Questa rassegna esplora vari aspetti del panorama culturale, dalla profonda eredità del blues e l'influenza del rock'n'roll, alle dinamiche delle classifiche musicali contemporanee, passando per la vitalità della musica gospel e l'uso delle canzoni nelle campagne politiche, fino ad arrivare alle intricate relazioni tra cinema, letteratura e giornalismo nell'Italia del primo Novecento.

L'Eredità del Blues e la Nascita del Rock'n'Roll
In un prossimo futuro, si potrà celebrare un secolo dalla nascita del Blues, considerando che nel 1911 nasceva Robert Johnson, universalmente riconosciuto come il padre fondatore per eccellenza del Blues, sebbene il genere abbia avuto diversi padri in epoche ravvicinate, tra cui ancora pochi in vita come B.B. King e Buddy Guy.
Quel genio di Elvis Presley, negli anni '50, per la prima volta prese quella musica per "renderla bianca". Questo fu possibile dandole un'immagine sensuale, vibrante ed energica che divenne iconica, e dandole un preciso scopo sociale: dare voce a nuove generazioni che avrebbero presto avviato la rivoluzione culturale moderna che ancora oggi viviamo. Fu un tentativo esclusivo e unico: per la prima volta un bianco fece Blues e creò il rock'n'roll. Di lì ai Beatles sarebbero passati pochi anni, e ai Rolling Stones mancava davvero un soffio. L'Inghilterra iniziò a rispondere legandosi a doppio filo agli Stati Uniti, proseguendo in questo dialogo, incontro, risposta e scontro per sempre.
Vengono mostrati filmati esclusivi di musicisti noti, coinvolti da un progetto di Martin Scorsese mirato a rendere merito al Blues come vera radice della musica di artisti come Clapton, Van Morrison, Jagger e Lennon, tra gli altri. Tuttavia, in Italia, molti nomi legati a questa radice, apparentemente insignificanti come Skip James, Big Bill Broonzy, Son House e Blind Willie Johnson, rimangono sconosciuti. Questo conferma, tra l'altro, un eterno buco culturale nel nostro paese, incapace di inculcare nozioni di didattica base sulle origini della musica che ascoltiamo oggi. Se si considera che l'Italia è il Paese con maggiore tradizione musicale in Europa, avendo vissuto nel Sud episodi musicali altrettanto interessanti e forse più "elevati" rispetto al folklore spagnolo o alle origini cantautorali francesi, si dovrebbe solo provare frustrazione per questa mancanza di conoscenza.
Oggi è l'occasione non tanto per fare didattica, ma per godere di episodi musicali avvincenti che non verranno mai mostrati in TV, nonostante la loro fondamentale importanza, e che quindi devono essere apprezzati in contesti più esclusivi, quasi come riuniti in una "setta" o un'élite che ricerca qualcosa di diverso e interessante, anche se questo dovrebbe essere parte della "quotidiana quotidianità".

The Blues 3 The soul of a Man
Panorama Musicale Contemporaneo e Questioni di Copyright
Classifiche e Successi del Momento
L'album "Noel" che Josh Groban ha dedicato alle canzoni natalizie, ha mantenuto il primo posto della classifica USA per la terza settimana consecutiva, eguagliando Elvis Presley, che aveva anch'egli spedito per tre settimane di fila al vertice della chart un suo LP di brani per le festività. "Noel" di Groban ha venduto altre 581.000 copie, segno che il suo disco si stava rivelando una buona strenna da mettere sotto l'albero.
Nel frattempo, "As I am" di Alicia Keys è salito dal 3° al 2° posto con altre 234.000 copie, scambiandosi di posizione con "Long road out of Eden" degli Eagles, che è sceso dal 2° al 3° con altre 204.000 unità. La compilation "Now 26" è rimasta fissa sul quarto gradino, mentre il doppio album "Hannah Montana 2 (Soundtrack)/Meet Miley Cyrus" di Miley Cyrus è asceso dal 7° al 5° posto, consolidando la quindicenne come nuovo idolo di molte giovanissime. La colonna sonora di "High school musical 2" è rimasta in sesta posizione per la terza settimana consecutiva, mentre al 7° posto, con altre 107.000 copie, si è classificato "Carnival ride" di Carrie Underwood. "The ultimate hits" di Garth Brooks è sceso dal 5° all'8° posto, e l'omonimo di Taylor Swift, diciottenne, è rientrato nella Top 10, passando dal 12° al 9° posto.
La Battaglia per i Diritti d'Autore di Elvis Presley
Con lo scadere dei termini di protezione dei copyright (50 anni in Inghilterra e nel resto d'Europa), è scoppiata una guerra intorno alle prime registrazioni del re del rock and roll. L'etichetta americana Memphis Recording, che l'estate scorsa aveva pubblicato e piazzato nella Top 20 inglese una ristampa del singolo "My baby left me" approfittando del fatto che la registrazione era diventata di pubblico dominio, ha preparato un intero album di prime incisioni presleyane intitolato "New York: RCA Studio 1: The Complete Sessions".
Tuttavia, Sony BMG, custode del catalogo ufficiale di Elvis, ha reagito intimando al distributore inglese Cargo di non metterlo in circolazione nel Regno Unito, pena l'avvio di una vertenza legale. La major sostiene che tra le outtakes incluse nella confezione ci sono brani registrati successivamente e per i quali non sono ancora scaduti i 50 anni di tutela del diritto d'autore previsti dalla legge inglese. Per evitare guai, Cargo ha obbedito e altrettanto hanno fatto i rivenditori.
Il direttore di Memphis Recording, Joseph Pirzada, ribatte che Sony BMG si sbaglia, affermando che le incisioni incriminate risalirebbero in realtà a prima del 1° giugno 1957, e sta preparando le contromosse: per febbraio sarà pronta una nuova edizione del disco di cui Sony BMG non potrà impedire la distribuzione in Europa. Pirzada ha dichiarato a Billboard: "Ci hanno messo i bastoni tra le ruote proprio prima di Natale".

La Musica Gospel: Colonna Sonora delle Festività
Non c'è Natale senza gospel. Il genere, nato dalla cultura afroamericana, è ormai la colonna sonora delle festività natalizie. Anche quest'anno il calendario degli eventi nella Capitale, dalle chiese alle sale da concerto, ha confermato questa tendenza.
A grande richiesta, visto il successo riscosso nelle passate edizioni, è tornato il Roma Gospel Festival. Inizialmente svoltosi in alcune delle chiese più belle di Roma, il festival, sotto la direzione artistica di Mario Ciampà, si è ampliato spostandosi gradualmente al Parco della Musica. L'Auditorium ha ospitato, da un sabato di dicembre fino all'1 gennaio, alcune tra le migliori formazioni corali e gruppi di spiritual e gospel provenienti dagli Stati Uniti. Questi artisti hanno fatto vivere, con la loro profonda carica di gioiosa spiritualità, un Natale tra blues e devozione, attraverso formazioni numerose, eleganti e, soprattutto, trascinanti.
Il festival ha iniziato con The Inspirational Choir Of Harlem, guidato da Antony Morgan. Per il giorno di Natale l'appuntamento pomeridiano è stato con Joe Pace & Colorado Mass Choir. Sonorità moderne, ballate incantevoli, testi intensi e profondi fanno di questo rinomatissimo coro gospel un vero e proprio modello di testimonianza di fede e spiritualità in musica. Joe Pace è considerato uno tra i più grandi interpreti di traditional & contemporary gospel, compositore di talento, musicista, arrangiatore, e uno tra i più quotati produttori e talent-scout. Con ogni sua interpretazione, Joe Pace colpisce dritto al cuore per la bellezza della sua musica, per la poesia dei suoi testi e per la forte e indissolubile atmosfera gioiosa, presentando un repertorio di brani originali e standard.
Il giorno successivo, il 26 dicembre, si è tornati agli spettacoli serali con i Virginia Mass Choir, un gruppo di 12 elementi (che in totale sarebbero 200 e a volte si esibiscono tutti insieme!) guidati da Earl Bynum. A seguire, il 27 dicembre, si sono esibiti Stevenson Clark & the Memphis Singers, un ensemble composto da un pianista e quattro sorprendenti voci provenienti da Memphis, nel Tennessee (la patria di Elvis Presley). Il 28 dicembre è stata la volta di Donald Woods & His People: Donald Woods, uomo di notevole stazza come nell'immaginario collettivo dei cantori gospel, è uno dei migliori talenti dell'area di Chicago e degli Stati Uniti, e "la sua gente", come chiama il suo gruppo, sono cantanti tutti nativi di Chicago che provengono da diversi generi e stili musicali. Insieme offrono il meglio del gospel, jazz, r&b/soul e hanno cantato per diversi artisti, compreso Ray Charles. Il 29 dicembre ha chiuso Robin Brown and Triumphant Delegation, in cui la leader è considerata fra le migliori cantanti e pianiste della Georgia.
Il Festival Gospel è proseguito anche a Capodanno con il concerto della New Orleans Gospel Night, che ha replicato anche il 1 gennaio. Si tratta di un'originale formazione composta da alcuni fra i migliori musicisti provenienti dai gruppi delle chiese battiste di New Orleans e della Louisiana, lo Stato considerato una delle zone dove maggiormente si è mantenuta viva e attiva l'eredità musicale gospel del sud degli Stati Uniti.

Musica e Politica: Le Colonne Sonore delle Campagne Presidenziali USA
Dieci grandi successi che hanno segnato la storia della musica americana sono stati i brani della compilation elettorale 2008, ovvero le colonne sonore della campagna presidenziale scelte dai dieci candidati in corsa per la conquista della Casa Bianca. Questa tradizione risale alle origini degli Stati Uniti, quando l'elezione di George Washington fu accompagnata dalle note della storica "Yankee Doodle". Da allora, artisti di ogni colore politico, da Elvis Presley ai Los Lobos, hanno conquistato indistintamente democratici e repubblicani grazie ai ritmi incalzanti delle loro canzoni, proponendo talvolta accostamenti arditi ma divertenti.
È il caso di Mitt Romney, che ha scomodato "il re del Rock 'n' Roll" con la sua "A little less conversation", la storia di un incontro tra Elvis e la sua amante in cui l'artista chiede di non perdersi in discorsi e di "soddisfarlo carnalmente". Una scelta curiosa per l'ex senatore del Massachusetts di fede mormone, che avrebbe voluto raccogliere i consensi della destra repubblicana più conservatrice. Il portavoce di Romney, Kevin Madden, ha puntualizzato che ha un significato simbolico, intendendo che a Washington si deve parlare meno e agire di più.
Mike Huckabee ha optato per "Free Bird" dei Lynyrd Skynyrd, storico gruppo rock del Sud: una scelta da intenditori musicali - l'ex governatore dell'Arkansas è un appassionato di musica e suona la chitarra - ma un'insidiosa arma a doppio taglio per un candidato repubblicano che vanta un grande seguito nella destra evangelica, lontana anni luce dal testo della canzone, la storia di un'anima libera incapace di stabilire relazioni serie e durature e costretta per sua stessa natura a cambiare luogo, un'esaltazione dell'inaffidabilità.
Per Rudy Giuliani la scelta è stata, se non altro, geograficamente originale: l'ex sindaco di New York, repubblicano sui generis nato e cresciuto nella Grande Mela, ha snobbato i tanti artisti di casa e si è sintonizzato su "Life is an highway" dei Rascal Flatts, gruppo country di Nashville, Tennessee. Fred Thompson, che il Tennessee lo ha rappresentato per otto anni a Capitol Hill, si è affidato invece a Johnny Cash e alla sua "I've been everywhere". Tra i repubblicani infine ha brillato la stella di Ron Paul, poco quotato nei sondaggi ma con il merito di avere una canzone tutta sua: il deputato del Texas vanta infatti alcuni fan tra gli artisti musicali, come Steve Dore, che gli ha dedicato "Hope for America", nella quale avverte che "per salvare la nostra repubblica si deve votare per Paul".
Se il rock spopola in casa repubblicana, i ritmi caldi allietano la sponda democratica: Barack Obama ha scelto Stevie Wonder, proponendo durante le apparizioni in pubblico "Signed, Sealed, Delivered, I'm yours", un modo per sottolineare la totale devozione al popolo americano in caso di vittoria. John Edwards si è affidato ai toni del country patriottico di John Mellencamp e della sua "Our country", mentre il governatore del New Mexico, Bill Richardson, si è identificato nei ritmi latini della canzone "Mess we're in", il cui debutto risale ai tempi dell'amministrazione Reagan.
Un capitolo a parte è quello che accomuna la strana coppia Hillary Clinton e John McCain: il candidato repubblicano e la rivale democratica hanno dovuto cambiare colonna sonora in corsa. L'ex First Lady ha "licenziato" Celine Dion preferendo il country rock dei Big Head Todd and the Monsters, i cui toni sono apparsi più adatti alla sua campagna aggressiva e che poco avevano a che fare con "You and I" inizialmente scelta nel repertorio della bionda artista canadese. Il senatore dell'Arizona ha dovuto invece rinunciare a "I won't back down" di Tom Petty su esplicita richiesta del cantante. Lo smacco ha precedenti illustri: all'inizio degli anni Ottanta, Bruce Springsteen protestò contro l'uso di "Born in the Usa" da parte di Reagan, mentre nel 1988 Bobby McFerrin chiese a George H.W. Bush di non utilizzare la sua "Don't Worry, Be Happy".

Eventi Musicali e Iniziative di Beneficenza
La programmazione del Jack'n Jill di Cutrofiano (Le) ha proseguito con i GoodOleBoys. Questa band nasce dall'esigenza di riportare alla luce sonorità e atmosfere tipiche del rock'n'roll anni '50. Tanti i classici eseguiti, da "Pretty Woman" a "Great Balls of Fire", da "Surfin' Safari" dei Beach Boys a "Satisfaction" dei Rolling Stones, ma non solo. I GoodOleBoys rivisitano pezzi più moderni cercando di dar loro una nuova veste "vintage", includendo brani di Elvis Presley, Otis Redding, Bob Dylan, John Lennon, Joe Cocker, Marvin Gaye e tanti altri. Assistendo ad un loro concerto si ha la sensazione di ascoltare un vecchio vinile, perfetto per ballare e piacevole da ascoltare.
In Puglia, l'evento organizzato dall'Associazione Arte & Roll in collaborazione con la ProLoco di Erchie, mira a creare raduni dove tutti i fan di Elvis Presley e gli appassionati di quei suoni possano incontrarsi, confrontarsi, ballare e fare un tuffo negli anni '50. Anche qui, i Good Ole Boys sono nati dall'esigenza di riportare alla luce sonorità e atmosfere tipiche del rock'n'roll anni '50. Parte dell'incasso di questi eventi è devoluta in beneficenza alla piccola Azzurra Polito, affetta da una rara malattia.

"1977. Immagini per un diario ritrovato": Un Documentario sulla Strage di Acca Larentia
Il 7 gennaio del 1978, a Roma, avvenne la strage di via Acca Larentia, dove morirono Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, rispettivamente di venti, diciotto e diciannove anni. Lì finisce la storia, o meglio si trasforma, presto diventando altro, diventando peggio. In quella strada del quartiere Tuscolano comincia "1977. Immagini per un diario ritrovato", in onda su RaiTre, un docufilm di Roberto Benini, Francesco Lo Sardo e Roberto Malfatto, con regia di Roberto Malfatto. Il racconto di quell'anno e degli eventi che lo segnarono è un misto di cronaca e ricordo personale (gli autori all'epoca avevano tutti sedici anni), ripercorrendo movimenti, innovazioni ed errori con immagini inedite, private e d'archivio.
The Blues 3 The soul of a Man
Lo Schermo di Carta: Cinema, Letteratura e Giornalismo (1905-1924)
La collana "Studi e Testi", diretta da Simone Magherini, Anna Nozzoli e Gino Tellini, intende promuovere e diffondere, in campo nazionale e internazionale, studi e ricerche sulla civiltà letteraria italiana, nonché edizioni critiche e commentate di testi della letteratura italiana, dalle origini alla contemporaneità. La qualità scientifica delle pubblicazioni della collana è garantita da un processo di revisione tra pari (peer review) e dal Comitato scientifico internazionale, che include accademici di prestigiose università. La collana prevede pubblicazioni in formato cartaceo e digitale con un modello di diffusione a pagamento o ad accesso aperto (open access).
Il volume "Lo schermo di carta: Pagine letterarie e giornalistiche sul cinema (1905-1924)", a cura di Irene Gambacorti, edito da Società Editrice Fiorentina, esplora un capitolo curioso della vicenda culturale primonovecentesca italiana. Dagli albori del secolo attraverso gli anni Dieci, periodo d'oro per volume d'affari e prestigio internazionale, il cinema ha conosciuto in Italia un consenso di pubblico e un peso sociale crescente. Da spettacolo da baraccone per fanciulli e serve, è arrivato a occupare i principali teatri cittadini, a scritturare attori drammatici celebri e a coinvolgere come soggettisti e sceneggiatori firme famose del panorama letterario. Tra contrasti, rifiuti snobistici e polemiche feroci, ha aspirato allo status di nuova arte, imponendosi all'attenzione dell'opinione pubblica come l'invenzione del secolo, emblema dei tempi moderni.

Il Fenomeno Cinema nella Stampa del Tempo
Letteratura, giornalismo ed editoria hanno fornito allo sviluppo del nuovo spettacolo un contrappunto costante. Il rapporto non era pacifico, ma spesso conflittuale, polemico, o ambiguamente amichevole grazie alle convincenti elargizioni pubblicitarie. La carta stampata ha reso un quadro pertinente di entusiasmi, paure, riflessioni e idiosincrasie, illuminando un capitolo curioso della vicenda culturale primonovecentesca, quando l'affermarsi di nuovi media ha chiamato in causa la definizione di arte e il mutato rapporto tra società e letteratura nella moderna civiltà industriale. Ha documentato l'atteggiamento di scrittori e intellettuali di fronte a una forma di spettacolo che agisce in profondo su abitudini e costumi di vita, e forte del favore popolare aspirava a ottenere patente di arte. Un fenomeno che smuoveva interessi economici enormi, prometteva guadagni insperati, ma avvinceva anche con le nuove possibilità espressive offerte dall'alfabeto delle immagini in movimento, dal gioco della trascodifica dei testi in nuovi linguaggi espressivi.
Gli scritti raccolti in questo volume intendono mostrare come il fenomeno cinema è stato vissuto e raccontato dal mondo letterario italiano di quegli anni, con particolare riguardo al rapporto tra cinema e letteratura, cinema e arti, cinema e società. Tra le "Pagine letterarie", figurano racconti, brani di romanzi, commedie, poesie ispirati al mondo del grande schermo, alla vita sul set e nelle Case cinematografiche, agli attori e alle dive, o al variopinto pubblico dell'epoca. Gli "Scritti giornalistici", insieme a interviste a scrittori e drammaturghi posti a confronto con la nuova arte, comprendono articoli, inchieste, commenti spesso dovuti a nomi noti della stampa periodica e della critica letteraria e teatrale.
The Blues 3 The soul of a Man
Criteri e Approccio alla Selezione
La scelta antologica attinge di preferenza a quotidiani e periodici a larga diffusione o di riconosciuto prestigio culturale. Si escludono di proposito le voci degli addetti ai lavori, la stampa di settore, le molte riviste cinematografiche che prosperano in Italia nei primi decenni del secolo, fatta eccezione per quei periodici nati nella seconda metà degli anni Dieci con lo specifico intento di inserire il cinema all'interno della coeva discussione estetica e artistica, come "Apollon", "L'Arte muta", e "In penombra", che programmaticamente cercava di coinvolgere letterati e artisti già attivi in altri campi. Volutamente si escludono anche quei testi letterari che non parlano di cinema, ma sono stati trovati a vario titolo "cinematografici", talvolta così etichettati dall'autore stesso, come il racconto "Cinematografo cerebrale" di De Amicis del 1907, dove si assiste al flusso di pensieri, desideri e immagini che emerge per libera associazione dall'inconscio di un rispettabile Cavaliere. L'uso metaforico dell'aggettivo "cinematografico" ha avuto grande voga, nei contesti più vari, in questi anni, come sinonimo di descrizione, o di galleria di ritratti, o di racconto tout court, senza che si dovesse presupporre per questo una qualche novità narrativa.
La ricerca di suggestioni cinematografiche nello stile narrativo di testi letterari d'epoca è terreno affascinante ma infido, mentre dal canto suo il primo cinema strutturava il racconto su collaudati procedimenti letterari, teatrali o narrativi, e cercava l'appoggio della letteratura per avvalorare la propria dignità d'arte, nelle didascalie, nei paratesti, nei "libretti" dei film, nell'apparato pubblicitario. Alcune testimonianze mancano, con rammarico, per difficoltà contingenti, come per le straordinarie serie di tavole parolibere di "Cineamore" di Carlo Carrà, del 1914, inedite e sparse in collezioni private. Il campo della letteratura cinematografica, e più in generale il rapporto tra letteratura e cinema, ha conosciuto negli ultimi quindici anni un rinnovato interesse, con studi di serio impegno filologico e documentario, estesi anche alla coeva situazione europea, quasi esclusivamente da parte di studiosi di cinema. L'auspicio è che questa antologia possa offrire un utile sostegno documentario per la ricerca e la didattica, anche in ambito letterario, dato che un fenomeno di così vaste implicazioni sociali, espressive e artistiche come il cinema è spesso curiosamente assente nelle ricostruzioni storico-letterarie dell'inquieto panorama italiano dei primi decenni del ventesimo secolo.
La scelta, ampia, alterna pagine di indubbio valore artistico a prove di onesta letteratura di consumo e, tra le pagine giornalistiche, testi di diverso spessore, genere e stile, dal saggio all'inchiesta, all'intervista, alla polemica, fino alla cronaca e alla curiosità; tutti rendono, in modo aperto o implicito, una lettura, un'interpretazione del nuovo fenomeno artistico. I testi sono raggruppati per argomento e seguono all'interno della singola sezione l'ordine cronologico, dando evidenza allo sviluppo dell'interesse e del dibattito sui grandi temi che hanno tenuto il campo. Tra le "Pagine letterarie", la sezione "Lo schermo e il pubblico" pone l'attenzione sul modo in cui il pubblico partecipa agli spettacoli cinematografici: sulle sue reazioni, sui suoi commenti, sugli effetti positivi o deleteri delle proiezioni, dando spazio anche alla figura della diva.
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