La Purificazione del Sommo Sacerdote: Dal Culto Antico al Sacrificio Definitivo di Cristo

Il tema della purificazione del sommo sacerdote e le esigenze a essa connesse costituisce un fulcro centrale della comprensione del sistema sacrificale ebraico, culminando nella figura di Gesù Cristo come Sommo Sacerdote perfetto. L'analisi di questo argomento rivela una profonda progressione teologica, che parte dalle normative del Levitico per giungere alla nuova alleanza stabilita dal sacrificio unico e definitivo di Cristo.

Il Sacerdozio Levitico e le Sue Imperfezioni

Le realtà terrene della prima alleanza erano un'immagine delle realtà del cielo, e perciò esse dovevano essere purificate. Ogni sommo sacerdote veniva costituito per offrire doni e sacrifici, e dunque aveva la necessità di avere qualcosa da offrire. Il sacerdozio levitico era associato alla Legge di Mosè e le sue norme per il culto e un santuario terreno.

Il Giorno dell'Espiazione: Riti e Simbolismi

schema del tabernacolo e le sue sezioni interne

Il capitolo 16 del Levitico contiene il racconto dell'istituzione del cerimoniale da usare nel Giorno dell'Espiazione. Questa grande e culminante cerimonia di espiazione e purificazione serviva per fare espiazione per il santo santuario, per il tabernacolo della congregazione, per l'altare, per i sacerdoti e per tutto il popolo. Ogni anno si accumulava una massa di contaminazione derivante da peccati e impurità che non erano stati rimossi, influenzando il tabernacolo stesso e le sue cose sante.

In questo giorno solenne, il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo, nel quale non poteva entrare in nessun altro giorno dell'anno, portando il sangue dei sacrifici. Le cerimonie prevedevano:

  • Il bagno e la vestizione in abiti bianchi, emblema della perfezione ufficiale.
  • L'offerta di sacrifici per il peccato, incluso il sangue di giovenchi.
  • L'ingresso nel Sancta Sanctorum e l'aspersione del sangue dei sacrifici sull'arca e davanti al propiziatorio.
  • Il capro espiatorio, su cui il sacerdote poneva le mani confessando tutte le iniquità dei figli d'Israele, per poi mandarlo via nel deserto.

Queste realtà terrene erano solo un'immagine delle realtà celesti. La funzione dei sacerdoti levitici era una copia e un'ombra di ciò che avviene in cielo. Essi erano uomini soggetti all'umana debolezza, e il sacerdozio sotto la Legge di Mosè cambiava costantemente, a seconda del carattere del sacerdote. Il velo del tempio rappresentava la separazione tra Dio e l'uomo; anticamente, il sommo sacerdote lo attraversava nel Giorno dell'Espiazione, simboleggiando l'ingresso alla presenza di Dio.

Cristo: Il Sommo Sacerdote Perfetto e il Sacrificio Definitivo

Giuda

Il punto capitale è che noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito. Tale era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso.

Un Sacerdozio Secondo l'Ordine di Melchisedek

A differenza del sacerdozio levitico, istituito per legge e soggetto a debolezza e inutilità, la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che è stato reso perfetto in eterno. Gesù non appartiene alla tribù di Levi, ma alla tribù di Giuda. Egli è diventato sacerdote non per una legge di prescrizioni carnali, ma per la potenza di una vita indistruttibile, secondo l'ordine di Melchisedek. Questo dimostra la necessità di un diverso ordine di sacerdozio, poiché la perfezione non era possibile mediante quello levitico. Melchisedek, re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo, ricevette la decima da Abrahamo e lo benedisse, evidenziando la sua superiorità rispetto al sacerdozio levitico che in Abramo era ancora nei suoi "lombi".

Il Sacrificio Unico e Infinitamente Efficace

Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote della realtà definitiva. Mosso dallo Spirito Santo, egli si è offerto a Dio come sacrificio perfetto. Questo sacrificio è quanto più efficace è il sangue di Cristo. Egli non è entrato in un santuario costruito dagli uomini, che sarebbe solo un'immagine del santuario vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. L'affermazione riguardante il carattere unico e definitivo del sacrificio di Cristo è ribadita dall'espressione "una volta per tutte" (Eb 9,12.26.27.28), sottolineando il valore definitivo e irripetibile della sua offerta. Se il sacrificio di Cristo non avesse un valore infinito ed eterno, ciò implicherebbe il bisogno di sacrifici ripetuti da parte sua in corrispondenza a tutto l'arco della storia dell'umanità sin dalla prima disubbidienza di Adamo. Invece, "una volta sola, alla fine dei secoli, [Cristo] è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio" (Eb 9,26b).

Cristo, con il suo sacrificio, ha annullato la distanza che separa l'uomo dal Dio inaccessibile e santissimo, realizzando il desiderio più profondo dell'uomo di essere liberato dai suoi limiti e ricongiungersi con l'infinito. Il suo ingresso ha avuto luogo attraverso il velo, che rappresenta simbolicamente la sua carne, aprendo così la strada ai credenti.

La Nuova Alleanza e la Salvezza Eterna

Cristo è il mediatore di una nuova alleanza tra Dio e gli uomini, per fare in modo che gli uomini chiamati da Dio possano ricevere quei beni eterni che Dio ha promesso. Questa alleanza è fondata su migliori promesse e si distingue dalla precedente in quanto le sue leggi sono scritte non su tavole di pietra, ma nel cuore vivo degli uomini, esigendo la santità del cuore e della vita. Per l'inaugurazione del primo patto, Mosè si servì solo del sangue di giovenchi, ma l'annullamento del comandamento precedente è l'introduzione di una migliore speranza. Poiché abbiamo un sacerdozio migliore e un Sommo Sacerdote migliore, abbiamo anche una migliore speranza e ci accostiamo a Dio.

L'efficacia del sacrificio di Cristo è descritta come un solenne ingresso nel santuario celeste. A motivo del suo ingresso nel cielo, al cospetto di Dio, Cristo continua ad esercitare un sacerdozio "celeste", prolungando all'infinito gli effetti salvifici dell'unico sacrificio della croce. Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore. Gesù è diventato garante di un patto molto migliore, che dipende da ciò che Gesù ha fatto, non da ciò che noi facciamo.

Questa salvezza, guadagnata a così caro prezzo da Cristo, è troppo grande perché possa essere sottovalutata o respinta. Per i credenti, questo ingresso richiede una fede intensa e una purificazione interiore che deriva da un bagno purificatore che si identifica con il battesimo, oltre a una speranza che non vacilla, perché si basa su uno che per definizione è fedele, cioè Dio.

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