Il Presbiterio di Santa Maria delle Grazie: Architettura e Storia di un Capolavoro Milanese

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, basilica e santuario appartenente all'Ordine Domenicano e oggi sito Patrimonio UNESCO, rappresenta un emblema del Rinascimento milanese, nato dall'incontro tra la tradizione gotica lombarda e l'innovazione rinascimentale.

La sua architettura, in particolare quella del presbiterio, testimonia una storia insolita, frutto di due distinte fasi costruttive che hanno plasmato un edificio di straordinaria complessità e bellezza.

Le Origini e l'Architettura Gotica di Guiniforte Solari

Le origini della chiesa risalgono al 1460, quando la congregazione di Domenicani, stabilitasi presso l'odierna chiesa di San Vittore al Corpo, ricevette in dono un appezzamento di terreno dal conte Gaspare Vimercati, condottiero al servizio degli Sforza. Su questo terreno si trovavano una piccola cappella dedicata a Santa Maria delle Grazie e un edificio a corte ad uso delle truppe del Vimercati.

Il 10 settembre 1463 fu posata la prima pietra del complesso conventuale. A dirigere i lavori fu chiamato Guiniforte Solari, l'architetto più in vista in quegli anni a Milano, già ingegnere capo della fabbrica del Duomo, dell'Ospedale maggiore e della Certosa di Pavia. L'edificazione della chiesa ebbe inizio, come di consueto, dalla zona absidale, contemporaneamente alla costruzione del convento.

Nel progetto, il Solari si attenne alla consolidata tradizione gotica lombarda della basilica a tre navate, con volte a ogiva e facciata a capanna. Anche i materiali scelti furono quelli della tradizione lombarda: il cotto per le murature e la pietra di granito per le colonne e i capitelli. L'impianto è quello della chiesa a sala, con tre navate basse e larghe, separate da colonne in pietra che facilitano il passaggio della luce creando un ambiente unitario, sviluppato più orizzontalmente che verticalmente. Le navate sono coperte da volte a crociera con cordonature, rette da capitelli a foglie. Le navate minori sono fiancheggiate da file di sette cappelle laterali quadrate, illuminate da un tondo centrale e due finestre ad arco acuto, utilizzate dalle famiglie milanesi più importanti come luogo di sepoltura e di preghiera privata.

La semplice facciata a capanna è divisa in cinque campiture da sei contrafforti. La larghezza è quasi il doppio dell'altezza, che comunque supera quella delle navate interne, come si può vedere dagli oculi ciechi, collocati al di sopra della quota del tetto. La sobria decorazione è costituita da rilievi in cotto a stampo che incorniciano le monofore e i rosoni, e dagli archetti che ne decorano il coronamento. La facciata presenta un portale centrale in marmo bianco che rappresenta il primo intervento attuato da Ludovico il Moro, quando subentrò a Vimercati nel patrocinio dei lavori del complesso.

Pianta della Chiesa di Santa Maria delle Grazie con indicazione di navate, presbiterio e tribuna

La Visione di Ludovico il Moro: La Nascita del Presbiterio Rinascimentale

Nel 1492 il nuovo signore di Milano, Ludovico il Moro, all'indomani dello sfarzoso matrimonio con Beatrice d'Este, decise l'erezione di un monumento che testimoniasse anche a Milano il nuovo stile rinascimentale, ormai diffuso nelle corti più ricche e aggiornate della penisola, come Firenze, Ferrara, Mantova, Urbino e Venezia. L'obiettivo era farne un capolavoro degno della Roma dei papi e della Firenze medicea. Secondo alcuni studiosi, era intenzione di Ludovico di intraprendere un completo rinnovamento della chiesa, ma fu poi realizzata solo la parte absidale.

Ludovico il Moro scelse Santa Maria delle Grazie come mausoleo della propria famiglia, gli Sforza, e si affidò ad alcuni dei più grandi architetti e artisti del tempo per modernizzarla in stile rinascimentale. I lavori furono diretti da Giovanni Antonio Amadeo ma, secondo la tradizione, la tribuna e una delle sacrestie sarebbero state progettate da Donato Bramante, sebbene l'attribuzione del progetto non sia unanime. Quest'opera è considerata una delle più alte realizzazioni del Rinascimento dell’Italia Settentrionale.

Descrizione Architettonica del Presbiterio (La Tribuna e il Coro)

La Struttura Generale

Il presbiterio, visibile da via Caradosso, si presenta come una grande complessità architettonica e un raffinato gioco decorativo. La tribuna è costituita da un imponente parallelepipedo a base quadrata, al cui centro si erge la cupola emisferica, raccordata da pennacchi, nei quali sono iscritti tondi che racchiudono i quattro Dottori della Chiesa. Grandiosi archi a pieno centro occupano i quattro lati del cubo, le cui sommità sono tangenti alla circonferenza della cupola. Le due arcate laterali si aprono su absidi simmetriche, con volte a cassettoni. Le due arcate centrali si aprono l'una sulla navata centrale, l'altra sul coro.

La Cupola e il Tamburo

La cupola poggia su un basso tamburo, che ha l'originale aspetto di un grande loggiato che corre lungo tutta la circonferenza, alternando bifore aperte e bifore cieche. La limpida figura geometrica del cerchio della cupola, simbolo di perfezione, è ripresa dalla decorazione a motivi circolari neri su intonaco bianco, dal giro di oculi aperti in alto, fino al tondo centrale della lanterna.

Il Coro e le Absidi Interne

Il coro è costituito da un secondo parallelepipedo a base quadrata, la cui superficie di base corrisponde a un quarto di quella della tribuna. Esso è coperto da un'elegante volta a ombrello e chiude la composizione un'abside uguale alle precedenti.

Influenze e Proporzioni

La struttura generale richiama l'impianto della Sacrestia brunelleschiana in San Lorenzo a Firenze e della cappella Portinari in Sant'Eustorgio. L'equilibrio delle proporzioni del progetto è basato sulla larghezza della navata centrale della chiesa che, raddoppiata, corrisponde ai lati del presbiterio e al diametro della cupola.

Decorazione Interna

Oltre agli ornamenti già menzionati, la superficie interna della tribuna è caratterizzata da una delicata decorazione a sgraffio, che rende vibranti le superfici con il suo tenue chiaroscuro. In tutta la decorazione si ripetono i motivi circolari dei tondi, inscritti nell'alta trabeazione, nei sottarchi, nei pennacchi e nella cupola, e il motivo della ruota radiata, già usato da Bramante nell'incisione Prevedari e in Santa Maria presso San Satiro.

Interno della Tribuna di Santa Maria delle Grazie con la cupola e le decorazioni a sgraffio

Il Monumento Funebre Sforzesco e il Coro Attuale

Non è chiaro se l'intenzione del Moro di fare delle Grazie il luogo di sepoltura degli Sforza fosse presente fin dall'inizio, o fosse maturata solo nel 1497, alla morte dell'amatissima consorte Beatrice d'Este per le conseguenze di un parto prematuro. La Duchessa, scomparsa a soli ventidue anni, fu tumulata con grandi onori all'interno del coro della basilica. Il monumento funebre, isolato e non addossato al muro, venne realizzato da Cristoforo Solari in marmo bianco, con la rappresentazione di entrambi i coniugi distesi a grandezza naturale sul coperchio.

In seguito alla morte e alla sepoltura del Moro in Francia, al termine della prigionia cui venne costretto dopo la disfatta di Novara, e in obbedienza ai dettami del Concilio di Trento, nel 1564 il monumento venne smembrato e disperso per vendita.

Oggi nel coro si possono ammirare gli stalli lignei destinati ai frati. Gli stalli sono disposti su due file; le tarsie della fila inferiore mostrano uno stile più arcaico, con una prevalenza di motivi geometrici.

L'Esterno del Presbiterio: Maestosità e Dettagli Decorativi

All'esterno, la tribuna prospetta su Corso Magenta e via Caradosso, mentre il lato nord si affaccia sul Chiostro delle Rane. Si presenta come un monumentale cubo, dal quale si dipartono dai fianchi le due absidi semicircolari, mentre dietro si allunga il parallelepipedo del coro, che si conclude anch'esso con un'abside semicircolare uguale alle due laterali. Questa dualità architettonica, che fa sembrare quasi due chiese diverse, si spiega con la storia di costruzione dell'edificio.

Il Tiburio

Al di sopra della cupola si erge un tiburio che si sviluppa in forma di prisma a sedici lati, scanditi da un'elegante loggia ad archi. La sua prima fascia, internamente corrispondente al basso tamburo finestrato, presenta una particolarità: in corrispondenza dei pennacchi interni, per pesare meno su di essi, il suo perimetro si allarga in quattro piccole esedre semicircolari, andando così a gravare direttamente sulle murature piene sottostanti. Il tiburio si conclude con l'alta galleria contenente gli oculi che traforano la cupola.

La Decorazione Scultorea

La decorazione esterna del presbiterio costituisce uno dei migliori esempi di decorazione plastica del panorama rinascimentale lombardo, insieme con la Certosa di Pavia e la cappella Colleoni di Bergamo, con le quali presenta evidenti affinità di ispirazione ed esecuzione, rimandanti allo stile dell'Amadeo. È realizzata in cotto, granito e pietra d'Angera. La notevole ricchezza ed esuberanza che la caratterizza l'avvicina maggiormente alla tradizione locale lombarda rispetto ai più sobri modi bramanteschi e toscani.

L'alto piedistallo con cornici in granito presenta grandi patere circolari con stemmi sforzeschi e domenicani. Sulla fascia superiore corre una teoria di finestroni e nicchie dalle cornici in cotto. Al di sopra un'alta parte intonacata mostra la decorazione più elaborata: tondi con eleganti motivi geometrici si alternano a lesene corinzie in cotto e candelabre classicheggianti. Sui riquadri che costituiscono i piedestalli alle lesene, decorazioni floreali si alternano a medaglioni con busti di Santi. Particolarmente ridondante è anche la decorazione del tiburio della cupola.

Esterno della Tribuna di Santa Maria delle Grazie con il tiburio e le absidi

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Il Convento e i Chiostri: Cenni Essenziali

Dalla tribuna si accede a un chiostrino porticato, chiamato Chiostro delle Rane per via del soggetto che ne decora la fontana: quattro rane in bronzo. È un microcosmo di pace nel pieno centro della città, splendido soprattutto a marzo, quando fioriscono le magnolie. Il chiostro è perfettamente quadrato, formato da cinque arcate in cotto per ogni lato rette da colonne marmoree e capitelli a motivi rinascimentali.

Il convento solariano si articolava attorno a tre chiostri: il chiostro originario dell'alloggiamento delle truppe del Vimercati, inglobato nella costruzione; il Chiostro Grande, su cui affacciavano le celle dei frati, e il Chiostro dei Morti attiguo alla chiesa. Di quest'ultimo oggi è possibile vedere la ricostruzione post-bellica, in quanto interamente distrutto dai bombardamenti del 1943. Sul portico si affacciano, a est, l'antica Cappella delle Grazie, le sale del Capitolo e del Locutorio (parlatorio) e a nord la biblioteca, edificata da Solari sul modello della già celebre Biblioteca del convento domenicano di San Marco a Firenze, progettato da Michelozzo.

Il lato sud del convento è interamente occupato dal refettorio, che custodisce il grandioso affresco del Cenacolo di Leonardo da Vinci e la Crocifissione di Donato Montorfano, temi consueti per la decorazione dei refettori conventuali, intesi a invitare alla meditazione sui temi della Passione di Cristo e dell'Eucaristia.

Storia Successiva: Inquisizione, Spoliazioni e Restaurazioni

Con la caduta di Ludovico il Moro (1499), e il successivo passaggio del Ducato di Milano alla Corona di Spagna dopo l'estinzione della dinastia Sforzesca (1535), cessarono tutte le opere di costruzione che avevano avuto nel Duca Ludovico il principale promotore e finanziatore.

L'Inquisizione, esistente a Milano dalla metà del XIII secolo con sede presso il convento domenicano di Sant’Eustorgio, fu spostata al convento di Santa Maria delle Grazie nel 1558, anno di intensa repressione anti-luterana. Avvenne per iniziativa del domenicano Michele Ghislieri (inquisitore supremo e futuro papa Pio V) e di Ippolito Beccaria, generale dei domenicani, che dal 1588 fece costruire accanto al convento il nuovo Tribunale ecclesiastico, un vero e proprio Palazzo dell'Inquisizione. Nel 1775 Maria Teresa d'Austria stabilì che gli inquisitori non sarebbero più stati sostituiti alla fine del loro mandato, così la morte dell'inquisitore Giovanni Francesco Cremona nel 1779 sancì definitivamente la fine dell'Inquisizione a Milano.

Notevoli furono le opere spedite in Francia durante le spoliazioni napoleoniche. La chiesa ospitava l'Incoronazione di spine di Tiziano, requisita e portata al Musée Napoleon, e San Paolo in meditazione di Gaudenzio Ferrari, portata al Museo di Lione.

Il 7 maggio 1799 il convento fu soppresso, passando alla funzione di caserma militare, mentre agli esterni il chiostro delle Rane e la tribuna bramantesca finirono ricoperti di costruzioni popolari. Il complesso fu recuperato solo nel 1860 con un grande intervento sotto la direzione di Luca Beltrami, che vide l'apertura di via Caradosso e l'inizio di lavori protratti dalla fine dell'Ottocento al 1937. All'interno della chiesa, sotto le ridipinture e le decorazioni successive, completamente asportate, furono riscoperte le originali decorazioni quattrocentesche ad affresco delle navate e le decorazioni a sgraffio della tribuna. Dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel 1943, la chiesa e il refettorio subirono danni significativi e vennero solo parzialmente ricostruiti, ma l'imponente tribuna e la maggior parte della chiesa rimasero a testimoniare la loro grandezza storica e artistica.

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