Don Tonino Bello: Vita, Opere e Pensiero Pastorale

Introduzione a Don Tonino Bello

Antonio Bello, meglio conosciuto come Don Tonino Bello, è stato definito da monsignor Agostino Superbo, postulatore della causa di beatificazione avviata nel 2007, come "Un vescovo fatto Vangelo". La sua figura è ricordata come un luogo di grande spiritualità, di silenzio e preghiera, ma anche di memoria, attraverso immagini e parole scolpite, come l'esortazione "In piedi costruttori di pace!" che si legge su un muretto ad Alessano, suo paese natale.

Nato ad Alessano nel 1935, Antonio Bello divenne sacerdote a 22 anni, per poi laurearsi e conseguire il dottorato in Teologia. Terziario francescano, a 47 anni fu nominato vescovo di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo. Nel 1985 divenne presidente nazionale di Pax Christi e morì a 58 anni per un tumore allo stomaco.

Ritratto di Don Tonino Bello

La "Chiesa del Grembiule": Una Visione Profetica

Don Tonino Bello utilizzava spesso immagini suggestive per affrontare temi importanti. Una delle più significative è sicuramente la "Chiesa del grembiule", espressione molto amata anche da Papa Francesco.

«Forse a qualcuno può sembrare un’espressione irriverente - spiegava don Tonino - e l’accostamento della stola con il grembiule può suggerire il sospetto di un piccolo sacrilegio. Sì, perché, di solito, la stola richiama l’armadio della sacrestia, dove, con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sé con la sua seta e i suoi colori, con i suoi simboli e i suoi ricami. Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia. Eppure è l’unico paramento sacerdotale registrato dal Vangelo. Il quale Vangelo, per la Messa solenne celebrata da Gesù nella notte del Giovedì Santo non parla né di casule né di amitti, né di stole né di piviali. Parla solo di questo panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale».

Infografica sulla

Don Tonino aggiungeva: «La cosa più importante non è introdurre il grembiule nell’armadio dei paramenti, ma comprendere che la stola e il grembiule sono quasi il diritto e il rovescio di un unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l’altezza e la larghezza di un unico panno di servizio; il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo. La stola senza il grembiule resterebbe semplicemente calligrafica. È una Chiesa che si piega davanti al mondo, in ginocchio. Una Chiesa povera per i poveri, libera e al servizio di tutti, che cammina con i più bisognosi condividendo problemi e speranze». D'altra parte, «i poveri sono il luogo teologico dove Dio si manifesta - continuava don Tonino - e il roveto ardente e inconsumabile da cui egli ci parla».

Testimone di Nonviolenza e Costruttore di Pace

Un grande insegnamento del vescovo di Molfetta è stato il suo essere testimone della nonviolenza e della pace. Il 30 aprile 1989, all’Arena di Verona, risuonò forte e appassionato il suo invito: «In piedi, costruttori di pace!». In quell’occasione affermò: «Siamo giunti alla pienezza dei tempi, ed è balenata alle nostre coscienze la convinzione che la pace oggi si declina inesorabilmente con la giustizia e con la salvaguardia del creato. Siamo passati, per così dire, dal monoteismo assoluto al monoteismo trinitario della pace. Tutto questo crea scandalo».

Per don Tonino, il problema della pace non era un tema accessorio, ma fondamentale. «La violazione dei diritti umani - affermava - il problema della fame che investe popoli interi, la corsa alle armi e il commercio clandestino di esse, la logica di guerra sottesa a molte cosiddette ‘scelte di civiltà’, gli scudi stellari, certe visioni economiche… sono forme di peccato».

Il rifiuto della guerra venne ribadito più forte che mai nel 1991, quando scoppiò la Guerra del Golfo. L’anno successivo don Tonino partecipò alla Marcia dei Cinquecento a Sarajevo con, tra gli altri, don Albino Bizzotto, ideatore dell’iniziativa, il gruppo Beati i Costruttori di Pace di Padova e il suo amico monsignor Luigi Bettazzi. La Civiltà Cattolica scrisse: «Tra tante difficoltà, trattative, rimandi e dinieghi, nonostante i blocchi dell’esercito e dei paramilitari, sotto la mira dei cecchini i Cinquecento riuscirono nell’impossibile: raggiungere Sarajevo sotto assedio, di notte, proprio in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani». Fu un segno di speranza per la popolazione martoriata, che viveva nell’incubo della fame e della morte.

L'impresa di pace di don Tonino Bello a Sarajevo raccontata da don Albino Bizzotto

Don Tonino in quell’occasione proclamò, durante un’assemblea, il valore della nonviolenza e della pace fra le diverse etnie: «Siamo qui, allineati sulla grande idea della nonviolenza attiva […]. Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati. Abbiamo sperimentato che ci sono alternative alle logiche della violenza…». Era l’11 dicembre e don Tonino immaginò che i Cinquecento fossero i magi in cerca del Bambino Gesù: «Ecco, l’abbiamo trovato nelle persone che abbiamo abbracciato lungo la strada. Nei fanciulli che ci venivano incontro per darci la mano e un sorriso di speranza. Nei vecchi commossi per la nostra audacia. Nel giovane soldato piangente alla nostra partenza».

«Solo chi perdona può parlare di pace e teorizzare sulla non violenza. Non vorrei essere frainteso. È vero: la pace è conquista, cammino, impegno. La pace è soprattutto dono che viene dall’alto. È la strenna pasquale che Gesù ha fatto alla terra. È il regalo di nozze che ha preparato per la sua sposa. Con tanto di marchio di fabbrica: “Made in Cielo”». Qual è allora il ruolo degli operatori di pace? «Quello di non respingere il dono al mittente. È in particolare, quello di rendere attuale e fruibile per tutti questo regalo di Dio. La pace, dunque, è dono. Anzi, è ”per-dono“. Un dono “per”. Un dono moltiplicato». Don Tonino rendeva il discorso concreto: «Come possiamo dire parole di pace, se non sappiamo perdonare? Con quale coraggio pretendiamo che siano credibili le nostre scelte di pace a livello di massimi sistemi, quando nel nostro entroterra personale prevale la legge del taglione? Come possiamo rifiutare la “deterrenza” e respingere la logica del missile per missile, se nella nostra vita pratichiamo gli schemi dell’occhio per occhio e dente per dente? Quali liberazioni pasquali vogliamo annunciare, se siamo protagonisti di stupide smanie di rivincita, di deprimenti vendette familiari, di squallide faide di Comune?».

Le Opere Scritte e la loro Raccolta

Un volume di 816 pagine dedicato agli scritti di don Tonino Bello offre una preziosa e completa panoramica della produzione del vescovo di Molfetta, dal titolo «Don Tonino Bello. Tutte le opere in sintesi. Catalogo ragionato» (ED Insieme, 2022). L’opera è stata curata da Valerio Ugenti, già docente di Letteratura cristiana antica di UniSalento, con la collaborazione di un "Gruppo di studio sugli scritti di don Tonino Bello", composto da Renato Brucoli, Alessandro Capone, Anna Colaci, Salvatore Colazzo, Daria De Donno, Daniela De Leo, Ginetta De Trane, Anna Lucia Denitto, Piergiuseppe Ellerani, Adele Filippo, Carmelo Pasimeni, Maria Rita Serio, Marcello Tempesta, Marco Ugenti ed Elvira Zaccagnino.

Copertina del libro

Il gruppo di studio nasce dalla constatazione che il vescovo di Molfetta è stato non solo un profeta, un pastore, un apostolo della pace, ma anche uno scrittore raffinatissimo ed elegante e un comunicatore efficace ed affascinante. Da qui l’esigenza di analizzarne a fondo le opere al fine di giungere a una corretta valutazione delle sue qualità letterarie, a un’individuazione e a un approfondimento delle sue fonti e dei suoi riferimenti teologici e ideologici, nonché a un corretto inquadramento delle condizioni politico-sociali, sia locali sia nazionali sia internazionali, nelle quali si è svolta la sua azione pastorale e nelle quali è risuonata la sua voce profetica.

L’iniziativa, partita dalla Fondazione "Don Tonino Bello" di Alessano, ha coinvolto in una collaborazione organica l’Università del Salento e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano "Don Tonino Bello" di Lecce. Questo volume si riallaccia anche al lavoro di Angela Patrizia Camporeale (autrice di "Scritti di Mons. Antonio Bello in dieci anni di episcopato 1982 - 1992", in Luce e Vita Documentazione, 1993, n. 1). Il libro si rivolge sia al devoto sia allo studioso. Il devoto ha il vantaggio di ritrovare in un unico libro, in forma agile e sintetica e di gradevole lettura, tutto ciò che il Venerabile ha scritto e tutto ciò che di lui è stato registrato e successivamente pubblicato. Allo studioso, invece, risulterà di estrema utilità avere sotto mano il prospetto cronologico completo degli scritti, poter avere un primo contatto veloce con tutti i testi, disporre di un indice tematico e avere notizie puntuali su dove ritrovare ogni scritto.

Gli scritti sono presentati in ordine cronologico, accompagnati dall’indicazione della data e del genere letterario (omelia, lettera, discorso, relazione, intervista, meditazione, componimento in versi). Segue il riassunto di ogni singolo testo, con ampie citazioni virgolettate, e il suggerimento delle parole chiave in esso argomentate, il cui indice consente l’agevole ricerca tematica. Emerge un’efficace ed esaustiva raccolta sintetica della produzione di don Tonino Bello profeta e poeta, comunicatore appassionato e coinvolgente; una lettura spiritualmente feconda e uno strumento di rapida consultazione per operatori pastorali, studiosi, ricercatori e cultori del venerabile.

Un altro volume di rilievo è «Cari ragazzi… Don Tonino ai giovani di ieri e di oggi», edito nella collana “Quaderni di Luce e Vita”, n.58. L’opera raccoglie lettere, discorsi e omelie che mons. Antonio Bello, nella sua infaticabile azione pastorale, ha indirizzato ai ragazzi e ai giovani, pubblicato come contributo al cammino di preparazione verso il Sinodo dei Giovani, indetto da Papa Francesco nell'ottobre 2018. La silloge è corredata dalle illustrazioni di Giuseppe Magrone e si apre con la prefazione di don Michele Falabretti, direttore del Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile, e un’introduzione del curatore Luigi Sparapano.

Cenni Biografici: Dalle Origini all'Episcopato

L'Infanzia ad Alessano e le Sfide Familiari

Antonio Bello, nato ad Alessano (LE) il 18 marzo 1935, visse i primi anni in un Salento che egli definiva "sud del sud", periferia della storia e della geografia, ma ricca di una gente "povera di denaro, ma ricca di sapienza. Dimessa nel comportamento, ma aristocratica nell’anima. Rude nel volto contadino, ma ospitale e generosa. Con le mani sudate di fatica e di terra, ma linda nella casa e nel cuore. Forse anche analfabeta, ma conoscitrice dei linguaggi arcani dello spirito".

Il padre, Tommaso Bello, maresciallo dei carabinieri, morì improvvisamente il 29 gennaio 1942. La madre, Maria Imperato, dovette affrontare altri lutti: i due figli del primo matrimonio del marito, Vittorio e Carmine Giacinto, morirono rispettivamente il 9 settembre 1943 nell’affondamento della corazzata Roma e il 3 ottobre 1944. Questi eventi tragici, avvenuti in poco più di due anni, segnarono profondamente il piccolo Tonino, che non aveva ancora dieci anni e si ritrovò ad essere il fratello maggiore. «Mio padre non lo ricordo. So che piangevo in segreto quando vedevo i miei compagni delle elementari accompagnati a scuola dai loro papà», ricorderà da adulto. La follia della guerra gli entrò nelle ossa e lo accompagnò fino alla fine dei suoi giorni, motivandolo a essere un uomo di pace. Da vescovo, incontrando Ciccillo, un pescatore molfettese sopravvissuto al naufragio della corazzata Roma, rivisse il dolore di quei momenti, quasi a voler donare al fratello una sua vicinanza e a offrire a lui la promessa di essere per sempre un uomo di pace.

La Formazione Sacerdotale

L’intelligenza e la bontà del ragazzo non sfuggirono al Parroco, don Carlo Palese, che presto gli propose la vita del seminario. Nel mese di ottobre del 1945, con una valigia piena di sogni, varcò la soglia del seminario di Ugento. Qui iniziò una nuova vita di preghiera, studio e nuove conoscenze, dove compagni ed educatori notarono subito le sue doti. Dopo cinque anni, il giovane Tonino si trasferì al seminario regionale di Molfetta, eccellendo in tutte le materie, dedicandosi allo sport e alla musica. Nell’autunno del 1953, si trasferì al seminario ONARMO di Bologna, dove ricevette gli ordini minori e il suddiaconato dal Cardinal Lercaro, con il quale sviluppò un profondo legame. Questo periodo a Bologna, con la sua attenzione al pensiero sociale della Chiesa e al contatto con gli operai, fu fondamentale. Il 7 luglio 1957, a Montesardo, ricevette il diaconato e l'8 dicembre dello stesso anno, nella sua Alessano, fu ordinato sacerdote da Mons. Ruotolo, ottenendo una dispensa per la giovane età (22 anni).

Primi Incarichi e il Concilio Vaticano II

Nel 1958, dopo aver conseguito la Licenza in S. Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, don Tonino si trasferì a Ugento, dove fu nominato professore di diverse materie, prefetto, poi vice rettore e infine rettore del seminario dal 1974 al 1976. Questi diciotto anni misero in evidenza le sue capacità educative e pastorali, il suo impegno costante e la sua vasta cultura.

Nel 1962, con l'inizio del Concilio Vaticano II voluto da papa Giovanni XXIII, monsignor Ruotolo lo volle con sé a Roma come suo teologo personale. Le tracce degli interventi del vescovo di Ugento durante le sessioni conciliari furono preparate da don Tonino, che trovò anche il tempo di scrivere un diario su quell'esperienza romana. L’aria di rinnovamento del Concilio Ecumenico influenzò profondamente la sua già ricca cultura pastorale, che si evidenziò nel suo ministero episcopale. Durante la sua permanenza a Roma, don Tonino si iscrisse all’Università Lateranense, laureandosi in Teologia nel 1965. A soli ventotto anni, fu nominato "monsignore", ma scelse di continuare a farsi chiamare "don" Tonino, anche dopo la nomina episcopale.

Gli anni di Ugento misero in risalto un'altra passione di don Tonino: lo sport. Divenne arbitro di calcio e fondò una squadra di pallavolo del seminario, ottenendo incredibili risultati a livello nazionale.

Parroco a Ugento e Tricase

Nel 1978, il vescovo monsignor Mincuzzi lo nominò amministratore parrocchiale del "Sacro Cuore di Ugento". Don Tonino si immerse completamente nel nuovo incarico, ricostituendo il Consiglio parrocchiale, dedicandosi al canto sacro e alla preparazione del commento delle letture domenicali. Conosceva tutti, chiamava ciascuno per nome, e per tutti aveva un sorriso e una parola di incoraggiamento.

Nel 1979 fu eletto parroco della "Natività di Maria" a Tricase, a soli sette chilometri da Alessano. Accolto con grande affetto ed entusiasmo, in tre anni don Tonino rivoluzionò il paese con il suo impegno dinamico, applicando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. La sua chiesa si riempì di tantissime persone affascinate dalle sue omelie, talvolta usate per lanciare "sferzate" ai politici e agli amministratori locali. La sua popolarità crebbe, conquistando anche i giovani di Tricase, ai quali insegnava a scuola, vivendo l’impegno scolastico non come un lavoro ma come una missione.

L'Episcopato: Vescovo di Molfetta

Nel 1980, convocato a Roma dalla Congregazione dei vescovi, incontrò il cardinale Sebastiano Baggio, che gli propose la nomina a vescovo con destinazione Palmi, in Calabria. Don Tonino, sebbene turbato, declinò la proposta. Poco tempo dopo, una seconda convocazione gli procurò la proposta di nomina a vescovo nella diocesi di Tursi, in Basilicata, che anch'essa non accettò, tormentato dall’idea di lasciare Tricase, la sua parrocchia, la sua gente e soprattutto la sua anziana madre, che morirà nel novembre 1981.

L’anno successivo, a metà giugno, ricevette la terza proposta. Questa volta, sebbene indeciso, fu propenso ad accettare la nomina. Il 10 agosto 1982 fu nominato vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi e, successivamente, anche di Ruvo di Puglia, unita alle precedenti città "in persona episcopi" e inclusa nella nuova diocesi il 30 settembre 1986. A Molfetta, la notizia fu data al clero interdiocesano il 4 settembre. Due giorni dopo, il 6 settembre, don Tonino incontrò di persona il clero delle tre città della diocesi, dicendo, con tono scherzoso, di aver voluto subito incontrare la «fidanzata che la Santa Sede gli aveva trovato per corrispondenza», cioè la Chiesa di Molfetta. Il 19 settembre, in tutte le chiese della diocesi, fu letto il primo messaggio del nuovo vescovo.

La celebrazione di consacrazione episcopale avvenne a Tricase il 30 ottobre, nei pressi della chiesa di San Domenico, davanti a una immensa folla. Alcuni giorni dopo, don Tonino si recò a Roma per prestare giuramento davanti al presidente della Repubblica, Sandro Pertini, un rito che oggi non ha più luogo. Pertini rimase colpito dalla semplicità del nuovo vescovo, in particolare dalla sua croce pettorale fatta in legno, un oggetto insolito per un vescovo. Don Tonino spiegò i motivi della sua scelta e la donò al Presidente. Il 21 novembre 1982, festa della presentazione di Maria al Tempio, don Tonino fece il suo ingresso nella diocesi di Molfetta. La sua omelia per quella solenne cerimonia confermò la convinzione che quel nuovo vescovo avrebbe "dirottato" la Chiesa molfettese verso nuove strade.

Il ricordo e l'eredità di Don Tonino Bello

Il cimitero di Alessano, dove oggi riposano le sue spoglie, è costante meta di pellegrinaggio. Numerose persone, gruppi, comunità si ispirano al suo messaggio; così come scuole, strade, piazze e realtà aggregative sono intitolate al suo nome. La causa di beatificazione, avviata nel 2007, testimonia la perenne rilevanza della sua figura e del suo magistero.

La figura di Valerio Ugenti

Valerio Ugenti, curatore dell'opera omnia di Don Tonino Bello, è nato ad Alessano il 27 febbraio 1950. Laureatosi in Lettere (indirizzo classico) nel 1972 con una tesi su "Euripide e Menandro", ha vinto il concorso come Assistente Ordinario di Letteratura Cristiana Antica a Lecce nel 1974. Nel 1979 e negli anni successivi ha ricoperto l’insegnamento di Filologia Classica. Nel 1983 è diventato professore associato di Letteratura Cristiana antica, e poi professore ordinario nel 2000. Collocato a riposo nel 2017, è stato insignito dal Miur del titolo di "Professore Onorario dell’Università del Salento". Allievo di Carlo Prato, ha impostato tutta la sua ricerca scientifica sul metodo rigorosamente filologico, occupandosi sia di autori pagani (Solone, Ennio, Euripide, Lisia, Giuliano Imperatore) sia soprattutto di autori cristiani (Tertulliano, Lucifero di Cagliari, Basilio Magno, Macario di Magnesia, Ambrogio, Agostino, Girolamo, Cirillo di Alessandria).

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