I Graffiti di Pompei: Voci dalla Vita Quotidiana e Rivelazioni Storiche

I graffiti, spesso considerati uno schiaffo al decoro nella nostra epoca, rappresentano a Pompei un archivio straordinario della vita vissuta, offrendo una finestra unica sulle dinamiche sociali, i sentimenti e il linguaggio dell'antica città. A Pompei non vi era alcuna limitazione legislativa alla scrittura sui muri; anzi, era una pratica comune, talvolta svolta anche da schiavi per conto di patrizi all'interno delle case. La città è tappezzata di graffiti, che si presentano in quantità talmente elevata da rivaleggiare con un centro abitato odierno di medie dimensioni.

La Diffusione e le Tipologie di Scritte Murali a Pompei

Sono circa 5000 i graffiti presenti nella città di Pompei, e quasi ogni edificio ne contiene almeno una settantina. Le tipologie sono molteplici, ma la più diffusa è certamente quella a sfondo elettorale. Non esistevano i manifesti di carta, poiché la carta ancora non esisteva, e i nomi dei candidati venivano scritti sui muri con una grafia estremamente chiara, la scriptura actuaria. Un'altra tipologia di scriptae è quella dei libelli munerarii, ossia gli avvisi per i pubblici spettacoli. Queste due categorie coprono la maggior parte dei graffiti. Esistono poi iscrizioni dotate solo del nome di chi scrive, a volte con l'aggiunta di "hic fuit", e ovviamente, una vasta gamma di scritte oscene.

Mappa schematica di Pompei con evidenziate le aree di maggior ritrovamento di graffiti

Il Progetto "Bruits de Couloir": Scoperte nel Corridoio dei Teatri

L'antica Pompei non smette di raccontarsi e questa volta lo fa grazie alla tecnologia, in particolare con il progetto "Bruits de Couloir" (Voci di corridoio). Ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell'Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell'Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, il progetto ha permesso una rilettura complessiva della vasta testimonianza di graffiti presenti in un ambiente di passaggio: il corridoio che collegava il Teatro Grande con il theatrum tectum, il Teatro Piccolo, e l'area teatrale alla via Stabiana. Questo corridoio, scavato nel 1794 e uno dei luoghi più frequentati dai visitatori, ha restituito frammenti preziosi della vita quotidiana di gladiatori e persone comuni.

L'idea alla base della ricerca è che i muri di Pompei funzionavano in modo analogo ai social network di oggi. I messaggi analizzati formano una vera e propria rete di comunicazione sociale legata a uno spazio specifico della città. Questa rete sociale si sviluppava in un passaggio lungo circa ventisette metri. Le pareti, originariamente dipinte in tonalità di rosso e giallo, offrivano una superficie ideale per scrivere e disegnare. È noto che il lato nord del corridoio veniva utilizzato anche come latrina, come indica la presenza di una canaletta in muratura. Secondo lo studio, i graffiti compaiono a diverse altezze: nella zona nord le iscrizioni non superano il metro, mentre sulla parete sud raggiungono il metro e mezzo, la massima estensione del braccio umano.

Un aspetto interessante è l'analisi delle relazioni tra i messaggi: i muri funzionavano come una bacheca pubblica dove le persone interagivano con quanto scritto da altri. I ricercatori hanno documentato fino a trecento legami tra le iscrizioni, individuando sovrapposizioni intenzionali, risposte, contrasti e giochi visivi. Un esempio curioso è quello di tre disegni di labirinti, due sulla parete sud e uno sulla parete nord, collocati esattamente uno di fronte all’altro, che potrebbero imitare la disposizione delle gradinate del teatro coperto adiacente.

Metodologie di Studio: L'Invisibile Rivelato

Molti graffiti non sono visibili a occhio nudo, poiché l'erosione dell'intonaco dipinto ha cancellato le incisioni. Per recuperarli, i ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate come la RTI (Reflectance Transformation Imaging). Questo metodo impiega un'illuminazione variabile per mettere in evidenza i micro-rilievi delle superfici. Nel corridoio sono state scattate circa 15mila fotografie nel corso di cinque notti di lavoro. La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale, documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e analizza le pareti con RTI, consentendo di vedere ciò che l'occhio nudo non vede e rivelando ancora novità dopo più di due secoli dallo scavo. Questa tecnica è fondamentale anche per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili. Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l'annotazione delle iscrizioni. Confrontando fotografie del 1957 con quelle attuali, i ricercatori hanno constatato la scomparsa o il grave deterioramento di numerosi graffiti.

Amore, Passione e Sentimenti: Il Cuore Pulsante dei Muri Pompeiani

Le questioni amorose e sentimentali ricorrono spesso nei graffiti pompeiani, rivelando un'umanità non molto diversa da quella odierna. Tra le dichiarazioni d'amore troviamo "Stia bene chiunque ama, perisca chi non sa amare" o la commovente "Come vorrei tenere le tue braccia amate attorno al mio collo e baciare le tue labbra". Un tale, parlando della sua fidanzata, scrisse: "se qualcuno non ha visto la Venere di Apelle, guardi la mia ragazza. Risplende come lei". Una pompeiana innamorata di Venusto dichiarò: "oh carrettiere, se tu sentissi il fuoco dell’amore, ti affretteresti di più per vedere Venere. Amo un giovane, Venusto, ti prego, sprona il mulo, corriamo".

Tormenti e Amori Non Corrisposti

Non tutti, però, erano fortunati in amore. Alcuni sfogavano la loro rabbia e frustrazione. "Vada in malora l’amore, alla dea Venere voglio spezzare le costole a colpi di bastone e storpiarle i fianchi. Se lei può trafiggere il mio tenero cuore, perché io non dovrei spaccarle il capo col bastone?". Un altro, sotto una preghiera a Venere, rispose: "Voglio che Venere crepi". Ci sono anche amori non corrisposti, come quello del povero Marcello per Prenestina: "Marcellus Praenestinam amat et non curatur" (Marcello ama Prenestina ma lei non lo ricambia). Non mancano testimonianze di gelosia, come quella di Arione per la partenza del marito: "Venere avvolge nella rete. E poiché lancia attacchi al mio amato, gli procurerà tentazioni lungo la via. lui si auguri una buona navigazione, che è quanto per lui chiede anche la sua Arione". La malinconia è espressa da Vibio Restituto: "Vibio Restituto dormì qui solo e desiderava la sua Urbana".

Foto di un graffito pompeiano che raffigura un messaggio d'amore

Graffiti Osceni e la Sessualità nella Pompei Antica

La Pompei prima del 79 d.C. era una città particolarmente libertina, e i graffiti osceni ne sono una prova evidente. Molti trattano di temi a sfondo sessuale. Spesso, chi compiva un'impresa erotica particolarmente efferata, la incideva sui muri, forse per narcisismo. Un esempio è la scritta "Iucundus cunum lingit rusticae". Né è solo appannaggio maschile: una ragazza affermò che il gladiatore Ampliatus Afer "pedicat cunne superbe" (era bravo nei rapporti orali), mentre un'altra o un altro scrisse "Piramo cotidie linguo".

La sessualità nell'Impero Romano, prima della cristianizzazione, era molto più libera. Una manifestazione di virilità poteva avere un risvolto positivo sull'immagine sociale. Ad esempio, un sostenitore del politico Isidoro, candidato all'edilità, scrisse per aiutarlo nelle elezioni: "Isidorum aedilem oro vos faciatis optime cunu lincet" (Vi prego di eleggere edile Isidoro, lecca c**i ottimamente). Anche feedback post-sessuali venivano lasciati sui muri, come "Sabina felas no belle faces" (Sabina non fa un bel lavoro di fellatio) o "Giocondo non sa scopare bene". Altri, invece, entusiasti, scrivevano: "Il fallo duro di Crescente…è enorme" o "È il tuo membro a imporcelo, dobbiamo fare l’amore".

Non mancano le testimonianze legate alla prostituzione. Un pompeiano, felice della sua esperienza, scrisse: "Testis ego sum felatur" (Sono testimone che è abile nella fellatio). Un altro, evidentemente deluso: "Venimus huc cupidi multo magis ire cupimus" (Pieni di desiderio siamo venuti qui, assai più volentieri vorremmo andarcene). Glicone, un prostituto che offriva prestazioni orali, scrisse all'ingresso di un panificio: "Glyco cunnum lingit assibus II" (Glicone lecca la fica per due assi). Persino scherzi e insulti osceni sono presenti, come "pedicatus qui legit" (inchiappettato chi legge), una versione antica di "scemo chi legge".

Disegno di un gladiatore pompeiano con testo sottostante

Vita Quotidiana, Politica e Altri Messaggi

I graffiti documentano anche aspetti più prosaici della vita. Troviamo semplici saluti come "Primigenio saluta Successa", "Livia saluta Alessandro" o "Zosimo saluta Vittoria. Ti chiedo di farmi da sostegno in questa mia età". Ci sono messaggi di benvenuto come "Sto per arrivare. Salve, o mia Sava", e consigli, come "Viaggiatore, mangia il pane a Pompei ma vai a Nuceria per bere".

Le iscrizioni politiche sono numerose: "Votate Marco Cerrinio all’edilità" o "C. Giulio Polibio edile per la cura delle strade, degli edifici sacri e pubblici". Un lavandaio, Mustio, non solo esprime il suo voto per M. Pupio Rufo, ma "imbianca la parete", mostrando il forte legame con la pratica di scrivere sui muri. Un graffito sulla parete di una Basilica recita un cinico "Si quisquis bibit cetera turba est" (Se uno beve, se ne frega di tutto il resto), forse di un individuo affranto o disinteressato.

Un Graffito che Riscrive la Storia: La Data dell'Eruzione del Vesuvio

Un graffito ritrovato nella Casa del Giardino (Regio V) ha avuto ripercussioni globali. Il testo, inciso sulla parete est dell'atrio, recita: "XVI K NOV IN OLEARIA PROMA SUMSERUNT [...]" (Sedici giorni prima delle Calende di Novembre hanno preso nella dispensa olearia [...] ). Questa data, il 17 Ottobre, ha smentito la convinzione secolare che l'eruzione del Vesuvio fosse avvenuta il 24 Agosto del 79 d.C., come riportato da Plinio il Giovane. La scritta, realizzata con carboncino su una parete in ristrutturazione dopo il terremoto del 62 d.C. e piena di segni di operai e materiali da costruzione, è stata datata al 79 d.C. stesso. Questo suggerisce che l'eruzione avvenne in autunno, probabilmente a fine ottobre. È probabile che lo scritto di Plinio il Giovane sia stato trascritto male da qualche monaco medievale, un errore comune. L'iscrizione pompeiana, invece, è la parola diretta di un testimone senza intermediari, fornendo una prova inconfutabile e risolvendo un dubbio storico dibattuto da oltre un secolo.

Illustrazione del graffito del 17 Ottobre nella Casa del Giardino

L'Importanza Filologica e Sociale dei Graffiti

Per gli storici, glottologi e linguisti, queste scritte sono importantissime poiché danno prova della maturazione del latino. Il latino letterario, come quello aulico-ciceroniano, non restituisce un'idea di ciò che i Romani si dicevano nella loro quotidianità; le scritte sui muri sì. I graffiti, con la loro spontaneità, ci restituiscono davvero un'epoca. Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta.

Graffiti di Ieri e di Oggi: Un Confronto senza Tempo

Il fenomeno dei graffiti, sebbene ufficialmente legato ai treni di Filadelfia negli anni '70, ha radici molto più antiche, come dimostra Pompei. La maggior parte delle scritte, come al giorno d'oggi, è di carattere amoroso, ma non mancano motteggi osceni, battute sarcastiche, invettive e manifesti politici. Nonostante la modernità dei social network, i graffiti pompeiani ci ricordano che il desiderio umano di comunicare, di lasciare una traccia, di esprimere amore, rabbia, o semplicemente il proprio passaggio, è atavico. Talvolta, ciò che per noi è banale, in futuro può acquisire un valore inestimabile, come dimostra il graffito sulla data dell'eruzione. Come ironizzava un pompeiano, stanco di tanta scrittura: "Ti ammiro parete, poiché non sei ancora crollata, giacché devi sopportare una tale quantità di scempiaggini da parte di quelli che scrivono".

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