La Vita Monastica Femminile: Tra Spiritualità, Tradizioni e Arti

Nel tentativo di non voler trascurare nessun aspetto della vita certosina, questo articolo illustra nei dettagli alcune caratteristiche specifiche del ramo femminile dell’Ordine di San Bruno. Ci si soffermerà ad illustrare tre elementi distintivi: l’abito, la professione solenne e la consacrazione verginale, insieme a un’ampia panoramica sulle arti, i mestieri e le attività quotidiane che scandiscono la vita delle monache.

Introduzione alla Vita Certosina Femminile

Va subito precisato che l’abito delle consorelle certosine è molto simile a quello dei Padri, e quindi: abito bianco, cocolla con le bande laterali per le professe, con l’unica differenza che al posto del cappuccio le monache hanno il soggolo con il velo. Osservando la stretta clausura esse non parlano mai con nessuno, e nelle rare occasioni lo fanno con il velo abbassato e sempre in compagnia di altre consorelle. Parallelamente al ramo maschile, nel ramo femminile vi sono sia le monache del chiostro, le quali si dedicano più intensamente alla solitudine della cella, sia le monache converse e donate che hanno l’incarico di quei lavori che non possono essere svolti in cella. È evidente che entrambe le forme di vita claustrale siano complementari, indispensabili l’una all’altra perché si sviluppi e si compia la vocazione all’interno di una Certosa. In ogni convento certosino femminile, ci sono uno o due Padri certosini che garantiscono le funzioni sacerdotali, ed insieme a loro vi sono anche due Fratelli conversi che svolgono quei lavori che non possono essere svolti dalle loro consorelle.

Monache certosine con abito bianco e velo, in contesto di clausura

Il Cammino verso la Professione Solenne

Il cammino per poter giungere alla professione solenne è lungo. In ogni certosa vi è una foresteria che consente alle giovani attratte dalla vocazione certosina di trascorrere una decina di giorni, nei quali è possibile condividere il regime di vita austero. Coloro che conservano l’intento potranno fare un’esperienza più lunga, chiamata “postulato”. Durante questo periodo, della durata da sei mesi ad un anno, la postulante si accosta gradualmente all’austerità della regola. Superata positivamente questa esperienza e con il consenso della comunità, la giovane può iniziare il “noviziato” ricevendo l’abito certosino. In questa fase le novizie leggono essenzialmente i principali autori certosini e studiano le loro sorgenti nel monachesimo d’Oriente e d’Occidente, basate sulla solitudine e la purezza del cuore. Trascorsi due anni in questa condizione, la novizia, dopo accurata riflessione e ascoltato il parere della comunità, decide di donare se stessa facendo professione di stabilità. In essa, promette a Dio per tre anni la sua stabilità e la conversione di vita, in cui si include l’Obbedienza, la Castità e la Povertà. Successivamente ella potrà rinnovare questi voti per altri due anni, e se la vocazione permarrà potrà giungere alla professione solenne. Altrettanto accade per le consorelle converse che chiamasi donate, ovvero quelle che hanno deciso di consacrare la propria vita a Dio ma senza prendere i voti.

La Consacrazione delle Vergini

Dopo aver ricevuto la professione solenne le monache indosseranno il velo bianco. Esse, non prima di quattro anni (fino al 15 maggio 2018) e di venticinque anni di età, potranno ricevere la “consacrazione delle vergini”. Quest’ultimo è un rito solenne, che si svolge con una cerimonia estremamente particolare, secondo gli antichi Pontificali. La consacrazione verginale viene conferita infatti alla presenza del Vescovo il quale, dopo averle benedette, dona alla certosina il velo nero e l’anello d’oro, rispettivamente simbolo della separazione definitiva dal mondo e del vincolo indissolubile con lo Sposo, Cristo. Ad essa viene inoltre consegnata una croce, simbolo del sacrificio estremo, ed un libro dei canti che essa dovrà elevare al Signore. La monaca certosina viene poi rivestita con una corona (ora in disuso), una stola sacerdotale ed un manipolo indossato sul braccio destro. Quanto alla corona, simboleggia la gloria di Cristo e sulla quale vi è scritto: “Io sono la serva di Gesu Cristo”. Per quanto concerne la stola ed il manipolo, sono questi emblemi che conferiscono loro alcuni privilegi liturgici. Tra questi vi sono la proclamazione liturgica del Vangelo in alcune occasioni, il cantare l’Epistola alla loro messa conventuale, ed usare la stola quando cantano il vangelo all’ufficio notturno.

Palermo: Alla Cattedrale la consacrazione delle vergini

Le Arti e i Mestieri nel Monastero

Le monache, oltre alla vita di preghiera e contemplazione, si dedicavano a una varietà di arti e mestieri che contribuivano all'autonomia del monastero e alla produzione di beni necessari, anche sacri.

Il Ricamo: Arte e Significato

Il ricamo è un’arte antichissima, apparsa in Oriente e poi arrivata in Occidente. La parola ricamo deriva dal lemma arabo “raqm” (racam) che significa “segno, disegno”. I primi ricami, ritrovati in Egitto ed in Attica, risalgono a secoli prima di Cristo e, per la loro accuratezza, si pensa che fossero frutto di una vera e propria scuola. Il ricamo rappresentava un modo per impreziosire e personalizzare i capi d’abbigliamento indossati da personaggi di grande risalto politico e religioso, aumentandone così dignità e prestigio. In Italia quest’arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che introducono in Sicilia i primi laboratori di tessitura e ricamo. Anche per le monache il ricamo è uno strumento di abbellimento dei tessuti. Esso veniva utilizzato per abbellire i paramenti sacri e gli indumenti dei sacerdoti. Notevoli sono le realizzazioni rinvenute all'interno del Monastero di Santa Maria Maddalena, alcuni paliotti ricamati (anche in oro) sono di una bellezza ineguagliabile.

Esempi di ricami monastici, in particolare paliotti dorati

L'Educazione e le Arti Femminili

L'apprendimento dei lavori femminili quali la tessitura, il cucito, il ricamo, la lavorazione dei merletti, è un elemento importante nell'educazione di una novizia o di un’educanda, sino a tutto l'Ottocento. Le giovani entravano in monastero dietro il pagamento di una retta annuale ed erano affidate alla competenza di suore esperte, ma anche di professori esterni, in particolare per i corsi di disegno. Dopo aver assimilato le diverse tecniche attraverso il lungo esercizio, le educande e le novizie venivano impiegate nella produzione di corredi e parati liturgici.

La Ceroplastica

L'arte della Ceroplastica è ampiamente documentata dal ritrovamento di diverse statuette di santi e degli utensili necessari per la loro produzione: crogiuoli e spatole. La lavorazione comprendeva diverse fasi: le statue erano infatti costituite da un’intelaiatura di legno impagliato e rivestito di stoffe ricamate, su cui erano applicate la testa e le mani modellate in cartapesta o cera.

La Produzione di Fiori di Seta

Un'attività largamente praticata dalle suore fino a tutto l'Ottocento è quella della produzione di fiori di seta, un’arte antica importata dalle Fiandre, di cui è stata ritrovata una descrizione in un testo edito nel 1678 e conservato presso l’antica biblioteca del monastero. I fiori di stoffa erano impiegati sia per la decorazione delle chiese, in particolare nei periodi invernali quando era difficile reperirne di freschi, sia per ornare delle coroncine indossate dalle novizie il giorno della promessa temporanea.

La Tintura

L’attività della tintura, documentata in un piccolo fascicolo d'archivio che contiene istruzioni per tingere vari tipi di stoffa, avveniva immergendo i materiali in grandi "caldari" insieme alle terre colorate.

La Tessitura Manuale

La tessitura è una delle attività più antiche dell’uomo. È cambiato il mondo, ma non il principio di realizzazione del tessuto: l’incrocio ortogonale dei fili di trama e ordito. Vari sono i telai lignei rinvenuti presso il Monastero di Santa Maria Maddalena, ora esposti presso le stanze del Museo delle Arti Monastiche, insieme ad altri oggetti e strumenti utili per la tessitura manuale, tra cui numerose matasse di filato di canapa. A Serra de' Conti e nelle zone limitrofe era infatti molto diffusa la coltivazione della canapa, dal cui fusto veniva tratto il materiale per la produzione dei filati di canapa. Da alcuni anni il Comune di Serra de' Conti ha avviato dei corsi di tessitura manuale e ricamo, dando continuità ad una delle attività delle monache, nonché delle nostre nonne e bisnonne. Un corso di tessitura con telaio manuale nel terzo millennio ha un valore storico e simbolico notevole. Non solo, può essere oggi l’opportunità per attuare un vero e proprio artigianato creativo, grazie alle potenzialità espressive di un mezzo così antico e così attuale: il tessuto. Cogliendo le possibilità offerte da usi innovativi delle tecniche tessili e dei tessuti, con il telaio manuale si possono produrre piccole serie di oggetti di ottimo design, destinati ad un pubblico di estimatori, spaziando nei settori dell’abbigliamento, del design tessile, dell’arredamento e perfino dell’arte.

Telaio manuale con filati di canapa in un laboratorio di tessitura

Musica e Canto nella Vita Monastica

Il canto e la preghiera erano attività a cui le monache dedicavano molto tempo ed energie, al pari dei lavori manuali. Cantare è considerato come pregare due volte e spesso le monache avevano effettivamente doti musicali e canore di spicco. Di grande rilievo fu il caso di Suor Maria Giuseppina Benvenuti, la suora di origine sudanese (Zeinab Alif), nota come la "Moretta", la quale dimostrò ben presto le sue attitudini per il canto e per lo strumento dell'organo, di cui la chiesa del monastero era provvista. La Moretta apprese nozioni da ben due maestri di musica, che venivano da fuori per istruirla. I suoi brani erano ascoltati con grande piacere dai fedeli dell'epoca e si ha notizia che venissero anche persone da fuori per sentirla suonare durante le celebrazioni o nelle processioni. L'organo Gennari, situato nella Chiesa del Monastero di Santa Maria Maddalena, è un piccolo gioiello che si è mantenuto dal 1827-28 fino ad oggi, grazie ad un restauro effettuato nel 2001 dalla prestigiosa ditta padovana dei Fratelli Ruffatti. Ha la caratteristica di alloggiare al suo interno un tamburo con alcuni campanelli. Una cosa strana per i non addetti ai lavori, ma non così insolita a quei tempi. Tamburi negli organi a canne erano infatti molto comuni in Italia durante il diciannovesimo secolo, essi permettevano l’esecuzione del repertorio operistico composto per accompagnare le celebrazioni.

Antico organo a canne in una chiesa monastica

Le Attività Quotidiane: Dalla Cucina alla Spezieria

La vita monastica era scandita anche da attività pratiche essenziali per il sostentamento e il benessere della comunità.

L'Arte Culinaria

Nella sala della "Cucina" sono esposti numerosi utensili e ceramiche per la cucina. Gli oggetti proposti e gli acquisti, documentati nei libri contabili, testimoniano, dalla seconda metà del Seicento fino a metà Ottocento, un notevole consumo di materiali dalle diverse tipologie e provenienze. L'attività culinaria delle monache era molto intensa e variegata, se si pensa che ogni monaca, proveniente da regioni diverse, portava con sé un patrimonio di ricette e usanze tipiche del proprio territorio di origine. Numerose sono le ricette rinvenute presso il Monastero di S. Il pasto veniva consumato in refettorio, durante uno dei momenti comunitari della giornata claustrale.

La Spezieria

La spezieria è uno degli Offici previsti dall’ordinamento del monastero. Le monache che vi erano addette preparavano medicamenti e ricette erboriste.

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