Beatificazione di Suor Maria Laura Mainetti: Un Evento di Fede e Carità

Suor Maria Laura Mainetti, la religiosa nata a Colico nel 1939 e assassinata il 6 giugno 2000 a Chiavenna per mano di tre giovani ragazze, è stata beatificata a 21 anni esatti dalla morte, domenica 6 giugno.

Un Martirio Riconosciuto: Suor Maria Laura Mainetti

Nata a Colico, nel lecchese, il 20 agosto del 1939, Suor Maria Laura Mainetti appare sempre con un sorriso accennato nelle foto, riflesso di un pudore tipico della sua terra. Il 6 giugno del 2000, venne uccisa “in odium fidei” da tre giovanissime che offrirono la sua vita come rito satanico. La Chiesa ha riconosciuto il suo martirio, coronamento di una vita donata al Signore e offerta agli altri, che erano il suo primo pensiero. Oggi il suo volto appartiene alla schiera dei beati. Secondo il decreto papale letto dal cardinale, la festa della nuova beata sarà celebrata ogni anno proprio il 6 giugno, "giorno della sua nascita al Cielo".

Foto di Suor Maria Laura Mainetti con il suo sorriso caratteristico

La Cerimonia di Beatificazione a Chiavenna

La cerimonia di beatificazione si è tenuta al campo sportivo comunale di Chiavenna. Il rito è stato presieduto dal prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Marcello Semeraro, e concelebrato dal vescovo della diocesi di Como, monsignor Oscar Cantoni, e da decine di presuli e sacerdoti.

Dalle ore 13.30 era prevista la possibilità di accedere all’area della cerimonia, ma la partecipazione, nel rispetto delle norme anti-contagio, è stata possibile solo per le persone iscritte entro i termini e munite di apposito pass. Si è trattato di un appuntamento di rilevanza nazionale e internazionale, che ha comportato uno sforzo organizzativo importante. Questa giornata di festa a Chiavenna, in tempi di emergenza Covid, ha richiesto un’organizzazione ancor più puntuale, con tutti i 2.500 posti all’interno dello stadio comunale di via Falcone-Borsellino occupati.

Rito di beatificazione di suor Maria Laura Mainetti

L'Organizzazione e i Dettagli della Celebrazione

Per l'occasione, è stato attivato il Centro operativo comunale (Coc), in stretto contatto con il Centro decisionale di coordinamento. Oltre 20 pullman hanno raggiunto l’impianto per assistere alla celebrazione, con una novantina di parenti della nuova beata e 100 suore delle Figlie della Croce provenienti dalle diverse nazioni dove la congregazione è presente. Il coro, animato da un centinaio di cantori, proveniva da tutto il territorio della Diocesi.

L’ispirazione per il palco, di 18 metri di larghezza e 12 di profondità, è venuta dalla “Pace” di Chiavenna, esemplare dell’arte orafa medievale. Durante la progettazione, a disposizione c’erano anche alcuni elementi del palco che 25 anni fa ospitò la celebrazione con Papa Giovanni Paolo II a Como.

Il meteo, ad un certo punto, ha fatto temere, ma alla fine tutto si è svolto come da programma, ad eccezione dell’esposizione dell’arazzo in cui viene raffigurata la religiosa. A causa del forte vento, con raffiche da 40 km/orari, l'arazzo non è stato collocato sul palco della celebrazione, ma verrà esposto in un secondo momento, probabilmente già a fine mese, a Como.

La Diretta Televisiva di Espansione TV

Espansione Tv, in collaborazione con la Diocesi di Como, ha portato nelle case di tutti i lombardi il ricordo, il messaggio e l’eredità di Suor Maria Laura Mainetti. Una troupe con la giornalista Elisa Santamaria ha seguito la celebrazione sul posto, realizzando collegamenti in diretta. Nello studio centrale di Etv, la conduzione è stata curata da Michela Vitale e Paolo Bustaffa, già direttore del Servizio Informazione Religiosa.

La lunga diretta è iniziata alle 15.30, mezz’ora prima dell’inizio della celebrazione, proponendo un approfondimento con un mini-documentario sulla cronaca del delitto e alcune testimonianze di chi ha conosciuto Suor Maria Laura e ne ha apprezzato l’opera. Michela Vitale e Paolo Bustaffa hanno poi accompagnato i telespettatori con spiegazioni e commenti nel corso della cerimonia, ripercorrendo la vita di Suor Maria Laura e analizzando l’eredità che lascia attraverso uno speciale in cui sono stati ripercorsi i ben noti fatti di cronaca e sono state raccolte numerose testimonianze.

Il Messaggio Spirituale: La "Vera Carità"

Nel rito di beatificazione, il cardinale Marcello Semeraro ha ricordato che Suor Maria Laura chiedeva a Dio la grazia della "vera carità". Una consorella delle «Figlie della Croce» ha ricordato che, in occasione della comune professione perpetua, a tutte loro fu proposto di scrivere in un bigliettino la grazia che ciascuna domandava al Signore; ella scrisse: «La vera carità».

L’espressione "vera caritas" è tradizionale e vi ricorse anche san Tommaso per ricordare che consiste nell’amare Dio più di se stessi e il prossimo come se stessi, ed è l'opposto dell'amore di sé. Questa medesima espressione fu molto cara a san Paolo VI, il quale la usò in diverse occasioni, come nell'Udienza del 9 novembre 1966, affermando: «Se davvero la nostra carità tende a imitare... quella sconfinata e divina di Gesù, Gesù è rappresentato, Gesù è presente. La nostra carità diventa segno; segno di Cristo.» La beata Maria Laura Mainetti, che invocò dal Signore il dono della "vera carità", è una di queste testimoni.

L’espressione "vera caritas" è presente nella Liturgia della Messa vespertina in cena Domini. Dopo il gesto della lavanda dei piedi, e durante la processione dei fedeli che presentano i doni per i poveri, la Chiesa ci fa cantare un antico inno composto da Paolino d’Aquileia, durante il quale si ripete l’antifona: «Ubi caritas est vera, Deus ibi est» ("Dove c'è vera carità, lì c'è Dio").

Infografica sulla

Il Perdono e il Coraggio del Martirio

Gli ultimi istanti della vita della suora sono nel segno del perdono, di quel «… Come noi li rimettiamo ai nostri debitori» che si recita nel Padre Nostro. Mentre moriva, ella perdonava e pregava per chi le procurava la morte. Sant’Agostino ammonisce: «Vuoi dirlo in tutta sicurezza? Fa’ quel che dici». È, infatti, perdonando, che si è perdonati. Al termine della sua esistenza, Suor Maria Laura l’ha fatto ancora, prima d’incontrare realmente il Signore. Sant’Agostino ribadisce: «Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: se potrai dire così, cammina pure sicuro, esulta nella via, canta nella via. Non temere il giudice!».

Nel processo per la beatificazione, un testimone si domandò: «Come mai una suora, che vive per tanti anni nel suo ritmo ordinario, arriva a questa autocoscienza, di dover pregare per quelli che la uccidono, mentre la uccidono, quasi producendo una fotocopia del Vangelo… ». Il perdono di Maria Laura Mainetti, secondo un testimone della sua causa di beatificazione, fu coltivato ogni giorno nella quotidianità, in una vita semplice, ma votata agli altri, il "senso pieno" del suo essere.

La Santità nel Quotidiano: L'Eredità di Suor Maria Laura

Nella tradizione cristiana, i martiri si usava chiamarli "athletae Christi". La nostra martire scriveva: «Il cammino della mia vita religiosa è molto semplice. Ero molto giovane quando un sacerdote, dopo una confessione mi ha detto: “Tu devi fare qualcosa di bello per gli altri”. C’era in questa frase un imperativo: inoltre la sua risonanza in me mi riempiva di gioia. Sentivo che avrei dato un senso pieno alla mia vita».

Ho citato santa Teresa di Gesù Bambino, che la nostra Beata volle come patrona e, proprio per imitarla, scelse «il tutto, il più grande, la vera carità». Santa Teresa di Gesù Bambino scriveva: «Gesù … mi ha messo davanti agli occhi il libro della natura e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del giglio non tolgono il profumo della piccola violetta o la semplicità incantevole della pratolina … Così avviene nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù… La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere ciò che Egli vuole che noi siamo…».

Nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, papa Francesco ha scritto: «Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova». Oggi, forse, è necessario ricordarlo: il terreno per la fioritura della santità non è l’eccezionale, ma la fedeltà nel quotidiano. È in esso che si fa presente il momento opportuno (kairós). Alla fin fine, la "vera carità" che la beata Maria Laura Mainetti scelse e portò a compimento nell’ora del martirio potrebbe coincidere col "dilige et quod vis fac" di sant’Agostino: «Ama e fa’ ciò che vuoi».

Illustrazione di fiori in un prato, simbolo della santità quotidiana e della diversità delle anime

L'Eucaristia e la Promessa del "Vino Nuovo"

Soffermandosi sul mistero dell’Eucaristia che si celebra questa domenica, il prefetto Semeraro ha parlato dell’“annuncio di morte di Gesù” ma anche dell’offerta di vita che il Signore dona ai suoi discepoli. Una consegna racchiusa nel pane e nel vino che raggiunge anche noi nella mensa quando si ripete “in memoria di lui”. Queste parole, che concludono il racconto evangelico («Io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio» - Mc 14,25), sono un annuncio di morte. Gesù parla di un digiuno e ogni digiuno raffigura una morte. Egli non si lascia sorprendere dagli eventi, è consapevole dei progetti di morte maturati contro di lui, ma non si lascia togliere la vita; prima la dona ai suoi discepoli, la offre a loro spontaneamente.

Le parole di Gesù, però, non sono soltanto un congedo, ma anche una promessa; anzi, dalle sue parole fiorisce la speranza. Le parole del Signore sono mani tese verso di noi, un abbraccio che tutti ci raccoglie. Gesù parla di un «vino nuovo» - ossia di un banchetto festivo - bevuto nel regno di Dio. Ogni digiuno, in fin dei conti, vuol dire attendere e, per questo, rinvia a una festa. Il vangelo secondo Matteo contiene una piccola, ma importante esplicitazione: «lo berrò nuovo con voi» (Mt 26,29).

È confortante cogliere dalle labbra di Gesù questo: con voi! È molto bello il commento che ne ha lasciato Origene: «Non vuole bere da solo il vino nel Regno di Dio. Egli ci aspetta. Infatti così disse: finché non lo berrò con voi… Ci aspetta per bere del succo di questa vite. Di quale vite? Di quella di cui Egli era la figura». Nelle parole di Gesù, insomma, Origene riconosce il desiderio che Egli ha di averci con Lui, per sempre.

Potremmo aggiungere che il «vino nuovo» Gesù lo pregusta di già, ogni volta che la sua comunità - quella per la quale ha dato la sua vita e alla quale il Padre lo ha ridonato risorto - fa memoria di Lui in attesa della sua venuta. Il Regno dove sarà gustato il «vino nuovo» si avvicina sempre di più ogni volta che «annunciamo la morte del Signore e proclamiamo la sua risurrezione». E già degustano il «vino nuovo» del Regno quanti sono rivestiti della «veste di lino puro e splendente», ossia delle «opere giuste dei santi», per i quali è scritto: «Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!» (Ap 19,8-9). Tra questi invitati la Chiesa oggi riconosce la beata martire Maria Laura Mainetti.

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