La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà

Le parole qui condivise vogliono introdurre un tema profondo e significativo: la posizione e il ruolo della Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà, un concetto ampiamente sviluppato negli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta. Fin da bambina, Luisa ebbe un rapporto molto intimo con la Vergine Maria, che l'ha accompagnata e guidata costantemente nella sua missione di "anima vittima" e di "Piccola Figlia della Divina Volontà". Il suo libro, “La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà”, è un invito di Maria stessa a comprendere e vivere in questo Regno celeste, dove Ella vuole rimanere con noi come maestra, modello ed esempio.

illustrazione di Maria Regina con Gesù Bambino o in trono, circondata da luce divina

La Regalità di Maria nella Tradizione Cristiana

Origini e Testimonianze Storiche

La Chiesa, basandosi sui dati delle Scritture, ha presto intuito la regalità della Madre del Re dei Re. Le testimonianze più antiche di questo aspetto della devozione mariana dei cristiani si trovano sia nella letteratura che nell’iconografia. Già nel IV secolo, i Padri della Chiesa, come Efrem di Nisibi, iniziarono a formulare implicitamente questa regalità. Le testimonianze si moltiplicarono in Oriente e in Occidente nei secoli successivi. Nel VI secolo, in Oriente, il grande innografo Romano il Melode cantava l’amorevolezza di Maria Regina verso i poveri. Successivamente, figure bizantine dell’VIII secolo come Andrea di Creta, Germano di Costantinopoli e Giovanni Damasceno, dopo aver elaborato la dottrina dell’Assunzione e della mediazione di Maria, utilizzarono il termine “Regina” per esprimere la sua superiorità sia sulle creature celesti, sia sugli uomini e sulla terra. In Occidente, il titolo “Regina” compare a partire dal VI secolo, e il Medioevo consacrò il linguaggio regale nelle invocazioni alla Vergine, con l’appellativo popolare «madonna» derivato dall'espressione latina «mea domina» (mia signora).

L’arte cristiana ha mirabilmente rappresentato la regalità di Maria. Già nella prima raffigurazione mariana risalente al II secolo, nelle catacombe di Santa Priscilla a Roma, la Vergine è vestita con le vesti di imperatrice. Più tardi, soprattutto dopo il Concilio di Efeso del 431, che proclamò Maria quale «Madre di Dio», si impose l’uso di ritrarre la Vergine in trono e con paramenti regali, secondo l’immagine della Basilissa (imperatrice) o Kyriotissa (signora), come visibile in affreschi e mosaici di basiliche e catacombe dei secoli successivi.

Le invocazioni che il popolo di Dio rivolgeva sin dai primi secoli alla Vergine Regina confluirono nel Medioevo in preghiere come la Salve, Regina misericordiae, il Regina coeli, laetare e l’Ave, Regina coelorum, che sono diventate antifone mariane. Non solo la preghiera popolare, ma anche la liturgia ha in grande onore la regalità di Maria.

icona bizantina di Maria Regina in trono

Fondamenti Teologici della Regalità Mariana

La prima motivazione della regalità di Maria è l’intimo legame della Vergine con il Dio trinitario. Poiché il Padre è Re, il Figlio è Re e lo Spirito opera la regalità del Messia, la regalità della Vergine non è altro che il riflesso della regalità del Dio trinitario. La tradizione ha sempre messo in relazione il titolo di Maria Regina specialmente con il dato biblico della sua maternità nei confronti del Figlio di Dio nella carne. S. Alfonso de’ Liguori ha attestato chiaramente: «Poiché la vergine Maria fu esaltata ad essere la Madre del Re dei re, con giusta ragione la chiesa l’onora col titolo di Regina». Per Pio XII, la maternità divina è «l’argomento principale su cui si fonda la dignità regale di Maria».

Accanto al mistero dell’Incarnazione, nella tradizione è stato individuato un secondo motivo cristologico che ispira il titolo di Maria Regina: la partecipazione della Vergine all’opera della salvezza. Se Gesù è nostro Re perché ci ha salvati col suo sangue, la Vergine, che con la sua presenza sotto la croce ha accompagnato il sacrificio del Figlio, è senz’altro Regina. È certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e uomo, è re; tuttavia, anche Maria, sia come madre di Cristo Dio, sia come socia nell’opera del divin Redentore, ne partecipa la dignità regale, seppure in maniera limitata e analogica.

Infine, la regalità di Maria esprime soprattutto la condizione della Vergine di donna glorificata dopo il corso della vita terrena. È nella sua Assunzione al cielo che la madre di Gesù diviene pienamente Regina. Maria, che ha accolto in ogni istante della sua vita il dono della grazia dello Spirito e ha seguito Gesù come discepola fedele fino alla croce, è la prima persona assunta nella gloria, secondo la fede cattolica proclamata definitivamente da Pio XII nel 1950.

La Regalità come Servizio e Povertà di Spirito

L’attribuzione a Maria del titolo di Regina trova un’altra motivazione nell’appartenenza della Vergine alla Chiesa come «membro singolare» di essa. Gesù ha assicurato che il Regno di Dio appartiene ai poveri: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli» (Mt 5,3). Chi più di Maria, che si è totalmente spogliata di sé per far posto allo Spirito del Padre, può essere riconosciuta «povera in spirito»? Lei stessa nel Magnificat canta che «il Signore ha guardato alla tapéinosis (povertà, bassezza) della sua serva» (Lc 1,48).

La sua esperienza di povera elevata al rango di Regina le consente di annunciare che questo è lo «stile» dell’azione di Dio: rovesciare la storia, rendere regine e re le donne e gli uomini vinti e oppressi. La regalità di Maria, inoltre, esprime la funzione regale che ogni battezzato è chiamato ad esercitare. Il servizio, dunque, è il senso ultimo della regalità per i cristiani, e questo cammino di spoliazione si è realizzato pienamente nella Vergine. In lei il peccato è stato totalmente vinto in virtù della sua Immacolata Concezione e della sua totale obbedienza alla volontà di Dio: «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38).

Luisa Piccarreta: L'Aralda del Regno della Divina Volontà

Biografia della Serva di Dio

Luisa Piccarreta, nata a Corato (Puglia) il 23 aprile 1865, fu la quarta di cinque figli di una famiglia di origini contadine. Battezzata lo stesso giorno, fin da bambina dedicava molto tempo a lunghe meditazioni e preghiere. Già in giovane età, manifestò un misterioso e sempre più frequente malessere che la costringeva a letto, dal quale poteva uscire solo con l'aiuto di un sacerdote. Questa singolare condizione di immobilità completa durò per 62 anni.

Da fanciulla, racconta di aver visto Gesù curvo sotto la croce che le chiedeva: «Anima aiutami!». Da quel momento, rispondendo con il suo «Fiat», la sua vita fu un'adesione costante alla volontà divina. Nel 1894, l'Arcivescovo Domenico Maringelli la affidò stabilmente alle cure spirituali di Don Michele De Benedittis, designandolo confessore ufficiale. Successivamente, il 28 febbraio 1899, il secondo confessore ufficiale, Don Gennaro De Gennaro, le chiese l'«obbedienza» di scrivere quanto il Signore Gesù o la Vergine Maria le comunicavano. Così Luisa, seppur con grande sforzo e non volentieri, iniziò a vergare in quarant’anni 14.000 pagine di Diari, raccolte in 36 volumi, oltre a centinaia di lettere e altri scritti.

Il 14 settembre dello stesso anno, Gesù la sposò misticamente sulla croce, donandole le stigmate che, dietro sua insistente richiesta, rimasero invisibili. La sua vita quotidiana si riassumeva nella sua piccola stanza, che era cappella e laboratorio di ricamo, con l'Eucaristia come unico cibo e il letto come Croce. Don Annibale Maria Di Francia, nominato censore ufficiale dei suoi scritti, la descrisse come una persona sana, lieta e gioviale che trovava il suo grande conforto nella Divina Volontà. Morì il 4 marzo 1947, e l'Arcivescovo Mons. Reginaldo M. Addazi la dichiarò "Serva di Dio". La Causa di Beatificazione e Canonizzazione è stata aperta il 20 novembre 1994, e nel 2005 il giudizio sulla sua santità è stato rimesso al Santo Padre.

foto in bianco e nero di Luisa Piccarreta

Gli Scritti: Il "Libro di Cielo" e "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà"

Il centro dell'esperienza mistica di Luisa e di ogni pagina dei suoi scritti è il «Divin Volere». I suoi diari, intitolati da Gesù stesso "Libro di Cielo. Il richiamo della creatura nell'ordine e nello scopo per cui fu creata da Dio", narrano i dialoghi con il Signore o la Vergine aventi per tema la Divina Volontà e come essa voglia regnare in mezzo alle creature. Tra le sue opere principali vi è anche "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà", oltre a "L'Orologio della Passione", "Memorie di Infanzia" e varie preghiere e lettere.

Questi scritti, sebbene possano apparire a tratti ripetitivi o semplicistici, hanno un solo centro: la «Divina Volontà», intesa come la realtà stessa di Dio che si dona gratuitamente alla creatura come Amore che crea, redime e santifica. Essi "lasciano Dio dentro" a quanti vi si accostano con docilità, rivelando un Padre che "impazzisce" nel vedere le sue creature lontane dal proprio diritto di Figliolanza, e uno Spirito che "brama" guidare la vita quotidiana per renderla "divina".

Luisa Piccarreta e la Divina Volontà

Il Significato del Regno della Divina Volontà

Vivere nel Divin Volere: La Santità Suprema

Gesù definisce la santità negli scritti della Serva di Dio come il «vivere nel Divin Volere». Questa definizione richiama l'«in» giovanneo della vite e i tralci (Gv 15, 1-17) e l'«in» paolino del Battesimo in Cristo (Rom 6, 1-11; Col 2, 12-13). Vivere in Cristo significa far «crescere Cristo in noi» a tal punto da compiere ogni atto non solo per Lui e con Lui, ma in Lui, agendo «alla divina». Questa fu la santità dell'Umanità di Gesù sulla terra, la quale è esente da interesse personale e perdita di tempo, perché "il vivere nel mio Volere sono Io stesso".

In questo Regno, Gesù vuole farci ritornare all'origine, quando fu creato il primo uomo Adamo, e riacquistare quella verginità persa col peccato della disubbidienza a Dio. Questo si realizza vivendo nella sua Divina Volontà. Così facendo, si acquisteranno tutte le primizie perse e si creerà un'intimità con Gesù da poter dire come S. Paolo: «Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me». La Santissima Trinità abiterà in noi accogliendo il dono supremo da sempre avuto ma mai conosciuto.

Il Dono della Volontà Divina

Il "Maternal Appeal" della Regina del Cielo, all'inizio del libro di Luisa, rivela chiaramente lo scopo: Maria stessa ci visita per restare con noi come maestra, modello ed esempio. Ciò implica che non viviamo ancora nel Suo Regno, nel Regno della Divina Volontà, ma nel Regno della nostra volontà. Maria desidera condurci al Suo Regno, ma questo passaggio non si compirà senza la nostra volontà. La Madre Celeste bussa alla porta del nostro cuore e ci invita ad aprirlo a Lei. Le meditazioni di questo libro sono intese ad aiutarci a imparare a vivere del Cielo e non più della terra. Leggendo attentamente e praticando gli insegnamenti di Maria, si troveranno tutti i beni, si sarà veramente ricchi e felici, poiché la Divina Volontà diventerà la nostra vita, il nostro tutto e il nostro cibo. Si avrà la compagnia incessante di Maria, che si prenderà cura delle nostre necessità.

Attraverso queste lezioni, la Madre vuole insegnarci a "vivere di Divina Volontà", la stessa vita che Ella visse sulla terra. Come Regina, la Vergine Maria ha la missione di formare il suo popolo, e come Madre, i suoi figli, chiamati a conoscere la Divina Volontà e a lasciarla regnare ovunque. Le Lezioni e le Preghiere insegnate in questo libro sono la via che condurrà a questo felice Regno, impegnando Cielo e Terra a implorare l'adorabile Regno della Divina Volontà.

Questo evidenzia l'importanza cruciale della nostra volontà nel piano di Dio. Egli ce l'ha data proprio per questo scopo: aderire alla Sua Volontà, chiederla, desiderarla, amarla e ricambiare il Suo Amore e la Sua Volontà che vuole farci possedere il Suo Regno e viverci. La nostra volontà è dotata di libero arbitrio, e possiamo scegliere altre vie, ma se non scegliamo Colui che è la Via, la Verità e la Vita, non saremo liberi ma schiavi. La verità ci rende liberi, ed è per questo che Luisa e noi, insieme, chiediamo a Maria con fiducia che guidi i nostri passi e tutto il nostro essere nel Regno del Divino Volere per vivere una vita perenne nella Divina Volontà.

rappresentazione stilizzata della Divina Volontà che illumina il cuore umano

La Vergine Maria: Maestra e Regina del Divin Volere

L'Appello Materno della Regina del Cielo

Nella "Preghiera alla Celeste Regina, per ogni giorno del mese", Maria viene invocata come "Regina Immacolata, celeste Madre mia", e le si chiede con i sospiri più ardenti la grazia più grande: di essere ammessi a vivere nel Regno della Divina Volontà. È un affidamento totale alla Regina di questo Regno, affinché guidi i nostri passi nel Regno del Voler Divino e, stretti alla sua mano materna, guidi tutto l'essere nostro perché faccia vita perenne nella Divina Volontà. Ci si affida alla Madre perché scambi la nostra volontà con la Divina Volontà, così da restar sicuri di non uscire dal Suo Regno. Ogni giorno, mattina, mezzogiorno e sera, si è invitati a chiedere a Maria un "sorso di Volontà di Dio" per l'anima e la sua benedizione, per fare tutte le azioni sotto il suo sguardo materno.

La Vita a Nazaret: Paradigma del Divin Volere

Nelle "Lezioni della Regina del Cielo", Maria racconta che la piccola casa di Nazaret era un paradiso per Lei, per il caro e dolce Gesù e per San Giuseppe. Gesù, essendo Verbo eterno, possedeva in sé stesso per virtù propria la Divina Volontà. Maria possedeva per grazia il Volere divino, riempiendosi di mari di luce, santità, amore, bellezza e felicità. San Giuseppe stesso restava eclissato e inondato, vivendo dei loro riflessi.

In questa casa di Nazaret, il Regno della Divina Volontà stava in pieno vigore. Ogni piccolo atto della Sacra Famiglia - il lavoro, l'accendere il fuoco, il preparare il cibo - era animato dal Volere supremo e formato sulla solidità della santità del puro amore. Quindi, dal più piccolo al più grande atto scaturivano gioie e felicità immense. La Divina Volontà, infatti, possiede in natura la sorgente delle gioie; e quando regna nella creatura si diletta di dare in ogni suo atto l'atto nuovo continuo delle sue gioie e felicità. Tutto era pace e unione somma, e Gesù stesso faceva a gara per essere comandato nei piccoli lavori da Maria e da San Giuseppe, facendo scorrere mari di grazia con ogni sua azione a pro delle creature.

Questa vita nascosta e lunga servì a preparare il Regno della Divina Volontà per le creature. Sebbene Gesù fosse Re e Maria Regina, erano un Re e una Regina senza popolo. Il loro Regno, pur potendo racchiudere e dar vita a tutti, era deserto, perché si voleva la redenzione prima, per preparare l'uomo a venire in questo Regno santo. Essendo Maria e Gesù parte della famiglia umana e, in virtù del Fiat divino e del Verbo incarnato, della Famiglia divina, le creature ricevettero il diritto di entrare in questo Regno, e la Divinità lasciava le porte aperte a chi volesse entrare.

Maria Depositaria e Canale dei Beni di Gesù

Maria rivela che in Nazaret Gesù la fece depositaria di tutta la sua vita. Dio, quando fa un'opera, cerca sempre una creatura dove poterla rinchiudere e poggiare. Così, il Figlio deponeva in Maria le sue opere, le sue parole, le sue pene, fino al respiro. Gesù le narrava tutti i Vangeli che doveva predicare, i Sacramenti che doveva istituire, e deponendo tutto in Lei, la costituiva canale e sorgente perenne, affinché da Lei dovesse uscire la sua vita e tutti i suoi beni a pro di tutte le creature. Maria si sentiva ricca e felice in questo, perché non fece mai la sua volontà ma sempre quella di Dio. Per questo ricevette tutto, anche la vita del Figlio, a sua disposizione, potendola anche bilocare. Maria promette che se l'anima farà sempre la Divina Volontà e vivrà in essa, Ella farà il deposito di tutti i beni del Figlio nell'anima, permettendo alla vita divina di crescere e formare il Regno della Divina Volontà.

La Preghiera nel Regno della Divina Volontà

Nella narrazione dello smarrimento di Gesù al Tempio, Maria confida la pena che le tortura, vedendo tanti che vanno in chiesa solo per abitudine, con il cuore e la mente lontani da Dio. Questi chiudono il cielo invece di aprirlo. Maria sottolinea che soltanto la preghiera che scaturisce da un'anima in cui regna la Divina Volontà agisce in modo irresistibile sul cuore di Dio. Essa è talmente potente da vincerlo e da ottenere le massime grazie. Per questo, Maria esorta a vivere nel Divin Volere, promettendo di cedere alla preghiera di chi lo fa i diritti della sua potente intercessione.

Questo doloroso episodio, sebbene con esito consolante, fu dolorosissimo per Maria. Gesù sacrificò alla sua Divina Volontà la sua propria Mamma, colei che egli tanto ama, per dimostrarle come anch'Ella un giorno avrebbe dovuto sacrificare la vita del Figlio al Volere supremo. Maria tenne a disposizione questa indicibile pena anche per noi, affinché avessimo, al momento opportuno, la forza di sacrificare ogni cosa alla Divina Volontà.

Luisa Piccarreta e la Divina Volontà

La Regalità di Maria Oggi: Servizio, Bellezza e Speranza

Se Maria è Regina perché è stata serva, anche la sua attuale regalità si esprime nella perennità del suo servizio. La Chiesa ha riconosciuto nel titolo Maria Regina una serie di elementi che la pongono in una particolare relazione col popolo dei credenti. La Madre di Gesù è venerata come Regina del cielo, quasi guida degli angeli e dei santi, e anche Regina della terra, mai distaccata dalla storia dell’umanità. Per questo, i cristiani l'hanno invocata come Regina delle vittorie, Regina della pace (titolo aggiunto da Benedetto XV nel 1917) o Regina della famiglia (aggiunto da Giovanni Paolo II nel 1996).

Alla luce di quest’esperienza, la Chiesa si rivolge a Lei nelle diverse modalità della preghiera cristiana. In primo luogo, nell’invocazione, chiedendole di rafforzare la preghiera dei peccatori rivolta, esercitando in tal modo la speranza nel Dio che «innalza gli umili». In secondo luogo, il culto cristiano deve risvegliare l’imitazione degli eventi che si professano nella fede. E, infine, l’esito finale della relazione con Maria Regina è la contemplazione della sua bellezza, che la tradizione cristiana ha sempre associato alla Madre di Dio, interpretando in senso mariano il Salmo 44 (45): «al re piacerà la tua bellezza […] la figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d’oro è il suo vestito».

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