La Liturgia delle Ore: Dalle Origini al Breviario Tridentino

Introduzione alla Liturgia delle Ore

La Liturgia delle Ore è antica quanto la Chiesa stessa ed è la sua preghiera "ufficiale", destinata a santificare il tempo e l'intera giornata. Essa trova la sua ragion d'essere nella santificazione (1 Tm 4,5) e deriva dalla preghiera che Gesù stesso ha raccomandato ai suoi discepoli: «pregate», «domandate», «chiedete», «nel mio nome».

Questa preghiera, pur essendo umana nelle sue espressioni, è profondamente "divina" perché vuole che Dio trovi spazio e compimento anche nell'opera di ogni uomo. Come espresso dal Salmista: "Apri, Signore, le mie labbra: e la mia bocca proclami la tua lode". E Sant'Evagrio sottolinea: "Poni sulle mie labbra le Tue stesse Parole (i Salmi, la Scrittura)... potrei dire al mio Signore? neppure pregare." Allo stesso modo, Sant'Agostino esorta: "Vieni, o Spirito Santo, riempimi l'anima, che tu hai creato, della tua lode per adempiere a Dio i tuoi voti...".

La finalità liturgica principale è la santificazione della giornata e del tempo, rendendo la lode di Dio bella e presente nella Chiesa del nostro tempo. Essa costituisce la continuazione, nelle parole umane, dell'adorazione, della propiziazione e dell'intercessione, essendo la voce della Chiesa che canta eternamente presso il Padre.

Sviluppo Storico della Preghiera Oraria

Le Origini Apostolico-Cristiane

La Liturgia delle Ore affonda le sue radici nelle prime comunità cristiane, le quali pregavano seguendo l’abitudine ebraica di pregare tre volte al giorno (mattino, mezzogiorno e sera). Questo stile di preghiera si ispirava all'esempio di Gesù e degli Apostoli, che si riunivano per stare insieme, lodare il Signore e celebrare la sua Pasqua. Gli Apostoli erano perseveranti nella preghiera e nell'ascolto dell'insegnamento (At 2,42), seguendo l'esortazione di Paolo a "pregare incessantemente" (1 Ts 5,17).

L'intento era che i fedeli si riunissero per innalzare insieme le lodi del Signore e celebrare la sua Pasqua. Già la Didascalia degli Apostoli (II sec.) lamentava: "Molti vi partecipano, rendendo così mutilato il corpo di Cristo...", evidenziando l'importanza della partecipazione comune. Fin dalle sue origini, la Liturgia delle Ore intende consacrare alla gloria di Dio ogni attimo dell'esistenza umana.

L'Evoluzione delle Ore Canoniche

Nei primi secoli della Chiesa, si svilupparono sia le formule della preghiera, sia le ore nelle quali pregare. Dal V secolo si diffuse il modello dei cinque tempi: mattino, ora terza (9:00), ora sesta (12:00), ora nona (15:00) e vespro. Altri aggiunsero l’Ora Prima (6:00 del mattino), separata dalle Lodi solo nel VI secolo, e la Compieta (prima di andare a letto), arrivando così al totale di sette momenti di preghiera distribuiti durante l'intera giornata.

La diffusione “universale” di questo schema si ebbe nell’VIII secolo grazie a San Benedetto e alla sua Regola, che prevedeva la lettura settimanale del salterio, la lettura annuale della Bibbia e letture dei Padri della Chiesa a commento di quelle bibliche. La preghiera delle ore era concepita come un ufficio solenne che si faceva nel coro, con un ampio leggio e sopra il grosso libro dei Salmi ben visibile da tutti, spesso miniato con vivaci colori e lettere iniziali ingrandite.

Illustrazione di monaci che recitano l'Ufficio Divino in un coro medievale

La Diversità dei Riti e l'Abbreviazione

La storia della Liturgia delle Ore è complessa perché lungo i secoli molte chiese locali e monasteri l’hanno organizzata in maniera propria ed originale, secondo i vari riti (romano, gallicano, ambrosiano, etc.). Comune a tutte queste forme diverse era l’idea della preghiera oraria e l’utilizzo dei Salmi, di altri Cantici biblici e la lettura di ampie pagine della Bibbia.

Dato il modo in cui si era accresciuto l'ufficio, si incominciò ad abbreviarlo. La necessità per il clero e i monaci di portarsi dietro i voluminosi codici usati nel coro, soprattutto a causa delle assenze dal coro stesso, portò alla creazione di un libro liturgico più compatto. Così, si sviluppò una preghiera abbreviata che prese il nome di «Breviario». Questo Breviario, o ufficio «individuale», era destinato soprattutto al clero che si trovava spesso solo, senza la presenza del popolo, per poter adempiere al suo ufficio.

Il Concilio di Trento e la Riforma del Breviario

Il Concilio di Trento (1545-1563) rappresentò un momento cruciale per la Liturgia delle Ore. Esso impose un unico “breviario”, il libro liturgico che contiene la Liturgia delle Ore, a tutta la Chiesa di rito romano, con la proibizione anche di minimi cambiamenti. Quello di Trento, sotto il pontificato di San Pio V, ratificò in pratica la celebrazione «privata» dell'Ufficio, sebbene non la escludesse comunitaria.

Così, il Breviario tridentino è rimasto praticamente invariato per quattro secoli, diventando la forma universale della preghiera delle Ore per il clero fino al XX secolo. Il Concilio di Trento diede una risposta importante alla crisi liturgica del suo tempo, uniformando la pratica in un periodo di grande fermento ecclesiale. Fu un avvenimento, qualcosa che si fa, che si porta a compimento nel ricordo della morte e risurrezione di nostro Signore. Per questo San Benedetto insisteva sul fatto che, pur essendo umana, questa preghiera è «divina», è di Dio, e fu considerata un "opus Dei", cioè un'opera divina.

Concilio di Trento: rappresentazione artistica di una sessione conciliare

Il Rinnovamento Post-Conciliare: Il Vaticano II e la Liturgia delle Ore

Principi del Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II ha segnato un profondo rinnovamento, definendo la Liturgia delle Ore come la preghiera di tutto il popolo di Dio, e non solo di clero e religiosi. Con questo cambiamento, il nome «Breviario» non poteva più essere mantenuto per la Liturgia rinnovata, assumendo la denominazione attuale di «Liturgia delle Ore». Il Concilio ha messo in rilievo l’importanza di due momenti su tutti gli altri: Lodi e Vespri, mattina e sera, come inizio e conclusione della giornata.

La Sacrosanctum Concilium (SC 83-84) afferma che la Liturgia delle Ore è la preghiera che Cristo con il suo Corpo rivolge al Padre, con lo scopo di consacrare il tempo e santificare l'uomo. Il Concilio Vaticano II non ha soppresso le ore di Terza, Sesta e Nona, ma offre la possibilità di celebrare un’unica Ora Media, adottando la più consona al momento scelto (Terza la mattina, Sesta attorno a mezzogiorno e Nona il pomeriggio).

Struttura e Temi delle Ore Attuali

Il carattere orario della Liturgia delle Ore non risalta solo dal fatto che i singoli uffici sono scaglionati lungo il giorno, ma anche per il contenuto tematico riferito alle ore o ai misteri della salvezza ad esse storicamente legati:

  • Le Lodi Mattutine sono legate con il tempo dell’aurora, fine della notte e inizio del giorno. Rievocano il mattino della risurrezione di Cristo, ma anche il mattino della creazione e della storia dell’umanità. Come «sacrificium laudis» sono un’offerta di primizie, dedicazione a Dio della giornata.
  • I Vespri sono connessi con la sera, conclusione del giorno e inizio della notte. Alla fine della giornata la Chiesa ringrazia di quello che il Signore ha donato, e chiede perdono degli errori compiuti. Commemora l’Ultima Cena e ricorda la morte di Cristo. I Vespri però hanno anche un valore escatologico: esprimono la speranza dell’avvento definitivo del Signore e del suo regno.
  • L’Ufficio delle Letture è il tempo dell’ascolto della Parola di Dio, della meditazione e della riflessione, attraverso le letture bibliche e importanti pagine di grandi autori a commento. È l’erede degli antichi notturni, libero però dal suo condizionamento orario, e quindi può essere pregato in qualsiasi momento della giornata. Tradizionalmente, al secondo e terzo notturno, nella festa di un grande santo, si aggiungono commenti patristici alla festività. Il responsorio di ciascun notturno si canta il Gloria Patri, che, nell'ultimo responsorio della terza o ultima lettura, è sostituito dal Gloria tibi Domine e dall'inno.
  • Le Ore Medie (Terza, Sesta, Nona):
    • Terza ricorda principalmente la discesa dello Spirito Santo (At 2,1-15) e la crocifissione di Cristo, quando Egli fu inchiodato sulla croce.
    • Sesta richiama la preghiera di Pietro nella casa del conciapelli, l’agonia di Cristo e la sua ascensione al cielo.
    • Nona rievoca la preghiera di Pietro e Giovanni al tempio, la guarigione dello storpio, lo sconvolgimento della terra ricordato dai vangeli e la morte di Cristo sulla croce, quando fu interrotto e si ebbe una grande oscurità.
  • La Compieta è la preghiera che precede il riposo notturno, con una domanda di aiuto per il tempo della notte. Si chiede perdono dei peccati commessi durante il giorno e ci si affida al Signore in completa confidenza.

La celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore, sotto la presidenza dei sacri Ministri, è sempre preferibile.

La Dimensione Teologica e Spirituale

La Preghiera di Cristo e della Chiesa

La Liturgia delle Ore è partecipazione all'unica preghiera di Cristo al Padre nello Spirito. Egli solo possiede un sacerdozio che non tramonta, e ci unisce a sé come membra del suo Corpo, che è la Chiesa, in un sacerdozio «totale», il Cristo-Capo unito indissolubilmente al Cristo-Corpo. Poiché Cristo è il Capo, unito a lui prega anche il suo Corpo ecclesiale. Questa è la preghiera di Cristo che continua, imitazione del suo stesso stile e metodo di preghiera: Gesù si ritirava in luoghi deserti e pregava; spesso, dopo aver predicato alla folla, saliva sul monte, solo, a pregare.

Solo per Cristo abbiamo accesso al Padre (Rm 5,2; Ef 2,18; 3,12). È Cristo stesso che continua la sua lode perenne al Padre, ed è lo Spirito Santo l'anima della preghiera spirituale alla voce della Chiesa. Sant'Evagrio afferma: "Non siamo noi che riusciamo a pregare... neppure pregare." Come spiega Sant'Agostino, siamo noi che preghiamo a modo nostro, ma è Sant'Paolo che invita a "pregare con lo Spirito Santo" (Ef 6,18). Siamo così "nella preghiera", uniti alle "suppliche dei santi" (At 1,14). Come dice Sant'Ignazio di Antiochia: "Fate, come voi siete membra di suo Figlio, che all'unisono si canta Gesù Cristo, che è in Gesù Cristo, oltre il quale nulla vi è di superiore."

La Santificazione del Tempo

La concezione «biblica» del tempo è ben diversa da quella che lo vede come un "marchio di triste fatalità" che "inghiotte la vita". Il tempo, nella prospettiva biblica, è un kairós, un momento favorevole del disegno salvifico. "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo" (Mc 1,15).

Adesso, in questo momento, Dio si rende presente al fine di giustificare coloro che hanno fede in lui (Rm 3,26). Con Cristo ha avuto inizio la «pienezza dei tempi» (Ef 1,10; Gal 4,4), e «Ecco il momento favorevole: ecco il giorno della salvezza» (2Cor 6,2). La Liturgia delle Ore intende consacrare alla gloria di Dio ogni attimo dell'esistenza umana, preparandoci alla liturgia eterna che ci terrà occupati nella casa del Padre. Come esorta Sant'Agostino: "Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina. Canta e cammina."

Cosa significa la nostra liturgia?

Il Rapporto con l'Eucaristia

La Liturgia delle Ore e le opere di apostolato sono strettamente uniti alla Santa Eucaristia. Nella celebrazione eucaristica, il popolo offre a Cristo se stesso, il proprio lavoro e tutte le cose create. La Liturgia delle Ore prolunga e si irradia dall'Eucaristia, estendendone la grazia a tutte le ore del giorno e della notte, in un movimento di «sistole» e «diastole» che ha per centro il cuore.

È dalla Pasqua-Eucaristia che scaturisce la salvezza dell'uomo. La santificazione del tempo trae origine necessariamente dalla Pasqua del Signore. Per santificare il tempo occorre dunque farlo partecipe della Pasqua del Signore, rendendola contemporanea a noi e noi contemporanei ad essa. La Liturgia delle Ore è anche «sacrificio della lode», offrendo, per mezzo di Lui, il Padre per la salvezza di tutto il mondo.

I Salmi: Cuore della Liturgia delle Ore

Natura e Origine dei Salmi

I Salmi sono il cuore della Liturgia delle Ore. Essi sono «cantici da eseguire al suono del salterio», uno strumento a corda che il salmista suonava con le dita. Non sono in prosa, ma poemi di lode, chiamati dagli ebrei «cantici di lode» da pregare cantando. Questi canti sono stati attribuiti a Davide, ma non sono nati né a tavolino né in un ristretto periodo di tempo, bensì sono la preghiera comune di tutto un popolo, sgorgati da un cuore che crede e ama Dio. I Salmi narrano le meraviglie compiute a favore del suo popolo.

All'epoca dei Maccabei (II sec. a.C.), il Salterio era pressoché definito così come oggi lo conosciamo, come libro della Bibbia dell'Antico Testamento. Era la preghiera di ogni pio Israelita; al tempo di San Basilio era considerata un "opus Dei", cioè un'opera divina. San Giovanni Crisostomo affermava: "Quando siedono al telaio, ancora Davide è primo e ultimo e in mezzo." Il centro del Salterio è Dio: i Salmi sono «teocentrici». Il Salmista è sempre in rapporto con il suo Dio, un Dio presente, con cui si può entrare in dialogo o addirittura in contesa. Dio è il Dio del popolo, legato da un rapporto di amore-fedeltà-misericordia (Sal 98,3; 146,6); Egli è il Dio che chiama «popolo mio».

Tipologia e Contenuto dei Salmi

I Salmi si dividono in diverse tipologie principali, ciascuna con le sue caratteristiche:

  • Gli «Inni»: Hanno carattere innico e laudativo. Cantano la sovranità di Dio, il suo amore fedele e l'alleanza. Un esempio è il Salmo 91.
  • I «Salmi di supplica»: Composti da un lamento (descrizione della propria necessità), una motivazione (perché Dio dovrebbe ascoltare) e una richiesta (si portano motivi di persuasione). Il Salmista è un uomo che ha perso tutto e attende una grazia, con la consapevolezza che la salvezza dipende da Dio. Un esempio è il Salmo 56.
  • I «Salmi di ringraziamento»: Sono il ringraziamento pubblico che un israelita faceva nel tempio di Gerusalemme dopo aver ricevuto una grazia, radunando parenti e amici per associarli alla sua azione di grazie. Un esempio è il Salmo 29.
  • I «Salmi regali»: Celebravano l'intronizzazione simbolica di Yahweh, un re invisibile. Il loro grido è «Yahweh regna!», fin dall'origine del mondo; per questo anche l'universo lo acclama. Un esempio è il Salmo 23.
  • I Salmi «di Sion»: La parola «Sion» equivale a Gerusalemme, e questi Salmi si riferiscono alla raccolta di tutti i popoli della terra.
  • I «Salmi graduali» (Sal 120 al 134): Sono canti per il pellegrinaggio, per salire presso il Tempio del Signore, dal suo annuncio fino ai ringraziamenti al momento del ritorno.

Numerazione e Traduzione dei Salmi

Se si confrontano diverse Bibbie, si può notare che la numerazione dei Salmi non corrisponde. Questo perché la numerazione greca e latina (Volgata) seguì una numerazione diversa da quella ebraica dei Massoreti. La liturgia attuale rifà al testo originale dei Salmi che è appunto in lingua ebraica. Verso l'anno 384 d.C., San Girolamo tradusse la Bibbia dall'ebraico in latino, dando origine alla Vulgata.

I Salmi come Parola di Dio e Preghiera di Cristo

I Salmi, come tutta la Bibbia, sono «Parola di Dio», e per questo il Salmista prega: «apro anelante la bocca...». Sant'Agostino afferma: "In essi ascoltiamo non parole di uomini, ma di Cristo, della Chiesa e dello Spirito Santo, come se li avesse ispirate" (En. in Ps. 147,1). Gesù Cristo stesso si è servito dei Salmi, dicendo: «Voi scrutate le Scritture... che mi rendono testimonianza» (Gv 5,39). I Salmi sono citati più di ogni altro libro dell'Antico Testamento negli Evangeli e dalle Lettere apostoliche; ad esempio: il Salmo 69,10 («lo zelo per la tua casa mi divora» in Gv 2,17), il Salmo 35,19 e 69,5 («mi hanno odiato senza ragione» in Gv 15,25), o il Salmo 16,8-11 riferito ai misteri della vita di Cristo, e il Salmo 41,10 al tradimento di Giuda.

Sant'Atanasio afferma che «Nei Salmi l'orazione divina è lo specchio dell'anima». Essi sono il linguaggio orante di Cristo, ed è "lo stesso Cristo che con il suo Corpo (la Chiesa) rivolge al Padre" (SC 84). Sant'Agostino aggiunge: "È il suo Corpo che prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi" (En. in Ps. 85,1). I Salmi acquistano il loro significato più profondo se recitati con intelligenza e convinzione.

I Salmi come Nostra Preghiera

Il Salmista è l'uomo di Dio e della preghiera, che esprime la sua fiducia in Dio anche quando è perseguitato. I Salmi nascono dall'esperienza del popolo di Dio, da un cuore che crede e ama Dio. San Benedetto suggeriva di non concentrarsi sulla "quantità dei versi, ma nella loro comprensione". Sant'Ambrogio chiama il Salterio "la gioia delle nostre anime, la tristezza, la speranza, il timore...".

Pregando con le espressioni che la Chiesa pone sulle nostre labbra, accogliamo l'ispirazione dello Spirito del Dio vivente. Sant'Agostino assicura che il Salterio è effettivamente anche «nostra preghiera». Esso ci aiuta a professare la sovranità del nostro Creatore e ci permette di accedere al Padre con un "linguaggio orante". Sant'Agostino chiedeva: "Che cosa avrei io, miserabile, da dire, che non trovi già le sue parole nella Scrittura? Che cosa avrei da dire, che non sia già stato detto? Che cosa avrei da chiedere, che non sia già chiesto?" (En. in Ps. 37,6). In questo modo, la nostra povertà e la nostra miseria sono portate davanti a Dio. Parafrasando un'espressione di San Paolo: "Non sono più io che prego, ma è Cristo che prega in me" (Gal 2,20).

Pagina miniata di un Salterio medievale con decorazioni artistiche

La Liturgia delle Ore Oggi: Accessibilità e Partecipazione

Con l’avvento del digitale, la Liturgia delle Ore è diventata accessibile a un pubblico più ampio. Non è più necessario acquistare i tradizionali quattro volumi liturgici, con un costo significativo. È sufficiente un'applicazione su smartphone o tablet. Esistono diverse applicazioni che offrono la possibilità di accedere ai testi della Liturgia delle Ore, facilitando la partecipazione dei fedeli.

Tra le opzioni disponibili, l'app ufficiale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), oltre ai testi, offre la possibilità di scaricare gli audio delle singole Ore e pregare “virtualmente” insieme a qualcuno, o ascoltare quando si è impossibilitati a leggere. Un'altra valida opzione è ePrex Liturgia delle Ore, che, pur presentando qualche piccolo errore testuale, funziona ottimamente offline, cioè anche senza connessione internet.

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