Suor Maria Paola Borgo, figlia di Pasquale e Maria Dainese, nacque a Cavarzere, Venezia, il 19 aprile 1932. La sua vita fu dedicata al servizio religioso, culminata nel Monastero delle Domenicane Matris Domini di Bergamo, dove entrò il 10 ottobre 1954. La cerimonia della sua vestizione fu celebrata in quella data e l’anno successivo Monsignor Giacinto Tredici, Vescovo di Brescia, celebrò la sua Professione Semplice. Il 28 ottobre 1962, Suor Maria Paola emise la Professione Solenne.
L'Arrivo a Marradi e il Ruolo di Priora
Suor Maria Paola giunse al Monastero di Marradi il 24 marzo 1965, esaudendo il desiderio delle monache della Santissima Annunziata che attendevano nuove consorelle. La sua leadership fu un pilastro per la comunità; ricoprì l'incarico di Priora per diversi periodi: dal 1981 al 1987 (quando le subentrò Maria Antonina Cavina Pratesi), dal 1989 al 1996, e poi dal 1997 al 2010. Successivamente, nel 2010, Suor Maria Domenica Giangregorio assunse la carica di Priora fino al 2013, ma le consorelle rielessero Suor Maria Paola, un incarico che ricoprì fino al 17 novembre 2016, giorno del suo decesso.
Un Punto di Riferimento e Contributi al Monastero
Donna di intelligenza non comune, rigorosa sui principi, di carattere forte ma nel contempo affabile, Suor Maria Paola è stata un solido punto di riferimento per tutti coloro che le si rivolgevano per un consiglio o per un aiuto. La sua gestione del Monastero fu segnata dall’efficienza, dall’attenzione al decoro e alla cura.

A Suor Paola si devono diverse importanti realizzazioni e recuperi all'interno del Monastero:
- La realizzazione della bellissima grata in ferro battuto lavorato.
- Il nuovo altare in pietra serena, recuperato da due antichi semi capitelli del chiostro che lo sorreggono.
- La collocazione nella cantoria della Chiesa dell’antico organo toscano di provenienza monastica del 1609.
- La posa nel chiostro di un imponente Crocifisso illuminato e di una pregevole statua della Vergine.
A lei si deve anche l'iniziativa della Mostra “Aspetti del sacro”, dedicata alla Vergine, ai Santi e ai Beati, una preziosa raccolta di santini originali di ogni epoca raffiguranti la Vergine e che riproducono fiori utilizzati nelle ricette in uso nei monasteri delle clausure femminili. È pregevole anche l’annuale mostra del Ricamo, ospitata nella sala della foresteria del Convento al primo piano. Il Comune e la Comunità di Marradi devono alla Priora e alle sue consorelle anche il restauro del gonfalone del Comune nel 2010 e l’attività musicale con i Concerti “Bello e Sacro” del 2015.
La Vita di Clausura attraverso le Parole di Suor Maria Paola
Cosa significa essere una suora di clausura oggi? | Veil | Documentario Completo
In un’intervista concessa al “Filo” agli inizi del 2012, Suor Maria Paola Borgo offrì uno spaccato della vita monastica nel convento di clausura della Santissima Annunziata di Marradi, sottolineando la sua incrollabile fede e la soddisfazione per la scelta di vita. «Non ho dubbi, tornassi indietro, farei la stessa scelta di vita», affermava sorridendo con i suoi occhi vispi da dietro la grata del convento. A quell'epoca, la comunità domenicana era composta da sette suore, con età comprese tra i 43 e gli 87 anni, e Suor Paola, la Madre, viveva tra le mura chiuse del convento marradese - l'unico di clausura presente in tutta la zona - da quarantotto anni.
Raccontando la sua vocazione, Suor Paola ricordò: «Lavoravo in un ospedale, ero caposala all’ospedale civile di Brescia. Ma l’ambiente non mi piaceva, non era serio, e sentivo che non era la mia vita. Percepivo la chiamata alla clausura, ed ero già in una comunità monastica di vita attiva. Parlai con il mio direttore spirituale che mi disse “Se il Signore ti vuole in clausura, la strada te l’aprirà Lui”. Me l’ha aperta rapidamente. Entrai in convento a Bergamo, nel 1961 feci la professione perpetua, e nel 1963 arrivai a Marradi».
La vita delle suore è scandita dalla preghiera e dalla vita comunitaria: «Ci alziamo alle 5.30, e alle 6 inizia la preghiera corale, l’ufficio delle letture, poi le lodi, il rosario, e alle 7.30 la Santa Messa. Anche alle 8, perché don Nilo non è mai puntuale… Alle 8.30 c’è la colazione, poi abbiamo mezz’ora libera seguita da due ore di lavoro. Alle 12 ci ritroviamo nel coro, per l’esame di coscienza e la seconda ora media. Alle 12.30 il pranzo, si lavano i piatti e poi un po’ di ricreazione. Alle 14 inizia il silenzio profondo, fino alle 15, e chi vuole può andare a riposarsi. Alle 15 suona la campana, per ricordarci che dobbiamo tornare nel coro a pregare. Recitiamo due rosari». Suor Paola sorrideva, aggiungendo: «Crediamo nella preghiera, e quindi ce la mettiamo tutta… Poi andiamo nella sala di lavoro, e alle 17.30 ancora mezz’ora libera per la preghiera personale ed anche per passeggiare. Alle 18 suona nuovamente la campana che ci chiama per i Vespri e la meditazione. Infine la cena alle 19.30, seguita da un po’ di ricreazione, si chiacchiera insieme - durante il giorno dovrebbe esserci il silenzio - e alle 21 ci si ritira in cella». Le consorelle, ascoltando, ridevano e assentivano, confermando le sue parole: «Siamo come una famiglia. E ci becchiamo anche, litighiamo, ma poi chi sente di avere torto, chiede scusa».
Il convento non era un'isola isolata dal mondo esterno: «Le nostre suore - diceva la Madre - hanno insegnato l’arte del ricamo a tante marradesi. Suor Giacinta, che è morta a 105 anni, era una bravissima ricamatrice e a Marradi la conoscevano tutti. E col paese abbiamo buoni rapporti, le persone vengono a parlare con noi, quante mamme son venute a confidarsi, a chiedere di pregare… Poi c’erano le suore che insegnavano a scuola».
Nonostante l'assenza di televisione e internet, le suore erano ben informate: «La TV no, e niente Internet, ma il giornale lo leggiamo tutti i giorni, “Avvenire” e “Il Piccolo”. Però stiamo pensando di utilizzare Internet, per promuovere le vocazioni». Riguardo alle vocazioni, Suor Paola esprimeva preoccupazione: «Ci sono poche vocazioni perché ci sono pochi figli. E non ci sono più guide ma molto sbandamento. Abbiamo un grande Papa, ma qualcosa manca anche nella Chiesa: chi parla più di vocazioni? E i sacerdoti ne parlano?».
La Madre ribadiva la sua felicità nella scelta fatta: «Io sono felice della scelta fatta. E non è una scelta eroica. Perché la vita coniugale è forse facile? Penso non sia meno dura della clausura. Siamo qui perché crediamo nel grande valore della preghiera. Ho scelto la vita claustrale perché ho sentito di essere più utile in clausura che fuori. Non lo facciamo per essere riparate fisicamente. Siamo separate dal mondo per essere unite al Signore, ininterrottamente».
Il Monastero della Santissima Annunziata di Marradi: Storia e Contesto

«L’antico è sempre nuovo. Un filo celeste si intreccia con le bianche lane domenicane e percorre la storia di una terra, la Romagna Toscana, di nobili famiglie, di una comunità cristiana e di un popolo che approda sempre alla devozione per la Beata Vergine Maria». Così si legge nella quarta di copertina della ristampa anastatica e dell’aggiornamento del volume: “Il Monastero della SS. Annunziata di Marradi - Memorie”, un'opera che la Priora Suor Maria Paola Borgo e le monache domenicane di Marradi hanno voluto in occasione del 440° anniversario della Fondazione del Monastero.
L’anno di nascita del Monastero, il 1575, è segnato da una forte azione nella realizzazione dello spirito della Controriforma, nascendo quindi nello spirito del Concilio di Trento. La Famiglia Fabbroni costruì il Monastero femminile affidandolo all’ordine delle Domenicane. Da una lettera di Serafino Razzi alla nipote, suor Arcangela Razzi nel monastero di Pratovecchio, ricaviamo la notizia che un altro membro della sua famiglia aveva preso i voti nell’ordine domenicano. Pratovecchio è il luogo da cui giunsero, accompagnate dal Padre Don Vincenzo Galassi, le prime due suore: Elisabetta Medici e Fabronia Fabbroni, che dettero vita al monastero della SS. Annunziata.
È importante ricordare che da sempre Marradi è antica terra di Monasteri benedettini, vallombrosani, camaldolesi e serviti, come l’Eremo di Gamogna e la Badia della Valle, fondati da San Pier Damiani nel 1053, e la Badia di Santa Reparata, un importante complesso risalente al 1050.
Questa Memoria storica uscì in occasione dell’apertura dell’VIII Anno Giubilare dalla fondazione dell’Ordine voluto da San Domenico di Guzman, definito il “Giubileo dei Frati Predicatori”, celebrato tra il 7 novembre 2015 (festa di Tutti i Santi dell’Ordine) e il 21 gennaio 2017 (data della Bolla Gratiarum omnium largitori di Papa Onorio III). Domenica 15 novembre, nella Chiesa della SS. Annunziata, grazie all’iniziativa delle monache, della Diocesi di Faenza-Modigliana e della Fidapa di Marradi, furono approfondite le memorie storiche, seguite dal rito religioso presieduto dal Vescovo S.E. dott. Mario Toso, accompagnato dalle musiche liturgiche dell’Ensemble di Opera-In-Stabile.
La Controversia sulla Chiusura del Monastero di Marradi
Negli ultimi anni, il Monastero della Santissima Annunziata di Marradi si è trovato al centro di una controversia legata alla sua possibile chiusura. Le quattro Suore Domenicane di clausura di Marradi sono state soggette a una notevole pressione da parte di chi desidera la chiusura del loro Monastero. La vicenda, anticipata dal settimanale “Il Galletto”, sembra nascere da una norma vaticana secondo cui un convento che resta con meno di sei sorelle perde autonomia e il diritto di eleggere una madre priora. Oggi a Marradi le religiose sono rimaste solo cinque.
Al di là degli aspetti legali e giuridici legati alla vicenda, emerge la preoccupazione per il metodo utilizzato per gestire la situazione. Le istanze di coloro che vogliono la chiusura del Monastero di Marradi sono portate avanti dimenticando le più elementari norme di rispetto della dignità delle persone in generale e delle donne in particolare. Le suore vivono ormai in una disumana tensione da moltissimo tempo, in uno stato di costante paura, avendo forti preoccupazioni legate al destino individuale della loro sorte e di quella della loro comunità che condividono da moltissimo tempo e che hanno costruito nella pazienza e nel silenzio insieme a tanto affetto, fratellanza e tolleranza che permette ad ognuna di loro di darsi conforto e sostegno. Le prospettive paventate per il futuro delle Suore appaiono assai mortificanti e dolorose.
Il metodo utilizzato per convincerle, contro la loro volontà, ad abbandonare il Monastero, la loro casa, è considerato un abuso. Si parla di un pressing psicologico fatto di decisioni incoerenti e ingiustificate, di visite inaspettate e improvvisate, di introduzione nei loro spazi senza consenso, di lunghi “interrogatori” dove addirittura si è tentato di mettere in discussione l’autenticità della loro stessa volontà, di urla, di minacce velate e non, di visite melliflue per far leva sulle loro paure e alimentare incomprensibili sensi di colpa. Tutto questo viene ritenuto un’azione di prevaricazione della dignità personale, un torbido tentativo di ledere i loro diritti di cittadine italiane residenti nel Comune di Marradi.

La comunità di Marradi si è mobilitata in difesa delle suore. Un’anziana suora, Suor Maria Domenica Giangregorio, fu trovata in lacrime in chiesa prima della messa, suscitando la preoccupazione di un gruppo di fedeli. La musicista Barbara Betti, in una lettera aperta, ha espresso il sentire comune: «È il nostro monastero da più di 400 anni, voluto dai marradesi a perpetua protezione di questa comunità… Credo che tutti o quasi hanno, nel corso della storia secolare, almeno una maestra, sorella, zia, amica, cugina, cognata, entrate tra quelle mura per diventare spose del Signore. E so anche come tante signore ricordino di aver imparato a tessere e lavorare a maglia da suor Maria Agnese e a ricamare da suor Maria Giacinta. Molti sono stati gli allievi alla scuola elementare di suor Maria Amata, hanno ricevuto ripetizioni di matematica da suor Maria Rosaria, si sono curati con la “Marmacopea naturale” di suor Maria Paola». Anche il sindaco Tommaso Triberti si interessa al caso, confermando che «il monastero è a rischio chiusura… Come amministrazione stiamo seguendo lo sviluppo della vicenda».
Cronologia degli Eventi Chiave nella Controversia
La vicenda si è articolata attraverso una serie di eventi significativi:
- Il 25 novembre 2016, dopo la morte di Suor Maria Paola Borgo, Maria Domenica Giangregorio viene eletta Priora di Marradi e registrata in Prefettura come Legale Rappresentante il 23 gennaio 2017.
- Durante l’incontro di lunedì 15 giugno 2018, gli inviati della Santa Sede negano che Suor Maria Domenica sia mai stata eletta Priora, restando spiazzati davanti all’esibizione del documento da parte dell’Avv. Cosmai del Foro di Firenze.
- Nel 2018, il 14 dicembre, l’ordine inizia la procedura per l’affiliazione con il Monastero di Castel Bolognese.
- Nel 2019, la Priora di Castel Bolognese diventa Priora di Marradi e viene registrata come Legale Rappresentante il 20 maggio 2019. Nello stesso giorno, da Città del Vaticano, viene redatta una lettera in cui si comunica che l’affiliazione non è possibile e quindi revoca il decreto del 14 dicembre, nominando una “commissione ad hoc”. Senza alcuna motivazione, viene pertanto registrato in prefettura come Legale Rappresentante Padre Fiorani.
- Il 18 luglio 2019 viene inviata una lettera in cui si annuncia il ritorno della commissione incaricata della chiusura del Monastero, con i commissari che si sarebbero trattenuti da lunedì 22 a giovedì 25. Lunedì 22 luglio la Chiesa è gremita; i membri della Commissione lasciano il Monastero dopo poche ore da un’uscita secondaria.
- Attualmente, le Suore non possono più gestire il loro denaro e devono chiedere i loro soldi al parroco Pino Montuschi, che è stato eletto procuratore speciale del legale rappresentante.
- Si è verificato che il Parroco incaricato di provvedere alle loro necessità economiche, essendo in vacanza, ha lasciato le Suore senza disponibilità finanziaria dal 22 luglio al 10 settembre.
- Il 10 dicembre 2019, si presentano al Convento un uomo in borghese e due suore dicendo di essere venuti a fare un saluto. Vengono invitati a passare dalla Chiesa e, giunti nel coro delle Suore, uno di loro infila la mano attraverso le grate e gira la chiave, entrando. Le suore chiedono chi fossero e la risposta è stata: “Inviati della Santa Sede, il monastero è soppresso, fate le valigie”. La Priora Suor Domenica riesce a chiamare alcune persone che si riversano nel Convento e l’avvocato che autorizza il Sig. Paolo Bassetti, nipote del Cardinale Bassetti, a chiamare i Carabinieri. Gli inviati se ne vanno, ma lasciano a Suor Domenica, che è stravolta, un messaggio inquietante: “se continuiamo ad andare avanti per questa strada potrebbero capitare cose molto brutte”. Tra le cose terribili dette alla Priora, che sta cercando in tutti i modi di salvare le consorelle, è stato persino detto che “era scomunicata” per aver disobbedito.
Si precisa che le monache vivono legittimamente nella loro casa di cui hanno il possesso vita natural durante.
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