Il cuore dell'omelia finale di Lenny Belardo, conosciuto come Pio XIII nella serie The Young Pope di Paolo Sorrentino, risuona con le parole: "Dio è il sorriso". Questo momento culminante, pronunciato di fronte alla folla di fedeli riunita a Piazza San Marco, a Venezia, non è solo la conclusione di un percorso narrativo, ma anche la sintesi di un'intensa interrogazione sul rapporto tra Dio e il mondo.
Attraverso il suo ultimo alter ego, Sorrentino esplora una problematica comune tanto al papato quanto al cinema: la capacità di attrarre, riunire e condurre un popolo a credere, fino al fanatismo, nella realtà di ciò che si sottrae alla percezione diretta. Nell’abituale proliferazione di piste narrative e di suggestioni visive del cinema di Sorrentino, che bene si adattano al formato del serial, le omelie di Pio XIII scandiscono le tappe di un’interrogazione solitaria del rapporto tra Dio e mondo di un papa che al contempo deve governare la confusione.

Il Pontificato Iniziale: Rigidità, Mistero e Crisi di Fede
Quest’opera non è atta a creare scandalo, non critica o mette in ridicolo chicchessia; anzi, può diventare un ottimo spunto di riflessioni e domande. Paolo Sorrentino è abile nel porre i propri personaggi in scenari già ben consolidati. Cardinali corrotti, giochi di potere, preti che vengono meno ai propri voti: tutte cose già viste e non celate, archetipi consolidati nella nostra “cultura collettiva” che ci rendono più facile concentrare l’attenzione sui personaggi.
Lenny Belardo è il nuovo Papa, ma prima di tutto è un uomo. Questa condizione d’umanità viene mostrata in tutti i personaggi della serie, come il dolore di Spencer (Padre Spirituale di Lenny) per il papato mancato, che lo porterà addirittura a tentare il suicidio. Lenny non sta dicendo di non credere nell’esistenza di Dio, lui non crede nell’agire di Dio, che Dio possa davvero salvarlo e salvarci. Pio XIII è un Papa in piena crisi di Fede. Il suo “io” ferito ruggisce. Ferito da quei genitori hippy che lo abbandonarono all’età di sette anni, lasciandolo in custodia a Suor Mary, per andare a Venezia, lui si lascia guidare da questo dolore. Guida tutto il suo essere e il suo pontificato, cercando un riscatto da quella passata sofferenza.
La chiusura al mondo in nome di Dio permette alla Chiesa di Pio XIII di proporsi come contraccolpo alle diverse “priorità” che gli sottopone il segretario di Stato Voiello: dai casi di pedofilia ai presunti miracoli di probabili impostori, dall’omosessualità di una parte importante del clero alla gestione delle missioni in Africa.
L’insistenza di Pio XIII sul mistero in un primo momento si propone come ricorso a una tecnica consolidata del divismo mediatico: l’assenza come modello di presenza nell’immaginario collettivo. Nel corso del racconto però si rivela più precisamente come azione cultuale, come prassi redentrice proveniente «dal Signore glorioso attraverso i riti sacri da lui istituiti» (Agamben 2011, p. 48). Il mistero, inteso come azione liturgica, altro non è che il dispositivo teologico-politico con cui la Chiesa di Roma opera, mettendo al centro la riattualizzazione incessante del sacrificio di Cristo, dispositivo che a sua volta è stato poi fatto proprio dalle varie forme di organizzazione del consenso, dalla politica all’arte o alla comunicazione pubblicitaria.

Le Omelie Iniziali e la Figura del Katechon
Nella figura del papa, Sorrentino, in modo speculare al Moretti di Habemus Papam (2011), ripete perciò il mistero del sacrificio di Cristo. Con Pio XIII, Sorrentino insiste sull’abbandono del Figlio. Lenny Belardo, nell’elaborazione psicologica del gesto dei propri genitori, ripete l’abbandono ontologico che il Figlio vive rispetto al Padre. Questa solitudine scandisce la progressione teorica delle sue quattro omelie.
La prima tappa è il nascondimento di Dio riflesso nel papa che si nega alla vista (ep. 2): a questa negazione allo sguardo dei fedeli, corrisponde l’idea della Chiesa come una cittadella assediata, in lotta contro la modernità del mondo, bisognosa quindi di un papa e di un clero in grado di farsi katechon (Seconda Lettera ai Tessalonicesi), presidio contro il dilagare delle forze anticristiche, come Pio XIII rimarca in modo autoritario nella seconda omelia. Egli si presenta come corpo di un potere che si afferma nello splendore delle sale della Cappella Sistina, nella gloria degli abiti papali, nella ritualità dei gesti, di fronte a un concistoro che deve rinunciare a ogni forma di compromesso e negoziazione, per affermare l’assolutezza della verità, che proprio per questo si nasconde al commercio con il mondo (ep. 5).
Questa visione autoritaria si manifesta chiaramente in alcune sue dichiarazioni e atteggiamenti:
- Vendicativo: Di fronte alla richiesta di perdono di Voiello, risponde: "Non sono sicuro che sia abbastanza, mi porti il fascicolo per la deposizione dei cardinali." (III p.)
- Vanitoso: Non esita ad affermare: "Sono più bello di Gesù." (III p.) o, alla signora Ministro della Groenlandia: "Lo so, sono molto bello ma la prego ora cerchiamo di non pensarci." (IV p.). Al Presidente del Consiglio, Pio XIII appare "con i suoi splendidi occhi azzurri, e la sua bocca rotonda e morbida, un'immagine abbagliante così abbagliante che fa diventare ciechi, un'immagine di grande potenza, suggestiva un po' come quella di Cristo." (VI p.)
- Ironico: Rivolgendosi a Esther sul nome "Pio" per il bambino, commenta: "Un nome da uccelli, volerà alto." (VI p.)
- Autoriatario: Quando chiede a Voiello una tazza di caffè e questi lo delega ad Amatucci, Lenny precisa: "Non l'ho chiesto a lui. L'ho chiesto a lei." (I p.)
Ma nella figura del katechon, cuore della teologia politica cattolica, si concentra l’aporia dell’agire di Pio XIII: se questi deve contenere-frenare l’anomia, al contempo ritarda il momento del ritorno di Gesù, ritarda il compimento escatologico. Se la sua parola combatte la pretesa di qualsiasi potere mondano di farsi autorità, come con evidente divertimento racconta Sorrentino nell’incontro tra il papa e il primo ministro italiano (interpretato da Stefano Accorsi, ep. 6), il papa-katechon però così ripete soltanto parte del simbolo cristico e trasforma la kenosi dell’autorità - il silenzio divino, come condizione della libertà umana - in un’autorità fondata sul silenzio, che non potrebbe mai liberare i credenti. Quell’autorità, che si vorrebbe fondata su pietra, abbandona i fedeli alla loro solitudine, ma non li aiuta a sperare oltre l’abbandono. Quell’autorità è sguardo lucido e disincantato che sgombra il campo dai falsi miracoli, e condivide con il segretario di Stato la necessità della Chiesa di farsi argine di fronte a figure come Tonino Pettola, un pastore che sostiene di compiere guarigioni, grazie all’intercessione della Madonna.
Solo quattro discorsi pubblici pronuncerà Pio XIII. Il primo è frutto di un sogno (ep. 1), un discorso assurdo nel quale vengono spiattellati tutti i temi più “caldi” (masturbazione, omosessualità, aborto, ecc…): “Ci siamo dimenticati di masturbarci, di usare contraccettivi, dell’aborto, di celebrare i matrimoni gay, di dare la possibilità ai preti di amarsi e di sposarsi, ci siamo dimenticati di avere rapporti senza scopo di procreazione, e senza sentirci in colpa, di divorziare, di far celebrare la messa alle suore, di fare i figli in tutti i modi che la scienza ha scoperto. Ci siamo dimenticati di essere felici”. Il secondo, invece, sarà reale, ma diametralmente opposto all’onirico primo, di una durezza disarmante. Lenny è oscuro, imperscrutabile, restio ad ogni tipo di misericordia. Tutto questo troverà il suo apice nel discorso al conclave. Misericordia e perdono vengono lasciati fuori dalla porta. Lenny ha davanti a sé solo il suo dolore e questo non porterà altro che un ulteriore dolore. Agisce davvero come un “giovane”, un bambino capriccioso che sa di non poter vincere e quindi decide che nessuno potrà vincere. Una completa chiusura a tutto: in particolar modo verso l’omosessualità (soprattutto nel clero) e verso l’aborto (rendendo inassolvibile il peccato di aborto per le donne che lo praticano). I frutti di questa chiusura non tarderanno ad arrivare: morirà un ragazzo (presunto omosessuale) che aspirava a diventare prete, tutti inizieranno a complottare per spingerlo alle dimissioni, perfino da parte della sua amata Suor Mary.
The Young Pope - Discorso Pio XIII in Africa
Il Dolore dell'Abbandono e la Ricerca dell'Amore Divino
Lenny non sta dicendo di non credere nell’esistenza di Dio, lui non crede nell’agire di Dio, che Dio possa davvero salvarlo e salvarci. Pio XIII è un Papa in piena crisi di Fede. Il suo “io” ferito ruggisce. Ferito da quei genitori hippy che lo abbandonarono all’età di sette anni, Lenny si lascia guidare da questo dolore, guida tutto il suo essere e il suo pontificato, cercando un riscatto da quella passata sofferenza. Le sue parole riflettono questa visione: “la fuori tutti devono imparare che sono necessari il sacrificio, e la sofferenza per trovare Dio […] lo devono trovare nel freddo e nel buio della notte.” Il Cardinal Spencer, suo padre spirituale, lo dice molto lucidamente: “Io lo so quest’idee da dove arrivano[…]arrivano dalla tua vita. Sei stato rifiutato dai tuoi genitori così hai passato a tutta la vita a cercare di accoglierli dentro di Te.” Arriva ad affermare: “Lenny, tu non sai amare”. Il dolore impedisce di amare. Impedisce di cogliere l’Amore di Dio.
Nessuno viene risparmiato da questo dolore, e tutto sta in come reagiamo. Due personaggi in particolare, Kurtwell e Gutierrez, incarnano le due principali reazioni. Entrambi hanno subito un terribile trauma in gioventù (l’essere violentati), ma mentre Kurtwell reagisce con il diventare lui stesso carnefice, ponendo il suo trauma come alibi, Gutierrez riesce invece a tramutare il suo dolore in speranza e vita. Una vita che viene finalmente liberata da questo viaggio a New York, dal quale tornerà talmente cambiato da scoprirsi anche più “sapiente” dello stesso Papa (tanto da volerlo come suo personale consigliere).
La Crescita e la Conversione: Dall'Assenza al Sorriso
Ma anche il Papa deve crescere, l’orfano deve maturare e ritrovare una nuova giovinezza. Il discorso africano, nell’ottavo episodio, segna il primo passo di questa crescita, verso la conversione di Pio XIII. La forza dell’intelligenza può finanche condurre a prendere posizioni politiche scomode, richiamando la responsabilità verso la pace, come nell’omelia pronunciata in Africa, di fronte a capi di stato che al contrario sfruttano i conflitti come mezzo di conservazione del proprio potere. Se il negarsi all’immagine della prima omelia a San Pietro conduceva successivamente all’affermazione dello splendore del proprio potere nei confronti dei cardinali, l’omelia della pace mostra il rovescio di quella decisione anti-iconica: la lotta contro il proprio sé, il riconoscersi strumento di una parola che lo trascende.
«Cristo non rise mai… Non ricordo se mai Cristo sorrise», ricordava Rozanov in un polemico intervento alla Società filosofico-religiosa di Pietroburgo nel 1907. Nella contrapposizione tra Cristo e il mondo, Rozanov riconosceva al riso soltanto la sua forza nichilistica. Il percorso che compie Lenny Belardo è quello di trovare una dimensione non sacrificale nel riso, una dimensione che non sia quella della contrapposizione dialettica e della negazione dell’oggetto deriso, ma il riso che si dà senza scopo, il riso che esprime la gioia creaturale dell’essere. Per giungere a questa letizia, per mostrarsi, Lenny Belardo deve “lasciar andare” i propri genitori spirituali, Suor Mary e il cardinale Spencer, così da ripetere e finalmente rielaborare l’abbandono dei genitori biologici. Nell’ultima omelia, Pio XIII cerca nel sorriso gioioso di superare la condizione di figlio, ossia di qualcuno inchiodato al proprio passato e alla nostalgia dell’assenza di chi lo ha abbandonato.
La sua pace è il ricordo di un giorno sulle rive di un lago in Colorado, con i suoi genitori, con sua madre. Ma Pio XIII sta facendo un memoriale più profondo, è vicino a quell’Amore che pensa possa venire solo dalla madre che lo ha abbandonando, ma lo troverà più in alto, oltre il dolore. “Datemi la pace e io vi darò Dio”, dirà Lenny, riconoscendo come Dio sia Amore e senza Amore non possiamo vederlo.

Il Discorso Finale a Venezia: La Rivelazione del Sorriso di Dio
L’ultimo discorso è la vetta più alta di tutta l’opera, il momento più emozionante. La prima vera apparizione al pubblico di Pio XIII, esce dall’ombra per mostrare la sua resurrezione, la sua trasfigurazione, il suo tornare alla vita. Non si mostra già risorto, ma nell’atto di risorgere. Nel divenire Risorto, Cristo fa nuove tutte le cose e così ha fatto con Lenny. Ora il Papa è seriamente provato: il dolore di orfano è aggravato dalla partenza di Suor Mary e dalla morte del suo Padre Spirituale, Spencer (altri genitori che lo abbandonano). Ma lui va avanti, vuole entrare in questo dolore e trovarsi faccia a faccia con esso. Viaggia fino a Venezia, dove vuole porre la parola “fine” e seppellire due bare vuote. E così, anziché andare in Guatemala, decide di andare nella città lagunare, non per seppellire le bare, ma per incontrare Dio e per scoprire sé stesso.
Finalmente si mostra, sorride ai suoi fedeli, li abbraccia con lo sguardo e inizia il racconto della Beata Juana. Il discorso racchiude tutti i personaggi (primari e secondari) della serie, racchiude tutti noi, in una lunga serie di contraddizioni e paradossi. Siamo una contraddizione, oltre ogni sforzo di coerenza. La vera domanda di tutto questo discorso non è “Chi è Dio” (alla quale comunque Lenny risponderà), la vera domanda è: chi sono io per Dio? “Il mio peccato mi sta dinanzi” e allora io come posso stare dinanzi a Dio? Io che non sono mai stato amato, che non sono mai riuscito ad amare. “Io sono una contraddizione. Sono Bene e male”. Ma Dio non parla, non risponde, non consola. Dio sorride. Perché Dio sa che noi non siamo i nostri peccati, noi siamo molto di più, siamo una Benedizione. Siamo suoi Figli. Qui inizia la conversione di Lenny (l’ultima puntata), qui inizia la nostra conversione, quando ci troviamo di fronte allo sconvolgente Amore di Dio.
Ed ecco che la piazza è piena, l’assenza si è riempita della presenza di Dio, così come il silenzio, il vuoto che ha mosso le folle che cercano Dio. Qui Sorrentino descrive un Papa che non ha paura di rivelarsi, che si riconosce come uomo, figlio, padre e Santo. È un Papa che si emoziona, che si lascia trasportare e arriva a spiegare chi è Dio attraverso le parole della piccola Beata Juana: “Dio è una linea che si apre…. Dio non sente, Dio non chiede …. e allora Dio chi è?”. In questo momento Papa Pio XIII si volge alla folla gremita nella piazza e dice: “E adesso io prego tutti voi sorridete.” Poi prende il binocolo, regalatogli da Gutierrez, e guarda ad una ad una le persone ridere. Lì, tra loro, vede i suoi genitori, prima con gli occhi dell’adulto, anziani, con il volto buio, poi con quelli del bambino, giovani, come se li ricordava. Ma come anticipato da Voiello, in quel momento si voltano e vanno via, responsabili non solo dell’abbandono, ma anche del rifiuto di lui come persona. Lenny per due volte vive l’abbandono, il primo quando l’hanno lasciato in Istituto, il secondo quando l’hanno rinnegato come figlio, in quella piazza, nel momento in cui lui ha raggiunto pienamente sé stesso.
Il crollo fisico di Pio XIII, al termine dell’omelia a Piazza San Marco, è soltanto la reazione psicologica all’ennesimo abbandono dei propri genitori biologici che, venuti ad ascoltarlo in piazza, se ne vanno senza cercarlo e neanche sorridere. Proprio in quel momento, nel punto più alto del proprio dolore, Lenny vede l’Amore. Con lo sguardo verso il cielo, tra la morte e la rinascita Lenny si trova davanti l’Amore. Non vede Dio, non vede Cristo, vede Maria, con le braccia spalancate: una linea che si apre. Una Madre che non rinnega i suoi figli, che con Dio li Ama e gli sorride.
The Young Pope - Discorso Pio XIII in Africa
L'Eredità Spirituale e il Messaggio Universale
“The Young Pope” a mio parere è una delle opere televisive/cinematografiche più Cristiane degli ultimi 10 anni se non di più. Affronta con profondità la crisi di fede, la crisi umana, la violenza e l’abbandono (lo stesso Sorrentino è orfano, quindi potremo ipotizzare ci sia molto d’autobiografico) con poesia e leggerezza, come pochi sanno fare e lo fa prendendo il punto di vista più “alto” ecclesialmente parlando. Pio XIII rappresenta ognuno di noi, incarna il nostro dolore e il nostro percorso di conversione. Un Papa, un uomo, ma prima di tutto un figlio. Un figlio ferito da un Amore negato. Lenny Berardo è quel piccolo bambino dentro di noi, che chiede a gran voce vendetta. Feriti, abbandonati, violentati, umiliati, squalificati, gettati via, mai abbastanza amati, mai all’altezza. Tutta la vita in cerca di quell’Amore che ci è stato negato.
Nel finale di The Young Pope viene ripercorso il processo di maturazione e di elaborazione di chi da bambino ha subito maltrattamenti o abbandoni. Le storie di abbandono si intrecciano a quelle di maltrattamento e abuso nei percorsi esistenziali di Papa XIII, del Cardinale Gutierrez e Kurtwell. Nel finale di stagione il “bambino Papa XIII diventa adulto”, dopo un importante lavoro relazionale con Suor Mary e il Cardinale Spencer di elaborazione del trauma, di comprensione delle potenzialità e definizioni del proprio progetto di vita. Questo è ben visibile quando Papa Pio XIII chiede a Suor Mary “Chi sono io?”. E lei decisa risponde: “Tu sarai, il Papa più amato dalla gente. Tu sei un Santo, un bellissimo Santo. Tu sei il dolce Gesù Cristo sceso sulla terra. Grazie.” Suor Mary chiede a Papa XIII “Dove andrò?” “Dove avresti voluto sempre essere con i bambini. Sei un’orfana, gli orfani vogliono stare con i bambini per sempre.” Quando lei chiede “Come sai che sono un’orfana?”, lui risponde “L’ho sempre saputo. Come l’ha saputo? È difficile per un Santo rispondere alle domande degli essere umani.” È in questo momento che Lenny restituisce a Suor Mary l’immagine che lei ha sempre cercato di presentargli della sua storia, delle sue capacità, della sua identità. È il momento del riconoscimento reciproco e legittimazione come genitori e figli: “Posso tornare a chiamarti Lenny? Solo se posso chiamarti Ma. Sì, puoi chiamarmi Ma.” È qui che il Papa comprende di aver concluso la ricerca dei genitori, riconosce la sua filialità sociale nei confronti di Suor Mary legittimandola come madre.
La maturità esistenziale di Papa Pio XIII è visibile anche nella relazione con Gutierrez verso cui assume la funzione di sostegno emotivo e affettivo. Papa Pio XIII si fida di Gutierrez e per questo gli assegna un progetto che gli permetterà di attraversare la sua storia, i suoi fantasmi e di trovare la forza di affermarsi, arrivando alle prove degli abusi di Kurtwell. Fino a quando gli chiederà di diventare suo segretario personale confidandogli: “Suor Mary ha terminato il suo compito.” Voiello con delicatezza presenta al Papa XIII, ormai consapevole del fatto che è pronto a parlare della sua storia e del suo abbandono, il tema della scelta della rinuncia alla genitorialità, accennando al tema del “ripudio di un figlio” contrapponendola alla scelta di assunzione della responsabilità genitoriale di Suor Mary visibile nelle numerose storie di adozione e affidamento. Per lui essere genitori significa scegliere ogni giorno di esserci, di stare al fianco di un figlio, mentre chi abbandona, di frequente, sceglie di continuare a farlo, sino a rinnegare un figlio.
Ma quest’Amore lo ritroviamo in Dio. Dio Padre e Madre che ci sorride e ci accoglie a braccia aperte. Una linea aperta verso noi. Siamo buoni, siamo malvagi. Siamo ricchi, siamo poveri. Siamo belli, siamo brutti. Siamo forti, siamo deboli. Siamo intelligenti, siamo stupidi. Siamo giovani, siamo vecchi. Siamo veri, siamo falsi. Siamo capaci, siamo incapaci. Non importa. Dio sorride. Sorride a noi, siamo Amati da Lui ingiustamente e questo ci sconvolge. Nei nostri peccati ci Ama. Ci Ama da e per sempre. Quando arriviamo ad accettare questo non ci resta che restituire questo Amore. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
