Il Diario di Egeria: I Riti della Settimana Santa a Gerusalemme nel IV Secolo

La nobildonna Egeria, nota anche come Silvia o Eteria, probabilmente originaria della Galizia, ci ha lasciato uno dei più dettagliati e preziosi Diari di viaggio in Terra Santa, riferibile agli anni 381-384 d.C. Il suo celebre Itinerarium o Peregrinatio ad loca sancta si propone come una sorta di lettera indirizzata alle consorelle per raccontare, in maniera puntuale e suggestiva, il percorso e le tappe salienti del suo viaggio.

Chi era Egeria: La Pellegrina Enigmatica

Identità e Origini

Il nome dell’autrice è incerto e, a seconda delle versioni del testo, viene definita Aetheria o Egeria. Alcuni indizi sull’identità della nobildonna provengono dal monaco Valerio, che nel settimo secolo scrisse una lettera che, insieme ad altri testi, completa il manoscritto aretino. Valerio del Bierzo la chiama beatissima sanctimonialis Egeria, e i cataloghi di Limoges la descrivono come badessa. La questione che Egeria sia stata una monaca è fortemente dibattuta; il termine “sorelle”, presente nel suo scritto, potrebbe essere un generico riferimento a un circolo di nobildonne che condividevano la devozione religiosa, piuttosto che un’indicazione di appartenenza all’ambiente monastico.

Tuttavia, da tutti questi elementi, si evince che la «eccezionale pellegrina» era sicuramente di altissimo rango, con un elevato potenziale economico e una grande cultura, tanto da potersi permettere un viaggio lungo e costoso. In base ai suoi riferimenti, è assodata l’origine ispanica di Egeria, che proveniva dai confini della terra, probabilmente da Finisterrae, nella regione spagnola della Galizia. Si ipotizza un legame con gli ambienti aristocratici vicini all’imperatore Teodosio I, con una probabile identificazione con una parente del ministro Flavio Rufino. Egeria compie il viaggio per uno scopo spirituale, per “la grazia della preghiera”, e, nei tratti pericolosi, era scortata da militari romani, come nel ritorno dall’Arabia.

L'Itinerarium: Un Resoconto Inestimabile

L’opera di Egeria è conservata per circa un terzo ed è stata tramandata da un unico manoscritto dell’undicesimo secolo, redatto nell’Abbazia di Montecassino e rinvenuto ad Arezzo nel 1884 da Gian Francesco Gamurrini, che lo pubblicò nel 1887. Il diario non è integrale, mancando la parte iniziale e quella finale. Nonostante ciò, il documento è preziosissimo per gli studiosi per le informazioni e le minuziose descrizioni che contiene, sia dei Luoghi Santi che delle liturgie.

Il viaggio di Egeria, collocato tra il 381 e il 384 d.C., interessò l’Egitto e la Palestina, la Mesopotamia e Costantinopoli, e incluse anche altre aree dell’Asia e di Israele. La pellegrina si trattenne per più di tre anni a Gerusalemme, tanto da venire a conoscenza di tutte le celebrazioni della Settimana Santa nella città, con le relative manifestazioni liturgiche. Egeria ha raccontato la sua avventura fisica e spirituale adottando un latino poco formale, più immediato e colloquiale, sicuramente difforme da quello dei grandi autori classici. Questo stile discorsivo e pieno di passaggi espressivi rende il testo particolarmente vividio e adatto a una lettura interpretata. Il cristianesimo dei secoli IV-V d.C., ai tempi di Egeria, era molto diverso da quello attuale, e quello dell'Alto Medioevo, ancora embrionale rispetto alle forme che avrebbe assunto dopo l'anno Mille e la canonizzazione da parte delle grandi scuole teologiche medievali.

Le Celebrazioni della Settimana Maggiore a Gerusalemme secondo Egeria

L'Introduzione alla Settimana Pasquale: Il Sabato di Lazzaro e la Domenica delle Palme

Egeria descrive puntualmente tutti i riti liturgici della Septimana maior che si tenevano a Gerusalemme. La “Settimana” iniziava con il “Sabato di Lazzaro”, il giorno in cui Cristo aveva risuscitato Lazzaro a Betania, il giorno prima di quella che per noi è la Domenica delle Palme. In quel giorno Egeria andava con gli altri a Betania, dove si annunciava la Pasqua dopo aver letto le parole della resurrezione di Lazzaro, annuncio e figura dell’imminente resurrezione di Cristo stesso.

La pellegrina spagnola ricorda con particolare vivacità la festosa celebrazione della Domenica delle Palme: «La domenica in cui si entra nella settimana pasquale […] tutto il popolo sale sul monte degli olivi […] e quando arriva l’ora undicesima (cioè le cinque del pomeriggio) si legge quel passo del vangelo, dove i fanciulli vanno incontro al Signore con rami di olivo o palme […]. Allora il vescovo si alza in piedi e con lui tutto il popolo. Di là, ossia dalla sommità del monte degli olivi, si fa tutto il percorso a piedi mentre il popolo, procedendo dinanzi al vescovo, al canto di inni e antifone, risponde continuamente: Benedetto colui che viene nel nome del Signore. E tutti quanti i bambini di quei luoghi, anche coloro che non possono camminare per la tenera età e sono tenuti sulle spalle dai loro genitori, tengono in mano dei rami, chi di palma e chi di olivo, nello stesso modo con cui fu accompagnato il Signore, così viene festeggiato anche il vescovo.»

Processione della Domenica delle Palme a Gerusalemme con rami di olivo e palma

L'Ingresso Trionfale a Betfage

Questa festosa processione, giunta sino ai nostri giorni, rievoca il momento in cui il Cristo, proveniente da Betania, entra trionfalmente in Gerusalemme, secondo il racconto dei quattro vangeli canonici (Matteo 21, 1-11; Marco 11, 1-11; Luca 19, 28-44; Giovanni 12, 12-19). Il Cristo si ferma nel piccolo villaggio di Betfage che, in aramaico, significa “casa dei fichi verdi” o “dei frutti verdi”, alludendo alla maledizione che Gesù pronunciò il giorno dopo, prima di cacciare i mercanti dal Tempio. Il villaggio doveva situarsi sul versante orientale del Monte degli Olivi, proprio sulla strada che conduceva a Betania, dove si ambienta l’incontro di Gesù con Marta e Maria, prima della risurrezione del loro fratello Lazzaro.

Il fortuito ritrovamento nel 1876 da parte di un contadino di un brano di affresco medievale con le scene della resurrezione di Lazzaro e dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme spinse la Custodia di Terra Santa ad acquistare il terreno in corrispondenza del villaggio, già nel 1883, e a commissionare all’architetto Antonio Barluzzi il restauro del piccolo santuario nel 1954. La piccola chiesa rende memoria dei fatti raccontati dai vangeli.

Mappa del Monte degli Ulivi con Betania e Betfage

Nei sinottici, Gesù inviò due discepoli a prendere un asino. Matteo riferisce che portarono un puledro e un’asina; Marco e Luca che gli portarono solo il puledro; Giovanni, più succintamente, racconta che Gesù, trovato un asinello, vi si sedette. La narrazione di Marco descrive: «Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Betfage e Betania, presso il monte degli olivi, mandò due dei discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte e subito entrati in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo e se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”. Andarono e trovarono un asinello legato vicino ad una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. Ed alcuni dei presenti però dissero loro: “Che cosa fate sciogliendo questo asinello?” Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. Essi condussero l’asinello da Gesù e vi gettarono sopra i mantelli, ed egli vi montò sopra» (Marco 11, 1-7).

Così, il Cristo diede avvio all’ingresso trionfale in Gerusalemme, tra i discepoli e il popolo in festa. Persino i giovani e i bambini agitavano fronde di palma e di olivo ed alcuni salirono sugli alberi. L’episodio dell’ingresso festoso in Gerusalemme va letto in chiave messianica, sottolineata dal richiamo profetico di Zaccaria (9, 9), relativamente al re pacifico che entra nella sua capitale. Il tutto rimanda anche alla festa gioiosa delle Capanne, celebrata in autunno al canto del Salmo 118, che rievoca la salvezza. L’ingresso di Cristo in Gerusalemme avviene montando un’asina, cavalcatura in tempo di pace, rispetto ai cavalli che trainano i carri da guerra. In questo senso, Cristo è come Salomone, che venne fatto salire sulla mula del re Davide al momento della sua incoronazione (1 Re 1, 38-40). Mentre il Cristo incedeva sull’umile asina, pura in quanto mai cavalcata, venivano stesi mantelli al suo passaggio, per renderlo ancora più regale, per sottolineare la valenza messianica e per aprire la Settimana della Passione con tutti i segni suggeriti dalle profezie.

Il Triduo Pasquale: Dramma e Partecipazione

Egeria si sofferma anche sulle celebrazioni del Triduo Pasquale. La notte del Martedì Santo, tutti si recavano nella chiesa dell’Eleona, dove il vescovo leggeva le parole pronunciate da Gesù due giorni dopo l’ingresso a Gerusalemme (Matteo 24, 1 - 26, 2). La notte del Mercoledì, all’Anastasi, si rievocava il tradimento di Giuda, nel luogo dove Giuda ne aveva pattuito il prezzo.

Seguivano, dalla prima ora della notte del Mercoledì Santo fino al Sabato, la drammatica e coinvolgente partecipazione agli eventi della Passione di Cristo. Il Triduo pasquale comportava digiuno, preghiera, letture, canti (“aut ymni, aut antiphone”) e la veglia delle tre notti, con spostamenti nei vari luoghi storici in cui quegli eventi si erano verificati. Ricordiamo, in ordine cronologico, la celebrazione memoriale dell’“Ora Santa” nel Getsemani il Giovedì Santo, e le celebrazioni della mattina e del pomeriggio della Settimana Santa nella Basilica del Santo Sepolcro. Questi riti dimostrano la viva fede della Chiesa del IV secolo.

L'Eredità dell'Itinerarium di Egeria

Una Fonte Primaria per la Storia della Liturgia

Il celebre Diario di viaggio di Egeria ci restituisce l'incanto dei primi pellegrinaggi in Terra Santa di una cristiana appartenente alle prime generazioni della Chiesa libera da persecuzioni e restrizioni. Dal Sinai a Gerusalemme, dalla Palestina all'Egitto fino a Costantinopoli, Egeria cercò i luoghi dove vissero i patriarchi e Gesù Cristo, in un itinerario di scoperta, di preghiera e di intense emozioni, vissuto con fede e partecipazione.

Il testo di Egeria ha un’importanza universale perché da esso è derivata, in parte, l’organizzazione della liturgia della Chiesa universale. Il Diario fornisce una miriade di informazioni storico-liturgiche, ha permesso le identificazioni di vari Luoghi Santi e testimonia la profonda fede della Chiesa del IV secolo, un’epoca in cui la religione cristiana era stata accettata ufficialmente dall'imperatore Costantino. Egeria non fu l’unica donna dell’antichità a recarsi in Terra Santa, ma la sua testimonianza è unica per ricchezza di dettagli e prospettiva femminile.

Il valore del pellegrinaggio in Terra Santa

La Riscoperta e l'Attualità del Diario

Per tanto tempo non si seppe nulla di Egeria, ma il fortuito ritrovamento del suo Itinerarium alla fine dell'Ottocento, e l'ipotesi della sua identificazione come autrice all'inizio del Novecento, ci hanno permesso di scoprire, attraverso gli occhi di una pellegrina, come si stava lentamente costruendo la celebrazione della festa più importante dell’intero calendario cristiano: la Pasqua. Egeria ci ha dato la più dettagliata e precisa descrizione di come, nella città dove quegli eventi erano accaduti, era cominciata quella trasformazione del cristianesimo in rappresentazione e racconto che poi, nei secoli, è giunta fino a noi.

La lettura del Diario di Egeria ha ancora molto da offrire, non solo a studiosi e “addetti ai lavori”, ma anche ai pellegrini di oggi, che in quelle pagine possono trovare una guida e un aiuto a immergersi nella storia, quasi nelle origini, dei Luoghi Santi. Da questo bisogno di storicizzare e rivivere, è nata una complessa liturgia nella quale anche il teatro moderno ha le sue più profonde radici.

Studi recenti continuano a esplorare l'opera di Egeria. Ad esempio, nel 2023, fra Enrique Bermejo Cabrera, francescano della Custodia di Terra Santa, ha pubblicato il libro Pellegrinare in Terra Santa con Egeria. Bibbia e liturgia, che ripercorre il racconto della pellegrina, esplorando la liturgia ordinaria e la geografia dei luoghi santi secondo l'Itinerarium. Il volume è corredato da interessanti illustrazioni e si rivolge al grande pubblico. Secondo Bermejo Cabrera, l’Itinerarium Egeriae ha costituito uno dei testi antichi più noti e frequentati dai francescani di Terra Santa, attraendo archeologi, storici, animatori di pellegrinaggi e cultori della liturgia.

L’attualità di Egeria è stata celebrata anche attraverso eventi culturali. Il 20 giugno, nel cortile di Sant’Elena a Gerusalemme, si è tenuto l’evento “La voce di Egeria”, una lettura di brani scelti dall’Itinerarium Egeriae con accompagnamento musicale, ideato da Silvia Giuliano e curato musicalmente da Lucia D’Anna. L'iniziativa ha voluto sottolineare la curiosità, la vivacità e la sensibilità femminile della pellegrina, che con la sua scrittura ironica e dettagliata ha lasciato una voce unica, arrivata fino a noi.

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