Il Crocifisso di San Damiano: Icona Leggendaria e Simbolo Francescano

Il Crocifisso di San Damiano è un'icona leggendaria profondamente legata alla vita di San Francesco d'Assisi. Risale al XII secolo e appartiene alla ricca tradizione dell'arte iconografica bizantina. Questo crocifisso non rappresenta solo una raffigurazione artistica di Cristo, ma è diventato un simbolo spirituale centrale per San Francesco e per l'intera comunità francescana.

Crocifisso di San Damiano, primo piano dell'icona bizantina

L'Incontro Decisivo di San Francesco

Per poter comprendere appieno il significato del Crocifisso di San Damiano, è fondamentale conoscere l'esperienza spirituale che San Francesco ha vissuto dinanzi ad esso. Francesco arrivò a questo appuntamento preparato da alcune esperienze personali di profonda crisi spirituale.

Il Crocifisso fu originariamente collocato nella Chiesa di San Damiano, situata nelle campagne appena fuori Assisi. Questa chiesa era, a quel tempo, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Era in questo contesto che, nel 1205, San Francesco, mentre attraversava una profonda crisi spirituale, entrò in questa chiesa per pregare.

Fu proprio in quel momento, davanti al Crocifisso di San Damiano, che sentì la voce di Gesù chiedergli di "riparare la Chiesa". Questo evento segnò l'inizio della sua vocazione. Inizialmente, Francesco interpretò il messaggio in senso letterale, iniziando a restaurare fisicamente la Chiesa di San Damiano.

Dalle Fonti Francescane, in particolare dalla Vita seconda di Tommaso da Celano (FF593), si legge: "Era già del tutto mutato nel cuore e prossimo a divenirlo anche nel corpo, quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti."

Illustrazione di San Francesco che prega davanti al Crocifisso di San Damiano

Il Simbolismo e l'Iconografia del Crocifisso di San Damiano

Il Crocifisso di San Damiano è carico di simbolismo ed è una delle mete più popolari dei pellegrinaggi ad Assisi, rivelandosi uno scrigno di significati reconditi e discussi.

L'icona è stata dipinta nel XII secolo da un monaco siriano. Come tutte le icone bizantine, il crocifisso di San Damiano non si limita a "piacere all’occhio, con un messaggio piuttosto limitato" ma punta a "rivelare il mistero profondo dell’essere", anche a scapito della fedeltà anatomica. Per esempio, per esprimere la potenza con la quale Gesù soffia lo spirito sugli apostoli, il pittore dà al collo di Gesù proporzioni fuori natura. Tutta l’immagine è delimitata da una sorta di recinto fatto di conchiglie, simbolo di bellezza ed eternità.

l'iconografia del crocifisso di san damiano

Cristo Glorioso: Il Christus Triumphans

A differenza di molti crocifissi medievali, Gesù non è rappresentato come sofferente. Gesù vi è raffigurato come il Cristo glorioso, il Vivente, con gli occhi aperti e lo sguardo rivolto al mondo. Il corpo, sebbene segnato dalle piaghe, si erge vittorioso sulla croce: non più emblema di morte, ma di resurrezione.

Il volto, trattato secondo i canoni orientali, evoca un tempio spirituale: le arcate degli occhi come navate, la fronte come cupola, il naso come colonna centrale. Nel centro della fronte, nascosto tra le linee delicate, si intravede la colomba, simbolo dello Spirito Santo. Il bordo rosso che incornicia l’icona è il fuoco dello Spirito, mentre il perizoma dorato rimanda alle vesti sacerdotali.

Egli non è morto, sta dritto e risoluto. Siamo dinanzi all’iconografia del Christus triumphans (che trionfa sulla morte), e la sua aureola include già l’immagine della croce glorificata. Il colore luminoso del suo corpo contrasta con il rosso scuro e il nero attorno, accentuando l’importanza di Gesù. Con la sua grandissima statura al centro dell’icona, Gesù appare come l’Albero della vita, nella Città santa.

Gli occhi di Gesù sono aperti e smisuratamente grandi, ad indicare che egli è il “Vedente”, l’unico che vede il Padre perché “sempre rivolto a lui” e sono puntati tra il cielo e la terra a significare il ruolo di Gesù come “mediatore”. Dalle mani stilla il sangue che viene guardato e in qualche modo raccolto con le mani da una coppia di angeli che si trova proprio al di sotto delle braccia.

Sopra la testa di Gesù c’è la classica scritta IHS NAZARE REX IUDEORUM, ovvero “Gesù Nazareno Re dei Giudei”, e sopra il “titulum” un medaglione in cui compare lo stesso Gesù sorridente nel momento dell’Ascensione (simboleggiata dal movimento ascendente della gamba destra) che con la mano destra regge una croce in oro, “divenuta lo scettro della sua giustizia”.

Dettagli iconografici del volto di Cristo e della scritta IHS NAZARE REX IUDEORUM

Le Figure Testimoni e i Dettagli Iconografici

Mentre il Cristo è rappresentato nella sua piena statura, tutte le altre figure sono rappresentate rimpicciolite, enfatizzando la centralità della figura di Gesù.

Maria

Maria è raffigurata all’estrema destra di Gesù, in quello che è considerato - in oriente - il posto d’onore, e il suo sguardo è rivolto verso Giovanni a cui Gesù stesso l’ha affidata. Mentre sorride al discepolo, Maria porta alla bocca la mano sinistra, un gesto di ammirazione testimoniato in molti passi della Bibbia, mentre con la mano destra indica Gesù. Indossa un mantello bianco che “esprime la vittoria per la fedeltà al Vangelo” ma che è anche un segno di purezza. Sul mantello si possono distinguere una gran quantità di pietre preziose disposte per file, simbolo dei doni dello Spirito Santo. Sotto il mantello, Maria indossa un vestito rosso scuro, segno dell’amore intenso, e una tunica viola, secondo l’associazione della Madre di Gesù con l’Arca dell’Alleanza, foderata all’interno - secondo l’Esodo - con teli di stoffa di porpora viola.

Giovanni

Quanto a Giovanni, è posto immediatamente alla destra di Gesù, come nell’Ultima Cena, tiene il capo rivolto e inclinato verso Maria, e con la mano destra anch’egli indica Cristo.

Maria Maddalena, Maria di Giacomo e il Centurione

Maria Maddalena si trova invece alla sinistra di Gesù. Nella sua veste predomina il rosso vivo, segno di amore, e con il capo tocca quello di Maria, madre di Giacomo e Giovanni. Si tratta del centurione a cui Gesù ha guarito il figlio a distanza. E lo stesso figlio - raffigurato molto più piccolo - compare alle sue spalle, affacciarsi a guardare Gesù. Tornando al centurione, ad indicare la sua fede è il fatto che - pur non essendo dotato (unico del sestetto) di aureola - con la mano destra indica la Trinità.

I Soldati e Altri Personaggi

Il personaggio sulla sinistra del dipinto (ma alla destra di Gesù) è sicuramente un soldato romano, vestito esattamente come il centurione. Lo stesso pittore ne suggerisce poi il nome: Longino. Si tratta, secondo la tradizione, del soldato che ha trafitto con la lancia il costato di Gesù da cui sono fuoriusciti sangue ed acqua. A testimoniarlo c’è la lancia (pure appena accennata, o cancellata) che imbraccia.

Il personaggio che sta a destra assume la stessa posizione di quello di sinistra: il ginocchio levato, la mano sull’anca e lo sguardo rivolto a Gesù. Questa posizione significa che ha svolto lo stesso ruolo del suo compagno di sinistra. Non sembra però trattarsi di un romano: la lunga barba e il capo calvo ricordano infatti l’iconografia tipica dell’ebreo, anche se qualcuno lo identifica come Stephaton, il soldato romano che avrebbe offerto a Gesù la spugna imbevuta con l’aceto.

La loro modesta statura, secondo padre Picard, sta a significare “che il loro ruolo è stato piccolo. Agli occhi degli uomini è parso che abbiano ucciso Gesù, ma in realtà nessuno gli ha tolto la vita, l’ha data da sé stesso”. Vicino alla gamba sinistra di Gesù, l’artista ha dipinto un gallo.

Dettagli delle figure secondarie: Maria, Giovanni, Maddalena, Centurione, Soldati

Connessioni Evangeliche

Il Crocifisso di San Damiano si collega profondamente ai messaggi centrali del Vangelo, in particolare ai temi della redenzione, del sacrificio e della risurrezione. La croce di San Damiano è una rappresentazione iconografica del mistero pasquale secondo il racconto del vangelo di Giovanni.

Uno dei passi più significativi è il Vangelo di Giovanni 19:26-27, in cui Gesù, dalla croce, si rivolge a Maria e a Giovanni: "Donna, ecco tuo figlio"; poi disse al discepolo: "Ecco tua madre". Un altro forte riferimento è nel Vangelo di Matteo 16:24, dove Gesù dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua".

Il Crocifisso come Simbolo per l'Ordine Francescano

Dopo la visione di San Francesco, il Crocifisso di San Damiano divenne un simbolo centrale per l'Ordine Francescano. Il messaggio che Francesco ricevette attraverso questa icona fu un invito a riparare non solo una struttura fisica, ma anche la Chiesa universale, promuovendo un rinnovamento spirituale. Per questo motivo, i francescani curano questa croce come simbolo della loro missione datagli da Dio.

La Conservazione del Crocifisso Originale

Il crocifisso originale è ora conservato nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi. La sua storia di trasferimento è significativa:

Alla morte di Chiara, nel 1253, anche lei fu sepolta nella chiesa di San Giorgio. Appena cinque anni dopo - nel 1257 - le monache decisero di "seguire" la propria fondatrice, trasferendo il monastero all’interno delle mura della città. Sopra la chiesetta di San Giorgio fu edificata la maestosa basilica di Santa Chiara e l’annesso monastero. Le Povere Dame presero con sé il Crocifisso che fu quindi trasferito a Santa Chiara, in un’apposita cappella ricavata proprio dall’ex chiesetta di San Giorgio, dove si trova anche la tomba della Santa.

Attualmente, una replica si trova nella Chiesa di San Damiano, dove San Francesco ebbe la sua visione, permettendo ai fedeli di rivivere l'esperienza del Santo nel luogo originale.

Esterno della Basilica di Santa Chiara ad Assisi

Riflessioni Spirituali e Preghiere Collegate

Lo spirito del Crocifisso di San Damiano si riflette in preghiere e testi che esaltano il significato della croce nella fede cristiana:

  • La croce, nostra gloria e nostra forza: "Nessuno, dunque, si vergogni dei segni sacri e venerabili della nostra salvezza, della croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo." (Padri della Chiesa)
  • Preghiera “Absorbeat” (FF277): "Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amore mio."

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