La Pala dei Santi Cosma e Damiano di Dosso Dossi

La figura di Giovanni Luteri, meglio conosciuto come Dosso Dossi, si staglia come uno dei pittori più significativi del Rinascimento ferrarese. Nato, con probabilità, a Tramuschio intorno al 1487 e deceduto a Ferrara nel 1542, il suo soprannome "Dosso" deriva probabilmente da una piccola proprietà di famiglia nel territorio mantovano, nota come Dosso Scaffa, situata in un triangolo tra Mirandola, Quistello e Revere.

I primi documenti che lo riguardano risalgono al 1512, quando l'11 aprile fu pagato 30 ducati per aver dipinto "un quadro grande con undici figure" per il palazzo di S. Sebastiano a Mantova, residenza del marchese Francesco II Gonzaga. Il 23 giugno dello stesso anno il suo nome è registrato in un atto legale mantovano relativo all'acquisizione di una proprietà.

La Pala dei Santi Cosma e Damiano: Commissione e Iconografia

Quadro raffigurante i Santi Cosma e Damiano di Dosso Dossi

Una delle opere più emblematiche di Dosso Dossi è la grande tela raffigurante i Santi Cosma e Damiano. Questa fu commissionata al pittore per l'Ospedale di S. Anna di Ferrara e rappresenta un esempio di originalità iconografica pur essendo legata a una destinazione ospedaliera. Il dipinto raffigura i due santi medici Cosma e Damiano mentre esercitano la loro attività, prestando le cure a un uomo del popolo, vestito solamente di semplici calzoni e di scarpe da lavoro. Essi sono presentati come abili odontoiatri; se non fosse per le aureole sui loro capi e per il formato della tela, sembrerebbe di trovarsi di fronte a una vera e propria operazione chirurgica.

La scena principale mostra l’estrazione di un dente, tramite il cosiddetto ‘pellicano’, uno strumento con la punta arrotondata che lo fa assomigliare al becco del volatile. Su un gradino, in primo piano, una ceramica da farmacia per unguenti riporta l’enigmatica scritta “ONTO DA”, probabilmente di rimando al contenuto grasso all’interno del vaso. Sono presenti altri due strumenti sanitari che confermano l’identificazione dei personaggi: una spatola, tenuta in mano dal santo seduto in primo piano a sinistra che la tiene sospesa all’altezza della bocca del malato, probabilmente con la funzione di un moderno abbassalingua. L’altro santo, in secondo piano, tiene sospeso con la mano sinistra un bicchiere contenente urina e calcoli renali.

Quest’ultimo elemento, secondo Kristina Herrmann Fiore (2002), rimanderebbe alla figura del famoso professore di medicina dell’ateneo ferrarese Giovanni Manardi, il quale era solito ripetere agli allievi che il buon medico «dovrebbe osservare piuttosto l’urina del malato che interrogare gli astri». In tal modo, Dosso avrebbe conferito una lettura maggiormente scientifica della figura dei due santi patroni dei medici, all’epoca spesso ancora legati a pratiche magiche e superstiziose.

Storia e Collocazione dell'Opera

La pala fu rimossa il 15 dicembre 1607 per essere inviata come dono del vescovo di Ferrara al Cardinale Scipione Borghese, grande estimatore della pittura del Dossi. La sua storia successiva è ben documentata:

  • Fino al 1607: Ferrara, Cappella dell’Arcispedale di Sant’Anna.
  • Maggio 1608: Arrivo a Roma (documentato da Marcon, Maddalo, Marcolini 1983).
  • 1612: Roma, Collezione del Cardinale Scipione Borghese (pagamento al doratore Annibale Durante).
  • 1650: Citata da Manilli, p. 68.
  • 1693: Inventario della Collezione Borghese, Stanza III, n. 160.
  • 1765: Inventario della Collezione Borghese, n. 76.
  • 1790: Inventario della Collezione Borghese, Stanza III, n. 50.
  • 1833: Inventario Fidecommissario Borghese, p. 34, n. 48.

Il video realizzato per la campagna “La cultura non si ferma” del MiBACT porta alla scoperta di questa fantastica opera del Rinascimento, evidenziando come l'atmosfera che circonda le figure sia fumosa e ricordi un sogno, ma la scena sia estremamente reale. I due santi mostrano un campione delle urine che simboleggia la ricerca scientifica alla quale stanno lavorando.

Stile e Datazione

Nel saldo impianto plastico delle figure della pala, è percepibile il riferimento stilistico alla pittura romana di Sebastiano del Piombo. Questa ipotesi è rafforzata dal forte impatto michelangiolesco nella monumentalità delle figure che si stagliano luminosamente e vivacemente sullo sfondo con arditi chiaroscuri, ravvisabile anche nelle figure coeve dei Sapienti presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara e dell’Allegoria della musica della collezione Horne di Firenze.

La datazione del dipinto è, come spesso avviene nel caso della scuola ferrarese, assai controversa. Per alcuni sarebbe frutto della tarda attività di Dosso, data la definizione delle figure morbide e gonfie (Gibbons 1968; Humfrey 1998; Coliva 1998). Altri si sono espressi circa una collocazione cronologica nel corso degli anni Venti, intorno all’inizio del decennio in collaborazione con il fratello Battista (Ballarin 1993) o nell’ultima parte dello stesso decennio (Mezzetti 1965).

Qualora fosse effettivamente possibile il collegamento con la figura del medico Manardi, rientrato a Ferrara nel 1519, sarebbe corretto abbracciare quanto proposto da Ballarin a proposito anche della partecipazione nella realizzazione dell’opera del fratello Battista, tornato a Ferrara da Roma proprio nel 1520. Si ipotizza che la tela sia stata realizzata tra il 1534 e il 1542, periodo in cui Dosso Dossi era ancora attivo.

Contesto Artistico: Il Ruolo di Dosso Dossi alla Corte Estense

A partire dal 1514, Dosso Dossi stabilì un rapporto privilegiato con i duchi di Ferrara, in particolare con Alfonso I d'Este e suo figlio Ercole II. I libri di spese documentano con esattezza il ruolo del Dossi all'interno della corte estense, dove al pittore non si chiedevano solo decorazioni di grandi dimensioni, pale religiose e ritratti, ma anche la gestione e l'organizzazione di ogni problema rappresentativo e celebrativo della dinastia. Ne scaturiva un'attività multiforme alla quale presero parte numerosi aiutanti, ognuno con il suo ruolo e con le sue capacità. Alla corte di Ferrara soggiornarono in quegli anni artisti del calibro di Tiziano, fra Bartolomeo, Michelangelo e Giulio Romano; nel 1517 vi giunse un cartone di Raffaello per la stanza dell'Incendio di Borgo; nutritissima era inoltre la collezione di dipinti, iniziata già da Leonello d'Este, dove non mancavano i pittori fiamminghi.

Formazione e Influenze

Le opere attribuibili al Dossi in anni giovanili, anteriori al 1510, mostrano i segni di un apprendistato avvenuto a Venezia, che dovette influire profondamente sulla sua formazione tecnica e stilistica. A questo proposito si possono citare la Ninfa e Satiro della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze e il Buffone della Galleria Estense di Modena, entrambi molto rovinati. Il tema dei due dipinti si tinge di inflessioni ironiche e di sfumature liriche che richiamano analoghi prodotti del cosiddetto giorgionismo di area veneta, peraltro negli stessi anni oggetto di attenzione da parte del collezionismo delle corti padane.

Nel luglio del 1513, il Dossi e il suo collega ferrarese Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, riscossero una serie di pagamenti per un polittico per l'altare maggiore della chiesa agostiniana di S. Andrea. Questo grande polittico a olio su tavola, terminato all'inizio del 1514, rappresenta al centro la Madonna col Bambino in trono e santi, negli scomparti laterali inferiori S. Sebastiano e S. Giorgio, in quelli superiori S. Agostino e S. Ambrogio, il tutto sormontato da una cimasa con il Cristo Risorto. Sebbene sia difficile distinguere le parti spettanti ai due pittori, alcune figure sembrano riferibili indiscutibilmente al Dossi, in particolare l'Evangelista in primo piano, la cui ardita posa a gambe accavallate richiama analoghe soluzioni di Raffaello nella Scuola di Atene. I laterali superiori e il S. Giorgio sfruttano le prime esperienze della pittura lagunare, di Giorgione soprattutto, nella stesura a velature di colore su una preparazione grigio scuro che si ravviva per le lumeggiature e il blu delle vesti, e il delicato paesaggio campestre ai lati del gruppo mariano. Il polittico Costabili costituisce un punto fermo per la conoscenza dello stile del Dossi, e ad esso si avvicina una serie di opere, prevalentemente di piccolo formato, databili nello stesso giro di anni, tra cui la cosiddetta Zingarella (in realtà una Madonna col Bambino) della Galleria nazionale di Parma e le Tre età dell'uomo del Metropolitan Museum of Art di New York, entrambe fortemente ancorate alla cultura veneziana d'inizio secolo.

Poco più tarda è la cosiddetta Circe o Melissa della Galleria Borghese di Roma, opera dall'iconografia insolita ma certamente legata alla cultura ariostesca, magica e onirica, profondamente autoironica, che dominava in quegli anni nella corte estense. La conoscenza da parte del Dossi delle prime opere romane di Raffaello ha indotto la critica a ipotizzare un suo viaggio a Roma in occasione dell'elezione di papa Leone X, al seguito del duca Alfonso, ipotesi che può trovare un sostegno nei successivi buoni rapporti, già da tempo ben documentati, tra l'urbinate e i due Dossi.

Viaggi e Collaborazioni

Numerosi viaggi del Dossi sono noti fin dal secondo decennio, spesso dovuti alla necessità di procurarsi il materiale per il suo lavoro. Nel 1516 è documentato un soggiorno a Venezia per "faccende del signore", ovvero il duca Alfonso. Altri viaggi sono segnalati negli anni successivi (1517 e 1518), ancora a Venezia e poi a Firenze. È plausibile che durante questi viaggi il Dossi trovasse il tempo per vedere le novità artistiche, come il cartone michelangiolesco della Battaglia di Cascina e, forse, l'Assunzione di Tiziano in S. Maria Gloriosa dei Frari.

Agli anni 1517 e 1518 risale con ogni probabilità la Madonna col Bambino in gloria e i ss. Giorgio e Michele, in origine nella chiesa di S. Maria in Vado a Ferrara. Si tratta di un'opera di grande raffinatezza tecnica in cui spiccano il vigoroso contrapposto dell'arcangelo e il gioco dei riflessi luminosi dell'armatura del santo guerriero, che richiama analoghe soluzioni tizianesche. Il 5 gennaio 1518 il Dossi si trovava a Modena per firmare il contratto relativo a una pala destinata all'altare di S. Sebastiano nel duomo, su commissione della Confraternita della Mensa comune dei preti, opera che fu poi liquidata con successivi versamenti nel marzo del 1520. Questa grande tavola, tuttora nel duomo, raffigurante una Madonna col Bambino in gloria e i ss. Sebastiano Giovanni Battista e Girolamo, è ancora legata ai grandi modelli preferiti dall'artista: Tiziano per la composizione e il paesaggio, Michelangelo per la gestualità ampia e la torsione dei santi. Questa rappresenta la fase più michelangiolesca del Dossi.

Nel 1518 e all'inizio del 1519, i documenti registrano pagamenti a suo favore per lavori di decorazione, probabilmente a fresco e di grandi dimensioni, per uno degli appartamenti ducali in via Coperta, oggi scomparsi. Il 18 maggio 1519 il Dossi fu rimborsato per un viaggio a Venezia dove acquistò il materiale per la decorazione, perduta, di una cappella ducale, la cosiddetta "cappella al boschetto". Nel novembre dello stesso anno il Dossi ricevette la visita di Tiziano, con il quale visitò la collezione d'arte di Isabella d'Este a Mantova.

Nell'agosto del 1520 il Dossi e il fratello Battista, da poco tornato da un soggiorno romano durante il quale aveva collaborato con Raffaello, furono pagati per dei quadri, perduti, destinati agli alloggi in via Coperta. L'anno successivo il Dossi fu attivo negli appartamenti estensi in Castello. Ancora nel 1522 sono registrati numerosi versamenti a suo favore, impegnato quasi esclusivamente per la decorazione del Castello, per ritratti e altri dipinti destinati alla corte estense e ancora non identificati.

Nel 1524 fu pagato per dipingere un grande tondo ligneo nel soffitto della camera del Poggiolo in via Coperta, che collegava il Castello degli Este al palazzo ducale di Ferrara. Di questo tondo rimangono oggi due frammenti raffiguranti un Uomo che abbraccia una donna (Londra, National Gallery) e un Giovane con un canestro di fiori (Collezione d'arte Fondazione Longhi), entrambi molto restaurati.

Il 7 gennaio 1527 Battista, a nome del Dossi, firmò un contratto con la Compagnia della Concezione di Modena per dipingere una pala d'altare per la cappella della Confraternita nella cattedrale. Un successivo documento informa che l'opera fu ufficialmente posta nel duomo il 23 novembre 1527. Il dipinto, che raffigura l'Immacolata Concezione e i quattro Padri della Chiesa (distrutto nel 1945), fu dunque eseguito a due mani. Dalle fotografie si deduce che le figure in primo piano avevano un vigore plastico e una precisione di dettaglio assai diversi dalla resa più atmosferica di altri elementi.

La stretta prossimità del Dossi alla maniera di Giulio Romano, giunto a Mantova nel 1524, e più in generale all'arte centroitaliana si riscontra anche nel S. Sebastiano ora nella Pinacoteca di Brera, nella pala oggi conservata nella Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini a Roma, raffigurante i Ss. Giovanni Evangelista e Bartolomeo con Ponchino Della Sale e un altro uomo, dipinta per un altare del duomo di Ferrara (1526-27), e nell'Allegoria della Musica nel Museo della Fondazione Horne di Firenze. In questo periodo, la critica ha spesso notato una forte discontinuità qualitativa, spiegandola con l'intervento del fratello Battista, senza dubbio pittore di minore qualità.

Intorno al 1530 il Dossi e il fratello furono coinvolti nella decorazione della villa del Baldo, residenza estiva del cardinale Bernardo Cles. Furono loro assegnati la decorazione della sala delle Cariatidi, nella quale sarebbe stata predominante la raffigurazione di paesaggi. Tra il 1529 e il 1532 si collocano due belle composizioni allegorico-mitologiche, una conservata al J.P. Getty Museum di Los Angeles e l'altra alla Galleria Borghese: in entrambe il soggetto profano desunto dalle Metamorfosi di Ovidio, probabilmente la storia di Pan e Siringa.

La diffusione della fama dei Dossi nell'Italia settentrionale è confermata dal trasferimento dei due fratelli a Trento, dove sono documentati dal settembre 1531 fino al giugno 1532 per la decorazione a fresco del "magno palazzo" del Buonconsiglio, residenza del cardinale Bernardo Cles. Negli ultimi mesi del 1532 il Dossi fece ritorno a Ferrara, dove riprese a lavorare per il suo più fedele protettore, il duca Alfonso. Tra la fine del 1533 e il 1534 fu infatti pagato per due pale d'altare commissionategli dal duca per celebrare il ritorno di Reggio e Modena sotto il dominio estense: la Natività votiva per l'altare di S. Giuseppe nel duomo di Modena e il S. Michele con l'Assunzione della Vergine per la cattedrale di Reggio nell'Emilia.

Nel 1534 morì il duca Alfonso e il Dossi, pur continuando a lavorare per la corte estense, non godette più sotto il successore Ercole II dell'antica posizione privilegiata, essendogli spesso preferiti artisti più classicheggianti, come lo stesso Battista, o più giovani. Tuttavia, il duca Ercole II, dando avvio alla ristrutturazione della villa ducale, la "delizia" di Belriguardo, chiamò nuovamente il Dossi, che tra il 1536 e il 1537 eseguì la decorazione della cappella e di altre stanze.

Tra le opere degli anni Trenta, quasi sempre frutto di larga collaborazione, si distinguono i due sportelli laterali di un trittico già nella chiesa di S. Paolo a Massa Lombarda (ora a Milano, Pinacoteca di Brera), raffiguranti S. Giovanni Battista e S. Giorgio, mentre al centro c'era una Resurrezione del Garofalo (1538). Questi lavori evidenziano il contrasto tra le muscolose figure tipiche del Dossi e le composizioni di altri artisti.

Scheda Tecnica e Provenienza della Pala dei Santi Cosma e Damiano

Inventario: n. 48
Posizione: Galleria Borghese, Roma
Datazione: 1534-1542 (attribuita)
Tipologia: Olio su tela
Periodo: Rinascimento
Materia / Tecnica: Olio su tela
Provenienza:

  • Ferrara, Cappella dell’Arcispedale di Sant’Anna, fino al 1607.
  • Roma, Collezione del Cardinale Scipione Borghese, dal 1608.

Bibliografia

Di seguito una selezione di fonti e studi relativi a Dosso Dossi e alla sua opera:

  • Guarini, M. A. (1621). Compendio historico dell’origine, accrescimeto, e prerogative delle Chiese, e Luoghi Pij della Città e Diocesi di Ferrara, Ferrara.
  • Manilli, I. (1650). Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma.
  • Montelatici, D. (1700). Villa Borghese fuori di Porta Pinciana con l’ornamenti che si osservano nel di lei Palazzo, Roma.
  • Brisighella, C. (1991). Descrizione delle pitture e sculture della città di Ferrara, 1700-1735 circa, a cura di M. A. Novelli, Ferrara.
  • Scalabrini, G. A. (1755). Guida per la Città e i Borghi di Ferrara in cinque giornate, Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, ms Classe I 58.
  • Morelli, G. (1890). Kunstkritische Studien über italienische Malerei. Die Galerien zu München und Dresden, Leipzig.
  • Venturi, A. (1891). Le Gallerie di Roma, «Nuova Antologia di Scienze, Lettere ed Arti», CXVIII, 34.
  • Venturi, A. (1893). Il Museo e la Galleria Borghese, Roma.
  • Benson, R. H. (1894). Introduction, in Exhibition of Pictures, Drawings and Photographs of Works of the School of Ferrara-Bologna, 1440-1550, also of Members of the Houses of Este and Bentivoglio, catalogo della mostra, London.
  • Gruyer, G. (1897). L’art Ferrarais a l’époque des Princes d’Este, II, Parigi.
  • Morelli, G. (1897). Della Pittura Italiana. Studi Storici Critici: Le Gallerie Borghese e Doria Pamphili in Roma, Milano.
  • Berenson, B. (1907). The North Italian Painters of the Renaissance, New York-London.
  • Gardner, E. G. (1911). The Painters of the School of Ferrara, London.
  • Zwanzinger, W. C. (1911). Dosso Dossi mit besonderer berucksichtigung seines Künst lerischen verältnisses zu seinem bruder Battista, Leipzig.
  • Mendelsohn, H. (1914). Das Werk der Dossi, München.
  • Longhi, R. (1928). Precisioni nelle gallerie italiane. Galleria Borghese, Roma.
  • Venturi, A. (1928). Storia dell’Arte Italiana. La pittura del Cinquecento, IX, 3, Milano.
  • Berenson, B. (1932). Italian Pictures of Renaissance. A list of the Principal Artist and their Works with an Index of Places, Oxford.
  • Berenson, B. (1936). Pitture italiane del Rinascimento: catalogo dei principali artisti e delle loro opere con un indice dei luoghi, Milano.
  • De Rinaldis, A. (1948). Catalogo della Galleria Borghese, Roma.
  • Della Pergola, P. (1955). La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma.
  • Della Pergola, P. (1964). L’inventario Borghese del 1693, «Arte Antica e Moderna», 26.
  • Mezzetti, A. (1965). Il Dosso e Battista ferraresi, Ferrara.
  • Berenson, B. (1968). Italian Pictures of the Renaissance. Central Italian and North Italian Schools, I, London.
  • Gibbons, F. (1968). Dosso and Battista Dossi Court Painters at Ferrara, Princeton.
  • Mezzetti, A., Mattaliano, E. (1980-1983). Indice ragionato delle "Vite de’ pittori e scultori ferraresi" di Gerolamo Baruffaldi: artisti, opere, luoghi, I, Bergamo.
  • Maddalo, S., Marcolini, G., Marcon, G. (1983). Per una storia dell’esodo del patrimonio artistico ferrarese, in Frescobaldi e il suo tempo, catalogo della mostra, Venezia.
  • Ballarin, A. (1993). in Le siecle de Titien: l’âge d’or de la peinture a Venise, catalogo della mostra, Parigi.
  • Ballarin, A. (1993). Giovanni de Lutero dit Dosso Dossi, in Le siecle de Titien: l’âge d’or de la peinture a Venise, catalogo della mostra, Parigi.
  • Coliva, A. (1994). Galleria Borghese, Roma.
  • Ballarin, A. (1994-1995). Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del Ducato di Alfonso I, Cittadella (PD).
  • Romani, V. (1994-1995). in A. Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del Ducato di Alfonso I, Cittadella (PD), scheda 416.
  • Ciammitti, L. (1998). Dosso as a Storyteller: Reflections on his Mythological Paintings, in Dosso’s Fate: Painting and Court Culture in Renaissance Italy, Los Angeles.
  • Coliva, A. (1998). Le opere di Dosso Dossi nella Collezione Borghese: precisazioni documentarie, iconografiche, e tecniche, in Dosso Dossi. Pittore di corte a Ferrara nel Rinascimento, catalogo della mostra, Ferrara.
  • Fredericksen, B. (1998). Collecting Dosso: the Trail of Dosso’s Paintings from the late Sixteenth Century onward, in Dosso’s Fate: Painting and Court Culture in Renaissance Italy, Los Angeles.
  • Herrmann Fiore, K. (1998). Guida alla Galleria Borghese, Roma.
  • Humfrey, P. (1998). in Dosso Dossi. Pittore di corte a Ferrara nel Rinascimento, catalogo della mostra, Ferrara.
  • Stefani, C. (2000). in Galleria Borghese, a cura di P. Moreno e C. Stefani, Milano.
  • Herrmann Fiore, K. (2002). in Il museo senza confini. Dipinti ferraresi del Rinascimento nelle raccolte romane, a cura di J. Bentini e S. Guarino, Milano.
  • Scanu, L. (Luglio 2022).

tags: #pala #santi #cosma #damiano #dosso