Il Ponte di Castel Giubileo: Storia e Memoria di un Cruciale Attraversamento sul Tevere

Oggi, del celebre Ponte in ferro di Castel Giubileo, restano solo tre grandi piloni arrugginiti a mollo nel fiume e una campata che finisce nel nulla. È tutto ciò che rimane di quello che fu l'unico attraversamento carrabile del Tevere nel tratto romano a nord di Ponte Milvio per quasi mezzo secolo, dalla fine dell’Ottocento sino al 1944. Questo ponte fu infine sovrastato nei primi anni Cinquanta dall’imponente diga con viadotto in cemento armato del Grande Raccordo Anulare, che ne ha oscurato per sempre il ricordo e ne ha persino scippato il nome, segnando l'inizio di un lungo oblio che ne ha quasi cancellato del tutto la memoria.

Foto attuale dei resti del Ponte in ferro di Castel Giubileo, con i piloni arrugginiti nel Tevere

Le Origini e il Contesto Urbano

La storia del ponte inizia dieci anni dopo la Presa di Porta Pia, il 14 novembre 1880, quando fu stipulata una Convenzione fra il Governo e il Comune di Roma. Questa convenzione mirava al "concorso governativo nelle opere edilizie in detta città" e all’“eseguimento delle opere d’ingrandimento edilizie più importanti di cui ha bisogno la Capitale del Regno”, configurandosi come una sorta di legge per Roma Capitale ante litteram. La firmarono il presidente del Consiglio Benedetto Cairoli e il Sindaco Augusto Armellini.

L’articolo 4 della Convenzione specificava che “nel piano stesso saranno progettati almeno due nuovi ponti sul Tevere, coordinati al Piano regolatore ed alle grandi vie da aprirsi lungo le rive del fiume”. L’articolo 6 precisava che tali ponti sarebbero stati realizzati “in un decennio”. Il 14 maggio 1881, con la Legge n.209, la Convenzione del 1880 venne approvata.

Solo il 4 marzo 1887 arrivò la proposta di deliberazione del Consiglio comunale di Roma che, “accogliendo le proposte di una Commissione speciale che aveva studiato la questione dal punto di vista del movimento commerciale dell’Agro romano e delle nuove esigenze imposte dalla legge di bonifica”, determinava le località dove realizzare i due nuovi ponti: Magliana e Castel Giubileo. La scelta era stata già accettata dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio con parere favorevole della Commissione agraria per il bonificamento dell’Agro romano. A monte, il punto scelto fu la convergenza tra le vie Tiberina e Flaminia, sulla destra a circa nove chilometri dal Ponte Milvio, nell’insenatura del Tevere di fronte a Castel Giubileo, e sulla sinistra con la via Salaria.

Progettazione e Costruzione del Ponte

La Divisione idraulica dell’Ufficio tecnico municipale fu incaricata di studiare i progetti dei due ponti e delle strade di accesso, stilando una relazione particolareggiata. Il 23 marzo 1888 arrivò la Proposta di deliberazione n. 45, approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, che sbloccava la “costruzione di due ponti sul Tevere nel suburbio e relativo appalto a licitazione privata”. Nella delibera si leggeva: “Opera lungamente desiderata e più volte sollecitata è la costruzione di due ponti l’uno a monte, l’altro a valle di Roma.”

Per quanto riguarda i dettagli tecnici, l’ufficio propose un sistema a tre campate in ferro sostenute da pile tubolari e da spalle in muratura. Entrambi i ponti avrebbero avuto una larghezza di 10 metri, di cui sette di carreggiata fra le travate e tre per i marciapiedi di 1,50 metri ciascuno fuori delle travate, con lo scopo di alleggerire il manufatto e garantire i pedoni anche in caso di passaggio di mandrie di bestiame.

Sulle modalità di appalto, la delibera n. 45 del Consiglio comunale di Roma evidenziava una modernità sorprendente: “Per la costruzione dei due ponti non mancarono offerte d’appalto a trattativa privata; le Commissioni tecniche però furono d’avviso, dopo lunga discussione, che fosse preferibile un esperimento di licitazione privata fra le ditte più accreditate in lavori di ponti metallici che abbiano officina in Italia. Troppo infatti interessa, per un’opera di questo genere, assicurarsi della bontà e della durata del lavoro ed evitare i rischi che talvolta si corrono coll’asta pubblica.”

Nel 1890 il ponte “nei pressi di Castel Giubileo” risultava dalle cronache dell’epoca “in costruzione avanzata”. A giugno del 1891 fu finalmente aperto al transito, consolidando la sua posizione come unico attraversamento carrabile del Tevere a monte di Ponte Milvio. Fin da subito, il ponte divenne scenario di importanti eventi sportivi: il 4 dicembre 1904, ad esempio, ospitò la prima corsa ciclistica organizzata dalla Società podistica Lazio.

L'Importanza Strategica durante la Seconda Guerra Mondiale

Un capitolo a parte merita il ruolo del Ponte in ferro di Castel Giubileo durante la Seconda Guerra Mondiale. Già nel 1942, fu ritratto in alcune sequenze del film “Fari nella nebbia” di Gianni Franciolini, mostrando un grande camion autocisterna che lo attraversa, con la collinetta di Castel Giubileo sullo sfondo.

Durante il periodo bellico, la zona di Castel Giubileo e la sua altura tornarono a ricoprire un ruolo strategico fondamentale alle porte della città, così come già accaduto in epoca romana. La popolazione locale trovò scampo nei cunicoli-grotte per proteggersi dai bombardamenti aerei. Dopo il secondo bombardamento del 13 agosto 1943, seguì la dichiarazione unilaterale di Badoglio che proclamò “Roma città aperta” (dichiarazione mai accettata dagli Alleati).

Da quella data, le truppe tedesche motorizzate, dirette dal Nord verso il Sud Italia, per evitare di attraversare direttamente la Capitale, utilizzarono il Ponte in ferro di Castel Giubileo. Qui, allo snodo con la Salaria, fu posto un imponente posto di blocco. Durante l’occupazione, i tedeschi presero possesso di un casale sulla Salaria, insediandovi il Comando dell’Aviazione; lo stesso edificio sarebbe poi stato utilizzato anche dalle truppe francesi e inglesi, diventando negli anni Cinquanta la residenza dell’attrice Claudia Cardinale. Inoltre, subito dopo la caduta di Mussolini e del regime, il 25 luglio 1943, sulla rocca di Castel Giubileo era stata posizionata la decima Divisione di fanteria motorizzata “Piave” (Corpo d’Armata Motorizzato del Generale Carboni) per garantire la difesa di Roma.

Mappa strategica dell'area di Castel Giubileo durante la Seconda Guerra Mondiale

La Distruzione e il Nuovo Volto dell'Area

Il ponte, snodo cruciale per il passaggio di mezzi da Nord a Sud durante la guerra, subì numerosi attacchi. Secondo le testimonianze dei residenti, fu preso di mira da bombardamenti alleati già nel 1943 e a febbraio-marzo del 1944. Fu definitivamente distrutto in un raid americano compiuto il 30 maggio 1944, cinque giorni prima della Liberazione di Roma. Le esplosioni lo ridussero in pezzi, come documentato anche da fonti inedite.

Nonostante la distruzione, gli Alleati provvidero a ripristinare provvisoriamente il prezioso attraversamento del Tevere a Nord di Roma con la costruzione di un ponte su barche, secondo alcune fonti ad uso pedonale e con il passaggio di una tubazione sospesa di acqua potabile, ancora oggi visibile.

La parabola del ponte in ferro, tuttavia, aveva già iniziato a volgere al termine nel 1951, con l’inaugurazione del vicino viadotto in cemento armato del Grande Raccordo Anulare, in connessione con la centrale idroelettrica e diga sul Tevere progettata dall’architetto Gaetano Minnucci. Questo nuovo viadotto oggi porta il nome di Ponte di Castel Giubileo. Ciò che restava della struttura originaria fu infine spazzato via dalla tragica e rovinosa piena con alluvione che si verificò il primo settembre 1965, che allagò completamente le zone di Labaro e Prima Porta, provocando 14 morti e oltre 4.000 sfollati.

Tracce e Memoria nel Presente

Nonostante la sua quasi totale scomparsa, il moncone del ponte di Castel Giubileo ha fatto capolino in altre pellicole cinematografiche. È apparso nel film “Siamo Donne” del 1953 e in alcune sequenze del film “Lo scopone scientifico” del 1972 di Comencini, dove in quel luogo si suicida il personaggio interpretato da Alberto Sordi. Negli anni Settanta, sul moncone del ponte verso Castel Giubileo, fu attivo il Club “La Rigattiera”.

Una curiosità legata alla diga di Castel Giubileo è il suono della sirena che viene azionata per avvertire dell’apertura delle paratie con conseguente ondata di piena del Tevere, invitando ad allontanarsi dagli argini. È una delle ultime sirene che ancora si possono sentire suonare a Roma e il suo ululato ricorda in modo impressionante quello delle sirene antiaeree del periodo bellico. Altrettanto impressionanti sono le dimensioni dei pesci siluro che vengono pescati nel tratto subito a valle della diga.

DEMOS: Presidio al Misericordia di Roma a Castel Giubileo

Il "Ponte Gemello" della Magliana

Merita un cenno anche il ponte in ferro gemello del suburbio, quello della Magliana, anch'esso previsto a fine Ottocento a Sud di Roma. La sua realizzazione prese le mosse dalla “passerella” costruita nel 1878 per l’attraversamento a pedaggio del Tevere fra Prati e Ripetta. Nel 1901, con il completamento di Ponte Cavour, il Comune di Roma riscattò la passerella e decise di trasferire la struttura in ferro alla Magliana. Essendo lunga 100 metri, era troppo corta per congiungere le due sponde del fiume (che in quel tratto è largo 130 metri). Così fu deciso di segarla in due tronconi, lasciando al centro un ponte levatoio ad azionamento elettrico per consentire il transito anche dei vaporetti più alti. In prossimità di questo ponte in ferro, l’8 settembre 1943, si svolsero duri scontri armati tra i Granatieri di Sardegna e i Paracadutisti tedeschi.

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