L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone: Storia, Spiritualità e Arte in Abruzzo

L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone rappresenta un luogo di profonda spiritualità e un sito di inestimabile valore storico-artistico, tanto da essere annoverato tra i "luoghi del cuore" del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Arroccato su un masso roccioso a un'altitudine che varia tra i 600 e i 725 metri, su una ripida parete che si affaccia sulla conca Peligna, l'eremo custodisce la memoria di Pietro Angelerio (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e che, nel 1294, divenne Papa Celestino V, per poi essere canonizzato santo. Visitare questo luogo offre un'esperienza di pace e spiritualità, invitando alla riflessione mentre si entra nella grotta che fu il primo umile rifugio dell'eremita.

Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, vista esterna

Storia e Fondazione

Dalle Origini Benedettine a Pietro da Morrone

L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone ha radici antiche, essendo stato costruito dai monaci benedettini tra l'XI e il XIV secolo come luogo di preghiera e ritiro per la vicina Abbazia di San Liberatore a Majella. Tuttavia, la sua fama è indissolubilmente legata a Fra’ Pietro Angelerio. Fondato ufficialmente nel 1293 da Pietro da Morrone, l'eremo fu dedicato all'eremita Sant’Onofrio. Pietro scelse questo luogo isolato per condurre una vita di preghiera e penitenza, attirando seguaci e fondando una comunità monastica. Per secoli, i pellegrini vi si recavano, convinti che giacere per qualche secondo sul povero letto di pietra dove aveva riposato il santo potesse guarire dai dolori articolari.

L'Elezione di Celestino V

La storia dell'eremo è segnata da un evento di portata storica. Nel 1294, dopo 27 mesi di sede vacante, il conclave sancì l'elezione di Pietro Angelerio a Papa. Il re di Napoli, Carlo II d'Angiò, giunse personalmente sul Morrone per annunciare l'elezione all'eremita e condurlo a L'Aquila per la solenne incoronazione nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

Architettura e Struttura dell'Eremo

La struttura dell'eremo è caratterizzata da una semplicità che riflette lo stile di vita ascetico del suo fondatore, sebbene nel corso dei secoli abbia subito importanti modifiche. Nel 1948, l'intera costruzione fu significativamente alterata. Oggi, il complesso di stile romanico si presenta suddiviso in due piani. Un breve passaggio porticato conduce a un piazzaletto, dal quale si accede alla chiesa.

Interni e Ambienti Monastici

Il piano inferiore è costituito da un unico ambiente ed è collegato al piano superiore da una piccola apertura. Nella zona superiore è collocato l'altare della chiesa, da cui spicca una nicchia con la statua di Sant’Onofrio. A destra dell'oratorio si apre un corridoio che conduce alle celle di Fra’ Pietro e di Roberto da Salle, il suo discepolo prediletto, costituendo il nucleo abitativo originario dell'eremo. Alla fine del corridoio, una nicchia affrescata ospita una Crocifissione e, ai lati, due coppie di Santi, tra cui San Pietro Celestino in abiti pontificali con il triregno. Una scalinata sulla sinistra conduce al piano superiore, dove si trovano altri locali di servizio e una terrazza panoramica.

La Grotta del Santo e la Culla di Sant'Onofrio

Nella zona sottostante l'eremo si trova una piccola grotta scavata nella roccia, che probabilmente era utilizzata dal Santo per ritirarsi in preghiera, fungendo da primo e umile rifugio dell'eremita. Attraverso due piccole porte poste dietro all'altare si accede a un'altra grotta con resti di sepolture e cunicoli ancora densi di mistero. In un angolo di questa grotta si trova la "Culla di Sant’Onofrio", un giaciglio che si pensa sia stato il luogo di riposo del santo, oggi meta del rito dello strofinamento.

Il Patrimonio Artistico: Affreschi e Opere

All'interno dell'eremo, nonostante le ristrutturazioni, le pareti conservano un ricco patrimonio artistico, testimonianza delle diverse epoche storiche. All'interno del transetto sono presenti diversi affreschi: sulla parete frontale è raffigurata una Crocifissione, con ai lati la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista, mentre al di sopra dei bracci della croce troviamo due Angeli. Sulla lunetta frontale è raffigurata una Vergine in trono con Bambino, affiancata dalle immagini del Sole e della Luna. Sulla lunetta opposta, sopra l’ingresso, sono raffigurati San Benedetto, San Mauro e Sant'Antonio.

Dietro la parete di fondo della chiesa, di fronte all'ingresso, si trova una piccola cappella o oratorio ornato da affreschi attribuiti a un certo Magister Gentilis, forse un contemporaneo sulmonese di Pietro Celestino. Anche qui, sulla parete di fondo è rappresentata la Crocifissione, con la Madonna e San Giovanni Evangelista ai lati; nella lunetta sovrastante è raffigurata una Vergine col Bambino su fondo azzurro, mentre nella lunetta d'ingresso sono raffigurati San Benedetto tra i Padri eremiti Mauro e Antonio. Il soffitto è a volta a botte, dipinto di azzurro e decorato con stelle a otto punte. Sulla parete di sinistra è visibile un altro affresco del XIV secolo che ritrae Celestino in abito monastico con la tiara papale e la palma del martirio.

Le pareti della chiesa conservano anche resti di affreschi quattrocenteschi raffiguranti Cristo Re e San Giovanni Battista, insieme a pitture devozionali di epoca più recente. Un tempo, fino al 1884, vi era custodito un trittico su tavola del XV secolo, raffigurante Sant’Onofrio, San Pietro Celestino e il Beato Roberto da Salle.

Affreschi interni dell'Eremo di Sant'Onofrio

Danni, Abbandono e Restauri

Dopo l'abolizione dell'ordine religioso nel 1807, il romitorio fu abbandonato, sebbene continuasse a essere occasionalmente frequentato da vari eremiti che si presero cura del luogo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel 1943, il complesso subì gravi danni a seguito dei bombardamenti. La conformazione attuale dell'eremo è il risultato della successiva ricostruzione e di diversi interventi di restauro.

Nel corso del tempo, è stato realizzato un loggiato al piano terra e nell’appendice di ingresso. Grazie a recenti lavori di restauro, all'interno della chiesa è stata rimossa una volta a botte, rivelando l'originale soffitto ligneo del XV secolo e due affreschi risalenti allo stesso periodo.

Le Fasi del Restauro Conservativo

Un recente e meticoloso intervento di restauro conservativo ha richiesto diverse fasi. Inizialmente, si è proceduto alla rimozione dei depositi di particolato atmosferico, dello sporco di vario genere, dei sali inquinanti e della resina acrilica presenti sulle superfici, inclusa l'eliminazione del film superficiale di resina acrilica. Successivamente, è stata eseguita la sigillatura di tutte le fessurazioni e dei bordi dell’intonaco affrescato. Una volta ripristinata la struttura muraria, è iniziata la fase di consolidamento per ristabilire l’adesione tra gli strati di intonaco e intonachino e per consolidare i distacchi tra la muratura e gli strati di intonaco preparatorio. Dopo l’asportazione delle efflorescenze, il processo si è concluso con la pulitura.

L’intervento finale di restauro estetico ha avuto inizio con la rimozione delle stuccature che avevano perduto le originarie funzioni o la cui morfologia risultava inadeguata, realizzate nell’intervento del 1987. Grazie a queste operazioni sono state riportate alla luce decorazioni finora non conosciute, raffiguranti l’immagine di un Santo e l’immagine di un Cristo Pantocratore, entrambe successive al ciclo affrescato duecentesco e riferibili, così come la rappresentazione di San Pietro Celestino, al XV secolo. In seguito, si è proceduto alla fase di stuccatura per il ripristino sia delle lacune di maggiori dimensioni che di quelle minori. Per la fase di reintegrazione pittorica ci si è avvalsi dell’utilizzo di colori ad acquerello, applicati per successive velature sulle cadute della pellicola pittorica e sulle abrasioni superficiali. Sulle superfici stuccate a livello e dove si andavano a ricomporre parti figurative, le integrazioni pittoriche sono state eseguite per ricostruzione con campiture tratteggiate, mentre sulle lacune di minori dimensioni è stata condotta la reintegrazione mimetica.

Presentato Il Restauro Degli Affreschi Dell’eremo Di S Onofrio Al Morrone

Itinerari e Dintorni

L'eremo, nonostante le ristrutturazioni, ha mantenuto l'aura di luogo aspro e inaccessibile, ma la passeggiata per raggiungerlo è stupenda e abbordabile, offrendo panorami mozzafiato sulla Valle Peligna.

Come Raggiungere l'Eremo

Da Sulmona, si prosegue per la frazione Badia, al margine orientale di Valle Peligna. Il sentiero, esposto a sud e poco ombreggiato, inizia all'Abbazia di Santo Spirito al Morrone. In circa 20 minuti si giunge a un belvedere alle pendici del Morrone, dove è presente anche un'area picnic. Da qui, il percorso per l'eremo s'inerpica lungo le balze rocciose zigzagando su scalini scavati nella roccia, con un dislivello di 290 metri. In circa 20-30 minuti di cammino si arriva al romitorio, paragonato a un "nido d'aquila" che domina la valle.

Il Santuario di Ercole Curino

Dalla terrazza dell'eremo è possibile ammirare un altro luogo della memoria: i resti del tempio italico di Ercole Curino, divinità della transumanza e una delle aree sacre più importanti dell'Abruzzo. Questo santuario ebbe una continuità di vita e di ricchezza dall'età ellenistica (IV-III sec. a.C.) fino alla metà del II sec. d.C. È costruito su terrazzamenti artificiali che definiscono gli spazi sacri digradanti lungo il pendio montano. La ricchezza del tempio derivava dalle decime consacrate e offerte in seguito ai voti rivolti al dio, spesso da soldati, mercanti e viaggiatori. Il sentiero per il Santuario italico di Ercole Curino è raggiungibile in circa 5 minuti partendo dal belvedere, snodandosi all'ombra di pini e cipressi. Il Sacello del santuario è decorato da pitture e mosaici policromi di tipo ellenistico.

L'Abbazia di Santo Spirito al Morrone

Tappa obbligata nelle vicinanze è l'Abbazia di Santo Spirito al Morrone, nota anche come Abbazia Morronese o Celestiniana. Si tratta di un complesso architettonico di notevoli dimensioni (circa 119 m x 140 m), circondato da torri a base quadrata. È costituito da una monumentale chiesa settecentesca e da un imponente monastero articolato intorno a tre cortili maggiori e due minori.

Flora e Fauna Locale

Lungo il sentiero che conduce all'eremo, è possibile osservare un mosaico di boscaglia termofila di caducifoglie e leccio, gariga e piccoli lembi di pascolo arido. Tra le specie vegetali più significative si trovano il Terebinto, la Carpinella, l'Emero, il Cisto Rosso e la Santoreggia. L'area è anche popolata da rapaci che gareggiano, per audacia costruttiva, con l'eremo stesso.

Sulmona: Centro di Arte e Cultura

Non può mancare una visita alla città di Sulmona, centro d'arte e di cultura situato al centro della Valle Peligna. Attraversata nei secoli da pastori transumanti, popoli guerrieri, frati eremiti e mercanti, è nota anche per aver dato i natali, nel 43 a.C., al celebre poeta Ovidio.

Mappa del percorso tra Sulmona, Abbazia, Eremo e Santuario di Ercole Curino

Riconoscimenti e Impegno per la Salvaguardia

L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone è un luogo che, grazie alla sua ricchezza di storia, arte ed elevata spiritualità, ha ricevuto importanti riconoscimenti. Nel 2020, l'Eremo Celestiniano ha beneficiato di un contributo di 20.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo per l’esecuzione dei lavori di conservazione e restauro degli affreschi risalenti al XII-XV secolo presenti nella cappella. L'impegno dei volontari del FAI, che lavorano con amore alla salvaguardia di questi luoghi, è fondamentale per preservarne la bellezza e la memoria.

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