorziati risposati, sono distinte e non vanno confuse.
Divorziati Non Risposati
Per i divorziati non risposati non si frappongono ostacoli per l’ammissione ai sacramenti, come pure per partecipare alla vita liturgica e caritativa della comunità. La pastorale della Chiesa raccomanda che «la comunità locale e i pastori devono accompagnare queste persone con sollecitudine, soprattutto quando vi sono figli o è grave la loro situazione di povertà».
Divorziati Risposati o in Unioni di Fatto
Altro è se i divorziati sono coinvolti in una nuova unione, di fatto, o si sono risposati con rito civile. In questi casi, la disciplina canonica tradizionale prevede restrizioni all'accesso ad alcuni sacramenti, in particolare all'Eucaristia, a causa della loro situazione matrimoniale irregolare rispetto agli insegnamenti della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.
Il Sacerdozio e la Riduzione allo Stato Laicale
La situazione di un sacerdote che è tornato allo stato laicale è differente, in quanto riguarda il suo rapporto con l'ordine sacro e non con il vincolo matrimoniale sacramentale. La Chiesa ha il potere di concedere la riduzione allo stato laicale e la dispensa dal celibato (come pure dal voto di castità), perché il celibato non è legato intrinsecamente al sacerdozio. Ciò significa che la grazia del sacramento dell'Ordine sacro, che imprime un carattere indelebile nell'anima del sacerdote, rimane. Non così, invece, per l’indissolubilità, perché è intrinseca al matrimonio. Il sacramento del matrimonio, una volta validamente contratto e consumato tra battezzati, è indissolubile e nessuno, nemmeno la Chiesa, ha il potere di scioglierlo.

Il Dibattito Canonico e Pastorale
La questione dei sacramenti ai divorziati risposati e alle unioni di fatto è stata ed è tuttora oggetto di un'approfondita riflessione pastorale e teologica. Essa è stata all'attenzione del Sinodo dei vescovi (ottobre 2015) e di successive direttive del Papa, che hanno cercato di trovare vie per un maggiore accompagnamento e integrazione pastorale di queste persone, pur mantenendo ferma la dottrina sull'indissolubilità del matrimonio.