L'Eremo di San Marco e la Memoria Partigiana sul Colle di Ascoli Piceno

Il Colle San Marco, situato nei pressi di Ascoli Piceno, è un esteso altopiano caratterizzato da un calcare marnoso del Mesozoico e da uno spesso travertino grigio. Questa altura vanta una grande importanza spirituale, storica e popolare. Nel corso dell'Alto Medioevo, vide la nascita di numerosi romitaggi religiosi, disciplinati dalla cosiddetta Regola, come la Regola Benedettina che vi si stabilì. La zona fu poi testimone delle drammatiche vicissitudini e degli scontri tra partigiani e truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale.

Mappa del Colle San Marco con evidenziati Eremo, Rifugio e punti di interesse

L'Eremo di San Marco Evangelista: Storia e Caratteristiche

L'Eremo San Marco Evangelista fu eretto nel XIII secolo da una comunità di monaci dell’Ordine francese Cistercense, devoti al silenzio. La struttura, posta sulla parete rocciosa, nasconde una incantevole grotta naturale, raggiungibile tramite una suggestiva scalinata in pietra. Questa scalinata fu progettata dall’ingegnere Enrico Cesari, grazie all’Amministrazione comunale di Ascoli Piceno e all’Opera Pia Sgariglia. Oltrepassato l'alto burrone e la rigogliosa vegetazione, si giunge all'Eremo, che si presenta in stile romanico.

La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo

La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, punto di partenza di molti percorsi, venne eretta nel ‘400 dalla nobile famiglia Sgariglia, come testimoniato dallo stemma, una piccola croce ottagonale bordonata al centro dell’architrave. L’edificio si presenta a pianta rettangolare con una facciata in conci di travertino squadrati, un portale in stile tardo gotico con due mensole decorate con piccole punte di diamante e una torre campanaria.

Il Rifugio Escursionistico "Mario Paci"

Il Rifugio Escursionistico “Mario Paci” e Centro di Educazione Ambientale si trovano a 903 metri di altitudine. In origine era un capanno per pastori e per caccia, di proprietà del marchese Sgariglia, il quale lo donò all’alpino Tullio Pallotta. Il rifugio venne in seguito ristrutturato e intitolato al valoroso partigiano della Seconda Guerra Mondiale, Mario Paci.

Attualmente, la struttura propone una cucina tipica, tradizionale marchigiana e abruzzese, con la possibilità di soggiornare in ampie e confortevoli camere e di usufruire di un grazioso parco avventura con corde, ponte tibetano e altri attrezzi. Il Rifugio Paci è un ottimo punto di partenza e di arrivo per trekking, passeggiate a cavallo e mountain-bike. Nelle vicinanze si possono intraprendere molte attività sportive, come lo sci e l’arrampicata sulle pareti rocciose presso la frazione San Giacomo (Monte Piselli), jogging, calcetto e tennis nel centro sportivo di Colle San Marco. Davanti alla struttura è stato realizzato un piccolo percorso didattico con appositi pannelli informativi utili per conoscere la formazione geologica, vegetale e animale della zona.

Rifugio Mario Paci e il Parco Avventura

Il Dito del Diavolo: Leggenda e Geologia

Il Dito del Diavolo è un elevato massiccio di pietra che emerge dal fitto bosco del Colle San Marco. La leggenda narra che il diavolo, invidioso dei tanti monaci e del diffondersi dei numerosi eremi nell’ascolano, pensò di instaurarsi tra di loro e mettere zizzania. Dio lo prese e lo scaraventò nel fuoco dell'inferno ma, nella caduta, riuscì a lasciare fuori un dito, il quale divenne la grande roccia visibile oggi.

Percorso Escursionistico: Dalla Chiesa all'Eremo e al Rifugio

Il percorso parte dalla chiesa di San Bartolomeo, nella frazione Piagge di Ascoli Piceno. Si sale una scalinata seguendo le indicazioni per il cimitero di San Marco e l’eremo. Il sentiero è una storica mulattiera immersa nel fitto bosco di castagni, ben segnalato dai segni rossi e bianchi. Dopo circa dieci minuti si incontra un bivio e si svolta a sinistra tra due grossi massi, seguendo il segnale che indica l’Eremo.

Si giunge a uno slargo dove, sulla destra, inizia la scalinata che porta all’Eremo. Salendo fino in cima, è possibile osservare il romitorio, anche se talvolta il cancello può essere chiuso. Per proseguire verso il Pianoro di San Marco, si torna sui propri passi e al bivio si gira a sinistra, continuando a salire. Anche questa zona è ben segnalata. Dopo una ventina di minuti si lascia il bosco alle spalle e ci si incammina a destra sulla strada asfaltata, in mezzo alle abitazioni, fino ad arrivare al Pianoro di San Marco.

Da qui, si svolta a sinistra, passando in mezzo ai campi fino ad arrivare al bosco. È necessario fare attenzione in questo tratto, poiché il sentiero non è sempre segnalato e potrebbe essere poco visibile. Arrivati a un bivio, si svolta a destra, superata una villetta sulla sinistra, e si prosegue fino a raggiungere il Rifugio Paci. Superato il rifugio, si scende a sinistra e successivamente all’incrocio a destra, fino ad un grande prato. Mantenendo la sinistra, si imbocca lo stradello all’interno del bosco. Al chiosco si svolta a destra e, dopo un centinaio di metri, nei pressi di una casa d’accoglienza, si gira a sinistra. Proseguendo a destra, facendo attenzione al terreno scosceso, si scende in mezzo al bosco fino ad arrivare in una zona pianeggiante con un bivio: a destra si suppone porti verso la Grotta del Beato Corrado Miliani e il Monastero di San Lorenzo, mentre a sinistra verso il Dito del Diavolo.

RIFUGIO PASSO SAN MARCO 2000 da Mezzoldo ❄️

La Resistenza Partigiana sul Colle San Marco

La zona del Colle San Marco e delle sue vicinanze fu un cruciale teatro di scontro durante la Seconda Guerra Mondiale, vedendo l'azione di diverse formazioni partigiane e l'internamento di prigionieri politici. Già nel 1944, a San Ginesio e nelle aree circostanti, operavano bande partigiane che includevano anche una decina di "slavi". Il tenente Mario Paci, al quale è intitolato il rifugio, è un esempio di valoroso partigiano legato a questi territori. La sua figura è associata a episodi di coraggio e sacrificio.

Unità e Personaggi della Resistenza

Il territorio vide la formazione di diverse unità, tra cui la Brigata "Garibaldi Pesaro". Tra i battaglioni attivi si ricordano:

  • Il I Battaglione, inizialmente comandato dal tenente Gualtiero Simonetti.
  • Il Battaglione "Morlupo" della Brigata "Garibaldi".
  • Battaglioni con una forte componente jugoslava, come il Battaglione montenegrino Milan Tomović.

Numerosi furono i partigiani jugoslavi che presero parte alla lotta, molti dei quali internati politici o militari fuggiti dai campi di prigionia. Tra i nomi menzionati nel contesto della Resistenza locale figurano:

  • Viktor Pecnič
  • Vojo Ivanović
  • Duda Muhadinović
  • Milan Jovicević
  • Milan Kadić Šaćir
  • Il capitano Popović di Spalato
  • Ilija Vujičić (nato a Nikšić nel 1921)
  • Radovan Bulatović (dottore jugoslavo)
  • Dušan Labović
  • Janko Klikovac
  • Radoš Grujić
  • Jobo Morčić

Partigiani italiani degni di nota includono Decio Filipponi, Giovanni Iommi e Erivo Ferri. Le formazioni erano talvolta miste, composte da italiani e slavi che combattevano insieme contro l'occupazione nazi-fascista.

Eventi e Scontri Significativi

La zona fu teatro di numerosi scontri e azioni partigiane. Un episodio significativo fu l'imboscata a Muccia, dove partigiani jugoslavi attaccarono di notte un presidio fascista, uccidendo 7 fascisti in uno scontro corpo a corpo. Questo evento suscitò grande clamore nella regione.

Un altro momento di tensione si verificò quando l'alto comando tedesco ordinò una vasta azione di rastrellamento. La Relazione ufficiale della Brigata "Garibaldi" menziona un episodio presso una chiesetta abbandonata, quella di Romita. Qui, un gruppo composto da una trentina di partigiani (montenegrini, un dalmata e sette italiani) si trovò assediato da circa 400 tedeschi. Nonostante l'inferiorità numerica, i partigiani si batterono con grande perizia, riuscendo a infliggere perdite al nemico e a sfuggire all'accerchiamento, anche se con gravi perdite tra le loro file, tra cui il commissario e lo jugoslavo Matić.

Numerosi furono gli episodi di sabotaggio e attacco ai presidi nemici, come quello contro la Villa Roti, dove partigiani, anche jugoslavi e inglesi, cercarono di sorprendere il presidio. La resistenza fu forte, con l'uso di bombe a mano, moschetti e rivoltelle.

Memoria e Monumenti

Il ricordo di questi eventi e dei caduti è mantenuto vivo attraverso lapidi e monumenti. Nel cimitero di Costa San Marco e a Monte San Arcevia si trovano monumenti ai partigiani caduti. L'inaugurazione della lapide restaurata a San Giorgio nel giugno 1944, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, testimonia l'importanza di conservare la memoria di chi ha lottato per la libertà.

La comunità jugoslava ha avuto un ruolo fondamentale in questa Resistenza, e lapidi e monumenti sono stati eretti anche per i caduti jugoslavi, come quello realizzato da V. Franisić e la lapide rotta e poi ricomposta presso un monumento. Organizzazioni come "Jugoslavia ONLUS" e l'A.N.P.I. collaborano per la ricollocazione e la conservazione di questi simboli nel paese, promuovendo temi di comune interesse e la valorizzazione della Resistenza nella storiografia contemporanea.

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