Nel contesto della spiritualità contemporanea, dove è difficile sperimentare il silenzio, soprattutto nelle "cattedrali" delle metropoli, don Tonino Bello ci invita a riscoprire una figura paradigmatica di quiete interiore: Maria, donna del silenzio.
Per chi entra in un luogo sacro con la voglia di pregare, il silenzio si rivela spesso negli angoli più nascosti, sollevando lo sguardo al di sopra del pavimento, nelle penombre delle arcate e tra gli incroci dei costoloni. Maria è esattamente come una cattedrale gotica che custodisce il silenzio in modo geloso e non lo rompe neppure quando parla.

Maria: La Cattedrale del Silenzio
«Maria, cattedrale del silenzio» è uno dei titoli con i quali don Tonino Bello presenta la Madre di Gesù nel suo meraviglioso libro intitolato Maria, donna dei nostri giorni.
Don Tonino si interroga sul perché Maria sia definita cattedrale del silenzio. Innanzitutto, perché è una donna di poche parole. Nel Vangelo parla appena quattro volte:
- All’annuncio dell’angelo.
- Quando intona il Magnificat.
- Quando ritrova Gesù nel tempio.
- A Cana di Galilea.
Dopo aver raccomandato ai servi delle nozze di dare ascolto all’unica parola che conta, lei tace per sempre.
Il Significato Profondo del Silenzio di Maria
Il silenzio di Maria non è una semplice assenza di voci o il vuoto di rumori. Non è neppure il risultato di una particolare ascesi della sobrietà. È, invece, l’involucro teologico di una presenza, il guscio di una pienezza. Un versetto della Lettera ai Romani ci offre una chiave interpretativa del silenzio di Maria: Cristo, mistero taciuto, ovvero nascosto, segreto. In altri termini, il Verbo di Dio nel grembo dell’eternità era fasciato dal silenzio; entrando nel grembo della storia, non poteva avere altre bende. Maria è così divenuta il prolungamento terreno di quell’arcano tacere del cielo, costituita simbolo per chi vuole mantenere segreti d’amore.

Preghiera e Riflessione sulla Donna del Silenzio
La figura di Maria, donna del silenzio, ci richiama alle sorgenti della pace e ci invita a liberarci dall’assedio delle parole, sia le nostre che quelle degli altri. Noi, "figli del rumore", spesso pensiamo di mascherare l’insicurezza che ci tormenta affidandoci al vaniloquio di un interminabile dire. Maria ci fa comprendere che solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
«Santa Maria, donna del silenzio, raccontaci dei tuoi appuntamenti con Dio. In quali campagne ti recavi nei meriggi di primavera, lontano dal frastuono di Nazaret, per udire la sua voce? In quali fenditure della roccia ti nascondevi adolescente, perché l’incontro con lui non venisse profanato dalla violenza degli umani rumori? Che discorsi facevi, presso la fontana del villaggio, con le tue compagne di gioventù? Che cosa trasmettevi a Giuseppe quando al crepuscolo, prendendoti per mano, usciva con te verso i declivi di Esdrelon, o ti conduceva al lago di Tiberiade nelle giornate di sole? Il mistero che nascondevi nel grembo glielo confidasti con parole o con lacrime di felicità? Oltre allo «Shemàh Israel» e alla monotonia della pioggia nelle grondaie, di quali altre voci risonava la bottega del falegname nelle sere d’inverno? Al di là dello scrigno del cuore, avevi anche un registro segreto a cui consegnavi le parole di Gesù?»
Maria, donna del silenzio, ci invita alla sua scuola per tenerci lontani dalla "fiera dei rumori" in cui rischiamo di stordirci, al limite della dissociazione. Ci preserva dalla morbosa voluttà di notizie, che ci rende sordi alla "buona notizia". Ci spinge a essere operatori di un’ecologia acustica, che ci restituisca il gusto della contemplazione pur nel vortice della metropoli.
Un’ultima richiesta a Madre dolcissima: Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce, il silenzio di Dio, non ti allontanare dal nostro fianco nell’ora della prova. Quando il sole si eclissa pure per noi, e il cielo non risponde al nostro grido, e la terra rimbomba cava sotto i passi, e la paura dell’abbandono rischia di farci disperare, rimani accanto a noi.
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Don Tonino Bello: Vescovo e Profeta dei Nostri Giorni
Monsignor Antonio Bello, affettuosamente chiamato don Tonino, è stato vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi dal 4 settembre 1982 fino alla sua morte, avvenuta il 20 aprile 1993. Nato ad Alessano (Lecce) l'8 marzo 1935 e ordinato prete l'8 dicembre 1957, fu educatore in seminario, direttore dell'Ufficio pastorale diocesano di Ugento e parroco a Tricase.
La sua vita fu caratterizzata da una profonda sensibilità e attenzione alla realtà e ai bisogni delle persone. Ha condiviso la sua abitazione con famiglie di sfrattati, prendendo posizione a favore degli emarginati e ospitandoli negli appartamenti del vescovado. È nota anche la comunità di accoglienza per tossicodipendenti, "La Casa", realizzata a Ruvo grazie al sacrificio dell'intera diocesi. Sotto il suo stemma episcopale, non a caso, campeggia il versetto del Salmo 34: «Gli umili ascoltino e si rallegrino».

La popolarità di don Tonino Bello non è mai venuta meno, e la sua figura continua a essere un punto di riferimento, anche per i suoi numerosi scritti spirituali, tra cui appunto "Maria, donna dei nostri giorni". Ha comunicato settimanalmente con la gente attraverso il periodico diocesano Luce e vita, manifestando sempre grande umanità e vicinanza.