Il 25 marzo 2026 ha segnato un momento storico per la Chiesa d'Inghilterra e per la Comunione anglicana. Per la prima volta nella storia, una donna, Sarah Mullally, è stata scelta per ricoprire la carica di 106° Arcivescovo di Canterbury, la posizione più importante della Chiesa anglicana. La sua nomina, annunciata dal governo britannico e approvata da Sua Maestà Re Carlo III il 3 ottobre, è avvenuta dopo un lungo processo di consultazione pubblica e discernimento da parte della Crown Nominations Commission.
La data scelta per il suo insediamento non è casuale: coincide con la Festa dell’Annunciazione, conosciuta in Inghilterra anche come Lady Day. Questa celebrazione ricorda il momento in cui l’arcangelo Gabriele annuncia a Maria che darà alla luce Gesù Cristo e, per questo motivo, la festa è associata all’idea di chiamata divina e di nuovo inizio, rendendo la data particolarmente simbolica per l’inizio del ministero di un nuovo arcivescovo, tanto più quest'anno con Mullally a rompere una tradizione centenaria tutta al maschile.

Un Messaggio di Trasformazione e Inclusione
L'intronizzazione di Sarah Mullally come arcivescova di Canterbury segna molto più di un semplice passaggio di consegne ai vertici della Chiesa d'Inghilterra. È un momento che parla nel suo insieme, non soltanto ai fedeli, ma è soprattutto il segnale di una possibile svolta per un’istituzione che negli ultimi anni ha visto incrinarsi la propria credibilità, attraversata da scandali, tensioni interne e da un rapporto sempre più fragile con una società britannica profondamente cambiata. La sua nomina ha mandato un messaggio forte a tutti coloro che, tra altari e pulpiti delle parrocchie inglesi e di più di 165 paesi, ancora si rifiutano di accettare sacerdoti donne. Diciotto mesi dopo che Mullally ha parlato pubblicamente di barriere istituzionali e "micro-aggressioni" subite a causa del suo genere, il soffitto in vetro colorato della chiesa anglicana è, infine, andato in frantumi.
Per la prima volta, dopo oltre un secolo di leadership esclusivamente maschile, la guida spirituale della Comunione anglicana, con i suoi circa 85 milioni di fedeli, viene affidata a una donna. Si tratta dunque di un passaggio che ha un valore simbolico evidente e che racconta una trasformazione culturale più ampia, ben oltre i confini religiosi.
La Cerimonia di Insediamento
Come da tradizione, la cerimonia è iniziata con Mullally che ha bussato tre volte con un bastone alla porta ovest della cattedrale per chiedere l'ingresso. La cerimonia è culminata con l'insediamento di Mullally su due diversi troni. La presenza del principe William e di Catherine ha segnalato la volontà della monarchia di ripensare il proprio legame con la tradizione anglicana, cercando un equilibrio tra continuità e un modo più sobrio e attuale di vivere la dimensione spirituale.
Chi è Sarah Mullally: Profilo e Percorso
Nata a Woking, nella contea del Surrey, nel 1962, Sarah Mullally si è convertita al cristianesimo all’età di 16 anni. Mullally porta con sé un profilo lontano dai canoni tradizionali: un'ex infermiera e madre di due figli, con una lunga esperienza nel servizio pubblico. A differenza del suo predecessore Justin Welby, che ha studiato a Eton e Cambridge, Mullally ha frequentato il più umile Woking Sixth Form College e in seguito ha studiato infermieristica al South Bank Polytechnic. È diventata un'infermiera all'ospedale St Thomas di Londra ed è ricordata dagli ex colleghi come "gentile e pragmatica".
All'età di 37 anni, è stata nominata capo infermieristica per il SSN, un'ascesa rapidissima che ha portato con sé uno stipendio a sei cifre di Whitehall e incontri con il primo ministro. Ma cinque anni dopo ha rinunciato a tutto per diventare sacerdote, guadagnando 17.500 sterline l'anno. Ordinata nel 2001, ha assunto l’incarico di vescovo suffraganeo di Crediton, nella diocesi di Exeter, nel 2015. Nel 2018 è diventata vescovo di Londra, prima donna nominata per tale ruolo.

Qualità di Leadership e Visione
Mullally è considerata competente e collegiale, vista come una persona affidabile, una leader che ristabilirà la rotta della nave dopo anni di scandali di abusi, calo del numero di presenze di fedeli alle funzioni e aspre liti sulla sessualità e l'identità. Nick Baines, l'ex vescovo di Leeds che ha nominato Mullally al suo primo ruolo di parroco, ha detto che non ha alcuna pretesa di "salvare il mondo", ma invece si concentrerà sul prendere in mano le questioni controverse irrisolte lasciate dal suo predecessore, Justin Welby. "Ecco perché è stata nominata: solida, stabile", ha detto. “Sarah non si presenta mai come una persona ambiziosa. Lei non è una mercante di ego. Si presenta come una persona misurata, realizzata e ha chiaramente valutato il ruolo che sta assumendo.”
Tim Wyatt, l'autore di una newsletter sul C of E, The Critical Friend, scrive che Mullally è "riservata, ordinaria, tranquillamente competente e affidabile". Lui e altri la descrivono come una che ama il gioco di squadra, giusta, generosa, e come qualcuno che preferisce il consenso al conflitto. Mullally stessa ha riconosciuto l'"enorme peso di responsabilità" del suo nuovo ruolo. "Come pastore, mi sforzerò di essere calma, coerente e compassionata con tutti", ha detto nel suo primo discorso presidenziale all'assemblea nazionale del C of E, il Sinodo Generale. Il tema che ha attraversato la sua vita è, come ha detto, "servire e prendersi cura degli altri". Ha sottolineato il suo impegno a "fare tutto il possibile per garantire che la Chiesa divenga più sicura e risponda bene alle vittime e ai sopravvissuti agli abusi".
«Nel rispondere alla chiamata di Cristo a questo nuovo ministero, lo faccio con lo stesso spirito di servizio a Dio e agli altri che mi ha motivato fin da quando ho iniziato a credere da adolescente», ha dichiarato Mullally, aggiungendo che «in ogni fase di questo cammino, attraverso la mia carriera infermieristica e il mio ministero cristiano, ho imparato ad ascoltare profondamente le persone e i suggerimenti di Dio per cercare di unirle affinché trovino speranza e guarigione».
Le Sfide della Chiesa Anglicana e la Leadership di Mullally
L'arrivo di Mullally assume un significato ancora più forte in un contesto di sfide complesse. La Chiesa d'Inghilterra, divenuta la chiesa di Stato del Paese dopo la scissione dalla Chiesa cattolica romana da parte del re Enrico VIII nel 1530, si trova ad affrontare una crisi di credibilità.
Scandali di Abusi e Dimissioni di Welby
Uno dei problemi più urgenti che ora dovrà affrontare è la reputazione della Chiesa anglicana. Le critiche sull'incapacità di Welby di rispondere correttamente alle accuse riguardanti l'abusatore seriale John Smyth lo hanno portato a dimettersi da arcivescovo nel novembre 2024. Le rivelazioni sugli abusi hanno causato una crisi quasi esistenziale nella chiesa. Dall'annuncio della sua nomina, Mullally si è impegnata a ricostruire la fiducia nella Chiesa e nei suoi rappresentanti. Le dimissioni del suo predecessore, Justin Welby, dopo le polemiche legate alla gestione degli abusi, hanno lasciato un vuoto difficile da colmare, soprattutto sul piano della fiducia. Ecco perché l’elezione di Mullally viene letta come un tentativo di ripartenza, non solo formale ma anche sostanziale: un cambio di passo che punta a restituire autorevolezza a un’istituzione ferita.
Il Dibattito sull'Inclusione LGBTQ+
Tra le altre sfide che occuperanno Mullally ci sono il senso di tradimento provato dagli attivisti per l'uguaglianza sulla decisione di fermare i progressi fatti in direzione delle coppie gay, affinché sia possibile benedire i loro matrimoni civili. Nel febbraio del 2026, la Chiesa d’Inghilterra ha deciso di sospendere i lavori sul tema Living in Love and Faith (LLF), “dossier” che negli ultimi anni aveva cercato di affrontare il tema dell’inclusione delle persone LGBTQ+ nella Chiesa. La decisione è stata presa dal Sinodo generale, l’organo di governo della Chiesa, durante una riunione a Londra, con 252 voti favorevoli, 132 contrari e 21 astensioni. I vescovi hanno riconosciuto l’impossibilità di raggiungere un consenso tra le posizioni conservatrici e quelle più progressiste. La questione della sessualità ha profondamente diviso la comunione anglicana globale. Nel 2023 la Chiesa aveva già deciso di non consentire matrimoni omosessuali, ma solo benedizioni informali. Alcune chiese anglicane, soprattutto in Africa, avevano reagito duramente e minacciato una rottura con la leadership di Canterbury. Nel frattempo, alcuni sacerdoti in Inghilterra hanno iniziato comunque a celebrare benedizioni indipendenti per coppie dello stesso sesso.
Gli anglicani evangelici reagiscono alla nomina di Sarah Mullally ad arcivescovo di Canterbury
Il Contesto Sociale e le Tensioni Internazionali
L'insediamento di Mullally arriva in un momento in cui la dimensione religiosa torna a intrecciarsi con le tensioni internazionali. Nei giorni precedenti alla cerimonia, infatti, Londra è stata teatro di una grande manifestazione per la pace, nata come risposta agli sviluppi più recenti del conflitto in Medio Oriente, in particolare dopo gli attacchi israeliani in Iran. A colpire è stata soprattutto la natura trasversale della mobilitazione, con la partecipazione di famiglie, studenti, esponenti di diverse comunità religiose (cristiani, musulmani, ebrei) e rappresentanti della società civile. Non si trattava solo di una protesta politica, ma di una richiesta esplicita di responsabilità morale, in cui le religioni venivano chiamate a svolgere un ruolo attivo come spazi di dialogo e mediazione, anziché come elementi di contrapposizione. In questo contesto, l’arrivo di Mullally assume un significato ancora più forte, una guida che dovrà confrontarsi con un bisogno diffuso di parole credibili su pace, giustizia e convivenza.
Il Percorso delle Donne nella Chiesa Anglicana
Il cammino verso l'ordinazione femminile nella Chiesa d'Inghilterra è stato lungo e graduale. Nel 1992 la Chiesa anglicana ha votato a favore dell’ordinazione delle donne al sacerdozio, che è avvenuta per la prima volta nel 1994 nella Cattedrale di Bristol, coinvolgendo 32 donne. A seguito di un intenso dibattito, nel 2008 la Chiesa ha votato per consacrare le donne come vescovi, una decisione confermata da un sinodo della Chiesa nel 2010. La prima donna vescovo della Chiesa d’Inghilterra, la reverenda Libby Lane, è stata consacrata nel gennaio 2015.
Le riforme introdotte da Justin Welby lo scorso decennio hanno consentito alle donne di essere nominate vescovo, aprendo la strada a figure come Sarah Mullally. Ci sono voluti altri 20 anni, fino al 2014, per una nomina a vescovo dopo la prima consacrazione di una donna a prete nel 1994. In un Regno Unito sempre più variegato sul piano religioso e culturale, la scelta di Mullally si inserisce quindi con coerenza in questo percorso: una figura capace di custodire la storia senza irrigidirla, traducendola invece in un linguaggio più inclusivo e più vicino alla realtà del Paese di oggi.
Confronto con la Chiesa Cattolica
Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, invece, ancora nulla di fatto. Su questo, il 4 ottobre 2023 a Roma all’apertura del Sinodo dei vescovi, il primo nella storia a concedere il diritto di voto a 54 donne presenti, le attiviste militanti della Women’s Ordination Conference hanno allargato un gigantesco striscione viola con il chiaro messaggio "Ordain women", ordinate le donne. La statunitense Kate McElwee è la direttrice esecutiva del movimento, fondato nel 1975, che si batte per l’inclusione femminile a ogni livello della Chiesa cattolica, senza compromessi. Chi crede che non ci sia più tempo di aspettare e agisce assumendosi le conseguenze delle proprie azioni (la scomunica da parte del Vaticano) sono le quasi 300 donne cattoliche che hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale (da un vescovo, poi a sua volta scomunicato) e che fanno parte dell’Association of Roman Catholic Women Priests. Assodato l’esodo massiccio dalla Chiesa cattolica delle donne, che storicamente avevano garantito una potentissima cinghia di trasmissione della fede, sarebbe più utile chiedersi se, anziché essere una questione per la Chiesa, le donne non rappresentino oggi una vera risorsa. In Inghilterra hanno pensato che sì, lo sono.
Il Processo di Nomina dell'Arcivescovo di Canterbury
I candidati al soglio di arcivescovo di Canterbury sono scelti dalla Commissione per le nomine della Corona, presieduta da Jonathan Evans, ex capo dell'MI5, il servizio di sicurezza interno britannico. La commissione, composta da 17 membri votanti, decide su un candidato preferito, cui il primo ministro, in questo caso Keir Starmer, dà il suo assenso. Ma l'ultima parola spetta al Re che nomina formalmente l'arcivescovo da quando Enrico VIII nel 1534, con il suo 'Atto di Supremazia', sancì la rottura dal Papa e da Santa Romana Chiesa e si autoproclamò 'Capo Supremo in terra della Chiesa d'Inghilterra'. Sopra il nuovo arcivescovo c'è solo il governatore supremo della Chiesa, il sovrano in carica, oggi Carlo III.
Relazioni Ecumeniche
In una lettera inviata all’arcivescovo-designato di Canterbury, il cardinale prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, Kurt Koch, ha espresso gli auguri «mentre si prepara ad assumere questo importante servizio», sottolineando che la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana «sono impegnate in un dialogo teologico ufficiale da quasi sessant’anni, durante i quali siamo cresciuti molto nella reciproca comprensione. Quest’opera di ricerca di una comunione più profonda è stata sostenuta dal calore delle relazioni tra i pastori delle nostre due comunità», come accaduto quando molti vescovi della Comunione anglicana hanno preso parte alle esequie del Pontefice, dimostrando un legame di rispetto e dialogo.
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