Tolleranza e Accoglienza nella Fede: L'Insegnamento di Romani 14-15

La questione della tolleranza e dell'accoglienza all'interno della comunità cristiana è un tema centrale nel Nuovo Testamento, in particolare nella Lettera ai Romani. L'apostolo Paolo affronta la necessità per i credenti, sia "forti" che "deboli" nella fede, di vivere in armonia, rispettando le reciproche convinzioni e promuovendo l'edificazione comune.

Il Contesto della Lettera ai Cristiani di Roma

La Lettera ai Romani è uno dei testi fondamentali della fede cristiana, che illustra la giustizia di Dio e la condizione dell'umanità. Secondo l'insegnamento biblico, la creatura umana è decaduta e necessita della grazia della salvezza mediante la fede in Cristo. Dio concede questa grazia, attribuendo la giustizia di Cristo e operando un processo di "riparazione" e rinnovamento radicale nelle persone.

illustrazione della chiesa come un'officina di riparazione spirituale con persone di diverse condizioni

La Chiesa come "Officina di Riparazione"

La comunità cristiana è concepita come una vera e propria "officina" in cui, attraverso i mezzi della grazia, si svolge la "riparazione" e il recupero dei credenti. Questo ambiente può essere talvolta "rumoroso" e problematico, poiché le persone "in riparazione" si trovano insieme e devono imparare a stare insieme. Ciascuna di esse è "difettosa" e si trova ad uno stadio diverso di riparazione, rendendo spesso necessario "sopportarsi" a vicenda.

L'Inevitabilità delle Differenze

Il fatto che i credenti siano insieme non è circostanziale, ma parte dell'opera di Dio. Così come si impara ad amare Dio, si deve imparare ad amare i fratelli e le sorelle in fede. Lo scopo di Paolo nei capitoli 14 e 15 di Romani è proprio quello di aiutare la chiesa a comprendere come vivere l'Evangelo nei rapporti reciproci, specialmente con coloro che sono diversi, con i loro problemi, carattere, idiosincrasie e opinioni divergenti. Le polemiche e le discordie tra cristiani, benché dannose per l'unità e la testimonianza, sono state e sono tuttora inevitabili, poiché la chiesa è sempre "lavori in corso".

Di solito, le polemiche vengono affrontate in due modi opposti: o in modo autoritario, o non facendo nulla e lasciando che anarchia e divisioni si manifestino liberamente. Esiste però una "via per eccellenza", una via migliore che coniuga disciplina e amore.

Il Passaggio Chiave: Romani 14 e 15:1-13

L'apostolo Paolo nella lettera ai Romani offre principi fondamentali per la gestione delle differenze nell'ambito della comunità cristiana. Il versetto-chiave che riassume l'atteggiamento richiesto si trova in Romani 15:7: «Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio».

L'Esortazione alla Tolleranza e al Non Giudizio (Romani 14:1-12)

Paolo inizia la sua esortazione con un appello chiaro:

«Or accogliete chi è debole nella fede, ma non per giudicare le sue opinioni. L'uno crede di poter mangiare d'ogni cosa, mentre l'altro, che è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia, poiché Dio lo ha accettato. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi. L'uno stima un giorno più dell'altro, e l'altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio. Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e neppure muore per se stesso, perché, se pure viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore, dunque sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto, è risuscitato ed è tornato in vita: per signoreggiare sui morti e sui vivi. Ora tu, perché giudichi il tuo fratello? O perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo. Sta infatti scritto: "Come io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua darà gloria a Dio". Così dunque ognuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.» (Romani 14:1-12)

Questo passaggio evidenzia che le differenze su questioni non fondamentali, come le restrizioni alimentari (mangiare carne o solo verdure) o l'osservanza di certi giorni, non devono causare divisione. L'importante è che ogni credente agisca con piena convinzione e per il Signore, poiché è a Lui che tutti renderanno conto.

Vivere Secondo l'Amore e per l'Edificazione Reciproca (Romani 14:13-23)

Successivamente, Paolo sposta l'attenzione dalla critica al dovere di non causare inciampo:

«Perciò non giudichiamo più gli uni gli altri ma piuttosto giudicate questo: di non porre intoppo o scandalo al fratello. Io so e sono persuaso nel Signore Gesù, che nessuna cosa è immonda in se stessa, ma chi stima qualche cosa immonda, per lui è immonda. Ma se tuo fratello è contristato a motivo di un cibo, tu non cammini più secondo amore; non far perire col tuo cibo colui per il quale Cristo è morto! Perciò quel che per voi è bene non diventi motivo di biasimo, poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Infatti chi serve Cristo in queste cose è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Perseguiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla edificazione reciproca. Non distruggere l'opera di Dio per il cibo; certo, tutte le cose sono pure; ma è sbagliato quando uno mangia qualcosa che è occasione di peccato. È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti tuo fratello a inciampare o ad essere scandalizzato o essere indebolito. Hai tu fede? Tienila per te stesso davanti a Dio; beato chi non condanna se stesso in ciò che approva. Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con fede; or tutto ciò che non viene da fede è peccato.» (Romani 14:13-23)

Qui, Paolo chiarisce che la libertà personale non deve essere esercitata a discapito della coscienza del fratello. L'amore deve prevalere, impedendo che azioni legittime in sé diventino motivo di turbamento o di caduta per chi è meno fermo nella fede. Il regno di Dio, infatti, si basa su principi spirituali di giustizia, pace e gioia, piuttosto che su vivande o bevande.

Non giudicare secondo l´apparenza -- Giovanni 7:14-27 -- Marco deFelice

L'Esempio di Cristo e l'Unità nella Diversità (Romani 15:1-13)

Infine, l'apostolo esorta i "forti" a seguire l'esempio di Cristo, sopportando le debolezze altrui:

«Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi. Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione. Poiché anche Cristo non ha compiaciuto a se stesso, ma come sta scritto: "Gli oltraggi di coloro che ti oltraggiano sono caduti su di me". Infatti tutte le cose che furono scritte in passato furono scritte per nostro ammaestramento, affinché mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza. Ora il Dio della pazienza e della consolazione vi dia di avere gli uni verso gli altri gli stessi pensieri, secondo Cristo Gesù, affinché con una sola mente e una sola bocca glorifichiate Dio, che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ci ha accolti per la gloria di Dio. Or io dico che Gesù Cristo è diventato ministro dei circoncisi a difesa della verità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri, ed ha accolto i gentili per la sua misericordia, affinché glorifichino Dio come sta scritto: "Per questo ti celebrerò fra le genti, e canterò le lodi del tuo nome". E altrove la Scrittura dice: "Rallegratevi, o genti, col suo popolo". E di nuovo "Lodate il Signore, tutte le genti; e lo celebrino i popoli tutti". Ed ancora Isaia dice: "Spunterà un germoglio dalla radice di Iesse, e colui che sorgerà per reggere le genti; le nazioni spereranno in lui". Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.» (Romani 15:1-13)

Questo segmento culmina nell'invito all'accoglienza reciproca, modellata sull'esempio di Cristo che ha accolto sia Ebrei che Gentili per la gloria di Dio. L'accoglienza, in questo contesto, significa più che semplice benevolenza; denota un rapporto profondo di comunione, calore e gentilezza, paragonabile a un abbraccio amorevole. È un'espressione esterna di amore che travalica le differenze, riconoscendo il legame unico che unisce i credenti nel corpo di Cristo grazie all'Evangelo condiviso.

Chi Sono i "Deboli nella Fede"?

Il termine "deboli nella fede" non si riferisce a una mancanza di salvezza o a un peccato grave, ma piuttosto a una fede che deve ancora essere pienamente sviluppata in alcune aree. Le questioni trattate da Paolo riguardano restrizioni dietetiche e l'osservanza di giorni di festa, problemi comuni nella chiesa di Roma.

  • Cibo e giorni: Alcuni credenti evitavano la carne o il vino, o osservavano certi giorni festivi, probabilmente a causa di un retroterra giudaico-cristiano che li portava a connettere la "giustizia" con pratiche della legge mosaica.
  • Opinioni non dottrinali: Paolo classifica queste questioni come "opinioni", non come aspetti essenziali della fede o come peccati veri e propri. Entrambi i gruppi, infatti, onoravano il Signore in ciò che facevano o non facevano.
  • Non legalismo: È cruciale notare che Paolo non sta affrontando un problema di legalismo che distorce l'Evangelo (come in Galati). Quando la verità dell'Evangelo è in gioco, Paolo è inflessibile. Qui, invece, mostra delicatezza verso le convinzioni personali che non compromettono la salvezza.

Il "fratello debole" era verosimilmente un giudeo-cristiano che ancora faticava a svincolarsi da certe pratiche, e questa difficoltà "lo turbava". Paolo vuole che i "deboli" comprendano che si tratta solo di cibo o di giorni, e allo stesso tempo ammonisce i "forti" a non essere irrispettosi nella loro libertà, ricordando anche a loro che si tratta solo di cibo. L'apostolo, con saggezza evangelica, insegna che non tutte le questioni hanno la stessa importanza: l'anima del fratello e l'amore sono più importanti della propria libertà su questioni secondarie.

infografica che distingue tra

Principi per la Gestione delle Divergenze

Per gestire le differenze all'interno della comunità cristiana, la Parola di Dio ci offre una "via per eccellenza" che coniuga disciplina e amore. I principi chiave emergono chiaramente dai capitoli 14 e 15 di Romani:

  1. Accoglienza Reciproca: L'obiettivo primario è accogliersi l'un l'altro con un amore genuino, che va oltre la semplice tolleranza, rispecchiando l'accoglienza di Cristo verso ogni credente.
  2. Non Giudicare né Disprezzare: Non dobbiamo giudicare o disprezzare i fratelli per le loro convinzioni su questioni non essenziali, poiché ciascuno è servo del Signore e a Lui renderà conto.
  3. Dare Priorità all'Amore e all'Edificazione: La libertà personale deve essere esercitata con amore, evitando di porre inciampo o scandalo al fratello. Il benessere spirituale altrui ha la precedenza sui propri diritti o piaceri. Non bisogna distruggere l'opera di Dio per un cibo, o per questioni di vivanda e bevanda, ma perseguire ciò che contribuisce alla pace e alla reciproca edificazione.
  4. Piena Convinzione e Riguardo: Ciascuno sia pienamente convinto nella propria mente riguardo alle proprie scelte, ma agisca con riguardo per la coscienza del fratello, specialmente se è "debole nella fede". Se una cosa è bene per noi, non deve diventare motivo di biasimo per altri.

Fintanto che la chiesa sarà composta da persone provenienti da contesti, esperienze e storie diverse, i disaccordi saranno inevitabili. Tuttavia, vale la pena impegnarsi per avere, come popolo di Dio, una sola voce nel culto e un'armonia centrata sull'Evangelo. Come trattiamo le persone in presenza di disaccordo o di differenza, rivela qualcosa sulla credibilità dell'Evangelo stesso.

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