Il Labirinto come Archetipo Iniziatico e Simbolo Universale

Il labirinto è un archetipo antichissimo, diffuso in ogni parte del mondo, che ha sempre avuto il significato di viaggio iniziatico e di prova. Questo simbolo affascina l'umanità fin dall'antichità, sia in chiave esoterica che come metafora della condizione umana. La sua origine si può far risalire alla spirale, uno dei segni archetipici più potenti che l’uomo abbia mai concepito, e rappresenta la Kundalini dello Yoga, l’energia divina che risiede in forma dormiente in ogni individuo.

Ricostruzione del Labirinto di Creta di Athanasius Kircher

Il Labirinto nella Storia e le Sue Evoluzioni

Il significato più antico del labirinto è quello di un percorso fisso dove si entra e si esce, rappresentando indubbiamente un percorso iniziatico. A volte c’è anche la presenza di un centro dove l’uomo si trova a confrontarsi con sé stesso. Si pensa che il labirinto fosse legato a un cammino iniziatico che conduceva a una morte esoterica, seguita da una rinascita spirituale.

Nel Rinascimento, il labirinto acquisisce ulteriore significato e diventa più complesso: ora nei suoi meandri ci si può perdere, esiste il rischio di smarrirsi. I labirinti potevano avere forme diverse e rappresentavano anche il Sole, lo Zodiaco e la ruota dell’universo. Il labirinto più famoso dell’antichità, nonché il padre di tutti i labirinti, risale al mitico re Minosse: si tratta del leggendario complesso architettonico attribuito a Dedalo, nell’isola di Creta. Era caratterizzato da un complicato e tortuoso intrico di corridoi e vicoli ciechi per rendere difficile l’orientamento e quindi trovare la via di uscita.

Il labirinto moderno è spesso rappresentato dai giardini delle ville signorili tra Manierismo e Barocco, a pianta geometrica. Un groviglio di vialetti delimitati da alte e spesse siepi che impediscono la visuale oltre il sentiero che si sta percorrendo. Oggi, il labirinto più grande del mondo è il Labirinto della Masone, a Fontanellato, in provincia di Parma. Progettato e costruito da Franco Maria Ricci e inaugurato nel 2015, è un dedalo di bambù esteso su otto ettari di terreno, un luogo di cultura.

Esempi di labirinti da giardino di Jan Vredeman de Vries

Classificazioni e Simbologia del Labirinto

Il grande scrittore e intellettuale Umberto Eco si è occupato molto di labirinti e ne distingueva di tre tipi:

  • Gli Univiari, come quello classico di Cnosso, in cui si entra e si esce dallo stesso punto.
  • I Multiviari, nati intorno alla metà del sedicesimo secolo, che offrono scelte alternative.
  • Infine i Labirinti a rete, in cui ogni punto può essere connesso con qualsiasi altro.

Secondo Umberto Eco, il labirinto è un modello del mondo, un’architettura mentale, una struttura archetipa che riflette (o determina) il nostro modo di pensare il mondo. Riflette (o determina) il nostro modo umano di adattarci alla forma del mondo, o di imporgliene una qualora esso non ne abbia - o sia disposto ad accettarle tutte. Nel suo romanzo più celebre, "Il nome della rosa", Umberto Eco sostiene che “La biblioteca è un labirinto: potreste entrare e non trovare più l’uscita”. È il labirinto del sapere, una struttura del terzo tipo, estensibile all’infinito con un percorso che si apre costantemente a nuove connessioni e a nuove vie. Non a caso il monaco cieco che custodisce il labirinto-biblioteca si chiama Jorge de Burgos. In Borges, il labirinto è uno dei simboli più ricorrenti, metafora dell’universo, del destino e dell’inconscio popolato da paure e mostri.

Carceri d’Invenzioni, XIV di Giovan Battista Piranesi

Il Labirinto nella Mitologia e nell'Alchimia

Con identico processo si ricorre alla mitologia greca. Teseo che lotta nel labirinto di Cnosso è l'alchimista che combatte tra le difficoltà della Grande Opera, difficoltà dalle quali si esce solo possedendo il filo d'Arianna, ossia la necessaria conoscenza segreta che fornisce la chiave del lavoro da svolgere. Dedalo ed Icaro, che nel mito evadono dal labirinto usando ali di cera, rappresentano le materie volatili. Ma il culmine dell'attenzione mostrata dagli alchimisti per i miti greci è raggiunta nell'interpretazione delle vicende di Giasone e del Vello d'oro.

La caverna, e con essa il labirinto, rappresentano il grembo materno, in tal modo “la caverna appare anche come l’uscita verso la vita, come ciò che è nascosto e sconosciuto.” (Santarcangeli, 2000, pp.142-143). Il labirinto e la caverna sono “legati ambedue alla stessa idea di un viaggio sotterraneo”, a cui è sotteso poi un significato iniziatico. Il rito dell’iniziazione è, inoltre, strettamente congiunto all’alchimia che, dai surrealisti, è tenuta in gran conto.

Il Mito del Minotauro e la Rivelazione Esoterica

Per potersi unire con il toro selvaggio della natura, la regina Pasifae si fa costruire dall’architetto Dedalo un simulacro igneo di una vacca. La regina si introduce all’interno e riesce ad accoppiarsi con l’animale. Dall’unione nasce il terribile Minotauro, metà uomo e metà toro. Il “mostro” si nutre di vergini e per bloccare in qualche modo la sua fame insaziabile viene introdotto con uno stratagemma all’interno del labirinto. Teseo uccide il Minotauro e la principessa Arianna, dopo aver eliminato la “bestia”, fuggono su una nave. Ma dall'alto dei cieli sono scorti da Artemide, anche lei sorella del Minotauro, che per vendicare il fratello scocca una freccia infallibile e uccide Arianna. Teseo torna solo in patria e appena giunto a terra compie una danza di ringraziamento.

Gli studi filologici di Colli aprono insospettabili complessità. Il nome Minotauro può essere tradotto anche in "Stellante" ed Arianna in "Colei che fa assumere in cielo". La freccia che la uccide significa "pensiero folgorante". Inoltre la danza che compie Teseo è "quella della gru", ovvero "danza del labirinto", o anche "ballo dell'estasi". In questa nuova chiave il mito significa che grazie ad Arianna il Minotauro è assunto in cielo e la ricompensa per la donna è il pensiero intuitivo. Teseo celebra l'avvenimento con un rito estatico che permette all'uomo-eroe di concepire in sé alcuni aspetti del divino.

Dioniso e l'Ambiguità del Labirinto

Dioniso è rappresentato anche come fanciullo leggiadro ed innocuo, ma anche in questo caso si cela l'ambiguità. Secondo Euripide, quel bimbetto attira gli uomini all'interno del cerchio delle baccanti e gli cinge il collo con un filo d'oro. Presi dal ballo rituale, gli incauti non si avvedono che finiscono con lo strozzarsi con il loro stesso movimento. Sotto sembiante innocente il dio rivela atrocità impensabili, come il rovescio della medaglia delle storie del Minotauro.

Dioniso è descritto dai sapienti come “colui che si guarda allo specchio”, ma l'immagine riflessa non è quella del dio, bensì del mondo degli uomini. Questo vuol dire che il creato è «apparenza, ombra, dell'eterno». Il labirinto può essere tradotto anche come "enigma", "nodo da sciogliere", "problema". Quindi l'uomo che riesce a risolvere l'enigma scopre che il mondo è apparenza e che l'unica realtà è la sostanzialità di dio. Ma per arrivare a questo deve abbandonarsi all'estasi che può essere raggiunta mediante la danza bacchica. Gli antichi padri della conoscenza hanno dunque gettato attraverso i millenni i loro enigmi affinché generazioni successive di uomini si cimentassero con la propria intelligenza e tentassero di capire i "reconditi segni".

"Iniziazione al labirinto" di Garutti, Pitt, Di Stefano Torselli

Il libro "Iniziazione al labirinto" di Renata M.L. Garutti, A. Pitt e A. di Stefano Torselli è un testo agile e scorrevole, ricco di stimoli e informazioni, sia dal punto di vista storico che pratico, per avere un primo approccio conoscitivo ed esperienziale al simbolo del labirinto. Il labirinto è un archetipo antichissimo, diffuso in ogni parte del mondo, che ha sempre avuto il significato di viaggio iniziatico, di prova.

La prima parte di questo libro, scritto a sei mani e ricco di illustrazioni, ripercorre in modo sintetico la storia e il significato del labirinto attraverso i secoli, evidenziando i riferimenti storici sul simbolo, l'uso che ne è stato fatto durante i secoli e la sua riscoperta in tempi moderni come supporto e attivatore del proprio personale percorso spirituale, in viaggio nelle profondità del proprio Sé.

La seconda parte descrive come si disegna un labirinto (il primo passo per crearne uno proprio, da percorrere sia a mano che a piedi), come si utilizza - sia su pavimento che su parete o su qualsiasi supporto si ritenga opportuno - e infine come si può giocare al gioco dell’oca percorrendolo come se fosse un labirinto. Si pongono in evidenza i percorsi di guarigione possibili attraverso la pratica di percorrere il labirinto, sia in dimensioni ampie - con le indicazioni per costruirlo nel proprio giardino o in un ambiente aperto - sia in dimensioni più ridotte, disegnato su un foglio o composto di sassolini, se non si ha a disposizione molto spazio.

La terza parte approfondisce il suo uso come strumento di auto-iniziazione e auto-guarigione, mentre la quarta associa a ogni Arcano dei Tarocchi un diverso percorso labirintico. I tarocchi del labirinto venutisi in tal modo a creare offrono quindi ai lettori una doppia opportunità: da un lato conservano i significati legati al classico ruolo di ars divinandi e dall'altro diventano delle guide maestre durante il cammino, nel momento in cui ognuno di loro, preso nell'essenza dei significati che trasmette, ispirerà l'intero iter del percorso. Di grande ispirazione sono gli abbinamenti tra i diversi tipi e forme di labirinto e gli Arcani maggiori dei Tarocchi, e i riferimenti iniziatici ad altri giochi, come quello dell'Oca.

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