Presso la Chiesa Evangelica ADI, situata in via Don Gnocchi a Castellanza, è attiva una rete di solidarietà che vede impegnati volontari di ogni età. Il gruppo lavora senza sosta per fornire un aiuto concreto ai profughi in fuga dal conflitto in Ucraina, coordinando diverse attività di supporto umanitario.

L'organizzazione dei soccorsi e la logistica
Il lavoro svolto dai volontari all'interno della comunità è meticoloso e ben strutturato. Le mansioni sono suddivise per garantire efficienza nella gestione degli aiuti:
- C'è chi si occupa di selezionare, dividere e piegare i vestiti.
- Molti volontari gestiscono la raccolta e il confezionamento di generi alimentari negli scatoloni.
- Un gruppo dedicato si occupa della preparazione dei pasti.
- Una parte dei membri della chiesa gestisce l'organizzazione generale e la logistica operativa.
Il pastore Silvano Basile ha spiegato il meccanismo che permette di far giungere gli aiuti a destinazione: «Siamo in contatto con una chiesa evangelica in Romania, grazie alla quale siamo in grado di fare da ponte per consentire ai profughi di raggiungerci, tramite viaggi su pullman che partono dal confine con la Polonia, dove vengono lasciati viveri e aiuti».

Accoglienza diretta e testimonianze
Oltre al supporto logistico, la chiesa ADI di Castellanza si impegna nell'ospitalità diretta. Attualmente, la struttura sta ospitando due famiglie con minori all'interno di appartamenti dedicati, fungendo inoltre da punto di accoglienza temporaneo per coloro che arrivano dalla frontiera prima di ripartire verso altre comunità.
Tra le persone accolte vi è Irina, madre di quattro figli, che ha raccontato il difficile viaggio intrapreso con il marito Dimitro. Dopo essere fuggiti dall'orrore dei bombardamenti, la famiglia si è spostata inizialmente verso l'Ovest dell'Ucraina e successivamente in Polonia. A causa dell'eccessivo affollamento nei centri di accoglienza polacchi, la famiglia è stata indirizzata verso l'Italia grazie al contatto con un pastore locale.
La situazione dei nuclei familiari
Grazie alle normative del Governo ucraino, che consentono ai padri di famiglia con più di tre figli di lasciare il Paese, anche Dimitro, ingegnere informatico, ha potuto raggiungere Castellanza insieme ai suoi cari. Attualmente, l'uomo è alla ricerca di un'occupazione da remoto, avendo perso il proprio posto di lavoro a causa della guerra.
SANIT 2010 - Intervista presso lo stand Fondazione Don Carlo Gnocchi onlus
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