Le figure di Papa Giovanni XXIII, noto come il "Papa Buono", e di Padre Pio da Pietrelcina, il frate stimmatizzato del Gargano, hanno segnato profondamente la storia della Chiesa del Novecento. Nonostante non si siano mai incontrati direttamente, il loro rapporto fu intessuto di discernimento, preoccupazioni, e infine, secondo alcune interpretazioni, di stima reciproca, lasciando un'eredità di dibattiti storiografici.

I Percorsi Esistenziali e i Tentativi di Incontro
La vita di Padre Pio, fatta eccezione per alcune occasioni sporadiche, fu quasi interamente trascorsa nel Convento di San Giovanni Rotondo a partire dal 1916. Al contrario, Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, fu un uomo di vasti viaggi e intensa attività diplomatica al servizio della Santa Sede in Europa.
Per ben tre volte, nel 1923, nel 1931 e nel 1955, Roncalli manifestò il desiderio e la possibilità di visitare la cittadina garganica e incontrare il frate. Tuttavia, in tutte queste occasioni, dovette desistere dal suo proposito. Nel novembre del 1923, durante un viaggio nelle diocesi italiane come responsabile del "Consiglio centrale per le diocesi d'Italia della Pia Opera della propagazione della fede nel mondo", Roncalli, allora sacerdote quarantenne, avvertì a Foggia un forte desiderio di salire a San Giovanni Rotondo. Decise di non farlo, pensando che il gesto non sarebbe stato apprezzato in ambito romano a causa dei provvedimenti presi contro Padre Pio, che in quel periodo era sottoposto a restrizioni circa l'esercizio del suo ministero. Questa fu una scelta di prudenza, dettata dall'amore per la Chiesa e da un presunto conflitto di valori nella sua coscienza, optando per quello che riteneva un bene maggiore.
Similmente, tra il 30 agosto e il 10 settembre del 1931, invitato a Manfredonia da Monsignor Cesarano per la festa patronale, evitò di recarsi al Convento di Padre Pio, anch'egli nuovamente sotto restrizioni e quasi recluso. Anche questa decisione può essere spiegata con l'esercizio della virtù della prudenza e forse con il valore dell'ascolto di un consiglio ricevuto e accettato. Infine, il 27 agosto del 1955, il Cardinale Roncalli, appena giunto alla stazione di Foggia, era risoluto a salire a San Giovanni Rotondo, ma non riuscì a realizzare il suo intento. Questa, probabilmente, fu la decisione più sofferta, presa ancora una volta per non avallare presunte forme di fanatismo religioso che si sarebbero potute manifestare in quel periodo. In ultima analisi, prevarrà l'amore per la Chiesa e l'esercizio della virtù della prudenza, valori e virtù che nascono dalla fede.
Il Pontificato di Giovanni XXIII e le "Misure di Contenimento" su Padre Pio
Negli anni successivi, con l'elezione a Sommo Pontefice, Giovanni XXIII fu chiamato a discernere e dirimere una nuova ondata persecutoria che si abbatté sul religioso cappuccino, dovendo prendere posizione in base agli elementi di giudizio a sua disposizione. Questa fase, nota anche come la "seconda persecuzione" di Padre Pio, avvenne tra il 1960 e il 1961.
Le Preoccupazioni del Papa e i Diari di Roncalli
All'inizio dell'estate del 1960, Papa Giovanni XXIII fu informato da Monsignor Pietro Parente, assessore del Sant'Uffizio, del contenuto delle bobine registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi, Roncalli raccoglieva informazioni sulla cerchia di donne attorno a Padre Pio, appuntando i nomi di "tre fedelissime: Cleonilde Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci", oltre a una "misteriosa contessa", chiedendosi se il suo fosse un "vero titolo oppure un nomignolo".
Il 25 giugno 1960, su quattro foglietti rimasti inediti fino a quel momento e rivelati dallo storico Sergio Luzzatto nel suo libro Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento, il Papa annotava gravi riflessioni. "Stamane da Mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto". Il Pontefice annotò: "Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente".
Giovanni XXIII espresse parole durissime, pur non riferendosi alle stigmate: "L’accaduto-cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona- fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. «Disastro di anime». «Immenso inganno». Una delle «tentazioni» con cui il Signore ci mette alla prova". Angelo Roncalli, secondo Luzzatto, non aveva mai apprezzato Padre Pio, e la sua fede ascetica, mistica, quasi medievale era estranea alla sensibilità del futuro Papa.
Sempre il 25 giugno, Roncalli annotò ancora: "Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili". Dopo aver ordinato una nuova visita apostolica a San Giovanni Rotondo, quasi quarant'anni dopo quella del 1921, il Papa concluse che "purtroppo laggiù il P.P.". Gli appunti di Roncalli, evidenziati nell'opera di Luzzatto, hanno alimentato un dibattito sulla figura del santo, sebbene lo stesso Luzzatto non intenda la sua opera come una "demolizione definitiva" o una "invettiva laicista", ma come un'indagine sulla mitopoiesi e l'intreccio del frate con la Chiesa, la politica e la finanza italiana, anche sotto il fascismo.

La Reazione del Papa e la Smentita della "Persecuzione"
Tuttavia, altre fonti offrono una prospettiva differente. Il giornalista Stefano Campanella, autore del libro Oboedentia et Pax. La vera storia di una falsa persecuzione, che si avvale di documenti inediti dagli atti della causa di beatificazione, smentisce la narrazione della persecuzione di Giovanni XXIII nei confronti di Padre Pio, sostenendo che i provvedimenti rivelano una benevola predisposizione del Pontefice.
Secondo Campanella, all'origine della "seconda persecuzione" vi fu il parroco romano del Divino Amore, don Umberto Terenzi, che intendeva proteggere Padre Pio e la Casa Sollievo della Sofferenza da indebite ingerenze finanziarie. Don Terenzi ottenne dal Sant'Uffizio l'incarico verbale di indagare, ma esagerò, presentandosi a San Giovanni Rotondo come rappresentante papale. Microfoni e registratori vennero posizionati nella foresteria e, in un colloquio con Cleonice Morcaldi, si credette di ascoltare "un bacio". Le bobine, confuse e poco utilizzabili, vennero inviate al Sant'Uffizio.
Il Papa, venuto a conoscenza dell'accaduto, ordinò di rimuovere i microfoni e si rifiutò di ricevere don Terenzi. Fu poi nominato visitatore apostolico Carlo Maccari, che si presentò come portavoce del Papa, sebbene il suo compito fosse solo raccogliere informazioni. La sua visita non iniziò nel migliore dei modi e Maccari accreditò false accuse contro Padre Pio.
La vera notizia inedita, secondo Campanella, è la visita apostolica di un solo giorno compiuta nel febbraio 1961 dal domenicano padre Paolo Philippe, futuro cardinale e consultore del Sant'Uffizio. Philippe interrogò Padre Pio e scrisse una relazione durissima e distruttiva, definendo Padre Pio "un uomo di intelligenza limitata, ma molto astuto e ostinato, un contadino furbo", che "non è e non può essere un santo", e "passato insensibilmente da manifestazioni minori di affettuosità ad atti sempre più gravi, fino all'atto carnale". Giudicò Padre Pio "un falso mistico" e "la più colossale truffa che si possa trovare nella storia della chiesa".
Papa Giovanni lesse la requisitoria e ne rimase impressionato. Tuttavia, volle consultare l'arcivescovo di Manfredonia, suo antico amico. Il colloquio, riportato nel volume di Campanella, fu decisivo: Giovanni XXIII "capì che le accuse contro Padre Pio erano false, costruite ad arte, fondate sul nulla". Diede quindi ordine ai cardinali del Sant'Uffizio di non inasprire le sanzioni verso Padre Pio. Questo punto è rafforzato dall'arcivescovo emerito di Loreto, Monsignor Loris Capovilla, segretario personale di Papa Roncalli, il quale assicurò che "da parte del Papa non c'era alcun pregiudizio". Il suo timore "era frutto delle informazioni che gli venivano fornite dagli incaricati della Santa Sede", spesso preoccupati per l'enorme afflusso di denaro a San Giovanni Rotondo e il rischio di approfittamenti riguardo alla costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza.
Anche il Cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, rivelò al vaticanista Benny Lai di aver convinto Papa Giovanni XXIII a ricredersi. Siri testimoniò che il Papa, pur preoccupato dalle "gravi accuse", comprese alla fine che il "povero frate era estraneo". Il cardinale Siri stesso era convinto dei doni mistici di Padre Pio, citando la sua capacità di "vedere il futuro, leggere nel pensiero, spostarsi in bilocazione", e raccontando un episodio personale in cui Padre Pio gli inviò un telegramma confermando una sua decisione difficile, presa senza averne parlato con nessuno. Questo lo portò a postulare la beatificazione e canonizzazione di Padre Pio presso Paolo VI nel 1975.
La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia
Mediazioni e Discernimento Teologico-Spirituale
Anche se Padre Pio e Angelo Roncalli non si incontrarono mai direttamente, le loro figure si resero presenti l'una all'altra attraverso l'intervento e il racconto di diversi personaggi. Dal punto di vista del Papa, è da ricordare l'amicizia con Monsignor Cesarano, al quale domandò più volte notizie su Padre Pio, ricevendo sempre rassicurazioni e attestazioni positive che lo descrivevano come "uomo di preghiera, di profonda pietà e di sode virtù" e "direttore spirituale per le anime". Analogamente, quando Monsignor Roncalli fu Nunzio Apostolico a Parigi, frequentò Emanuele Brunatto, grande devoto di Padre Pio, che gli offrì una lettura entusiastica del frate. Il futuro Pontefice fu dunque sempre in contatto con persone che apprezzavano e amavano Padre Pio, e che certamente poterono presentargli un profilo positivo.
Il concetto di mediazione richiama la relazione tra le persone, supporta l'ascolto degli altri e interpella la responsabilità. Durante il pontificato, la questione delle mediazioni assunse toni più drammatici, come nel caso della visita apostolica e delle illazioni sollevate contro Padre Pio, con l'installazione di microfoni per registrare i suoi dialoghi. Queste "mediazioni" si rivelarono meno efficaci e meno autentiche, generando effetti ambigui e incerti che portarono a incomprensioni e a una presentazione distorta della realtà.
Sul piano teologico spirituale, è fondamentale indagare il percorso della grazia divina e discernere le vicende del discepolato cristiano, cercando di comprendere la volontà di Dio. Da questa prospettiva, si può ritenere che il tempo della prova e dell'afflizione appartenga al cammino di ogni credente ed è decisivo per la santità. Forse era un disegno della divina Provvidenza che i due non si incontrassero, alimentando in un certo modo un desiderio di conoscenza. Si deve tuttavia discernere quanto l'uomo, mediante l'esercizio della propria libertà, possa interferire su questo processo santificante. Il cammino della croce, tuttavia, è sempre proteso verso la resurrezione, e in quest'ambito possiamo ascrivere il tempo della gioia e delle parole profonde e feconde che entrambi seppero donare alla Chiesa e all'umanità intera.
Giovanni XXIII: Il "Papa Buono" e il Suo Pontificato Riformatore
Angelo Giuseppe Roncalli, nato a Sotto il Monte (Bergamo) nel 1881, fu eletto papa il 28 ottobre 1958, succedendo a Pio XII, all'età di 77 anni. Il suo pontificato, seppur breve (cinque anni), fu di portata storica e lo rese un "Papa storico" e un "grande santo".
Dopo l'ordinazione sacerdotale nel 1904, fu segretario del vescovo G. Radini Tedeschi a Bergamo e professore al seminario. Durante la Prima Guerra Mondiale, servì come sergente di sanità e cappellano militare. Chiamato a Roma nel 1921 da Benedetto XV per riorganizzare l'opera di propagazione della fede in Italia, ricoprì in seguito importanti incarichi diplomatici: arcivescovo titolare di Areopoli e visitatore apostolico in Bulgaria (1925), delegato apostolico in Turchia e Grecia (1935), e nunzio apostolico a Parigi (1944). Nel 1953 fu nominato cardinale e Patriarca di Venezia.
Eletto Papa, nella sua omelia di incoronazione del 4 novembre 1958, si propose di essere anzitutto pastore. In questa prospettiva si collocano gli atti più significativi del suo pontificato, primo fra tutti la convocazione del Concilio Vaticano II (aperto l'11 ottobre 1962). Il Concilio fu inteso non solo come un "aggiornamento" della Chiesa per venire incontro alle nuove esigenze organizzative e pastorali, ma anche come un "invito alle comunità separate per la ricerca dell'unità". A tal fine, fu creato nel 1960 il Segretariato per l'unità dei cristiani, dando forte impulso al dialogo ecumenico. Giovanni XXIII superò il numero tradizionale dei cardinali, fissato da Sisto V a 70, con la creazione di nuovi porporati. Dedicò particolare attenzione alla cura della diocesi di Roma, di cui era vescovo, celebrando un sinodo e compiendo numerose visite pastorali.
Tra le sue encicliche di risonanza mondiale, anche al di là degli ambienti cattolici, spiccano la Mater et magistra (1961), sulla dottrina sociale cristiana, e la Pacem in terris (1963), sulla pace e la collaborazione tra uomini di fedi diverse, indirizzata "a tutti gli uomini di buona volontà". Dopo la morte, fu pubblicato il suo diario spirituale, Il giornale dell'anima. Angelo Roncalli è passato alla storia con il titolo di "Pastor Angelicus" e, soprattutto, "Il Papa buono", un'espressione che meglio connota la sua santità, descritta come "normale", senza fenomeni eclatanti, ma una santità che "fu una fontana dove tutti potessero dissetarsi".
Il processo di beatificazione, annunciato da Paolo VI nel 1965, si è concluso con la beatificazione il 3 settembre 2000 sotto Giovanni Paolo II. È stato proclamato santo da Papa Francesco il 27 aprile 2014.
Le Diverse Percezioni di Padre Pio da Parte dei Pontefici
L'importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento è attestata anche dal mutare delle sue fortune a ogni morte di Papa. I Pontefici succedutisi nel corso del Novecento hanno guardato a Padre Pio con occhi diversi, comprese le "asprezze giovannee", senza che questo intaccasse la continuità morale e teologica tra i successori di Pietro.
- Benedetto XV si dimostrò scettico, permettendo al Sant'Uffizio di procedere subito contro il cappuccino.
- Pio XI fu ancora più diffidente: sotto il suo pontificato si giunse quasi ad azzerarne le facoltà sacerdotali.
- Pio XII, al contrario, consentì e incoraggiò il culto del frate.
- Giovanni XXIII autorizzò inizialmente "pesanti misure di contenimento della devozione", sebbene, come evidenziato da alcune fonti, si ricredette in seguito e ordinò di non inasprire le sanzioni.
- Paolo VI, che da sostituto alla segreteria di Stato aveva reso possibile la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, da Pontefice fece in modo che il frate potesse svolgere il suo ministero "in piena libertà".
- Albino Luciani (Giovanni Paolo I), da vescovo di Vittorio Veneto, scoraggiò i pellegrinaggi nel Gargano.