Diocesi di Mondovì: storia, territorio e istituzioni

La diocesi di Mondovì (in latino: Dioecesis Montis Regalis in Pedemonte o Montis Vici) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Torino e appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. La comunità diocesana è composta da circa 113.500 battezzati su un totale di 124.500 abitanti (dati 2023).

Territorio e collocazione

La diocesi comprende la città di Mondovì e il vasto territorio circostante, estendendosi su due province: quella di Cuneo in Piemonte e quella di Savona in Liguria. A nord confina con la diocesi di Alba, mentre a nord-ovest confina con quella di Cuneo-Fossano.

Mappa del territorio diocesano con evidenza dei confini provinciali tra Cuneo e Savona

Il territorio ha radici storiche profonde: l'area apparteneva anticamente ai Bagienni, popolazione di origine ligure, per poi passare sotto la dominazione romana e, successivamente, al dominio longobardo e carolingio, periodo in cui il Monregalese faceva parte della contea di Bredolo.

Origini e storia della diocesi

La diocesi fu eretta da papa Urbano VI con la bolla Salvator Noster, emanata a Perugia l'8 giugno 1388. La decisione giunse in risposta a una petizione presentata dalla città di Mondovì e dal marchese Teodoro II del Monferrato. Il contesto storico era quello dello Scisma d'Occidente: la creazione della nuova sede vescovile fu dettata anche dalla fedeltà di Mondovì al legittimo papa di Roma, mentre la diocesi d'Asti, da cui il nuovo territorio fu ricavato, era passata all'obbedienza dell'antipapa francese.

Originariamente suffraganea dell'arcidiocesi di Milano, la diocesi monregalese ottenne per il suo vescovo il titolo feudale, puramente onorifico, di conte. Il 24 maggio 1515, dopo l'elevazione di Torino a sede metropolitana, papa Leone X assegnò Mondovì alla provincia ecclesiastica piemontese.

L'evoluzione dei confini e l'aggregazione di Cuneo

A causa dell'opposizione di alcuni centri, la definizione dei confini fu complessa. Un caso emblematico è quello di Cuneo: pur essendo teoricamente parte della nuova diocesi sin dall'origine, la sua aggregazione divenne definitiva soltanto nel 1438 per decreto di papa Eugenio IV. Nel 1495, la duchessa reggente Bianca di Savoia dispose che il distretto di Cuneo avesse un proprio vicario generale dipendente dal vescovo di Mondovì.

I confini subirono ulteriori variazioni nel 1768, quando, al termine di una lunga contesa, furono incorporate le parrocchie di San Michele, Niella Tanaro, Torre e Pamparato (già soggette ad Asti) e quelle di Lesegno, Mombasiglio, Viola, Cigliè e Roccacigliè (già di Alba).

La Cattedrale e il patrimonio ecclesiastico

La chiesa di San Donato martire, primitiva parrocchia e pieve del terzero più popoloso di Vico, fu eretta a cattedrale con la bolla pontificia di erezione della diocesi. La medesima bolla istituì il Capitolo dei canonici, che ricevette privilegi aggiuntivi da parte di papa Eugenio IV (1440) e di papa Pio II (1461).

L'edificio subì diverse trasformazioni:

  • XV-XVI secolo: Ricostruzione della cattedrale, consacrata nel 1514.
  • 1571-1574: Abbattimento della cattedrale per volere del duca Emanuele Filiberto, che intendeva trasformare il colle in cittadella fortificata. La sede fu trasferita nella chiesa gotica di San Francesco.
  • XVIII secolo: La chiesa di San Francesco fu abbattuta e sostituita dall'odierna cattedrale, progettata da Francesco Gallo e consacrata nel 1763 da Michele Casati.
Pianta architettonica e prospetto della Cattedrale di San Donato a Mondovì

Vita diocesana e riforme

Il vescovo Gerolamo Calagrano celebrò nel 1491 il primo sinodo diocesano. In esecuzione dei decreti del Concilio di Trento, il vescovo cardinale Vincenzo Lauro fondò nel 1573 il seminario diocesano. Successivamente, il vescovo Giannantonio Castrucci introdusse in diocesi i Gesuiti, che aprirono un collegio dedicato all'insegnamento della teologia dogmatica e della morale.

Durante l'occupazione francese (1796-1815), la diocesi rischiò la soppressione, sorte toccata ad altre nove diocesi piemontesi. In quel periodo, la sede vescovile fu temporaneamente trasferita a Cuneo, che era stata eretta a sede provinciale.

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