La Quaresima è un cammino di quaranta giorni che precede la Pasqua, un tempo in cui lo sguardo è puntato sull’esperienza vittoriosa di Cristo nel deserto. Questa vittoria prelude al Mistero della Morte e Risurrezione e lo porta a compimento. La Chiesa si prepara a celebrare il cuore della sua fede, da cui prendono origine e significato l’azione dell’annuncio e della testimonianza. Questo periodo ci invita a una svolta seria, una trasformazione profonda, conformandoci a Cristo, pienezza della vita.
La celebrazione della Quaresima, intesa come “segno sacramentale della nostra conversione”, ripropone temi fondamentali quali il primato di Dio e il suo piano d’amore per l’uomo, la redenzione offerta gratuitamente nel sacrificio di Cristo, la lotta permanente tra peccato e grazia, e i rapporti di fraternità e rispetto con i simili e con la creazione. La Liturgia della Parola di questa Domenica mette in luce lo stretto collegamento tra la Prima Lettura e la pagina evangelica: l’alleanza stabilita da Dio con Noè trova in Gesù, il Figlio amato, il suo più vero compimento.

Il Vangelo: Gesù nel Deserto e l'Annuncio del Regno (Mc 1,12-15)
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto, dove rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Il Vangelo di Marco, con la sua sobrietà, ci propone per la Prima Domenica di Quaresima un episodio intenso e denso di significato.
La Tentazione e il Nuovo Adamo
La tentazione di Gesù nel deserto segna l'inizio delle "sorprese dello Spirito". È fondamentale richiamare la scena di Adamo «cacciato fuori» dall’Eden. Qui, il deserto non è più solo il luogo ideale degli incontri con Dio, ma diviene il luogo della prova, della lotta con Satana. Lo Spirito stesso ci rende figli di Dio e fratelli di tutti gli uomini. La vita nello Spirito non genera “anime belle”, ma cristiani che imparano a vivere la loro umanità in mezzo agli altri uomini. Questa vita non è sosta, non è nido, ma un cammino, un itinerario da inventare giorno per giorno. Un cristiano che rimane «al riparo» non è un cristiano al sicuro.
L’evangelista intende lasciare nell’indeterminatezza la natura specifica delle tentazioni, perché in realtà, lungo tutto il Vangelo, Cristo subisce la tentazione. Durante l’intero svolgimento della sua missione, Cristo deve affrontare chi cerca di distoglierlo dalla strada intrapresa: quella del servizio, della debolezza, dell’oscurità, della sconfitta e della sofferenza. La prima immagine del Vangelo di Marco (Gesù con le bestie selvatiche) indica sia la vittoria di Cristo sulle potenze del male, sia un riferimento ad Adamo che, circondato dagli animali, aveva imposto loro un nome, segno di dominio (Gn 2,20).
L’armonia ristabilita con gli animali è segno della comunione ritrovata tra l’uomo e Dio. Questa armonia, tuttavia, deve essere ricomposta prima di tutto dentro di noi. Solo recuperando la fedeltà alla nostra vocazione cristiana, riscoprendone le linee fondamentali in coincidenza col progetto di Dio, abbiamo la possibilità di rimettere ordine anche attorno a noi. La pace, quindi, si presenta come pienezza e unità ritrovata.
Gesù entra così in una zona d’ombra, nella prova, perché il deserto è terra di prova e di tentazione. Lo era stato per Israele dopo il "battesimo" nel Mar Rosso, per Mosè ed Elia, per quanti erano andati nel deserto per preparare una strada al Signore (Is 40,3), e per Giovanni il Battista. In quel deserto di Giuda, Gesù dimora quaranta giorni, continuamente tentato da Satana. La sua è una lotta corpo a corpo, interiore, attraverso la quale deve imparare l’obbedienza del Figlio - «imparò l’obbedienza dalle cose che patì» (Eb 5,8) - e vincere il tentatore che si oppone alla venuta del Regno di Dio secondo la volontà divina, che Gesù deve assumere e fare sua.
Marco pone l’accento sul fatto che Gesù è costantemente tentato, senza mai cedere a una visione trionfalistica del Regno. Pienamente sottomesso al Padre, creatura tra le creature non umane del deserto, Gesù è in profonda comunione con tutta la creazione. È il vero Adamo, come Dio l’ha voluto, capace di vivere riconciliato e in pace con tutte le creature e con tutta la terra. Gesù appare come l’uomo mite, armonioso, rappacificato con il cielo e la terra, inaugurando così l’era messianica profetizzata da Isaia: «Il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme… Il leone si ciberà di paglia come il bue, il lattante si trastullerà sulla buca della vipera, il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso» (Is 11,6-8). Questo Regno messianico è certamente veniente.
Tuttavia, questa armonia e questa pace hanno un caro prezzo: la kénosis, lo svuotamento e l’abbassamento di colui che «era in condizione di Dio e svuotò se stesso (heautòn ekénosen)», diventando uomo e spogliandosi delle sue prerogative divine (Fil 2,6-7). In questa profonda umiliazione, testimonianza della sua tentazione vera e reale, Gesù fa pace tra cielo e terra, tanto che le creature celesti, gli angeli, gli si accostano e lo servono. Amato nell’amore del Padre, dichiarato nell’ora del battesimo e accompagnato dallo Spirito Santo, Gesù è ormai il vincitore su Satana, sul male, sulla malattia e sulla morte.
Nel deserto, come scrisse Antoine de Saint-Exupéry, «l’uomo fa esperienza di quanto vale: vale quanto valgono i suoi dèi», ovvero i suoi ideali e le sue risorse interiori. Gesù entrò nel deserto con la sua realtà di Dio-in-carne-umana, si scontrò con Satana e le sue tentazioni, e ne uscì vittorioso. Il momentaneo fallimento della croce è stato superato definitivamente nella risurrezione, con la quale Gesù ha dimostrato la validità e la bontà delle sue scelte. Gesù ci ha preceduti nel deserto e, come cristiani, siamo chiamati a fare lo stesso percorso. È l’unico cammino che porta alla Vita!
Le tentazioni per Gesù non furono un gioco-finzione, ma vere tentazioni, come lo sono per il cristiano e per la Chiesa. Essendo stato messo alla prova, Egli è in grado di venire in aiuto a chi è nella prova (Eb 2,18; 4,15). Gesù si scontrò realmente con Satana (v. 13) sulle possibili scelte di metodo e di cammino per realizzare la sua missione di Messia. Le tentazioni, descritte negli altri due Vangeli sinottici, rappresentavano «tre scorciatoie per non passare attraverso la croce» (Fulton Sheen):
- diventare un “riformatore sociale” (convertire le pietre in pane per sé e per tutti avrebbe garantito successo popolare);
- un “messia miracolistico” (un gesto appariscente avrebbe assicurato fama e spettacolarità);
- un “messia del potere” (un potere basato sul dominio del mondo avrebbe soddisfatto l’orgoglio personale e di gruppo).
Gesù supera le tentazioni: sceglie di rispettare il primato di Dio, si fida del Padre e fa suo il piano divino per la salvezza del mondo. Accetta la croce per amore e muore perdonando: solo così spezza la spirale della violenza e toglie alla morte il veleno. Da quel momento, una vita nuova è possibile, in umiltà, verità, fraternità e solidarietà. Gesù affronta le tentazioni nella forza dello Spirito (v. 12), del quale è ripieno fin dal grembo di sua Madre e per il Battesimo appena ricevuto (Mc 1,10). È lo Spirito della Pasqua, di Pentecoste e della missione, sempre necessario per l’evangelizzatore. Lo Spirito fa capire che il deserto quaresimale non è un ‘luogo’ geografico, ma uno spazio ideale, un tempo di grazia (kairos): tempo delle cose essenziali, tempo da riempire con i valori che permangono, dono da vivere nel silenzio, lungi dagli inquinamenti del chiasso, vanità, denaro, mondanità, evasioni, menzogne.
Prima Domenica di Quaresima: Gesù nel Deserto: Le Tre Tentazioni che Insegnano a Vincere il Male
La Proclamazione del Regno: le Quattro Coordinate
Sarà solo dopo questo intenso incontro con le paure interiori che Gesù acquisirà tutta la forza per partire. Da qui in poi, nessuno più potrà fermarlo; sarà proprio dopo questa tremenda esperienza del deserto che Gesù diventerà consapevole della propria forza. Dopo l'arresto di Giovanni, Gesù rompe ogni indugio e inizia a predicare.
Gesù non viene per denunciare, ma per annunciare; viene come il messaggero di una novità straordinariamente promettente. Il suo annuncio è un ‘sì’, e non un ‘no’: è possibile per tutti vivere meglio, vivere una vita buona, bella, beata come la sua. Per raggiungerla non basta lo sforzo, bisogna prima conoscere la bellezza di ciò che sta succedendo, la grandezza di un dono che viene da fuori di noi. E questo dono è Dio stesso, che è vicino, che è dentro di te, mite e possente energia, dentro il mondo come seme in grembo di donna. Il suo scopo è farti diventare il meglio di ciò che puoi diventare. Il tema della predicazione di Gesù è il Vangelo, l’annuncio gioioso che ci proviene da Dio, la buona notizia nascosta nella nostra vita: Dio è amore!
Gesù racchiude la primavera di una parola nuova, la parola generatrice di tutto il suo messaggio: il regno di Dio è vicino. Più che una imposizione penosa, il “convertitevi” programmatico di Gesù è un invito a cambiare strada; è il percorso vero che porta alla vita: “credete nel Vangelo”, cioè in Gesù stesso (v. 15). È Lui la bella notizia da vivere e da portare ad altri. Marco intende mettere in luce il “giorno” in cui, attraverso la parola di Gesù, risuona la proclamazione del regno di Dio. È in questo giorno che comincia ciò che è nuovo, dal fatto stesso della sua proclamazione.
Gesù fonda la sua predicazione su quattro coordinate essenziali:
- Il tempo è compiuto: È finita l’attesa, è terminato il tempo in cui l’uomo doveva fare cose per Dio per accaparrarsi la sua benevolenza e misericordia. Il kairos significa un tempo determinato, una circostanza favorevole, ma anche «giusta misura». Gesù non rimanda al futuro; questo è il tempo stabilito da Dio, questa è la stagione favorevole.
- Il regno è vicino: Dio è vicino all’uomo con amore. Il regno di Dio ora è qui, non dobbiamo cercarlo lontano da noi. Si tratta di una realtà presente, o per lo meno imminente. Questa realtà del Regno è offerta, è un dono.
- Convertitevi: Non è un comando, ma un invito, una preghiera. L’evangelista non usa il verbo che indica un ritorno a Dio perché Lui è già qui, è solo da accogliere. Il verbo richiama un cambiamento di mentalità che incide profondamente nel comportamento. Dobbiamo cambiare prospettiva. La conversione richiesta, più che un tornare indietro, è un guardare avanti, verso il «nuovo», verso l’inaudito evento. Non si tratta di una conoscenza di sé di tipo psicologico o di una esagerata introspezione in senso esistenziale.
- Credete al Vangelo: Credete alla bella notizia. Credere al Vangelo significa credere al messaggio di Cristo - parole e azioni. È una frase che sprigiona una forza misteriosa: essere credenti nel Vangelo. Se costruissimo la nostra vita su queste quattro coordinate saremmo pienamente felici. Invece, spesso ci piace rimandare, pensando che il futuro farà la differenza. All’inizio di Quaresima, come ai tornanti della vita, queste parole non sono un’ingiunzione, ma una promessa. Ciò che converte il cuore dell’uomo è sempre una promessa di più gioia, un sogno di più vita.
Nel giardino di pietre che è il deserto, questo nuovo e spettrale giardino dell’Eden, Gesù vince il vecchio e spento sguardo sulle cose e ci aiuta a seminare occhi nuovi sulla vita. Il deserto e il regno, la sterilità e la fioritura, la morte e la vita: i versetti di Marco dipingono nella prima pagina del suo vangelo i paesaggi del cuore dell’uomo. Gesù inizia dal deserto: dalla sete, dalla solitudine, dall’angoscia delle interminabili notti. Sceglie di entrare da subito nel paesaggio della nostra fatica di vivere. Il Messia è tentato di tradire la sua missione per l’uomo, preferendo il suo successo personale alla guarigione dell'umanità. Resiste, e in quei quaranta giorni la pietraia intorno a lui si popola. Dai sassi emerge la vita. Una fioritura di creature selvatiche e presenze lucenti di angeli a rischiarare le notti. Il regno di Dio è simile a un deserto che germoglia la vita, un rimettere al mondo persone disgregate e ferite. Un’energia trasformativa risanante cova tra le pietre di ogni nostra tristezza, come una buona notizia: Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo.

La Prima Lettura: L'Alleanza con Noè (Gen 9,8-15)
La Prima Lettura ci riporta al libro della Genesi, dove Dio stabilisce la sua alleanza con Noè e i suoi figli: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Il segno di questa alleanza universale è l'arcobaleno posto sulle nubi.
Questa alleanza riguarda le persone - «con voi e con i vostri discendenti» - ma anche «con ogni essere vivente». Noè, descritto come un «uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei» che «camminava con Dio» (Gen 6,9), fu il tramite della prima alleanza di Dio con l’umanità, antecedente a quella con Abramo. Si tratta di un’alleanza universale, che abbraccia tutti i popoli, non fondata su base etnica o religiosa, ma sulla comune natura umana. È un’alleanza mai revocata, vigente oggi e per sempre, e costituisce la base per un dialogo sempre possibile con tutte le tradizioni religiose e culturali.
L’alleanza stabilita da Dio con Noè e con tutte le sue creature, e la pace da essa garantita dall’arcobaleno, trovano il loro più vero compimento in Gesù, il Figlio amato. In Lui, infatti, è conclusa la pace tra Dio e l’uomo, e tra l’uomo e i suoi simili. Con Gesù, che porta a compimento nella sua persona la fedeltà di Noè - l’uomo giusto che salva l’avvenire del mondo -, la storia degli uomini si apre verso un nuovo futuro.

La Seconda Lettura: Il Battesimo e la Salvezza (1Pt 3,18-22)
Nella Seconda Lettura, dalla Prima Lettera di san Pietro apostolo, leggiamo: «Quest'acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi». San Pietro ci ricorda che Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurci a Dio. Messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito, in esso andò a portare l'annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua.
Quest'acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi. Non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. San Pietro è esplicito nel vincolare alla conversione battesimale l’esperienza di Noè e dei suoi, salvati per mezzo dell’acqua, divenuta «immagine del battesimo, (che) ora salva anche voi» (vv. 20-21), in virtù di Gesù Cristo, morto e risorto.
Il Cammino Quaresimale: Chiamata e Impegno
Come antifona della Comunione, risuonano le parole: «Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà, ed Egli indica ai peccatori la via giusta, guida i poveri secondo giustizia, e insegna loro la sua via. Per rinnovarci nel profondo, occorre in primo luogo riconoscere di aver bisogno di Dio e della sua salvezza. Ciò è stimolato dall’ascolto della sua Parola, ma domanda anche la disponibilità personale a entrare nell’alleanza che ci viene offerta, rinunciando a orientare la nostra vita secondo criteri e interessi egoistici. La salvezza non è il prodotto del nostro impegno, bensì è dovuta all’iniziativa e all’intervento di Dio.
Gesù ci ha preceduti nel deserto e, come cristiani, siamo chiamati a fare lo stesso percorso. È l’unico cammino che ci porta alla Vita! Il deserto quaresimale è uno spazio ideale, un tempo di grazia (kairos), da riempire con i valori che permangono, un dono da vivere nel silenzio, lontano dagli inquinamenti del chiasso, della vanità e della mondanità. Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Egli mi invocherà e io lo esaudirò; mi coprirà con la sua protezione, sotto le sue ali troverò rifugio, mi darà salvezza e gloria, mi sazierà con una lunga vita.