Bernadette Soubirous e le Apparizioni di Lourdes: Fede, Miracoli e Vita di una Santa Imperfetta

Le apparizioni mariane di Lourdes, in Francia, e la figura di Bernadette Soubirous, la giovane veggente, sono al centro di un dibattito che da oltre 150 anni suscita profonde riflessioni e accese polemiche. Approfondiamo la storia, i personaggi e le implicazioni spirituali legate a questi eventi straordinari, esplorando la vita di Bernadette, i miracoli riconosciuti e l'analisi critica di studiosi e teologi.

Bernadette Soubirous: La "Povera Idiota" e la Scelta Divina

È a Bernadette Soubirous, una quattordicenne all'epoca, che appare per diciotto volte, dall'11 febbraio al 16 luglio del 1858, in una grotta di Massabielle, una località ai piedi dei Pirenei. Questa figura, vestita di bianco, si presentò nella sedicesima apparizione, il 25 marzo, parlando in patois, il dialetto locale, come "l'Immacolata Concezione".

Émile Zola definì Bernadette “un’irregolare dell’isteria”, affermando che fosse “in realtà solo una povera idiota”. Tuttavia, la storia e gli studi successivi dipingono un quadro ben diverso. Bernadette era una nanerottola, dalla testa troppo grande, malaticcia, analfabeta, così tarda di comprendonio da non essere stata ammessa alla prima comunione perché non riusciva a imparare le formule del catechismo. Era tanto imbranata da non sapere neanche la sua età (tredici o quattordici anni). Non era più devota delle altre ragazze, primogenita di una famiglia emarginata, nota per l'enorme miseria.

Bernadette nacque nella famiglia più indigente di Lourdes, così povera da non avere neanche un'abitazione e costretta a vivere in una cella dell'ex carcere abbandonata perché insalubre. Anche i suoi parenti non godevano di buona fama: due sue zie erano state scacciate dalle "Figlie di Maria" per essere rimaste incinta prima del matrimonio. A quanti si meravigliavano scandalizzati e increduli che la Madonna potesse apparire a una nullità come Bernadette, lei candidamente rispondeva: “Se la santa Vergine ha scelto me, è perché ero la più ignorante.”

Ritratto di Bernadette Soubirous da giovane

Il Contesto delle Apparizioni

L'episodio che doveva cambiarle la vita avvenne l'11 febbraio 1858, in un luogo malfamato, pascolo di porci, la grotta di Massabielle, dove si era recata insieme alla sorellina e a un'amica per raccogliere legname per il focolare. Questo luogo era considerato un sito malfamato, ripugnante, dove i maiali venivano a pascolare e gli amanti irregolari si recavano a consumare indisturbati.

Il messaggio delle apparizioni, rivolto esclusivamente a Bernadette, è un invito alla conversione, tema evangelico per eccellenza, e in lei si adempiono le parole di Gesù “Ai poveri è predicata la buona notizia” (Mt 11,5). La disinvoltura dimostrata da Bernadette di fronte ai ben trentamila interrogatori ai quali fu sottoposta, rimanda alla promessa di Gesù: “Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,19-20).

Il Carattere di Bernadette: Una "Donna dello Spirito"

Padre Alberto Maggi, teologo dell'Ordine dei Servi di Maria e autore di "Bernadette - La vera storia di una santa imperfetta", la definisce una "donna dello Spirito" e quindi libera (2 Cor 3,17), sempre se stessa. La sua santità è indiscutibile, incarna le Beatitudini, somigliando ai poveri in spirito e ai perseguitati per le umiliazioni subite in convento. Tuttavia, Maggi sottolinea anche i suoi difetti: è prepotente, permalosa, caparbia, ingenuotta, e all’occorrenza furba. Non corrisponde al modello della pastorella che ha visto la Madonna e della giovane devota perennemente in preghiera; al contrario, chiedeva se in convento poteva giocare a saltare la corda, teneva una fiaschetta di vino nell'armadietto e gustava il tabacco dalla sua tabacchiera.

Bernadette, ignorante, non si è fatta mai mettere in soggezione da nessuno, neanche da un vescovo. Quando era già suora, un vescovo in visita al convento si faceva baciare l'anello dalle suore, con l'intenzione di farselo baciare da Bernadette. Lei capì e si defilò. Un'altra consorella le fece notare che così aveva perso i quaranta giorni d’indulgenza concessi per il bacio dell’anello, e Bernadette, pronta, replicò con una giaculatoria (“Gesù mio misericordia!”), e disse, “Ecco, così sono trecento!”.

Un altro vescovo, per ottenere una reliquia della veggente ormai inferma, fece cadere intenzionalmente il suo zucchetto sul letto di Bernadette. Se lei lo avesse preso e dato, il vescovo avrebbe avuto il suo zucchetto toccato dalle mani di colei che aveva visto e parlato con la Madre di Dio. Ma Bernadette rimase imperturbabile. Il vescovo fu quindi costretto a prendere l’iniziativa: “Sorella, volete restituirmi il mio zucchetto?”. Lei rispose: “Monsignore, io non ve l’ho mica chiesto, potete riprendervelo voi!”.

Le apparizioni di Lourdes Film documentario

L'Esperienza di Bernadette in Convento

Nel luglio del 1866 Bernadette entrò nella Congregazione delle Suore della Carità di Nevers, dove fu vittima di cattiverie, umiliazioni e soprusi. Fu Bernadette stessa a scegliere di andare in convento, ma a Nevers entravano le figlie della borghesia e, per essere ammesse, occorreva portare una ricca dote. Bernadette, poverissima, fu accolta senza entusiasmo, e solo perché fu imposta dal vescovo. Anche il parroco di Lourdes le consigliò una vita ritirata, perché la sua vita era diventata praticamente impossibile, assediata da migliaia di persone.

In convento capitò sotto le grinfie della maestra delle novizie, madre Marie Thérèse Vauzou, donna tanto pia quanto disumana. Madre Vauzou, proveniente dall'alta borghesia, e che conservava la sua aria aristocratica, altezzosa e fredda, fin dal primo incontro detestò quella rozza pecoraia che millantava di aver visto nientemeno che la Madonna, e non le risparmiò nessuna umiliazione. Alla radice del disprezzo di madre Vauzou verso Bernadette, c'era pura invidia, come traspare dalla sua ammissione: “Se la santa Vergine voleva apparire su questa terra, perché avrebbe scelto una contadina rozza e ignorante, invece di una religiosa virtuosa e istruita. Non capisco come la santa Vergine abbia potuto comparire a Bernadette.”

La vita tra le suore, per Bernadette, fu un autentico martirio. Nonostante le torture e le umiliazioni, non fece nulla per conservare l’aureola di santità o di guadagnarsi la stima delle consorelle. Suscitò grande scandalo quando le suore scoprirono che tra i pochissimi effetti personali di questa anomala novizia figurava una fiaschetta di vino! Bernadette, che aveva conservato i suoi antichi gusti di popolana, non faceva mistero del suo gustare un goccio di buon vino e, non essendo sufficiente quel poco che le passavano in convento, doveva farselo portare da casa. E c'era di più, da far svenire la madre maestra e tutte le suore: Bernadette fiutava tabacco!

Illustrazione della vita di Bernadette in convento

I Miracoli di Lourdes: Segni e Risposte alla Preghiera

Il miracolo è un segno, è una risposta, ma non l'unica risposta, alla preghiera. Dio non vuole imporsi, neppure con i miracoli. L'uomo deve chiedere, incessantemente, deve mendicare ogni cosa, ma il bene più prezioso, la risposta che riempie il cuore e sazia la fame di infinito è la vicinanza di Dio, che si fa più vicino grazie proprio a Maria. Lei è il modello a cui guardare, Lei che con il suo Sì ha lasciato che si compisse il miracolo più grande.

Tra i miracoli di Lourdes, spiccano storie come quella di suor Luigina Traverso, che rappresenta il 68esimo miracolo riconosciuto. Affetta da una grave paralisi che non le permetteva di alzarsi dal letto, andò a Lourdes con un senso di abbandono a Dio. Durante la processione, sentì un brivido, poi un gran calore e la sensazione di poter muovere un piede, comprendendo che qualcosa di grande era all'opera.

A tutto questo si aggiunge l'intervista, a Parigi, a suor Bernadette Moriau, 75esimo e ultimo miracolo annunciato l'11 febbraio 2018: era affetta da anni da una grave paralisi. Le storie dei miracolati, tra cui una bambina, un militare, una mamma, sono permeate da ricordi personali e semplici, forse per questo ancora più coinvolgenti. L'evento straordinario, il miracolo, che sconvolge le loro vite e le "sana", sembra iscritto nella quotidianità, nel ritmo della vita concreta, per poi continuare a vivere con fede, con fede vera ogni giorno.

Maria Valtorta: La Scrittrice di Spirito e l'Opera Monumentale

Maria Valtorta, mistica e terziaria dell'Ordine dei Servi di Maria, nacque in Campania da genitori lombardi. La sua vita fu segnata dai primi scontri con la madre e dalla paralisi che la colpì. Decise di dedicarsi alla scrittura, abbozzando un romanzo autobiografico, "Cuore di una donna", mai pubblicato.

Nel giugno del 1942 incontrò padre Romualdo Maria Migliorini, sacerdote servita e suo direttore spirituale, che all'inizio del 1943 le chiese di scrivere la propria autobiografia. Ella, superata l'iniziale riluttanza, obbedì e, nell'arco di pochi mesi, riempì sette quaderni autografi.

Il 23 aprile 1943, il Venerdì Santo, Maria udì una "voce" - che pensò essere la voce di Gesù - che la induceva a scrivere, come sotto dettatura. Quel primo "dettato" segnò l'inizio di un'opera monumentale: tra il 1943 e il 1947, con "punte" fino al 1951, Maria vergò di getto, senza rileggere e senza correzioni, ben centoventidue quaderni autografi (che contengono tutte le opere diverse dall'Autobiografia), scritte a episodi.

"L'Evangelo come mi è stato rivelato" e la Condanna del Sant'Uffizio

L'opera principale di Maria Valtorta, successivamente intitolata "Il Poema di Gesù" e poi "L'Evangelo come mi è stato rivelato", narra la vita di Gesù, riportando episodi e fatti di vita quotidiana che non compaiono nei Vangeli canonici o che compaiono in forma ridotta. La ricchezza di elementi narrativi ha permesso di eseguire numerosi studi sui suoi scritti, poiché l'Autrice afferma che non si tratta di fantasia, ma di ciò che osservava in visione.

Nonostante le approfondite analisi di eminenti teologi cattolici, i quali dichiararono unanimemente che l'opera era assolutamente conforme alla ortodossia cattolica, il Sant'Uffizio nel 1959 condannò l'opera e la iscrisse nell'Indice dei libri proibiti. Il mariologo padre Gabriele M. Roschini, fondatore della Facoltà Teologica Marianum di Roma, nel 1973 scrisse un libro dove elogiava l'opera valtortiana e ricevette l'apprezzamento e la benedizione di papa Paolo VI per questo suo lavoro.

Santa Madre Teresa di Calcutta leggeva l'Opera di Maria Valtorta e la portava con sé, nella borsa, insieme con la Bibbia e il Breviario. Anche la Beata Maria Agnese Teresa del Santissimo Sacramento è stata una lettrice e promotrice dell'Opera di Maria Valtorta, volendo che tutte le 35 case delle Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento, che fino ad allora aveva fondato in tutto il mondo, disponessero di una propria copia di questi volumi.

Copertina de

Precisioni Storiche e Scientifiche negli Scritti Valtortiani

Le descrizioni particolareggiate di usi, costumi, paesaggi della Palestina del tempo in cui visse Gesù, e una mole d'informazioni di ogni sorta - storiche, archeologiche, astronomiche, geografiche, meteorologiche - rendono l'opera di Maria Valtorta un unicum. Da un'analisi dettagliata delle informazioni calendariali esplicite e implicite, come riferimenti alle fasi lunari, costellazioni e pianeti visibili nel cielo notturno, verificabili con l'ausilio dell'Astronomia, si constata che ogni avvenimento descritto sottende un ben preciso riferimento cronologico - giorno, mese e anno - senza che esso sia stato riportato esplicitamente dall'Autrice.

Ad esempio, da queste analisi si deduce che la crocifissione di Gesù sarebbe avvenuta il venerdì 23 aprile 34, che coincide con una delle possibili date della sua morte deducibili astronomicamente. Maria Valtorta ha annotato anche i giorni di pioggia, il che ha permesso una verifica statistica con i dati meteorologici odierni della Palestina, mostrando una sovrapponibilità.

Altri Scritti e Corrispondenze

Maria Valtorta scrisse anche i "Quaderni" (I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944 e I Quaderni del 1945-1950), che contengono esperienze e riflessioni di carattere mistico e spirituale, oltre che teologico. Nel 2006, il Centro Editoriale Valtortiano (CEV) ha pubblicato un volume con gli scritti valtortiani inediti, tra cui la storia relativa alle visioni e ai dettati sulla Tomba di San Pietro a Roma, da cui si desume una inedita e diversa sepoltura del primo papa.

Le sue corrispondenze, come quelle con mons. Alfonso Carinci, segretario della Sacra Congregazione dei Riti, e con padre Romualdo M. Migliorini, suo direttore spirituale, rivelano la profonda stima reciproca e la lotta per la pubblicazione della sua opera. Interessante notare come mons. Carinci fu un difensore strenuo degli scritti e della persona di Maria Valtorta, anche all'interno della Santa Sede, lasciando il suo incarico il giorno prima della condanna dell'opera.

Le apparizioni di Lourdes Film documentario

Vittorio Messori e l'Indagine Storica su Lourdes

Vittorio Messori, uno dei più grandi scrittori cattolici, ha condotto un'indagine storica sulla verità di Lourdes nel suo libro "Bernadette non ci ha ingannati". Il testo si concentra sulla figura di Bernadette Soubirous, interrogandosi sulla sua credibilità e smontando le ipotesi che le apparizioni fossero frutto di istigazione, vanità o allucinazioni isteriche.

Messori, basandosi anche sulle ricerche dell'abate René Laurentin, il maggiore studioso di Lourdes, dimostra che non vi fu istigazione da parte dei genitori, né del clero, inizialmente diffidente. Tutte le testimonianze sul comportamento di Bernadette dimostrano come fosse lontana da lei ogni idea di vanità; anzi, respingeva ogni offerta di denaro. Bernadette si considerava un "rien", un niente, e non si è mai inorgoglita del grande favore ricevuto, parlandone solo dietro richiesta.

L'ipotesi che le apparizioni fossero solo un'allucinazione è smontata dalle testimonianze di medici e specialisti che non hanno mai trovato segni di alterazioni mentali in Bernadette. Il dottor Robert de Saint-Cyr, medico del convento di Saint Gildard, e il dottor Pierre-Romain Dozous, inizialmente scettico, si ricredettero dopo aver assistito a un'apparizione.

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