Il Discernimento nel Catechismo degli Adulti: Un Percorso di Fede e Crescita

Introduzione al Discernimento e alla Fede Adulta

Il discernimento è una realtà intrinseca all'esistenza umana, che ha trovato una crescente tematizzazione e un più ampio utilizzo nel linguaggio ecclesiale a partire dalla seconda metà del Novecento. Esso consiste in un processo decisionale, individuale o comunitario, in cui si ricerca la volontà di Dio, ossia il vero bene da compiersi, in una data situazione storica, personale, sociale o comunitaria, sempre vissuta nella fede e nella sequela dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo, infatti, illumina, muove e sostiene ogni buon processo di discernimento, che implica una responsabilità morale personale. Il Catechismo degli Adulti (CdA) si presenta come uno strumento fondamentale per accompagnare gli adulti in questo percorso di fede, favorendo un incontro più consapevole e coerente con il Signore Gesù e guidandoli verso una maturazione globale della persona.

Illustrazione concettuale del discernimento come percorso spirituale, con simboli di fede, riflessione e scelta consapevole.

Le Radici del Discernimento: Dalla Scrittura al Concilio Vaticano II

Definizione ed Etimologia del Discernimento

Nell'antico linguaggio ecclesiale del Nuovo Testamento, la realtà del discernimento era indicata con due verbi greci: δοκιμάζω (dokimázo), che significa la valutazione che separa un oggetto da altri o la preferenza per ciò che verrà preso, e διακρίνω (diakríno), composto dalla preposizione "dia" (separazione) e dalla radice "krìno" (giudizio in un processo). Dal termine diakríno deriva il verbo latino dis-cernere, dove "cernere" include l'osservazione e la conoscenza che porta al giudizio e alla separazione di un oggetto da un altro o della verità dalla falsità, mentre il prefisso "dis" indica il risultato di tale processo.

Le discipline che tradizionalmente hanno studiato e spiegato il discernimento sono state la Teologia morale e la Teologia spirituale. Ultimamente, anche la Teologia biblica, l'Antropologia teologica e la Teologia pastorale hanno dedicato particolare attenzione a questa tematica, partendo sempre dall'uomo, con le sue multiformi esigenze e intime aspirazioni di crescita e auto-realizzazione.

Il Discernimento nella Rivelazione Divina e nell'Esperienza Umana

In quanto opera umana, la Bibbia va studiata con criteri scientifici, di critica letteraria e storica, poiché i testi appartengono a generi assai diversi. Il mondo, distinto e dipendente da Dio, è storia protesa al compimento in Lui. Quanto di buono cresce nella storia fiorisce nell’eternità. La storia è il luogo dove agisce la Provvidenza divina e di questa azione è possibile discernere i segni indicatori: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Mt 16,2-3).

I segni ai quali Gesù fa riferimento sono la sua stessa presenza, la sua predicazione e le sue opere. I segni pubblici e non ambigui si riducono in definitiva a uno solo: Cristo annunciato e testimoniato dalla Chiesa. In base a questo criterio occorre operare il discernimento riguardo a tutte le altre realtà storiche, per evitare di confondere i germi del Regno con le linee di tendenza prevalenti in una determinata epoca. Altrimenti, il discorso sui segni dei tempi si ridurrebbe a un’ideologia per giustificare l’adeguamento al mondo e benedire ogni presunto progresso, mentre la Chiesa deve orientare la storia, non andarne a rimorchio.

Se Dio creatore e redentore agisce nella storia e in Lui «viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28), bisogna ritenere che «tutto quello che è vero, nobile, giusto» (Fil 4,8) deriva da Lui e manifesta le ricchezze del mistero di Cristo. Procedendo secondo queste indicazioni, è possibile individuare i segni della Provvidenza nel nostro tempo. Il Concilio Vaticano II considera tali il rinnovamento della liturgia (Cf. Concilio Vaticano II, Sacrosanctum concilium, 43), l’ecumenismo (Cf. Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio, 4), il riconoscimento del diritto alla libertà di religione (Cf. Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae, 15), e il crescente senso di solidarietà tra tutti i popoli (Cf. Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem, 14).

Il Ruolo della Coscienza nel Discernimento

La libertà di coscienza, gelosamente rivendicata nella nostra cultura, costituisce un antidoto salutare nei confronti della tendenza a considerare determinanti i condizionamenti psichici e sociali, rappresentando un’istanza preziosa contro la tentazione del conformismo e della manipolazione di massa. Tuttavia, spesso viene fraintesa e si arriva a considerare la coscienza come sorgente di verità e di valori, mentre essa è una realtà complessa.

L’Antico Testamento si serve del termine equivalente "cuore" per indicare il centro intimo dell’uomo, sede di pensieri, ricordi, sentimenti, desideri, progetti e decisioni (Cf. Dt 4,39; Sal 21,3; Sir 17,5). Il cuore ha grande rilevanza morale: con esso si distingue il bene dal male, si ama o si tradisce il Signore (Cf. Dt 6,5; 1Re 3,9-12). L’insegnamento di Gesù, in conformità con l’Antico Testamento, pone il cuore al centro della vita morale, da cui provengono pensieri, parole e azioni, buone e cattive (Cf. Mt 12,34; Mc 7,21-23). La nuova giustizia evangelica esige un cuore retto, purificato dall’orgoglio e da ogni disordine: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).

La coscienza cristiana è l’uomo nuovo in Cristo, divenuto consapevole di sé nella fede, che vive «la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera» (1Tm 1,5). Essa attua le proprie esigenze, seguendo i suggerimenti dello Spirito Santo (Cf. Rm 8,5-9), cercando di «discernere la volontà di Dio» (Rm 12,2) nelle situazioni concrete.

La coscienza comanda in nome di Dio, agendo come «araldo e messaggero di Dio», e in quanto risonanza interiore della norma suprema che è la divina volontà, diventa a sua volta «norma prossima degli atti umani». Questa dottrina è stata autorevolmente formulata nel Concilio Vaticano II: «Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa’ questo, fuggi quest’altro... La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria» (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 16). Il discernimento si conclude con il giudizio pratico sulla bontà o malizia dell’azione che si sta per compiere, attraverso cui Dio stesso ci interpella.

La Vocazione e il Discernimento nel Magistero Contemporaneo

L'Evoluzione del Concetto di Vocazione e Discernimento

L'esistenza della «vocazione divina» è documentata dalla Sacra Scrittura e percorre l'intera storia della salvezza. Nella storia della Chiesa, i santi e le sante hanno spesso raccontato la loro vocazione, avvenuta attraverso eventi, incontri, letture, visioni, parole interiori e mozioni spirituali. La teologia contemporanea ha esteso il concetto di vocazione a tutti i credenti, sottraendolo così alle esperienze particolari ed esclusive dei profeti e dei santi. Inoltre, ha approfondito il concetto di vocazione dimostrando l'esistenza di una "vocazione nella vocazione", ovvero di una possibile specificazione della chiamata allo stato di vita in altre chiamate particolari, come uno stile di vita o un determinato ministero.

L'antica tradizione del discernimento degli spiriti, recuperata e aggiornata dalla teologia e integrata dai nuovi apporti della psicologia, offre alla problematica contemporanea delle vocazioni la sapienza per poter distinguere la vera vocazione divina dalle possibili illusioni umane o dalle tentazioni sotto forma di bene, che producono sempre danni alla persona.

Il Magistero di Papa Francesco sul Discernimento e l'Accompagnamento

L'attenzione alle vocazioni divine è stata presente nel magistero della Chiesa Cattolica lungo tutto il Novecento, culminando nel 1964 con l'istituzione della Giornata di preghiera per le vocazioni. Una cura delle vocazioni intese nel senso ampio e profondo suggerito dalla teologia contemporanea ha cominciato a emergere nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013) di Papa Francesco, dove vengono esposti i principi fondamentali che guidano l'accompagnamento spirituale dei processi di crescita della persona. Il Papa incoraggia la Chiesa a iniziare i suoi membri a questa «arte dell'accompagnamento», perché tutti imparino sempre a «togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell'altro» (EG 169).

Un secondo documento in cui è esposto in modo ampio e sistematico il tema del discernimento è l'Esortazione apostolica Gaudete et exsultate (2018). L'intero capitolo quinto è dedicato al combattimento e al discernimento, visto come un dono carismatico e una capacità da acquisire per sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o del diavolo (GE 166). Vagliando i segni interni (desideri, angustie, timori) ed esterni (eventi del tempo, della storia e della società), si avvia il discernimento (GE 168), necessario non solo nei momenti intensi, ma nella vita quotidiana «per essere capaci di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia» (GE 169). Il discernimento richiede il silenzio di una preghiera prolungata per interpretare il significato delle ispirazioni, permettendo la nascita di una nuova «sintesi esistenziale» (GE 171).

Il tema del discernimento delle vocazioni ha trovato maggiore espressione nella XV Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2018), dedicata specificamente ai giovani, alla fede e al discernimento vocazionale. Il Documento finale del Sinodo definisce il discernimento come una «dinamica spirituale attraverso cui una persona, un gruppo o una comunità cercano di riconoscere e di accogliere la volontà di Dio nel concreto della loro situazione» (par. 104). Questo processo si radica nell'atto di fede e si inserisce in un orizzonte comunitario, pur richiamando al cuore della persona e alla Parola che Dio le rivolge. Richiede disposizioni interiori come l'ascolto del cuore, la consapevolezza, il pentimento, il coraggio della lotta spirituale e il confronto regolare con un accompagnatore.

Infine, l'Esortazione apostolica post-sinodale Christus Vivit (2019) di Papa Francesco riprende il tema, giungendo a una sintesi teologica con uno stile di comunicazione personale e diretto. Il Papa parla della necessità di un discernimento di fronte a una «novità» nella propria vita (CV 279), coinvolgendo il senso dell'esistenza. Il discernimento viene inserito in una relazione affettiva di amicizia direttamente con Gesù, interpretando la vocazione come un dono interattivo che interpella e coinvolge la persona in prospettiva migliorativa: «È un dono che ci è fatto e che, se lo accettiamo, ci trasforma e ci rende capaci a nostra volta di donare la vita nel cammino della missione. Così il discernimento non è una autoanalisi per trovare dove stanno le nostre capacità migliori, e nemmeno un’indagine su come possiamo ottenere qualche profitto. È riconoscere gli impulsi in avanti che la persona sperimenta, capire dove vuole andare veramente, ciò che vorrebbe essere: «Questo ascolto è attenzione all’intenzione ultima, che è quella che alla fine decide la vita» (CV 289-290).

Infografica che riassume i principi chiave del discernimento secondo gli insegnamenti di Papa Francesco: ascolto, preghiera, accompagnamento, esame degli spiriti.

Il Catechismo degli Adulti "La Verità vi farà Liberi": Obiettivi e Struttura

Finalità e Destinatari del Catechismo

Il Catechismo degli Adulti (CdA), con il titolo "La Verità vi farà liberi", è un "libro della fede" destinato agli adulti della Chiesa italiana, pienamente in sintonia con la dottrina e i contenuti del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992). Il Cardinale Ruini, nella presentazione, ha sottolineato come esso risponda ai bisogni e alle attese di fede degli adulti italiani.

Lo scopo fondamentale di questo libro è favorire l’incontro degli adulti con il Signore Gesù, in vista di un’adesione di fede più consapevole e più coerente. Essendo rivolto agli adulti della Chiesa italiana, il catechismo presta particolare attenzione all’atmosfera e al contesto culturale della nostra società, configurandosi come un vero e proprio progetto e strumento d’educazione alla fede nell’oggi della Chiesa e della società in Italia.

La Chiesa oggi ha bisogno di credenti veramente adulti nella fede personalizzata e matura, sostenuta da una scelta personale e da un atto di conversione, e quindi non conformista o di pura tradizione. Questo implica una vera esperienza personale di fede e di vita cristiana, una fede che cresce verso l'ideale della maturità, presupponendo: conoscenza dei contenuti e fondamenti della fede (attinti prima di tutto dalla Bibbia), autonomia nelle proprie convinzioni, equilibrio psicologico, senso critico costruttivo, partecipazione responsabile e coerenza operativa. Questi credenti sono chiamati a essere responsabili e attivi all'interno della comunità ecclesiale, capaci di "fare la verità nella carità" e di promuovere la formazione di comunità cristiane adulte.

Impostazione Cristologica, Trinitaria e Storico-Salvifica

La prospettiva globale e la linea di fondo che solca tutto il Catechismo - tale da offrire non solo i contenuti essenziali della fede ma da nutrire e motivare l’approfondimento della vocazione cristiana e delle vocazioni specifiche vissute dall’adulto - è cristologica, trinitaria, storico-salvifica. Si afferma che «All’uomo in ricerca viene incontro Gesù Cristo, che introduce il Regno di Dio nella storia. Egli rivela che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo perfetta comunione d’amore. Rivela e attua il progetto di Dio sull’uomo, progetto di salvezza e di vita eterna. La storia è il cammino comune dell’umanità verso la meta definitiva; è il disegno di Dio che si sta realizzando. Inserita in essa si svolge la vita di ognuno, come un cammino personale, in risposta ad una chiamata di Dio.»

Questa impostazione insegna che l’itinerario di formazione cristiana non può ridursi all’apprendimento delle verità della fede, ma deve proporsi una meta educativa: la maturazione globale della persona, avendo come punto costante di riferimento Cristo Gesù. L’itinerario di fede è un percorso al seguito di Gesù: «Vieni e seguimi». È un invito ad accogliere Cristo come progetto di fondo per realizzare la propria vita in pienezza. Il CdA si propone di condurre l'adulto a diventare discepolo di Cristo attraverso l'accoglienza della sua Parola, aprendolo alla comunione piena con Lui e incarnando la fede in un'esperienza storica concreta, partecipando alla comunità ecclesiale e nella propria realtà culturale.

Articolazione e Risorse Pedagogiche

Il Catechismo degli Adulti "La Verità vi farà liberi" presenta una struttura cristologico-trinitaria e storico-salvifica, articolata in tre parti principali, precedute da un'introduzione:

  • L'introduzione, "Il cammino della speranza", partendo dall'uomo e dalle sue domande, offre un primo avvio al mistero di Dio, che in Gesù viene incontro all'uomo suscitando una piena adesione di fede.
  • La prima parte, "Per il nostro Signore Gesù Cristo", propone la rivelazione compiuta da Gesù in opere e parole, culminante nel mistero della Pasqua, per risalire poi dagli eventi al mistero di Gesù come Figlio di Dio, di Dio come Trinità e dell'uomo come creatura redenta.
  • La seconda parte, "Nell’unità dello Spirito Santo", invita a incontrare il Cristo risorto nella Chiesa, animata dallo Spirito, presentando il volto storico e teologico della Chiesa, la Parola e i Sacramenti, e la Chiesa come comunione di amore che si rispecchia in Maria.
  • La terza parte, "A te Dio Padre onnipotente", delinea la figura del cristiano che nella Chiesa rinasce e vive da Figlio di Dio, attuando la sua libertà nell'adesione alla legge evangelica e vivendo esperienze di preghiera e servizio secondo il Decalogo e il precetto dell'amore. L'incontro definitivo con Dio costituisce la meta del cammino.

Il testo è arricchito da diverse risorse pedagogico-didattiche: sintesi che introducono le parti, le sezioni e i capitoli; frasi bibliche che esplicitano i titoli; suddivisione in unità con sistematici rimandi al Catechismo della Chiesa Cattolica; sintesi contenutistiche per la memoria della fede alla chiusura di ogni unità; ampliamenti e approfondimenti in caratteri più piccoli; un indice analitico-tematico per facilitare la consultazione. A conclusione di ogni capitolo, vengono fornite indicazioni per un itinerario di fede: sintesi con domande per riflettere, testi biblici e patristici/magisteriali per la meditazione, altri testi per la preghiera e la celebrazione, e brevissime sintesi per la professione della fede.

Il linguaggio del catechismo è concreto e preciso, ricco di immagini e di richiami alle fonti della catechesi. L’ispirazione biblica è prevalente, come asse portante e dinamico dei contenuti, ma il testo è anche ricco di rimandi espliciti o impliciti alla Tradizione e al Magistero, alla riflessione teologica, alla testimonianza dei santi e alla stessa esperienza umana, distinguendo la diversa autorevolezza delle affermazioni. L’esattezza dottrinale si coniuga con l’istanza ecumenica e del dialogo interreligioso. Sebbene destinato alla lettura personale, il suo luogo proprio di utilizzazione è il gruppo, in cui si manifesta più visibilmente la dimensione ecclesiale.

Schema grafico della struttura in tre parti del Catechismo degli Adulti

L'Educazione della Coscienza per un Discernimento Autentico

La coscienza non è la norma suprema, ma la norma prossima; non è propriamente la parola stessa di Dio, ma la sua eco in noi. Perciò non è infallibile e può sbagliare nell’identificare i valori e ancor più nel discernere i singoli atti. Non basta dire: «Io seguo la mia coscienza», ma prima di tutto bisogna cercare la verità. Per conoscere la verità sul bene morale, occorrono un cuore retto e un giudizio prudente: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2).

La coscienza deve essere educata e purificata, poiché «diventa quasi cieca in seguito all’abitudine al peccato» (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 16). L’itinerario di formazione della coscienza retta si compone di molti elementi: ravvivare la totale disponibilità alla verità e al bene; essere pronti a mettersi in discussione; liberarsi da orgoglio, egoismo, affetti disordinati e pregiudizi; alimentare con la preghiera un atteggiamento di disponibilità allo Spirito Santo; coltivare la familiarità con la parola di Dio (Cf. 2Tm 3,16); aderire al magistero del Papa e dei vescovi; partecipare a una concreta esperienza ecclesiale; acquisire una sufficiente conoscenza dell’etica cristiana; informarsi accuratamente sui casi concreti e valutarli secondo criteri di fede, carità e conformità alla propria vocazione; consultarsi nelle scelte più importanti o difficili con persone sagge e prudenti.

Segno di rettitudine può essere la consolazione spirituale, risonanza vitale positiva della comunione con Dio. La coscienza impegnata seriamente nella ricerca del vero bene arriva ordinariamente a formulare un giudizio prudente sulla bontà o meno di una scelta. Si ha allora la coscienza retta e certa, alla quale si deve sempre obbedire, anche se obiettivamente fosse erronea e confondesse il bene con il male (Cf. Rm 14,14). Quando invece la coscienza rimane dubbia, bisogna rinviare la decisione, altrimenti ci si rende disponibili a compiere il male, poiché «Tutto quello che non viene da una convinzione interiore in spirito di fede è peccato» (Rm 14,23).

La responsabilità personale di ciascuno è proporzionata alla sua attuale capacità di apprezzare e volere il bene, in una situazione caratterizzata da molteplici condizionamenti psichici, culturali, sociali. Tendere alla pienezza della vita cristiana non significa fare ciò che astrattamente è più perfetto, ma ciò che concretamente è possibile. Non si tratta di abbassare la montagna, ma di camminare verso la vetta con il proprio passo. È compito della Chiesa promuovere la formazione di coscienze adulte e responsabili, dando così un contributo prezioso al bene della stessa società civile.

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