Altare di Donatello nella Basilica del Santo a Padova: La Madonna, Sant'Antonio e San Francesco

Il Soggiorno Padovano di Donatello e la Genesi dell'Altare

Donatello, uno dei maggiori artisti del Rinascimento italiano, fu un artista poliedrico che inventò in scultura la tecnica dello stiacciato e lavorò in varie città come Firenze, Prato, Siena, e Padova, dove soggiornò per ben dieci anni. Questo fu uno dei soggiorni più significativi dell'artista, poiché in quella città creò alcuni dei suoi capolavori fuori dalla città medicea, tra cui la celebre statua equestre per il condottiero Gattamelata.

Non sappiamo con certezza quali fossero state le motivazioni che lo indussero a trasferirsi a Padova, ma probabilmente nel 1443 fu costretto ad abbandonare la natia Firenze e la relativa bottega fiorentina, la cui ubicazione pare desse fastidio in quanto situata nel quartiere dove sarebbe stato edificato Palazzo Medici. Quando arrivò a Padova aveva già compiuto sessant'anni ed era noto e celebrato.

Fu proprio nell'arco degli anni che vanno dal 1446 al 1453 che Donatello realizzò l'altare per la basilica di Sant'Antonio. Al progetto parteciparono anche, in qualità di aiutanti, Urbano da Cortona, Giovanni da Pisa, Antonio Chellini, Francesco del Valente e il pittore Niccolò da Pizzolo. La statua fu realizzata in bronzo - materiale costoso espressamente richiesto dai francescani - con la tecnica della cera persa.

L'altare fu smontato e smembrato nel 1579 e solamente dopo oltre tre secoli venne ricostruito dall'architetto Camillo Boito nel 1895. L'impianto originale doveva essere grandioso, formato da un'edicola architettonica, statue e rilievi realizzati in bronzo, pietre, dorature e mosaici, compiuto da Donatello intorno al 1450. La ricomposizione che vediamo oggi è un'ultima soluzione che risponde solo in parte al progetto donatelliano, poiché tutta la parte architettonica originale è andata perduta. Secondo una delle ipotesi più accreditate, sopra l'altare maggiore Donatello aveva creato un grande baldacchino che formava una sorta di portico architravato con timpano arcuato, colonne e pilastri entro il quale erano poste le sette statue di figure sacre a grandezza naturale. Sull'alto basamento erano inoltre inseriti i bassorilievi.

All'opera di Mantegna si sono quindi riferiti gli storici per risalire alla possibile ricostruzione dell'altare. Comunque, l'impatto sul visitatore all'interno della Basilica è ancora di grande effetto: l'altare appare come una sorta di quadro vivente con le grandi figure scure, in bronzo, che sembrano guardarci dall'alto.

Ricostruzione dell'altare maggiore di Donatello nella Basilica del Santo a Padova con le statue e i rilievi

Il Gruppo Scultoreo Centrale: La Madonna con Bambino

Il gruppo centrale della Madonna col Bambino forma l'asse della composizione e ad esso si riferisce la disposizione di tutte le altre statue dei santi. Padre Salvatore Ruzza ha definito la statua bronzea di Maria col Bimbo Gesù il "tema centrale di tutta la sinfonia di questo altare", considerandola una sorprendente interpretazione religiosa e un capolavoro della vita dell'artista. La Madonna, assai giovane e splendida nel volto, non è posta casualmente al centro; i frati la suggerirono a Donatello per riprendere la titolazione della primitiva chiesa a "Santa Maria Madre del Signore", esprimendo in modo geniale una tra le rappresentazioni quattrocentesche dell'iconografia mariana, concedendo pure qualcosa al gusto "classico" padovano.

La Vergine è assisa in trono con una postura del corpo caratterizzata da una certa rigida frontalità che richiama alla mente la tradizione medievale. Il momento rappresentato è quello in cui ella si sta per alzare in piedi al fine di mostrare il Bambino agli spettatori-fedeli. Questa rappresentazione è un unicum nella storia dell'arte, distinguendosi dalle Madonne bizantine ritratte come regine sedute o dalle statue della Vergine in piedi con il Bambino in braccio.

Nel dettaglio si nota bene l'acconciatura della Vergine realizzata con festoni e cherubini. Un altro cherubino ferma, a mo’ di spilla, la veste sul petto della Madonna. Il trono su cui ella è assisa è un richiamo evidente all'antico: vi sono scolpite due sfingi che sono allegorie della conoscenza, alludendo alla Vergine come "Sedes Sapientiae" e rivelando l'ampia cultura visiva di Donatello. L'immagine della Madonna deriva dall'iconografia bizantina, in cui il bambino veniva mostrato simbolicamente ancora nel grembo della madre e offerto al sacrificio. Donatello, che anche in altre opere ha dimostrato di conoscere molto bene l'arte bizantina, riprende questa antica tradizione rappresentando la Madonna nell'atto di alzarsi dal trono mentre tiene il bambino davanti a sé come se uscisse dal suo grembo. Il suo sguardo fiero e potente è protetto da una corona abitata da piccoli serafini alternati a festoni che cingono la sua testa.

L'espressione enigmatica, severa e la visione perfettamente frontale rendono questa immagine ieratica e un po' inquietante. Il modellato della statua è curatissimo nei dettagli. Le superfici sono tormentate dalle fitte pieghe della veste che seguono direzioni diverse, ora sinuose, ora ondeggianti, ora raggiate: gli effetti di luce sono molto variati e la massa del corpo risulta come svuotata di peso. Con l'intervento ricostruttivo risalente al 1895, da parte di Camillo Boito, la statua della Vergine risulta in asse sotto il bellissimo crocifisso, una felice intuizione teologica che esprime tutta l'intenzione redentiva di Gesù.

Dettaglio del gruppo centrale dell'Altare di Donatello con la Madonna e il Bambino

Le Statue dei Santi: Sant'Antonio da Padova e San Francesco

L'opera fa parte delle sette statue a tutto tondo che decorano l'altare, realizzate durante il soggiorno padovano del grande scultore fiorentino. La statua fu fusa con la tecnica della cera persa tra la seconda metà del 1446 e la partenza dell'artista da Padova, nel 1453. Le opere vennero ritoccate per molto tempo, ben oltre la partenza di Donatello, se ne ha notizia fino al 1477. I santi disposti attorno al suo trono della Madonna col Bambino formavano così una sorta di Sacra conversazione scultorea, nel prezioso materiale del bronzo.

Sant'Antonio da Padova è una delle statue bronzee a tutto tondo che decorano l'altare. Misura 145 cm di altezza e risale al 1446-1453. È ritratto in piedi e fa pendant con l'altro frate, San Francesco. Di solito vengono collocate come le due figure più vicine al centro, per la preminenza di Antonio da Padova a cui era dedicata la grande basilica. Sant'Antonio è ritratto come un giovane abbigliato alla francescana, con in mano il giglio della purezza e un libro. L'immagine di Sant'Antonio si riferisce ad un antico affresco presente su uno dei pilastri nel presbiterio della Basilica.

La statua di San Francesco rivela la conoscenza degli affreschi di Assisi; la testa della figura è molto simile a quella del San Francesco dipinta da Cimabue nella basilica umbra.

Rispetto ai pannelli della predella, le statue dei santi dell'Altare di Padova non sono molto rifinite. Questo può essere dovuto in parte alla fretta con cui furono preparate e in parte perché dalla posizione in cui dovevano trovarsi non potevano essere viste da molto vicino né in piena luce. Ma, come si può vedere dal confronto con altre opere mature di Donatello, probabilmente l'artista voleva sfruttare la potenza espressiva del non finito, che rende alcuni particolari più indistinti e lascia più spazio all'immaginazione dello spettatore. I volti dei personaggi colpiscono per il modellato audace e impressionistico: le fisionomie e le espressioni sono rese con immediatezza e con pochi essenziali dettagli, mentre le strutture e le forme d'insieme sono molto solide e ben salde. La sintesi con cui opera Donatello dà un grande senso di pathos e di grandezza morale. L'insieme delle statue è impressionante e suggerisce un senso di presenza fisica e spirituale di queste figure maestose che sembrano incombere dall'alto del loro basamento.

Dettaglio della statua di Sant'Antonio da Padova di Donatello

I Rilievi della Predella e i Miracoli di Sant'Antonio

Attorno all'altare si inseriscono diversi rilievi in bronzo con scene dei miracoli di Sant'Antonio, i simboli dei quattro Evangelisti, la Pietà e dodici pannelli verticali con angeli musicanti. L'insieme è impressionante e spettacolare. Le scene dei rilievi che si distribuiscono sulla predella dell'altare sono accomunate da una prospettiva scenografica formata sempre da complesse strutture architettoniche. Gli elementi di cui si compongono risaltano grazie alla doratura e argentatura e suggeriscono diverse intensità della luce all'interno delle scene.

Nelle composizioni Donatello sfrutta al massimo i differenti spazi creati dalle sue costruzioni architettoniche, in ogni rilievo articola gli ambienti in vani separati da pilastri sporgenti con personaggi posti davanti ad essi. Le figure si dispongono con pose svariate che nell'insieme producono un effetto di concitazione. I movimenti e i gesti vigorosi che si compiono dentro e fuori dalle scene, con personaggi che si vedono anche parzialmente, aumentano il senso del dramma. La regia di Donatello riesce a trarre il massimo di energia psicologica ed emozionale catturando l'attenzione dello spettatore.

Un esempio è il rilievo del Miracolo del figlio irascibile, che fa parte della predella dell'Altare con le scene della vita di Sant'Antonio. In questo rilievo in bronzo dorato, il santo è rappresentato mentre risana il piede del fanciullo. La scena sembra svolgersi in una sorta di stadio all'aperto, con gradinate e ringhiere a cui si appoggiano gli spettatori, collocati da Donatello strategicamente nello spazio per accrescere l'effetto di fuga prospettica delle linee architettoniche. L'immagine è caratterizzata da un senso di grandezza e armonia e mostra come l'artista abbia raggiunto la piena padronanza dei suoi mezzi espressivi. L'esecuzione è impeccabile, basata su un'attenta osservazione dei dettagli e su una accurata caratterizzazione. La forza della composizione e la chiarezza dei punti focali evitano il senso di affollamento e di eccesso di particolari.

Rilievo del Miracolo del figlio irascibile dall'Altare del Santo di Donatello

Analisi dell'opera Il miracolo della mula di Donatello

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