La Diocesi di Treviso (in latino: Dioecesis Tarvisina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea del patriarcato di Venezia, appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2017 contava 773.300 battezzati su 884.100 abitanti. Il suo territorio è stato recentemente ritoccato dall'Arcivescovo Gianfranco Agostino Gardin in vista delle collaborazioni pastorali fra parrocchie, il cui progetto sta procedendo. Dal 1º novembre 2010 sono stati soppressi i vicariati di Cornuda e Ponte di Piave, e la diocesi risulta così suddivisa in 265 parrocchie, di cui 263 attive.
Contesto Storico e Sviluppo della Diocesi
Il territorio che oggi comprende la Diocesi di Treviso era inserito agli inizi del I millennio dell'era cristiana nella X regione dell'Impero Romano italiana, la Venetia et Histria. L'evangelizzazione delle terre venete è tradizionalmente attribuita a San Prosdocimo, discepolo di San Pietro. La prima presenza cristiana a Treviso risale probabilmente al IV secolo. Con il tramonto di Altino e Oderzo, centri devastati dalle invasioni barbariche, Treviso conobbe uno sviluppo significativo, accogliendo le reliquie di San Liberale, discepolo laico di Eliodoro e patrono della città e della diocesi.
Il primo vescovo di Treviso storicamente accertato è Felice, che nel 569 andò incontro ad Alboino, re dei Longobardi, riuscendo a preservare la sua Chiesa e ad aumentarne il territorio. L'epoca medievale vide la diffusione e la strutturazione territoriale, con i primi quattro arcipresbiterati in epoca carolingia (Quinto, Cornuda, Godego, Mestre) e l'ulteriore estensione del territorio diocesano nel 969 con il dono della diocesi di Asolo da parte dell'imperatore Ottone I. Nello stesso periodo, iniziarono i primi insediamenti monastici Benedettini e prese forma il Capitolo della Cattedrale. Dal XIII secolo, l'arrivo degli Ordini mendicanti (Francescani, Domenicani e Agostiniani) rivitalizzò la vita cristiana, sviluppando la predicazione, lo studio e la spiritualità laicale.
Dal 1389 al 1797 il territorio diocesano fu ininterrottamente sotto il dominio della Serenissima. Nonostante periodi di decadenza, come nel tardo Quattrocento e primo Cinquecento, l'azione di riforma intrapresa da vescovi come Giovanni Benedetto e Ludovico Barbo e la partecipazione al Concilio di Trento segnarono una nuova stagione pastorale, caratterizzata dalla fondazione del Seminario diocesano, dalla convocazione di sinodi e da frequenti visite pastorali. Il Seminario, sorto tra i primi in Italia alla fine del 1566, divenne un importante istituto di formazione superiore anche per la classe dirigente civile, ampliando progressivamente i suoi corsi teologici e scientifici. Il Beato Andrea Giacinto Longhin, vescovo dal 1904 al 1936, fu una figura centrale nel rinnovamento spirituale del clero e del laicato, particolarmente durante la I guerra mondiale, dove fu riferimento religioso, morale e civile per le comunità. Il periodo postbellico vide un sostanziale contributo della diocesi alla ricostruzione morale, culturale e materiale, con un forte impegno missionario e l'assimilazione del Concilio Vaticano II, culminato nel Sinodo del 1983-1987 dal titolo "Una Chiesa che cammina insieme".

La Crisi delle Vocazioni Sacerdotali e le Collaborazioni Pastorali
La Chiesa trevigiana affronta una significativa crisi vocazionale, come evidenziato dai numeri degli ultimi dieci anni. Nell'ultimo decennio, nella diocesi di Treviso sono stati ordinati 39 sacerdoti, un numero che, sebbene non affatto esiguo di questi tempi, è nettamente inferiore ai 111 decessi di presbiteri nello stesso periodo. Il saldo è decisamente negativo, con una perdita complessiva di 72 preti. Ad esempio, l'anno scorso sono stati ordinati due nuovi sacerdoti, ma ne sono mancati 13. Sebbene la Chiesa trevigiana non sia ancora al punto di dover reclutare laici per la celebrazione dei funerali, come accade nella diocesi di Bolzano, la strada per l'inversione di rotta è segnata.
Una delle risposte a questa carenza è rappresentata dal decollo delle collaborazioni pastorali tra le parrocchie. Queste collaborazioni non solo condividono gruppi di sacerdoti, ma anche risorse e strutture, generando "economie di scala, come capita quando si parla della fusione dei Comuni". Le parrocchie sono complessivamente 263, e sono già state istituite 43 collaborazioni pastorali, con altre cinque ancora da implementare. A supporto di questa riorganizzazione, la diocesi specifica che "c'è un sempre maggiore coinvolgimento dei laici", un aspetto che "ha avuto una spinta importante nel cammino sinodale avviato due anni fa". Tuttavia, non si registrano ancora casi limite di mancanza di clero acuta.

Il Ruolo del Vescovo Michele Tomasi nel Rilancio delle Vocazioni
Il lavoro sul rilancio delle vocazioni sarà uno dei più importanti impegni del nuovo vescovo, monsignor Michele Tomasi, che a metà settembre farà il suo ingresso in cattedrale prendendo il posto di Gianfranco Agostino Gardin. Monsignor Gardin guiderà la diocesi trevigiana per altri due mesi come amministratore apostolico, per poi lasciare per raggiunti limiti d'età.
La crisi delle vocazioni è un nodo che Monsignor Tomasi ha imparato a conoscere molto bene nella sua esperienza a Bolzano, dove dal 2010 ricopre l'incarico di rettore del seminario maggiore e responsabile diocesano per la pastorale vocazionale. L'ex Arcivescovo Gardin ha sottolineato la diversità geografica tra le due diocesi: "Dal punto di vista territoriale la diocesi di Bolzano è la più grande d'Italia, con percorsi impegnativi nelle valli, soprattutto d'inverno". Gardin ha aggiunto che "Tomasi si è sempre spostato molto per andare a far visita ai sacerdoti", mentre a Treviso "la diocesi è molto popolosa ma più raccolta, qui si è molto più favoriti nei trasferimenti". Questa configurazione territoriale più compatta consente almeno di limitare l'impatto della carenza di preti.
3 MINUTI PER LA PACE 2023 Vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi
Il Clero Attuale nella Diocesi di Treviso
Attualmente, nella Diocesi di Treviso ci sono 358 sacerdoti diocesani. Tuttavia, quelli effettivamente attivi nel territorio, compresi gli anziani, ammontano a 398. Questa discrepanza si spiega con la presenza di 23 sacerdoti diocesani che risiedono fuori diocesi: 12 di questi sono fidei donum in missione in Ciad, Brasile e Paraguay; cinque sono in Italia, principalmente a Roma per studio; uno assiste gli italiani in Australia; due sono in Francia per studio e ministero; e tre sono in servizio in Vaticano.
Di contro, la diocesi ospita 22 sacerdoti religiosi in servizio pastorale, appartenenti a vari ordini come Salesiani, Francescani, Camilliani, Somaschi e Carmelitani. A questi si aggiungono 41 sacerdoti extra-diocesani che risiedono nella diocesi e offrono il loro aiuto nelle parrocchie di residenza. Questi includono, in particolare, sacerdoti stranieri, studenti della facoltà di Diritto canonico di Venezia o preti che assistono le comunità di cattolici immigrati. Il quadro è completato dai preti anziani che vivono nella Casa del clero, dove collaborano con le parrocchie e pregano per il vescovo e la diocesi.
L'Impegno Sociale della Diocesi: Accoglienza e Nuove Povertà
La Diocesi di Treviso ha espresso una posizione chiara e un monito preciso alle istituzioni e alla cittadinanza sulla gestione dell'accoglienza, attraverso le parole del vicario generale monsignor Mauro Motterlini. Ha dichiarato che "ritengo sia necessario riconoscere che, se la situazione in sé supera le responsabilità e le forze di ogni singolo attore sociale, proprio per questo è necessario tornare a ragionare insieme", sottolineando la necessità di "abbassare i toni, togliendo dal tavolo aggressività e pretese, da qualunque parte nascano".
La posizione della Chiesa trevigiana non è solo teorica, ma si traduce in una concreta rete di assistenza che solo nell'ultimo inverno ha garantito decine di posti letto tra la Casa della Carità, la Casa degli Oblati e le strutture parrocchiali di Monigo. Il Vescovo Michele Tomasi ha ribadito che "questa non è un’emergenza, è una questione strutturale del nostro mondo", aggiungendo con fermezza: "Facciamo in modo che la dignità delle persone sia sempre tutelata". Il vicario Motterlini ha ricordato l'impegno ecclesiale a Treviso, radicato nel tempo e guidato unicamente dalla fedeltà al Vangelo, precisando al contempo i confini delle competenze legali. Per la Diocesi, questa iniziativa privata deve servire a stemperare il clima di scontro, con l'auspicio che "non rimanga inutile, ma permetta, piuttosto, di tornare a pacatezza e a rispetto reciproco", convinto che solo il lavoro comune possa dare risposte a una platea di bisognosi composta ormai sia da migranti che da italiani in difficoltà. Il messaggio finale si ricollega all'eredità spirituale di Papa Francesco.
L'Accoglienza dei Rifugiati dall'Ucraina
Di fronte ai conflitti internazionali, la comunità cristiana trevigiana si è posta al fianco delle vittime e delle persone che hanno perso tutto o sono state costrette ad abbandonare la loro terra. Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, molte diocesi italiane, inclusa quella di Treviso, si sono impegnate per garantire un'accoglienza adeguata alle persone in fuga. Sono state organizzate numerose attività a livello locale, tra cui l'accoglienza diretta, la raccolta di beni di prima necessità, l'assistenza sanitaria e l'accompagnamento psicologico. Le strutture maggiormente utilizzate per l'accoglienza sono state appartamenti, parrocchie, famiglie, istituti religiosi e centri di accoglienza.
Questo impegno si inserisce nel più ampio progetto nazionale "Apri Ucraina", promosso da Caritas Italiana, che ha coinvolto cento diocesi e ha permesso di accogliere oltre seimila persone. I fondi raccolti per le vittime del conflitto ammontano a 24.325.914,15 euro (al 31 dicembre 2023), inclusi un milione da parte della CEI (fondi 8xmille), di cui due terzi (15.690.744,38 euro) sono già stati spesi, mentre il resto è destinato a progetti da realizzarsi nell'anno in corso e nei prossimi anni.

Gestione Economica e Trasparenza Finanziaria della Diocesi
Il bilancio 2023 della Diocesi di Treviso, pubblicato sul settimanale "La vita del popolo", conferma una gestione finanziaria razionale e allo stesso tempo rivela il crescente disagio sociale che vede il Vescovo Michele Tomasi e tutta la Chiesa trevigiana in prima linea. Sul piano finanziario, pur in un macroquadro pressoché stabile rispetto al 2022 (utile di mille euro a quota 50 milioni, di cui 45 di patrimonio immobiliare e 14 di fondi), spiccano le manovre dell'Ente Diocesi per sostenere le parrocchie indebitate e aiutare associazioni e organismi attivi sul territorio, come Caritas, a fronteggiare le nuove e vecchie povertà, e il declino sociale di quelle fasce di popolazione un tempo considerate classe media, ora erose da inflazione, carovita e crisi strisciante.
Eloquente è l'incremento dei fondi destinati alla Carità, passati da 186 mila euro nel 2002 a oltre 1,1 milioni nell'esercizio dello scorso anno. Le erogazioni alle parrocchie dall'8 per mille hanno visto un raddoppio secco nel 2023, superando i 2,1 milioni, rispetto al milione del 2022 sui 3 milioni ricevuti. La liquidità della diocesi è cresciuta del 20%, raggiungendo quota 2,4 milioni di euro. Il resoconto dell'economo Sergio Criveller, e la relazione del revisore dei conti Lorenzo Gassa, attestano la correttezza e l'oculatezza della gestione.
I valori di terreni e fabbricati di proprietà ammontano a 31,792 milioni di euro, includendo Curia, Vescovado, Casa della Carità, collegio Pio X, casa di Caviola, Stella Maris di Bibione, molti dei quali sono stati oggetto di interventi migliorativi. Le immobilizzazioni finanziarie si attestano a 14,5 milioni, con investimenti in obbligazioni e la partecipazione della Diocesi nella Giuseppe Toniolo srl (11 milioni la quota), che gestisce la Stella Maris di Bibione, il centro don Paolo Chiavacci di Crespano e la casa ferie di Caviola. Crediti non riscossi e debiti verso erario, Inps e altre istituzioni si attestano entrambi a 1,6 milioni. Infine, 2,7 milioni provengono da lasciti, eredità e collette non ancora impegnati, inclusi i legati.
Il costo del lavoro per i 25 dipendenti diocesani (più collaboratori e consulenti) è quasi 860 mila euro, mentre la spesa per tutte le attività organizzate dalla Diocesi - eventi, servizi pastorali, formazione, vigilanza su parrocchie ed enti, consulenze amministrative, di cancelleria e per il tribunale diocesano - supera i 3,7 milioni. Un altro milione di uscite è destinato alla gestione del patrimonio e a costi straordinari. Tra gli introiti, spiccano 3 milioni di entrate derivanti dalle attività riprese dopo la pandemia (pubblicazioni, eventi formativi, pellegrinaggi, viaggi, Giornata Mondiale della Gioventù) e un milione dal 3% che ogni parrocchia versa sulle entrate lorde ordinarie, dalle tasse sulle alienazioni, eredità e decreti, e da raccolte straordinarie, eredità e immobili.
Nella nota ufficiale, la Diocesi sottolinea che la pubblicazione del bilancio è "uno strumento di partecipazione e di crescita, all’insegna della massima trasparenza", e che "gli stessi numeri vadano letti come scelte gestionali rispetto alla missione", invitando a superare una lettura meramente contabile per cogliere le ragioni più profonde dell'esercizio finanziario.

La Vicenda Veneto Banca e l'Impatto sul Patrimonio Diocesano
La vicenda di Veneto Banca ha coinvolto anche l'Istituto per il sostentamento del clero e la Diocesi di Treviso, suscitando "confusione e, forse, sconcerto", come chiarito da un intervento del Vicario generale. Le informazioni relative a questo impatto erano state comunicate in occasione della presentazione del bilancio dell'Ente diocesi al Consiglio Presbiterale, prima che la notizia fosse diffusa dai quotidiani.
È fondamentale distinguere tra l'Ente Diocesi e l'Istituto diocesano per il sostentamento del clero, in quanto "sono due realtà distinte, con gestioni diverse e con finalità specifiche".
L'Ente Diocesi e gli Investimenti
All'Ente Diocesi sono in carico numerose strutture, inclusi uffici con personale, la Cattedrale, il Vescovado, la Curia, il Collegio Pio X, Casa Toniolo e la Casa della Carità. Altri enti, come il Seminario o il tempio di S. Nicolò, necessitano di sostegno dalla Diocesi per lavori onerosi che le parrocchie non possono sostenere autonomamente. La gestione ordinaria e la manutenzione straordinaria degli immobili richiedono risorse finanziarie reperite tramite entrate ordinarie (affitti, contributi delle parrocchie) e le somme destinate dall'otto per mille. A differenza delle parrocchie che spesso chiedono aiuto ai fedeli per le spese, la diocesi deve ricorrere a un fondo accantonato per far fronte a necessità ed emergenze.
Le azioni di Veneto Banca furono acquistate dalla Diocesi per depositare provvisoriamente il ricavato della vendita della Colonia Stella Maris di Jesolo, la quale era stata acquisita per permettere vacanze al mare a famiglie con figli portatori di disabilità. L'intento era di provvedere a una nuova casa con la stessa finalità a Bibione. Le azioni vennero vendute man mano che servivano fondi per l'acquisto e la sistemazione della nuova Casa di Bibione. L'investimento in azioni non aveva per la diocesi "un intento speculativo, ma di semplice utilizzo di uno strumento finanziario in un Istituto di credito radicato nel territorio".
L'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero
L'Istituto diocesano per il sostentamento del clero è un ente che risponde all'Istituto centrale nazionale e ha l'obiettivo di amministrare un patrimonio per produrre utili. Questi utili, inviati all'Istituto centrale, contribuiscono al mantenimento dei preti italiani, integrando le risorse insufficienti degli Istituti diocesani per la remunerazione dei sacerdoti, come previsto dalla Legge n. 222 del 20 maggio 1985 (art. 21). Le linee guida da Roma per la gestione del patrimonio diocesano prevedono la diversificazione degli investimenti, includendo sia beni immobili sia investimenti finanziari. Anche in questo caso, la scelta di acquistare azioni di Veneto Banca non mirava a "operazioni speculative ‘pericolose’", pur riconoscendo che "nessuna operazione finanziaria è a rischio zero".
Responsabilità e Prospettive Future
Entrambi gli Enti dispongono di organismi decisionali dove le scelte vengono prese dopo adeguate valutazioni, con la costante preoccupazione di salvaguardare un bene che appartiene alla comunità. Questa situazione, che ha "creato gravi conseguenze in tante persone, famiglie e aziende", ha coinvolto anche la comunità cristiana, che vede "ridursi un patrimonio che, va ribadito, non è per niente opulento". Si è "volatilizzata una parte di quanto accantonato per poter intervenire su spese necessarie alle finalità pastorali", sollevando "tanti interrogativi sulle responsabilità personali e istituzionali di chi ha gestito l’Istituto e su chi doveva controllare". Le perdite prevedibili "obbligheranno tutti a valutare con attenzione ancora maggiore i criteri di spesa e le urgenze da privilegiare".
3 MINUTI PER LA PACE 2023 Vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi
Il Cammino Sinodale e le Prospettive Pastorali Future
Il Consiglio pastorale diocesano e il Consiglio presbiterale si sono riuniti per affrontare due temi importanti che toccano la vita della diocesi, come il frutto del Cammino sinodale e delle priorità emerse. La prima parte della serata è stata dedicata all'ascolto del lavoro delle diverse Commissioni nate da questo percorso.
Le Commissioni del Cammino Sinodale
- Commissione “Partecipazione sociale ed ecclesiale”: Ha individuato molti nodi critici, tra cui la stanchezza e il sovraccarico di gruppi e comunità, la persistenza di modelli verticistici, la rigidità e l'isolamento dei gruppi che frenano la cooperazione, e la resistenza al cambiamento. La commissione sta lavorando su antidoti per affrontare queste problematiche.
- Commissione “Liturgia e vita”: Basandosi sulla sintesi diocesana degli ascolti sinodali e sul documento della CEI “Lievito di pace e di speranza” relativo alla vita liturgica, si è incontrata per individuare le priorità future. Il materiale emerso dagli ascolti sinodali è stato raccolto in tre nuclei identificati da parole chiave: integrazione, cura, formazione.
- Commissione “Giovani”: Ha messo in luce l’importanza dell’ascolto delle giovani generazioni, promuovendo un approccio di apertura, fiducia reciproca, accoglienza, vicinanza ed empatia. Il confronto giovani-adulti è ritenuto fondamentale per comprendere la realtà e i linguaggi del mondo giovanile, rendendo utile la formazione degli adulti a un ascolto intergenerazionale "vero", che diventa occasione di conversione.
La Nuova Visita Pastorale del Vescovo
Nella seconda parte dell’incontro, il Vescovo Michele Tomasi ha presentato il progetto della Visita pastorale, che coinvolgerà tutte le parrocchie della Diocesi e che egli desidera svolgere per Collaborazioni pastorali, intese come "comunità di comunità". Il Vescovo ha evidenziato lo stile che caratterizzerà la visita, che sarà principalmente volta a "riconoscere la grazia del Signore all’opera nelle diverse comunità", e si concentrerà sulla "sinodalità" e sulla "corresponsabilità". Questa visita rappresenterà un'occasione per le comunità cristiane di incontrare ed essere incontrate dal loro pastore, ma anche di "incontrare" se stesse, con serenità e gioia, valorizzando la realtà concreta, con i suoi germogli e le sue fatiche. Molti interventi e sollecitazioni sono giunti dai consiglieri, dando vita a un vivace confronto e delineando alcune linee di orientamento.
