L'Incontro Leggendario tra San Francesco e Federico II e la Presenza Francescana nelle Marche

San Francesco d'Assisi (1181/82-1226) e Federico II di Svevia Hoenstaufen (1194-1250) sono indubbiamente due delle figure più significative che hanno plasmato il corso della storia medievale. Nati a dodici anni di distanza l'uno dall'altro, questi "giganti" della loro epoca, pur nella diversità dei loro ruoli e azioni, hanno determinato mutamenti politici, culturali e religiosi nell'Occidente europeo, i cui sviluppi e conseguenze sono ancora oggi apprezzabili. Il progetto politico di Federico II era caratterizzato da un atteggiamento moderno di tolleranza verso le diverse civiltà e culture, di grande modernità.

Un Confronto tra Giganti: Realtà o Leggenda?

La questione se questi due personaggi si siano effettivamente incontrati è stata oggetto di dibattito. Un recentissimo convegno tenutosi ad Assisi ha escluso questa possibilità, citando la differenza di età (una dozzina di anni) e il fatto, acclarato, che il futuro imperatore lasciò l'Umbria intorno ai quattro anni. Sul versante della documentazione storica, le Fonti francescane, solitamente affidabili e ben documentate, non recano alcuna memoria di incontri tra Federico II e Francesco d'Assisi. Esiste solo una generica tradizione che dimostra quanto sia sempre stato vivo il desiderio di vedere a confronto i due giganti del mondo medievale.

Ritratto di San Francesco d'Assisi e Federico II di Svevia

Tuttavia, se non si incontrarono alle falde del Subasio o nella "valle mea spoletana", come la chiamava il santo, la studiosa inglese Giorgina Masson ipotizza, in una corposa biografia dedicata allo "stupor mundi", che i due si siano incontrati nel castello sul mare di Bari nell'inverno del 1221. Questa dicotomia tra la versione mitica e leggendaria, spesso appagante, e quella tramandata dalle cronache o dalla tradizione storica, spesso incompleta ma stimolante per la fantasia degli storici, è comune per molte situazioni del Medioevo.

La Tentazione di San Francesco al Castello di Bari

La leggenda dell'incontro a Bari è stata tramandata da diverse fonti orali e cronache, seppur con leggere variazioni. Si racconta che fosse stato riferito al giovane imperatore che un frate, un certo Francesco, predicava sul malcostume che regnava nella sua corte, tutta dedita ai piaceri materiali e alla lussuria. Il cronista Arduino Terzi, nella sua Cronologia della vita di San Francesco, riferisce che Federico II venne a sapere che il frate apostrofava con parole di fuoco i personaggi della sua Corte, affermando che non potevano ambire alla salvezza eterna, prigionieri del vizio e della lussuria.

Con intento malizioso, il sovrano volle verificare di persona la rettitudine morale del frate. Per questo motivo, i cortigiani si recarono dal fraticello e lo invitarono per conto del loro signore nel castello di Bari. Dopo i soliti convenevoli, San Francesco fu invitato a partecipare a un lauto e sontuoso pranzo. Il frate accettò l'invito, ma vi partecipò solo da spettatore, senza mostrare interesse per il sontuoso banchetto. Quando giunse l'ora del riposo notturno, il principe lo fece accompagnare in una bellissima stanza con un comodo letto. San Francesco ringraziò, ma, non appena fu solo, o almeno così credeva (poiché era spiato da una segreta da un gran numero di cortigiani), preparò un giaciglio per terra e vi si distese.

Interno di un castello medievale, con personaggi che spiano da una feritoia

Mentre era intento alle sue preghiere della notte, nella stanza entrò una bellissima donna, giovane, procace e poco o nulla vestita, che lo pregò di giacere nel letto con lei. Il frate non si turbò. Secondo una versione, Francesco avrebbe cacciato letteralmente la "escort" tentatrice "con uno scudo di fuoco". A dar credito ad un'altra narrazione, il fraticello raccolse dal fuoco alcuni carboni accesi, li distese in mezzo alla stanza e vi si stese sopra, invitando la donna a fare lo stesso con le parole: "Vieni e stenditi al mio fianco". I curiali che si accalcavano alle fessure della porta non vollero credere ai loro occhi e corsero ad avvertire il sovrano dell'insolita vicenda. Federico, colpito, sorpreso e in maniera del tutto positiva, volle entrare nella stanza. Impressionata dal fatto che Francesco non avesse alcun danno dalle braci ardenti, la donna, dopo essersi battuta il petto e aver chiesto perdono, fuggì dalla stanza rivelando il miracolo ai cortigiani.

La storia di San Francesco d'Assisi in 8 minuti

In tempi recenti si è tentato di condurre questa leggenda nella storia scoprendo una lapide nel castello di Bari, posta a quattro secoli di distanza dall'evento. Questo documento lapideo, che reca la data del 1635 ed era posto sopra una porta, nascosto dall'intonaco, porta una scritta in latino che attesta: "Qui Francesco, indossando un saio grigio, domò con il fuoco una lussuriosa tentatrice. Egli estinse prudentemente con le fiamme Venere, nata dalle acque, che nei pressi delle acque lo aveva assalito. Con la sua forza, in questo castello, rese inespugnabile l'eremo della carità". Questa lapide collima perfettamente con la tradizione orale che parla dell'episodio, sebbene non ci siano altri documenti che rafforzino la tesi del testa a testa.

Contrasti e Affinità tra i Due Protagonisti

I due personaggi risultavano diversissimi per molti aspetti:

  • Costituzione fisica: Francesco piccolo e macilento, Federico atletico e bello.
  • Religiosità: Il primo convinto imitatore di Cristo e del Vangelo, il secondo se non ateo comunque credente molto superficiale.
  • Scelte di vita: Il fraticello ascetico, digiunatore, sempre in preghiera; il sovrano cinico, lussurioso, vero e proprio sibarita.
  • Carattere: Umile e modesto Francesco, superbo e altezzoso Federico.

Tuttavia, lo Svevo possedeva pure delle doti significative e positive: un'ampia cultura (parlava molte lingue), un'intelligenza pronta, una curiosità inesauribile (come dimostra il suo "De arte venandi cum avibus") e una vivacità mentale.

Chissà che la conversazione tra i due, se avvenuta, non abbia toccato anche il tema degli islamici e del Sultano Al Kamil, col quale, nel 1228-1229, l'imperatore, alla testa della VI Crociata, stipulò un trattato di pace decennale, evitando sanguinose guerre e permettendo ai cristiani di prendere possesso e insediarsi a Gerusalemme. Due decenni più tardi, l'imperatore divenne amico e confidente di Fra Elia da Cortona, discepolo di Francesco e suo successore nella gestione del movimento francescano, uomo di profonda cultura e di vasti interessi, tra cui l'esoterismo, di cui anche Federico si interessava approfonditamente.

Il 21 novembre nel Sacro Convento della Basilica di San Francesco ad Assisi si terrà il convegno nazionale "Tra Francesco e Federico II. Memorie di un Santo e di un Imperatore ad ottocento anni dall'incontro con il Sultano Al Kamil".

San Francesco Nelle Marche: Un Percorso di Fede e Storia

Le Marche sono intrise della figura di San Francesco d'Assisi, sia per vicinanza geografica all'Umbria che per affinità elettiva, accogliendolo fin dalla prima ora. Il primo viaggio storicamente documentato di San Francesco nelle Marche risale infatti al 1208 e riguarda in particolare la cosiddetta Marca di Ancona; ad esso ne seguirono numerosi altri fino al 1219, a testimonianza del profondo legame fra il Santo e la Regione. Nel 1282, la provincia della Marca aveva ben 85 conventi francescani con 1500 frati; ogni convento era dotato di una biblioteca e le confraternite gestivano ospedali ed istituzioni caritative. Inoltre, la presenza dei frati comportò la committenza di numerose opere d'arte: crocifissi, dipinti su tela, polittici, gruppi scultorei. Il Francescanesimo ha abbracciato le molteplici forme della vita sociale dei secoli passati, segnando in modo significativo la storia culturale e religiosa delle Marche.

La Regione Marche, in occasione dell'ottavo centenario della nascita di San Francesco d'Assisi (1982), ha deciso di rispondere alla domanda di turismo religioso attraverso una serie di iniziative, fra le quali si segnalano quelle relative agli itinerari percorsi dal santo nel territorio, comprendenti i luoghi appartenenti alle tre famiglie francescane: minori, minori cappuccini e minori conventuali. Più di ogni altra, la Provincia di Ancona si caratterizza per essere quella più legata alle opere e alla vita del santo, tanto da essere considerata la seconda patria del "poverello di Assisi".

Mappa degli itinerari francescani nella regione Marche

Gli Eremitaggi e i Conventi Storici

Eremo Santa Maria di Val di Sasso di Valleremita (Fabriano)

Nel 1210, e una seconda volta nel 1215, San Francesco dimorò presso l'Eremo Santa Maria di Val di Sasso di Valleremita, lasciando come traccia di queste soste alcune leggende. Una, in particolare, riportata anche nell'iscrizione di un'edicola posta a lato della strada da Camporege, narra che San Francesco, nel tentativo di raggiungere l'Eremo, smarrì la via e chiese indicazioni a un contadino intento nei lavori del proprio campo. L'uomo lo guidò gentilmente fino alla destinazione e, essendo preoccupato per il mancato svolgimento delle proprie mansioni giornaliere, trovò al suo ritorno il terreno arato e i buoi riposati.

Il villaggio di Valleremita trae nome dall'antico cenobio benedettino che ospitò, secondo la tradizione, San Francesco nel suo passaggio a Fabriano nel 1210. L'eremo è immerso nella vegetazione e circondato da un bosco di secolari faggi. L'intervento di restauro e valorizzazione dell'eremo del Sasso di Valleremita, finanziato dalla Regione Marche, è nato da più esigenze di grande rilevanza sociale e storico-culturale, reso possibile grazie al connubio di vari soggetti pubblici e al contributo fondamentale della comunità dei Frati Minori che da sempre hanno abitato la struttura e l'hanno resa nei secoli uno dei più importanti centri mondiali della spiritualità francescana. I lavori, iniziati a febbraio 2012, in due anni hanno restaurato e restituito alla comunità 1.500 mq del complesso originario, riportando alla luce locali, muri antichi e una fontana. La Regione Marche ha l'obiettivo di realizzare un centro in grado di svolgere molteplici funzioni: incontri, convegni e iniziative legate alla valorizzazione culturale e turistica del territorio, e accoglienza per gruppi interessati alla conoscenza del monumento per la sua valenza storico-artistica-architettonica e quale importante realtà nella vita del francescanesimo in ambito marchigiano.

Chiesa di San Francesco di Favete (Apiro-MC)

Nel 1209, Francesco visitò il monastero benedettino di S. Urbano dell'Esinante, dove i monaci gli assegnarono una zona dipendente dal castello di Favete, per costruirvi l'attuale chiesa di San Francesco di Favete. Ancora visibile risulta essere il "Grottone" dove il santo era solito ritirarsi in preghiera. La chiesa, costruita nel XIV secolo, sorge nell'omonima contrada a pochi chilometri da Apiro.

Convento San Francesco ad Alto (Ancona)

Il Convento San Francesco ad Alto è stato edificato, secondo la tradizione, nel luogo scelto dallo stesso San Francesco nel 1219, anno in cui si trovava ad Ancona per imbarcarsi alla volta dell'Egitto. Il suo viaggio era motivato dalla volontà di portare una parola di pace in una terra martoriata dalle lotte tra Cristiani e Musulmani. La denominazione "Ad Alto" sarebbe quindi tratta dalle parole stesse del santo di Assisi, che le pronunciò mentre si trovava sulle banchine del porto, indicando il colle Astagno come luogo in cui erigere il primo convento francescano di Ancona. La chiesa e il convento vennero ampliati tra il 1422 e il 1425 per opera del beato Gabriele Ferretti.

Convento di Fiorano (Cingoli)

Nel 1219, il santo visitò, in località Fiorano, il Convento nel quale avrebbe fatto ingresso, passando attraverso l'originale porta in quercia, inserita nel portale gotico. In ricordo di questo soggiorno, l'architrave soprastante riporta l'incisione latina che, tradotta, recita: "Questa è l'antica porta dalla quale passò San Francesco". Già monastero cistercense, l'edificio fu ceduto ai frati di S. Francesco nei primi decenni del Duecento. All'interno della chiesa si trova un affresco raffigurante la Madonna degli Angeli.

Osimo: La Basilica Santuario San Giuseppe da Copertino

L'anno successivo, il 1220, vide il passaggio di Francesco nella città di Osimo. Fu proprio in occasione di questa visita che fu costruita l'attuale Basilica Santuario San Giuseppe da Copertino, inizialmente detta di San Francesco. San Giuseppe da Copertino, noto come il Santo dei Voli, è una delle personalità più interessanti della mistica cristiana, patrono degli studenti e dell'aviazione cattolica anglosassone e dei paracadutisti cattolici della NATO. Ad Osimo, dove egli morì nel 1663, vi è la Basilica a lui dedicata. In occasione della sua beatificazione (1753), i Frati Minori Conventuali decisero di rimodernarla, e la salma del Santo fu sistemata sotto l'altare nel 1771. La Cripta, in cui riposa il corpo del santo, è stata costruita nel 1963, e le stanze del santo sono conservate nello stato originale.

Staffolo: La Chiesa di San Francesco al Musone

Un evento prodigioso fu compiuto a Staffolo, località nella quale San Francesco giunse nel 1210, durante il suo viaggio di predicazione, con il compagno frate Egidio. La chiesa di San Francesco al Musone fu eretta nel 1796 da una famiglia staffolana come ex voto per le miracolose guarigioni attribuite all'acqua che scaturisce ancora oggi da una fonte inglobata nella struttura. A questa fonte la tradizione vuole si sia dissetato San Francesco con il fido frate Egidio.

Testimonianze di Conversione e Pacificazione

Roccabruna / Convento di Brunforte (Sarnano)

Il Convento di Roccabruna, detto anche di Brunforte e oggi chiamato di San Francesco di Valcajano, fu di fondamentale importanza. Qui, San Francesco, presente nel Convento, riuscì a porre fine al conflitto tra gli uomini di Sarnano e i Signori di Brunforte, lasciando come segno di pace tra i contendenti un Serafino impresso con il suo cordone su di una tavoletta di cera, in memoria dell'angelo che sul monte della Verna aveva impresso le stimmate sul corpo del santo stesso. Nello stemma di Sarnano è presente una figura particolare, un Serafino, un angelo infuocato con sei ali. Un'antica leggenda narra che San Francesco disegnò il Serafino sul muro della città, portando la pace tra gli abitanti litigiosi.

Stemma di Sarnano con il Serafino

Un'altra celebre conversione legata alla figura del Santo è quella avvenuta a Roccabruna nel 1215 e documentata nei Fioretti: vide come protagonista un nobile cavaliere che divenne frate minore con il nome di S. Liberato da Loro Piceno. Proprio nel convento di Roccabruna visse fra Ugolino da Montegiorgio, autore dei "Fioretti di San Francesco" in cui si narrano la vita del Santo e dei suoi "Fraticelli". A causa del sisma del 2016, il convento risulta inagibile.

Colpersito (San Severino)

Colpersito è un luogo ricco di memorie francescane: qui San Francesco, venuto a S. Severino nel 1212 e nel 1221, convertì il famoso trovatore Guglielmo da Lisciano "re dei versi". La fabbrica - all'epoca delle visite del santo di Assisi - era sede di una comunità religiosa femminile alla quale, secondo la tradizione, nella seconda visita lo stesso Francesco affidò una pecora la cui lana fu utilizzata dalle "povere recluse" per far dono al santo di una tonaca che gli inviarono. Solo dal 1576 la chiesa con l'annesso convento diventa proprietà dei Cappuccini.

Campanotico di Sarnano

Nella chiesa di Campanotico di Sarnano è conservata una tela di Pietro Procaccini (XV sec.) che testimonia l'incontro qui avvenuto tra il Santo, i signori Brunforte e i "ribelli" che volevano costituire il libero comune.

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