La storia religiosa e culturale di Palazzo Adriano è profondamente legata alla presenza della comunità italo-albanese e al rito greco-bizantino, con la sua giurisdizione ecclesiastica che ricade sotto l'Eparchia di Piana degli Albanesi.
La Chiesa di San Giovanni Battista a Palazzo Adriano
La chiesa di Palazzo Adriano, di rito greco-bizantino, è dedicata a San Giovanni Battista ed è ubicata sulla via Emerico Amari. Questa chiesa ospita una tela raffigurante S. Giovanni Battista, un dipinto ad olio su tela eseguito dal pittore I. Bacile di Palermo. Nel 1965 furono eseguiti lavori di restauro ad opera dei coniugi Parrino Pietro e della moglie Laura Rosalia, in occasione dei quali venne realizzato un quadro che raffigura San Giovanni Battista.
La chiesa venne riaperta ai fedeli il 10 giugno del 1965 e riconsacrata dal vescovo Giuseppe Perniciaro. Da un documento della Curia Vescovile di Girgenti datato 19 ottobre 1532, a firma del vescovo Giuliano Cibò, si rileva che il tempio era distinto in tre navate e consacrato in onore di "Maria SS. Assunta".
Nella chiesa, che è la più ampia dell'Eparchia di Lungro e di Piana degli Albanesi, si ammirano dieci grandi dipinti su tela, eseguiti tra il 1835 e il 1869, dai pittori Patania, Di Giovanni, Carta e Bagnasco, e raffiguranti:
- S. Marco Evangelista
- S. Atanasio il Grande
- S. Giovanni Crisostomo
- S. Nicola di Mira
- S. Antonio il Grande
- Il Battesimo di Cristo
- S. Michele Arcangelo
- S. Basilio il Grande
- Le Anime Sante
Dall'abside domina il tempio un grande dipinto, raffigurante l'Assunzione della Vergine, eseguito nel 1766 da Carlo Marsigli. Nella navata centrale dominano dei grandi dipinti raffiguranti il Pantocrator, la Platitera, i Santi Nicola e Basilio, l'Incoronazione della Vergine, il ciclo mariano e i Profeti eseguiti dall'iconografo albanese Iosif Droboniku.

Le Origini della Comunità Italo-Albanese in Sicilia
Le radici della comunità italo-albanese in Sicilia affondano nel XV secolo. Ancora prima del 1448, quando venne in Italia il primo gruppo compatto di profughi, guidato da Demetrio Reres, alla spicciolata vi si erano già stabiliti nuclei di soldati con le loro famiglie. Un secondo gruppo giunse in Italia nel 1461, sotto la guida di Skanderbeg, accorso in aiuto di Ferdinando I d’Aragona, in lotta contro i baroni del suo regno e contro Giovanni d’Angiò. Quei soldati albanesi passarono quindi al servizio di vari Stati italiani, principalmente del re di Napoli, formando con loro elementi il reggimento napoletano “Real Macedone”.
Ma le emigrazioni massicce avvennero qualche tempo dopo la morte dello Skanderbeg, negli anni 1468, 1478, 1482 e 1491. Altra importante emigrazione si registra nel 1534, dopo la caduta di Corone e di altre città del Peloponneso. Per l’esodo di questi profughi - detti coronei - venne apprestato da Carlo V un imponente naviglio. I profughi, in terra italiana, accolti con molto favore, specialmente dai re di Napoli ai quali li legavano precedenti rapporti di amicizia, fondarono nuovi villaggi o si accomodarono presso località abbandonate, grazie anche alle larghe concessioni dei baroni, proprietari delle contrade.

La Conservazione del Rito e della Cultura Bizantina
Gli esponenti della comunità italo-albanese si sono formati prevalentemente in istituti ecclesiastici; le loro fucine sono state il Collegio Greco di Roma, l’Istituto Andrea Reres di Mezzojuso, il Seminario greco-albanese di Palermo. Padre Guzzetta si dedicò con passione e con dottrina ad un riaccostamento fra cattolici ed ortodossi, ben comprendendo che la situazione della vicina penisola balcanica aveva il suo fulcro nella questione religiosa. Con questi ultimi coltivò fraterne relazioni, sperando nel contempo di potere accrescere quelle mai interrotte con la Gerarchia orientale delle diocesi d’origine degli italo-albanesi, con la quale sempre erano intercorsi normali rapporti di dipendenza rituale.
Infatti, negli anni 1581, 1614, 1644, l’Arcivescovo di Ochrida ed esarca della Macedonia, Gabriele, e il vescovo di Metone, Neofito, erano venuti in Calabria e in Sicilia a conferire gli ordini sacri al clero dei Comuni italo-albanesi. Padre Guzzetta potè vedere coronati i suoi lunghi anni di lavoro e di sacrificio con la fondazione nel 1734 del Seminario greco-albanese di Palermo.
Frattanto, anche nelle alte sfere ecclesiastiche, l’irrigidimento man mano aveva dato posto ad una più saggia ed aperta considerazione dei riti e delle comunità orientali. A favore degli insegnanti alloglotti, il Governo italiano ha adottato recentemente dei provvedimenti, dopo i quali si promette di farne seguire altri più concreti. Per quanto riguarda l’albanese parlato nei Comuni italo-albanesi, il Centro di studi albanesi, sorto a Palermo nel 1948, intende con varie iniziative favorirne la conservazione. Assieme alla lingua albanese, sono di richiamo particolare i costumi tradizionali femminili, riccamente ricamati, di Piana degli Albanesi. Essi vengono indossati in particolari feste di famiglia, come matrimoni e battesimi, e in alcune solennità dell’anno liturgico bizantino, specialmente in occasione dell’Epifania e della Settimana Santa, detta in albanese “Java e madhe” (la Grande Settimana).
Lungro Suoni e costumi tradizionali arbëreshë
L'Istituzione dell'Eparchia di Piana degli Albanesi
L'Associazione Cattolica Italiana per l’Oriente Cristiano (A.C.I.O.C.), a carattere nazionale, riuscì a suscitare nelle varie regioni d’Italia un entusiasmo apostolic, attraverso le “Settimane di preghiere e di studi per l’Oriente Cristiano”, celebrate dal 1930 in poi in importanti città italiane quali Palermo, Siracusa, Venezia, Bari, Firenze, Milano, e nuovamente a Palermo nel 1957 e a Napoli nel 1961. Con la Bolla “Apostolica Sedes” del 26 ottobre 1937, Papa Pio XI istituiva la Eparchia di Piana dei Greci per i fedeli di rito bizantino greco della Sicilia, riconosciuta poi anche civilmente dallo Stato italiano il 2 maggio 1939.
A questa nuova Eparchia vennero assegnati, oltre ai Comuni di Piana dei Greci e di Santa Cristina Gela (staccati rispettivamente dalle arcidiocesi di Monreale e di Palermo), la parrocchia e i fedeli di rito greco del Comune di Mezzojuso (tolti alla giurisdizione dell’arcidiocesi di Palermo), le parrocchie e i fedeli di rito greco dei Comuni di Contessa Entellina e di Palazzo Adriano (staccati dall’arcidiocesi di Monreale). Infine, staccata dall’Arcidiocesi di Palermo, la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio di Palermo, detta della “Martorana”, che veniva elevata a dignità di Concattedrale.
Il Cardinale Luigi Lavitrano, Arcivescovo di Palermo, che tanto si era battuto per la creazione della nuova Diocesi, diveniva anche Amministratore Apostolico di Piana dei Greci, mentre Mons. Giuseppe Perniciaro, eletto Vescovo di rito greco nella stessa data dell’erezione dell’Eparchia e consacrato il 16 gennaio 1938, veniva scelto come Ausiliare e Vicario Generale del Card. Lavitrano. Intanto, con Decreto della Sacra Congregazione per le Chiese orientali del 25 ottobre 1941, veniva cambiata anche ecclesiasticamente la denominazione dell’Eparchia, dopo che civilmente, un anno prima, per motivi contingenti di politica era stato mutato nome al centro diocesi. Il 19 gennaio 1943, il Comune di Piana degli Albanesi cedeva all’Eparchia l’ex convento diruto degli Agostiniani riformati, sito accanto alla chiesa di S. Nicola di Piana degli Albanesi e si dava inizio ai lavori di costruzione dell’Episcopio e del Seminario.
Sviluppi e Autonomia dell'Eparchia
Nel frattempo, il Cardinal Lavitrano si trasferì a Roma e fu nominato Prefetto della S. Congregazione per i Religiosi. Il 3 gennaio 1947, un altro Amministratore Apostolico succedeva al Card. Lavitrano per Piana degli Albanesi: il Cardinal Ernesto Ruffini, il quale già dall’11 ottobre 1945 era stato nominato Arcivescovo di Palermo.
Un vero fervore di opere, grazie anche agli interventi dello Stato a favore degli edifici danneggiati dalla guerra, si ebbe nel periodo 1948-1960: le chiese dell’Eparchia ne usufruirono largamente; molte di esse, oltre ad essere riattivate, perché da decenni prive talvolta di una qualsiasi manutenzione, vennero anche abbellite. Le Suore basiliane, Figlie di Santa Macrina, fondate a Mezzojuso nel 1921, che hanno una ventina di Case religiose sparse in tutti i Comuni dell’Eparchia di Piana degli Albanesi e in molti altri dell’Eparchia di Lungro, si occupano degli asili per l’infanzia, della formazione della gioventù femminile e dell’assistenza ai vecchi. Con gli stessi scopi lavorano a Piana degli Albanesi anche le Suore Collegineche, per desiderio del fondatore, P. A. Brancato, incoraggiato ed aiutato dal P. Giorgio Guzzetta. I monaci basiliani, che nella maggioranza provengono da famiglie italo-albanesi, sono presenti nell’Eparchia di Piana nell'Istituto SS. Salvatore a Piana degli Albanesi.
In clima di grande entusiasmo veniva anche ripresa l’attività dell’Associazione Cattolica Italiana per l’Oriente Cristiano. Dal 18 al 25 settembre 1957, venne celebrata a Palermo la VII Settimana di preghiere e di studi per l’Oriente Cristiano, il cui discorso inaugurale, che fu poi il programma del suo pontificato, veniva tenuto dall’allora Patriarca di Venezia, il Card. Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII).
La Risoluzione delle Controversie Giurisdizionali
Contrastanti competenze, causati principalmente dall’ibrida giurisdizione religiosa esercitata contemporaneamente in piccoli centri dell’Eparchia da differenti Ordinari, avevano creato una situazione che man mano diveniva sempre più chiaramente insostenibile. È il caso dei Comuni di Mezzojuso, Contessa Entellina e Palazzo Adriano, dove solamente i fedeli di rito greco, come riferito a proposito della Bolla di erezione dell’Eparchia, dipendevano da Piana degli Albanesi, mentre quelli di rito latino rispondevano alle rispettive Diocesi di Palermo e Monreale.
La Bolla di Papa Giovanni XXIII “Orientalis Ecclesiae” dell’8 luglio 1960 mise fine a tali contrasti. L’opera del Card. Lavitrano, considerato a giusto titolo fondatore dell'Eparchia e primo Amministratore Apostolico di essa, veniva così perfezionata da un altro Amministratore Apostolico: il Card. Ernesto Ruffini. Con la morte del Card. Ruffini, avvenuta l’11 giugno 1967, si chiudeva per Piana degli Albanesi la serie degli Amministratori Apostolici. L’Eparchia, acquistando una completa autonomia per la nomina di un suo figlio di rito bizantino, S. E. Mons. Giuseppe Perniciaro, poteva finalmente operare con piena giurisdizione. Il documento pontificio di nomina del vescovo Perniciaro porta la data del 12 luglio 1967, ma solo il 24 settembre 1967 il clero e i fedeli dell’Eparchia hanno potuto apprendere la notizia. In quel giorno, Piana degli Albanesi aveva l’onore e la gioia di accogliere entusiasticamente il Card. Paolo Marella, legato pontificio.
Si è chiuso così per l’Eparchia di Piana degli Albanesi il suo primo periodo di vita, dal 1937 al 1967. Essendo perfettamente integrati nel tessuto politico e sociale italiano, i siculo-albanesi si trovano attivamente presenti a tutti i livelli e in tutti i settori della vita nazionale; in campo religioso, assieme ai loro fratelli dell’Eparchia di Lungro e della Comunità monastica dei Basiliani di Grottaferrata, consci della loro peculiare situazione e della loro vocazione ecumenica, presentano in seno alla Conferenza episcopale italiana, una caratteristica particolarissima. In occasione delle celebrazioni in onore di Skanderbeg, promosse dall’Eparchia di Piana degli Albanesi e dalle altre due circoscrizioni bizantine d’Italia e culminate nelle giornate romane del 23-26 aprile 1968, Papa Paolo VI ha voluto sottolineare quest’aspetto, dicendo che tra gli italo-albanesi “quelli che conservano anche il rito orientale, lo fecero obbedendo ad un sapiente disegno della Provvidenza, perché fossero testimonianza ininterrotta della cattolicità della Chiesa e, vivendo in mezzo a popolazioni latine, facessero conoscere ed amare riti e tradizioni molteplici di cui si ammanta la stessa unica Chiesa di Cristo”.