La Pentecoste è una delle feste più importanti nel cristianesimo, celebrata il cinquantesimo giorno dopo la domenica di Pasqua. Il nome stesso, "Pentecoste", deriva dal greco e significa "cinquantesimo", segnando la fine del periodo pasquale. Questo evento celebra la miracolosa discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e sugli altri seguaci di Gesù Cristo, come descritto nel Nuovo Testamento, nel libro degli Atti degli Apostoli (Atti 2:1-31).
Il "battesimo" e il "fuoco sulla terra" di cui parlò Gesù (Lc 12,50) trovano compimento con l'incarnazione e il mistero pasquale di morte e resurrezione. Non si tratta di un bagno nel suo sangue, ma di un compimento della sua pro-esistenza, la sua vita donata. Il fuoco del suo Spirito di Figlio, morto e risorto per amore indiscriminato, riempie il popolo rinnovato di Israele, il popolo messianico, a partire dal suo costato.

Contesto Storico e Biblico della Pentecoste
Origini della Festa: Da Shavuot Ebraica a Celebrazione Cristiana
Prima di diventare una festa cristiana, la Pentecoste era una festa ebraica conosciuta come Shavuot, celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua ebraica. Originariamente, Shavuot segnava la fine del periodo del raccolto del grano, ed è per questo anche detta Festa delle Settimane. In seguito, questa festa venne associata alla commemorazione della consegna della Torah a Mosè sul Monte Sinai (Es 19ss).
Il dono del nutrimento per la vita umana e quello della Torah per il sostentamento della vita teologale sono ripresi, riassunti e inverati nel dono dello Spirito di Gesù risorto, lo Spirito del Figlio che rende figli. Non c’è solo una logica di promessa-compimento-superamento a reggere il rapporto fra Antico e Nuovo Testamento. La Festa delle Settimane (Šābu‘ôt) si "compie-insieme" nel suo senso pieno primigenio, in continuità trasfigurata.
La Discesa dello Spirito Santo negli Atti degli Apostoli
Nel contesto cristiano, la Pentecoste è descritta in modo dettagliato negli Atti degli Apostoli (Atti 2:1-31). L'evento è strutturato letterariamente in due scene: la discesa dello Spirito (2,1-4) e la constatazione del miracolo delle lingue (2,5-13). Il racconto narra che, dopo l'ascensione di Gesù, i suoi discepoli e altri seguaci, inclusa Maria, si riunirono in una casa a Gerusalemme per celebrare la festa ebraica della Pentecoste. Mentre erano insieme, un rumore come di vento forte riempì la casa, e lingue simili a fiamme apparvero e si posarono su ciascuno di loro. Pieni di Spirito Santo, cominciarono a parlare in altre lingue, poiché lo Spirito concedeva loro di esprimersi.
Questo evento è considerato la nascita della Chiesa cristiana. I discepoli, ora pieni di Spirito Santo, furono equipaggiati per intraprendere la missione che Gesù aveva loro affidato: predicare il Vangelo a tutte le nazioni. Il racconto prosegue descrivendo il modo in cui Pietro si rivolse alla folla radunata, spiegando l'evento come l'adempimento delle profezie e predicando la risurrezione di Gesù. Quel giorno circa tremila persone furono battezzate e aggiunte alla comunità dei credenti.
Nella Pentecoste di Gerusalemme, la benedizione si realizza in modo compiuto: diversità rispettosa delle culture e delle lingue e unità nel contenuto della grazia attuata in modo grandioso da Dio in Gesù ("megaleia tou theou"). Il miracolo non consiste nella molteplicità di linguaggi, ma nell'universalità di comprensione dell'unico kerygma. La sinfonia dell'annuncio tocca potentemente i cuori. A Pentecoste viene donata una Torah rinnovata e compiuta, la Legge nel cuore e lo Spirito di Dio dentro le persone, che è ora Gesù morto e risorto presente nella comunità e nei cuori dei credenti.
Il Paraclito e la Rivelazione
Gesù aveva promesso ai suoi discepoli un "altro Paraclito" (Gv 14,16-17.26; 15,26-27; 16,7-11.13-15), strettamente collegato alla sua persona e che ne avrebbe ripreso le funzioni. La presenza divina, manifestata nella persona di Gesù, Verbo incarnato e legata a spazio e tempo, sarebbe stata seguita da una presenza divina non più legata a queste dimensioni. Il Paraclito, associato allo Spirito Santo, è lo "Spirito di verità", portatore della realtà di Dio rivelata e personificata in Gesù. Il suo compito sarà quello di insegnare (didaskō) e di ricordare (hypomimnēiskō) tutte le cose dette da Gesù, operando una memoria attualizzante delle sue parole e rapportandole alla situazione concreta vissuta dai discepoli, senza rivelare nulla di nuovo.
Questo si realizzerà tramite la predicazione della Chiesa, che non offrirà ricette preconfezionate, né ricorderà parole precise da vivere in modo letterale con un'interpretazione fondamentalista dei testi. La partenza di Gesù, quindi, non deve inquietare i discepoli, poiché essa porta al compimento della rivelazione e l'azione del Paraclito rende presente l'Assente, non più limitata da tempo e spazio.
Significato Teologico e Celebrazione della Pentecoste
Nascita della Chiesa e Dono dello Spirito Santo
La Pentecoste è considerata un momento cruciale nella storia cristiana: il momento in cui lo Spirito Santo è stato dato ai discepoli, consentendo loro di iniziare il loro ministero pubblico. Simboleggia anche l'universalità della Chiesa, poiché il dono delle lingue ha permesso ai discepoli di comunicare con persone di diverse nazioni e culture. Per i cristiani, lo Spirito Santo è il consolatore promesso da Gesù Cristo, presente per guidare, rafforzare e santificare i credenti.
La comunità avverte chiaramente di essere riempita di potenza nuova, non autogenerata ma ricevuta in dono dall'alto. Lo Spirito purifica e infuoca le "lingue" dei discepoli, non per una glossolalia sgrammaticata, ma per un annuncio comprensibile a tutti, specialmente ai poveri e agli oppressi. Culture diverse sentono nella propria lingua le grandi opere di Dio operate nella Pasqua di Gesù. Il prodigio non è linguistico, ma teologico.
Unità nella Diversità: La Risposta Divina a Babele
L'evento della Pentecoste, in cui gli apostoli parlarono in lingue diverse ma furono compresi da persone di nazioni diverse, è spesso visto come un simbolo dell'universalità della Chiesa e della sua missione di riunire tutte le nazioni sotto la bandiera di Cristo, nel rispetto della loro diversità culturale e linguistica. Questo contrasta con il racconto della Torre di Babele (Gen 11,1-11), dove la superbia umana portò alla confusione delle lingue e alla dispersione dei popoli. L'imperialismo culturale idolatra, onnivoro e omologante, di Babilonia fu disperso in una provvidenziale diversità linguistica e culturale.
La Pentecoste è la risposta divina a Babele: l'inutile pretesa degli uomini di raggiungere il cielo con una costruzione fatta di mattoni e bitume, la pretesa di fare a meno di Dio, ha scatenato il caos delle incomprensioni; la Pentecoste ha stabilito l'armonia del Logos. L'unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, che darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare, accendendo un fuoco di amore capace di trasformare.
Don Luigi Maria Epicoco - Il significato della Pentecoste
Temi e Simboli Comuni nell'Arte della Pentecoste
Nell'arte religiosa, la Pentecoste è spesso rappresentata in modo molto simbolico. Gli elementi più comuni includono:
- Lingue di fuoco: Fiamme o lingue di fuoco poggiate sulle teste di ciascun apostolo e su Maria, la madre di Gesù, sono uno dei simboli più riconoscibili. Queste fiamme rappresentano la presenza dello Spirito Santo e il dono delle lingue.
- La Colomba: La colomba è un forte simbolo della Pentecoste, che rappresenta la pace e la purezza, nonché la presenza fisica dello Spirito Santo.
- Gli Apostoli e Maria: Gli apostoli e talvolta Maria sono solitamente raffigurati insieme, spesso seduti in cerchio, per illustrare l'evento della Pentecoste e sottolineare l'unità dei primi cristiani e l'importanza della comunità.
- Diversità dei popoli: Alcune opere d'arte possono includere persone di diverse nazioni per illustrare il dono delle lingue e la missione universale della Chiesa.
- La Chiesa: Immagini o simboli della Chiesa, come un edificio o una congregazione di persone, possono essere incorporati per simboleggiare la nascita della Chiesa a Pentecoste.
- Vento e respiro: Anche se visivamente meno evidente, il vento è un potente simbolo della Pentecoste, che rappresenta il soffio della vita e l'energia dello Spirito Santo.
- Il Libro o il Rotolo: Questi elementi possono simboleggiare le Scritture o la nuova legge portata dallo Spirito Santo, sottolineando il ruolo dell'insegnamento e della predicazione.
- Luce: La luce è spesso usata per simboleggiare la presenza e la rivelazione divina, evidenziando le figure sacre e l'illuminazione spirituale.
Rappresentazioni Iconiche della Pentecoste nell'Arte
La Pentecoste è stata un soggetto popolare nell'arte cristiana nel corso dei secoli, illustrata in vari modi a seconda dell'epoca, dello stile artistico e del contesto culturale.
Arte Bizantina e Medievale
Nell'arte bizantina e nelle opere dell'alto medioevo, la Pentecoste è spesso raffigurata come una scena in cui gli Apostoli siedono in cerchio o semicerchio, a volte attorno alla Vergine Maria. Sopra di loro scendono dal cielo raggi o lingue di fuoco. Queste opere sottolineano la natura divina dell'evento e della comunità dei credenti. Un esempio è la raffigurazione del Duomo di Monreale, dove si distinguono apostoli giovani, anziani e di mezz'età, in vesti simili ma radicalmente diverse nei colori, a simboleggiare l'unità nella diversità.
Rinascimento
Con il Rinascimento, le raffigurazioni della Pentecoste divennero più dinamiche e umanizzate. Artisti come Giotto e Tiziano raffigurarono gli Apostoli con espressioni emotive e gesti drammatici. La Vergine Maria è spesso al centro della scena, aggiungendo una dimensione materna all'evento.
La Pentecoste di Giotto
Giotto ha raffigurato la Pentecoste in diverse opere. Nella Cappella degli Scrovegni a Padova, i dodici apostoli sono riuniti in cerchio, seduti su panche di legno sotto un loggiato. Le lingue di fuoco sono raggi purpurei che si irradiano dall’alto e si posano sulle figure. L'unità degli apostoli è espressa dal cerchio che non ha inizio né fine, riuniti da una perfetta armonia. Le aureole, scure nell'Ultima Cena, qui appaiono dorate, evidenziando i volti trasfigurati dalla grazia.
Un affresco nella lunetta destra della controfacciata della Basilica superiore di Assisi (1291-1295) mostra la Vergine, vestita di rosso scuro, al centro tra gli apostoli, con la colomba dello Spirito Santo che appare al centro di un cerchio azzurro. Questa iconografia, con Maria in un posto preminente come Regina degli apostoli e Madre della Chiesa, è tra le più diffuse.
Una terza opera attribuita a Giotto, una tavoletta (5.7x43.8 cm) conservata nella National Gallery di Londra (1310-1318), ripropone gli apostoli senza la presenza della Vergine. In questa e nelle altre opere, Giotto rende il momento immediatamente successivo ai fenomeni celesti, con una sensazione di discesa lenta delle lingue di fuoco, ricolme di pace e concordia, fratellanza e unità.
La Pentecoste del Beato Angelico
Il Beato Angelico, Guido di Pietro, ha proposto due versioni della Pentecoste. Una si trova in uno degli sportelli dell’armadio degli argenti della SS. Annunziata di Firenze, ora al Museo di San Marco, e l'altra fa parte del trittico dell'Ascensione, Pentecoste e Giudizio universale, della Galleria Corsini di Roma. In queste opere, Maria è al centro, in piedi nella "camera alta" circondata dagli apostoli in preghiera, simboleggiando una forza unificante e la formazione della Chiesa. In basso, la presenza di personaggi con copricapi esotici suggerisce l'universalità del messaggio al mondo, rappresentando forse la chiesa d'Oriente e l'ebraismo.
La Pentecoste di Duccio di Buoninsegna e Tiziano Vecellio
Nella Pentecoste di Duccio di Buoninsegna (1308), una delle prime in cui compare Maria, si tende a ricondurre tutto all'unità. Nella Pentecoste di Tiziano Vecellio (1545), compaiono anche altri personaggi, a sottolineare l'universalità dell'annuncio.

Barocco
Nell'arte barocca, le rappresentazioni della Pentecoste diventano ancora più teatrali ed espressive, con forti contrasti di luci e ombre e composizioni dinamiche. Artisti come Rubens ed El Greco hanno illustrato la scena con un grande senso di movimento ed emozione.
La Pentecoste di El Greco (1600)
L'opera di El Greco (1600 circa, Museo del Prado, Madrid) è un esempio eccellente dello stile tardo-rinascimentale dell'artista, con figure allungate, colori vibranti e un uso drammatico di luci e ombre. El Greco raffigura gli Apostoli che circondano la Vergine Maria, con sguardi rivolti al cielo o in uno stato di intensa accoglienza spirituale. Lingue di fuoco sono piccole fiamme sopra le loro teste, e la luce divina illumina le figure. I colori primari, come il rosso e il blu per Maria, e il giallo per alcuni apostoli, caratterizzano le figure più importanti. La composizione è incentrata sulla Vergine, intorno alla quale sono disposti tutti gli altri personaggi, creando un'atmosfera agitata che sembra ruotare avvolgendo la figura di Maria.
La Pentecoste di Jean II Restout (1732)
Il dipinto di Jean II Restout (1732) per l'Abbazia di Saint-Denis in Francia, rispecchia lo stile rococò con un soggetto religioso. Restout utilizza una composizione dinamica, con figure disposte in cerchio attorno alla luce centrale che rappresenta lo Spirito Santo. Le espressioni degli Apostoli variano dallo stupore alla profonda contemplazione, e la tavolozza dei colori enfatizza i toni del rosso e dell'oro, sottolineando passione e santità.
Periodi Moderni e Contemporanei
A partire dal XIX secolo e continuando nell'arte contemporanea, le raffigurazioni della Pentecoste possono variare ampiamente, riflettendo i vari stili artistici e le preoccupazioni dei loro tempi. Alcuni artisti possono scegliere di affrontare il tema in modo astratto, mentre altri incorporano elementi culturali o sociali contemporanei.
La Pentecoste di William Congdon (1969)
Nella Pentecoste di William Congdon (1969), il numero dei personaggi è quello canonico, ma essi sono talmente fusi da sembrare una moltitudine, la Chiesa intera. Congdon ne celebra l'unità nella compattezza solida degli apostoli, la loro originalità nel diversificarsi dei colori frutto dei doni dello Spirito, la loro missione nel "stare in piedi" pronti a partire, e la loro chiamata, la via da seguire e l'orizzonte da raggiungere in quello squarcio di luce che è Cristo.
L'Inno "La Pentecoste" di Alessandro Manzoni
Il testo letterario più rappresentativo riguardante la Pentecoste è l'inno di Alessandro Manzoni, l'ultimo degli Inni Sacri, composto nel 1822. L'inno celebra la discesa miracolosa dello Spirito Santo sugli apostoli dopo 50 giorni dalla resurrezione di Cristo. Per Manzoni, questo miracolo assume un particolare significato legato alla comunicazione umana e alle relazioni interpersonali.
La discesa dello Spirito Santo istituisce la Chiesa, la comunità dei fedeli, che vengono messi in grado di comprendere la predicazione apostolica e il messaggio evangelico, e di comunicare tra di loro senza problemi. Manzoni vuole far parte di questa comunità, perché solo nella collettività dei fedeli si può trovare una vera armonia e realizzazione dell'individuo. L'inno si concentra inizialmente sulla situazione di smarrimento della Chiesa delle origini, costretta a vivere nascosta e senza la capacità di comunicare. La discesa dello Spirito Santo, invece, elimina la separazione tra umano e divino, comportando un rinnovamento profondo della società, espresso in una dimensione di reale uguaglianza attraverso l'amore di Dio.
La Pentecoste evidenzia la falsità dell'ideale eroico, in contrasto con il "Cinque Maggio" dove Manzoni aveva tematizzato il fallimento della grandezza umana di Napoleone. Le "glorie vinte in più belle prove" sono le vittorie spirituali nate dalla lotta per il trionfo del messaggio cristiano. L'inno è caratterizzato da un duplice movimento: verticale, che collega piano divino e piano della storia, e orizzontale, la Chiesa militante che combatte e unifica tutti gli uomini. La Pentecoste sancisce che il vero eroismo è quello del quotidiano, delle imprese della Chiesa.
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