Il discorso pentecostale, nella sua essenza, si concentra sulla centralità di Gesù Cristo e sulla continua esperienza della sua presenza. Come affermato, non esiste "posto migliore al mondo che stare alla presenza di Dio", e ancora meglio è "vivere alla presenza di Dio". Questa prospettiva fondamentale permea le riflessioni sull'unità cristiana e sul ruolo dei movimenti spirituali nel cristianesimo contemporaneo.
La Visita di Papa Francesco e il Sogno di Unità
La visita di Papa Francesco, descritta come un "dono grande e inatteso, impensabile fino a poco tempo addietro", ha generato una "gioia grande" tra i membri della comunità pentecostale. Il suo gesto, definito "del tutto inatteso e sorprendente", ha dato "visibilità e concretezza" al suo ministero, che appare sempre più orientato a "incontrare il fratello, incontrarlo lì dove è, incontrarlo così come è". Questo approccio, che supera le "complicazioni protocollari", è visto come un atto di "grande coraggio", di "libertà e coraggio", e come un'espressione di umiltà.

L'attenzione di Papa Francesco all'Incarnazione di Gesù Cristo, la sua volontà di "toccarci, ha voluto venire di persona, ad abbracciarci di persona", è stata accolta con grande favore. Con un solo gesto, il Papa ha "allargato la porta, ha accelerato la realizzazione del sogno di Dio", diventando "parte della risposta alla preghiera di Gesù: 'che siano tutti uno'". Questa unità è vista come possibile attraverso la "gloria dell'umiltà", concetto ripreso dalle parole di Giovanni nel capitolo 17 del Vangelo.
L'Umiltà come Gloria nell'Ecumenismo
L'umiltà è considerata "al cuore della gloria". Come sottolineato, "è sufficiente un po’ di potenza per esibirsi; ce ne vuole molta per ritirarsi. Dio è potenza illimitata di ritrazione di sé, di nascondimento". Questo principio è fondamentale per costruire l'unità, poiché l'incontro con l'altro e il superamento delle divisioni richiedono un atteggiamento di umiltà e apertura.
La Verità come Incontro Personale con Cristo
Il concetto che "la verità è un incontro" è una "verità centrale per ogni cristiano", per chiunque abbia "fatto un incontro personale con Lui". Questa verità è al "centro della sua vita" (riferito al Papa), "materia viva della sua esperienza spirituale, motivo ispiratore della sua esistenza". Cristo è la "perla preziosa di tutti i cristiani, anche di noi evangelici". Egli è il "centro e il cuore della nostra vita, la ragione stessa della nostra esistenza".
Questa centralità di Cristo spinge gli evangelici a vivere un "modo nuovo di essere evangelici, che non si nutre più di anticattolicesimo", ma che "ha imparato a relazionarsi in modo costruttivo e redentivo con quelli che riconosce come suoi padri e suoi fratelli". L'obiettivo è "comprare tutto il campo... per entrare in possesso di tutto il tesoro", discernendo con la Parola di Dio ed "esaminando ogni cosa e ritenendo il bene". Questo approccio riduce il rischio di "disprezzare il contributo dei fratelli" e di "spegnere lo Spirito".
Il Fondamento di Cristo nell'Unità
La verità come incontro con Cristo è il "nucleo, il DNA del Vangelo" e il "terreno sul quale costruire ogni possibile dialogo fra di noi e cammino di unità tra le Chiese". Come afferma la Scrittura, "Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù". Questa essenzialità è stata riconosciuta anche da padre Raniero Cantalamessa, che ha definito gli evangelici "cristiani col carisma dell'essenzialità", e dal cardinale Piovanelli, che ha previsto un ritorno ai "principi fondamentali del cristianesimo" per il terzo millennio.

Il cardinale Kasper ha parlato di un "ecumenismo fondamentale e di un ecumenismo spirituale", sottolineando che "i cristiani non sono uniti tra loro, ma anzitutto sono tutt'uno in Cristo". L'unità si realizza in Lui, e la "forza che opera e ordina questa unità è lo Spirito Santo". Questo è il "perimetro fondamentale della nostra comunione" e il "contributo maggiore - anche storico e teologico - della profezia della Riforma prima e poi del mondo evangelico dopo".
Il fondamento è Cristo: "mettere a fondamento Cristo; edificare sopra Cristo; stringersi intorno a Cristo; crescere verso Cristo". La vita del credente è basata sulla "conversione a Cristo; la relazione personale con Cristo; l'imitazione di Cristo, che non è possibile senza la presenza della vita di Cristo". Anche la Chiesa deve essere costruita su Cristo, il suo metodo e stile di vita, identificandosi "con il povero, con il bisognoso, con chi è in difficoltà". Il cristianesimo odierno ha bisogno di "ravvedimento e di revisione di vita", proponendo modelli che siano "lontanissimi dal Vangelo".
Negli spazi di comunione tra le diverse comunità, il ritorno all'essenziale del Vangelo rivela che "questo spazio è ancora Cristo, l'annuncio di Cristo - il 'kerigma', l'insegnamento di Cristo - la 'didaké' - la formazione di Cristo in noi".
La Riconciliazione: Tra il "Già" e il "Non Ancora"
La vita cristiana si svolge tra il "già" e il "non ancora", un'esperienza di "sofferenza, di dolore, di fatica nell'avanzare nel dialogo tra cristiani, nello sperimentare la comunione". C'è il "piano della fede" - "vi è un corpo solo", "che siano uno", il "Tabernacolo di Dio tra gli uomini" - e il "piano della storia", dove si sperimenta la "vergogna della divisione, delle guerre tra i cristiani, delle ostilità, delle persecuzioni".
STORIA DEL MOVIMENTO PENTECOSTALE ITALIANO E GLI 80 ANNI DI UNA DELLE CHIESE PIÙ ANTICHE D'ITALIA
In mezzo a questi due piani c'è il "tempo della riconciliazione", il "tempo dell'etica", "dell'amore", "della responsabilità", che deve essere riempito da "uomini e donne di riconciliazione". Dio ha affidato a tutti i cristiani il "ministero della riconciliazione", basato sulla "parola della riconciliazione", che è Gesù stesso. Essere uomini e donne di riconciliazione significa a volte "fare il cammino del Calvario", passare "attraverso la Croce", affrontare "fraintendimenti e incomprensioni" da parte di cristiani "talmente identitari che non riescono a fare spazio all'amore".
Un pensiero di Francesco d'Assisi ("Cominciate a fare il necessario, poi fate ciò che è possibile e all'improvviso vi scoprirete a fare l'impossibile") viene citato come ispirazione, suggerendo che l'incontro e la riconciliazione tra cristiani, come quello con Papa Francesco, un tempo sembravano "una cosa impossibile".
Le Riflessioni di Papa Francesco: Camminare alla Presenza di Gesù
Papa Francesco ha ripreso il concetto della centralità di Gesù, sottolineando l'importanza di "stare alla presenza di Gesù" e "camminare alla presenza di Gesù", rievocando il primo comandamento dato ad Abramo: "Va', cammina alla mia presenza e sii irreprensibile". Il Pontefice ha espresso incomprensione per un "cristiano fermo" o che "non cammina", paragonandolo all'acqua stagnante che "si corrompe".
Ha distinto tra il "camminare" e il "girare" nel labirinto, evidenziando la mancanza di parresia
, di audacia e di speranza nei cristiani che non vanno avanti. La sicurezza si trova solo "quando camminiamo alla presenza del Signore Gesù". Ha ricordato la storia di Giacobbe e dei suoi figli che, andando in Egitto per comprare cibo, trovarono invece un fratello, evidenziando che "quando si cammina alla presenza di Dio, si dà questa fratellanza".
La Diversità e l'Unità Nello Spirito Santo
La divisione nella Chiesa è opera dell'"Invidioso, il re dell'invidia, il padre dell'invidia: quel seminatore di zizzania, Satana". Lo Spirito Santo, al contrario, "fa la 'diversità' nella Chiesa", una diversità "tanto ricca, tanto bella". Ma poi "lo stesso Spirito Santo fa l'unità, e così la Chiesa è una nella diversità". Questa "unità nella diversità" è l'essenza dell'ecumenismo, dove i cristiani "cercano di far sì che questa diversità sia più armonizzata dallo Spirito Santo e diventi unità".
Papa Francesco invita a "superare le diffidenze, ad avvicinarsi, a stimarsi, a perdonarsi, a collaborare, a riconoscere l'esistenza delle diversità e a celebrarle, per accogliere il dono dell'unità". Come ha commentato Mons. Bruno Forte, "la via dell'ecumenismo è anzitutto quella dell'amicizia", che "non annulla le differenze, ma tende a cogliere ciò che unisce come ciò che deve necessariamente venire prima dell'evidenziazione delle differenze".
STORIA DEL MOVIMENTO PENTECOSTALE ITALIANO E GLI 80 ANNI DI UNA DELLE CHIESE PIÙ ANTICHE D'ITALIA
L'unità non è uniformità, né "fare obbligatoriamente tutto insieme, né pensare allo stesso modo, neppure perdere l'identità". È piuttosto "riconoscere e accettare con gioia i diversi doni che lo Spirito Santo dà ad ognuno e metterli al servizio di tutti nella Chiesa".
Il Dialogo Luterano-Pentecostale e la "Terza Via"
Il dialogo teologico tra la Federazione Luterana Mondiale (LWF) e la Pentecostal World Fellowship, giunto alla sua seconda fase in Brasile, evidenzia la ricerca di "nuove forme di collaborazione" e "una maggiore comprensione reciproca". Entrambe le tradizioni affrontano "sfide comuni" e hanno "molto da imparare gli uni dagli altri".
Il Cardinale Kasper ha sottolineato che "i documenti sono indubbiamente importanti, ma lo Spirito Santo a Pentecoste non è arrivato nella 'carta', ma nel 'fuoco'. E il fuoco brucia le carte". È necessario "fare amicizia, incontrarsi faccia a faccia, parlare" per scoprire le "reciproche ricchezze" e avviare un "fecondo scambio di doni". Questo è l'"ecumenismo della vita", fatto di "piccoli passi mossi nel tessuto quotidiano dell'esistenza".
L'unità non si otterrà con un documento, ma con un "cambiamento interiore", una "terza via" indicata da Papa Francesco: l'"Ecumenismo spirituale". Questo significa "camminare insieme, pregando l'uno per l'altro e facendo opere di carità", senza "fissare lo sguardo su ciò che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce, cercando di meglio conoscere e amare Gesù e condividere la ricchezza del suo amore".
L'Ecumenismo del Sangue
Un aspetto cruciale dell'unità è l'"ecumenismo del sangue": "quando questi ammazzano i cristiani, il sangue si mischia". Per i persecutori, i cristiani "non siamo divisi, non siamo luterani, ortodossi, evangelici, cattolici… No! Siamo uno! Per i persecutori siamo cristiani!". Questo è "l'Ecumenismo del sangue che oggi si vive" e che "ci interpella e ci spinge all'unità".

Il Movimento Pentecostale-Carismatico, con il suo desiderio di testimoniare l'"ecumenismo spirituale" e condividere il "Battesimo nello Spirito Santo con chiunque nella Chiesa", potrebbe rappresentare "una speranza in più per il riavvicinamento dei cristiani". Come affermato dal Cardinale Carlo Maria Martini, il cammino ecumenico verso l'unità piena "non può essere inteso quale semplice ritorno degli altri alla Chiesa così come ora si presenta", ma comporta "lo sforzo di ciascuno per una conversione che ci renda più fedeli all'unico Signore e Maestro".
La Dottrina Pentecostale e la Questione delle Lingue
Una parte del discorso affronta in modo critico la dottrina pentecostale riguardante il parlare in altre lingue (glossolalia). Si evidenzia che la convinzione che "colui che è battezzato con lo Spirito Santo - DEVE PARLARE IN ALTRE LINGUE e chi non parla in altre lingue non è battezzato con lo Spirito Santo" è "antiscritturale ed insensata".
L'autore, pur vivendo nella chiesa Pentecostale da circa 50 anni, pur essendo nato nella chiesa Battista, non ha mai parlato in altra lingua e non ha "mai parlato in altra lingua". Afferma che quando un fratello o una sorella parla in altra lingua, "non è lo SPIRITO SANTO a parlare ma è lo spirito umano che è in ogni uomo". A sostegno di questa tesi, cita 1 Corinzi 14:5, 14:27-28 e 14:14, dove Paolo esorta a interpretare le lingue e sottolinea che l'intelligenza può rimanere "infruttuosa" se si prega in lingue senza comprensione.
Critiche alla Dottrina delle Lingue e la Centralità dell'Amore
Il versetto di Atti 2:4 ("E TUTTI FURONO RIPIENI DELLO SPIRITO SANTO E COMINCIARONO A PARLARE IN ALTRE LINGUE") è considerato il "cavallo di battaglia della DOTTRINA PENTECOSTALE". Tuttavia, si argomenta che, come altre ramificazioni del cristianesimo, la Chiesa Pentecostale ha "costruito la propria dottrina... su alcuni pochi versi della Scrittura, fra cui, il prevalente, è quello sopra citato, trascurando o mettendo nell'ombra altri versi di basilare importanza dottrinale".
Si critica la "parola d'ordine" del "PARLARE IN LINGUE" nella Chiesa Libera, dove il "DONO DELLE LINGUE" è messo in risalto come "logica conseguenza del BATTESIMO DELLO SPIRITO SANTO". Questa dottrina porta a credere che chi non parla in lingue "NON HA LO SPIRITO SANTO". L'autore ribatte: "DIO NON DICE COSI’ !! Il popolo di DIO è un popolo che ha lo Spirito, a prescindere se parla o meno in altre lingue !!". Vengono elencati numerosi uomini di Dio dell'Antico e del Nuovo Testamento (Giuseppe, Mosè, Betsaleel, Otniel, Gedeone, Iefte, Sansone, Elia, Eliseo, Davide, Daniele, ecc.) che furono ripieni di Spirito Santo ma non parlarono mai in lingue.

1 Corinzi 12:29-30 ("Tutti sono eglino apostoli ? Son forse tutti profeti ? Sono forse tutti dottori ? Fan tutti dei miracoli ? Tutti hanno essi il dono delle guarigioni ? Parlano tutti in altre lingue ? Interpretano tutti ?") è citato per dimostrare che "non tutti parlavano in altre lingue, come non tutti erano profeti, non tutti erano apostoli".
L'autore esprime il suo scetticismo riguardo all'autenticità di molti che affermano di parlare in lingue, descrivendo fenomeni che ritiene "imitazione diabolica del dono celeste". Sottolinea il pericolo che chi parla in lingue sconosciute possa dire "cose aberranti o addirittura bestemmiare o beffare le cose sante di DIO !".
L'essenza del cristianesimo, la sua "bandiera e il suo emblema è l' A M O R E". "DIO E’ AMORE" (1 Giovanni 4:16) e "DOVE C’E’ AMORE C’E’ DIO !!!". Senza amore, anche in presenza di lingue, profezie o guarigioni, non c'è Dio, perché "il diavolo, la scimmia di DIO, ha il potere di contraffare i doni di DIO". L'unica cosa che il diavolo non può contraffare è l'"AMORE".
Si esorta i credenti a "provare se stesso per vedere se è nella fede" e ad assicurarsi che nel suo cuore "regni l'AMORE" (2 Corinzi 13:5, 1 Giovanni 4:1). Si descrivono esperienze di inganno spirituale e si sottolinea che "il linguaggio non prova proprio niente, anzi, al contrario, può trarre il credente nell'inganno del nemico !". L'invidia e lo spirito di contenzione non provengono da Dio (Giacomo 3:14-15).
La 1° Epistola ai Corinzi capitolo 13 è presentata come la "soluzione divina" di Paolo alla confusione e allo scoraggiamento nelle chiese dei suoi tempi, innalzando l'Amore come "il Maestro gradisce". Il "BATTESIMO DELLO SPIRITO SANTO E’ UN BATTESIMO DI AMORE, PERCHE’ DIO E’ AMORE !!!!!!!! (1 Giovanni 4:8)".
I Pericoli della Ricerca dei Segni
Oggi, nella chiesa Pentecostale, si ricerca il "LINGUAGGIO e non DIO", si ricerca "bramosamente il SEGNO e non COLUI che largisce il SEGNO". Questo porta a "grossolani errori" e "ridicole affermazioni", come quella che qualcuno è battezzato con lo Spirito Santo solo per aver "balbettato qualche parola in lingua sconosciuta", anche se non ha "mai aperto il cuore al Signore GESU’, non è mai nato di nuovo e non ha mai esperimentato la grazia di DIO".
Questo modo di pensare "fa spazio al nemico il quale miete numerose vittime tra i credenti che facilmente ingannati e sedotti, si allontanano dalla ricerca della Faccia di DIO si buttano a capofitto alla ricerca del tanto bramato LINGUAGGIO".
La Natura del Movimento Pentecostale e il Ritorno alla Fede Apostolica
Il Movimento Pentecostale, nato nel XIX secolo in America e portato in Italia da italo-americani, si richiama alla "CHIESA PRIMITIVA, quella cioè nata alla Pentecoste di circa 2006 anni fa". È caratterizzato dalla convinzione che l'evento di Pentecoste descritto in Atti 2 "descriva un’esperienza a disposizione dei credenti di tutte le epoche".
I pentecostali credono che, come nella chiesa dei primi secoli, il credente oggi riceva la pienezza del battesimo dello Spirito in "due momenti, o 'esperienze', distinte e separate". Affermano che i miracoli di guarigione erano "parte integrante del ministerio di Gesù" e che "possono e devono essere sperimentati anche nella nostra epoca".
STORIA DEL MOVIMENTO PENTECOSTALE ITALIANO E GLI 80 ANNI DI UNA DELLE CHIESE PIÙ ANTICHE D'ITALIA
Questa prospettiva contrasta con l'approccio di teologi come Benjamin B. Warfield (1851-1921), che considerava i doni soprannaturali come "una particolarità che caratterizzava specificamente la chiesa apostolica e, pertanto, apparteneva esclusivamente all’era apostolica". I pentecostali, invece, basandosi sull'"immutabilità di Dio", sostengono che questa parte della natura della chiesa apostolica è "normativa per ogni epoca".
Il Movimento pentecostale si sforza di "tornare alla fede e alla prassi dei nostri fratelli che servirono Dio prima dell’apostasia", facendo del "Nuovo Testamento la loro regola di vita". Essi invocano un "ritorno a Pentecoste" e rivendicano di aver "ristabilito la 'fede apostolica' e tutti gli elementi soprannaturali menzionati nel Nuovo Testamento".
La Posizione delle Assemblee di Dio in Italia (ADI)
Le Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia (ADI) hanno rilasciato un comunicato ufficiale per riaffermare la propria identità pentecostale, radicata nel "pentecostalismo classico, storicamente e biblicamente inteso". Sottolineano una "netta distinzione rispetto al neopentecostalismo e al movimento carismatico".
Le ADI si dissociano da "metodologie, prassi ed espressioni spirituali che non trovano riscontro nel chiaro insegnamento delle Sacre Scritture e che risultano sempre più diffuse in alcuni ambienti neo-pentecostali e carismatici". Queste includono, a titolo esemplificativo: la cosiddetta teologia del regno, il power evangelism, il faith movement, lo spiritual warfare, il vangelo della prosperità, la caduta nello spirito, la risata nello spirito, fenomeni prodigiosi di natura materiale o finanziaria, e forme di apertura ecumenica non fondate su una comune e chiara confessione di fede evangelica.
Le ADI ribadiscono di non aver bisogno di "un Gesù diverso", di "uno Spirito diverso" né di "un Vangelo diverso" (cfr. II Corinzi 11:4), ma solo di quelli "presentati e attestati dalle Sacre Scritture, i quali rimangono l’unica e sufficiente regola di fede e di condotta per la vita della Chiesa". Viene chiarito che l'eventuale partecipazione di singoli credenti ADI a eventi con tali manifestazioni ha carattere "esclusivamente personale e privato" e non è attribuibile all'associazione. Questo comunicato è per "chiarezza e correttezza", con l'unico intento di "testimoniare… la volontà di rimanere fedeli al Signore Gesù Cristo e al messaggio di 'Tutto l’Evangelo'".
Il XXVI Capitolo Generale e la Trasformazione Carismatica
Il XXVI Capitolo Generale, inteso come un "evento pentecostale congregazionale", rappresenta un "momento speciale dello Spirito Santo" e di "co-creazione". La Congregazione, nata in un'epoca di crisi politica, ha affrontato "momenti difficili di persecuzione e ostilità". I martiri hanno sopportato la prova "ancorati all'amore di Dio e restando fedeli alla Chiesa".
Nonostante le sfide come il calo dei numeri e i sintomi di disagio nel "corpo congregazionale", il capitolo si concentra sulla "dinamica della trasformazione". Questa non è solo una questione di "pianificare strategie di adattamento", ma di aprirsi a un "serio lavoro di trasformazione interiore che non può essere sostituito da cambiamenti cosmetici nei comportamenti esterni".
La trasformazione significa "catturare il fuoco che brucia dentro di noi senza bruciarci e spargere quel fuoco ovunque andiamo". Per i clarettiani, essere uomini che "bruciano nella carità e bruciano dove passano". L'invito è ad arricchire il Capitolo con "partecipazione attiva e responsabile attraverso conversazioni sincere" e ad aprirsi all'"effusione dello Spirito nei nostri cuori e nel cuore della nostra comunità capitolare".