Le Cattedrali e Basiliche della Trasfigurazione: Storia, Architettura e Simbolismo

Le Cattedrali e Basiliche della Trasfigurazione rappresentano luoghi di profonda importanza religiosa e architettonica, celebrando uno degli episodi più significativi della vita di Cristo. Dalle vette del Monte Tabor, luogo tradizionale della Trasfigurazione, alle storiche architetture di Odessa e Cefalù, questi santuari testimoniano secoli di fede, arte e vicende storiche.

Mosaico raffigurante la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor

La Basilica della Trasfigurazione sul Monte Tabor

Già per i primi pellegrini cristiani, il Monte Tabor è il luogo dove si colloca l’episodio della Trasfigurazione di Cristo, raccontato nei Vangeli, e dove sorge oggi la basilica della Trasfigurazione. Anche se non viene direttamente citato il nome del monte, sembra si tratti proprio del Tabor, che si distingue nettamente dalle altre alture della Galilea ed è situato a 450 metri al di sopra della pianura, vale a dire a 588 metri s.l.m.

Il Contesto Biblico e l'Identificazione del Monte

L'episodio evangelico narra: «Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto» (Lc 9,28-36; cfr. Mt 17,1-9 e Mc 9,2-10).

Nessuno dei tre Vangeli dà un nome al monte della Trasfigurazione, per cui restano aperte diverse possibilità. In qualche modo, Marco e Matteo sembrano giustificare l’identificazione con il Tabor nel momento in cui affermano: «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte» (Mt 17,1; cfr. Mc 9,2). L’espressione greca per «in disparte» può anche significare separato, e si giustificherebbe con il fatto che il Tabor è isolato rispetto ai rilievi circostanti. A seguire, l’«alto monte» si adatterebbe bene al Tabor, che spicca tra le alture della Galilea. Due evangelisti (Mt 17,1 e Mc 9,2) specificano inoltre che ciò avvenne «sei giorni dopo» il riconoscimento di Gesù come Messia e la predizione della Passione a Cesarea di Filippo: indicazione cronologica che effettivamente corrisponde alla distanza tra Cesarea e il Tabor.

Il primo autore a informarci della tradizione relativa al Tabor è Cirillo, vescovo di Gerusalemme, nell’anno 348. Probabilmente ce n’era già traccia in un Commento ai Salmi non concordemente attribuito a Origene (morto nel 253-4 a Cesarea Marittima). Ed è vero che anche il Vangelo degli ebrei, opera giudeo-cristiana della prima metà del II secolo, metteva in collegamento Gesù con il Tabor; però, a ben vedere, lì l’«alto monte» pare riferirsi alla scena delle tentazioni. Ma è soprattutto dalla Seconda lettera di Pietro che si trae l’impressione che il monte della Trasfigurazione dovesse essere un luogo ben noto. Essa dice infatti: «Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul [non su un] santo monte» (2Pt 1,18).

Contro l’ipotesi Tabor si obietta di solito che Eusebio di Cesarea (morto nell’anno 339) indicava il monte Ermon come sede della Trasfigurazione. Ma questa è ancora meno che una mezza verità. Eusebio infatti conosceva benissimo il versetto del Salmo: «Il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome» (Sal 89,13) e quindi affermava che la Trasfigurazione di Cristo era avvenuta «su questi monti» (sempre meglio abbondare…). Nella storia più antica di Israele, il Tabor mantenne una grande importanza religiosa e politica. Nei momenti di guerra, il monte diventava un luogo di rifugio per gli abitanti dell’intera area. L’altura venne circondata da una muraglia, di nuovo ai tempi di Giuseppe Flavio nella guerra contro i romani, e poi ancora in epoca crociata. Si vedono ancora tracce di queste fortificazioni. Per i pellegrini cristiani però a far diventare il Tabor un luogo-simbolo fu la trasfigurazione di Cristo.

Storia e Architettura della Basilica Francescana

A detta del pellegrino di Piacenza, verso l’anno 570 sul Tabor esistevano addirittura tre basiliche, in parallelo con le «tre tende» citate nei Vangeli. In base a un documento dell’epoca di Carlomagno, vi erano quattro chiese servite da 18 monaci. I crociati fortificarono il Tabor e lo dotarono di ricchi arredi, affidando quindi il monte, nell’anno 1101, alla custodia dei benedettini. Dopo la brutta sconfitta dei cristiani ai Corni di Hattin, il Tabor restò in stato di abbandono, tanto più che il Saladino lo aveva già saccheggiato in precedenza. Quando poi Federico II di Svevia stipulò il trattato di pace con il sultano Al-Kamil (1229-1239), i monaci tornarono sul monte, ma senza riuscire a portare avanti una ricostruzione completa poiché nel 1263, anzi, il feroce sultano Baibars avrebbe raso al suolo tutte le chiese del Tabor. Da allora ben pochi pellegrini si sarebbero avventurati fino a questa montagna sacra, ma isolata. Appena però, nel 1620, i francescani ebbero rimesso piede a Nazaret, venivano ogni anno il 6 agosto sul Tabor per la festa della Trasfigurazione, restando in attesa dell’occasione giusta per reinsediarsi in loco. L’occasione arrivò con il benevolente emiro druso Fakhr ad-Din, che nel 1631 consentì loro di aprire una comunità sul monte. Poco dopo fu fatta la stessa concessione agli ortodossi greci.

In cima al Tabor ci si trova di fronte a un bivio. A sinistra si va al santuario greco. A destra, attraversando la porta del vento, si entra nella proprietà dei francescani, incontrando anzitutto - a sinistra - un piccolo cimitero, e lì nei pressi la Cappella dei Descendentibus. È un semplice edificio senza vetrate realizzato in stile bizantino e ricostruito nel 1923. Il nome allude alla ridiscesa degli apostoli dal Tabor: «Mentre scendevano [descendentibus, nella Vulgata latina] dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui»» (Mc 9,9-13).

TABOR: IL MONTE DELLA TRASFIGURAZIONE

Scavi archeologici sono stati intrapresi fin dall’Ottocento. Nel 1921-24 i francescani hanno costruito l’attuale basilica, di stile siro-romano: opera prima dell’architetto Antonio Barluzzi, il quale avrebbe poi lavorato per altri decenni a beneficio dei frati. L’area della basilica comprende il terreno venerato fin dall’epoca bizantina. I due campanili si innalzano sugli antichi oratori di Mosè ed Elia, e le rispettive due cappelle restano dedicate a questi due grandi personaggi biblici che apparvero accanto a Gesù durante la Trasfigurazione. L’interno della chiesa è suddiviso in tre navate. Dalle navate laterali, le gradinate portano all’altare maggiore sopraelevato, sovrastato dal mosaico della Trasfigurazione di Cristo. Un’altra scalinata, ampia quanto la navata centrale, scende alla cripta aperta, nella quale è stata conservata l’antica abside. I mosaici della cripta approfondiscono il significato di trans-figurazione: Gesù ha assunto diverse figure via via attraverso la sua nascita in terra, l’istituzione dell’eucaristia, il suo sacrificio in croce e la sua risurrezione.

A nord - a sinistra - della basilica giacciono le rovine del monastero benedettino medievale. Si notano una cappella e, più indietro, la sala del Capitolo e il refettorio. Le terrazze situate ai lati della basilica offrono un magnifico panorama. A est, al di là della fossa del Giordano e del lago di Gennesaret, si vedono le alture del Golan e di Basan, nonché le alture giordane di Galaad attraversate dalla valle dello Iarmuk. A sud lo sguardo spazia sui monti della Samaria e sul monte Gelboe, che sporge verso nord, e inoltre sul piccolo Ermon alle cui pendici settentrionali si intravede Nain. In lontananza a ovest, la silhouette allungata del Carmelo; in primo piano, l’area montuosa della Bassa Galilea con Nazaret, della quale però è visibile soprattutto il moderno quartiere di Nazaret Illit. A nord si stagliano i monti dell’Alta Galilea con la città di Zefat e - se il cielo è limpido - anche il vero Hermon, che resta innevato fino all’inizio dell’estate.

Sullo spiazzo di fronte al santuario sorge il convento francescano, costruito nel 1873-75, con annessa Casa nova ossia ostello dei pellegrini. Un servizio prezioso a favore dei pellegrini e della manutenzione del vasto complesso lo offre dal 2006 una comunità Mondo X. Si tratta di un’associazione italiana di ex tossicodipendenti, nata nel 1961, che oggi comprende una quarantina di comunità situate perlopiù nella Penisola. Dopo una terapia che mira a liberare dalla costrizione delle necessità fisiche, gli aderenti a Mondo X agiscono in modo da costruirsi un’esistenza senza droghe tramite un rigido calendario giornaliero, il lavoro manuale e la vita spirituale.

Sempre nella cripta, al centro, in fondo a una ampia scalinata, è stato collocato l'antico altare: già parte della chiesa precedente, fu ritrovato in occasione degli scavi per le fondamenta di quella attuale. Sotto di esso l'architetto Barluzzi nascose e conservò col pavimento un "vano roccioso" (così egli stesso lo descrisse nel suo diario) che rivela la presenza di una costruzione di epoca bizantina, precedente al monastero crociato che ospitava i benedettini. L'interno e la cripta sono decorati con grandi mosaici in cui predominano i colori oro e azzurro. La vetrata che chiude la parete di fondo della cripta è invece decorata con due pavoni, simbolo cristiano della risurrezione e della vita eterna.

Il Santuario Greco Ortodosso

La parte settentrionale del monte è occupata dalle proprietà degli ortodossi greci, alle quali è consentito l’accesso solo ai pellegrini della Chiesa ortodossa. La chiesa di Sant’Elia è stata costruita nel 1911 sulle fondamenta di un tempio crociato, ma in ogni caso insiste su fondazioni originariamente bizantine, come dimostra il pavimento a mosaico. Verso ovest - prendendo il sentiero a sinistra della porta del vento - si trova una grotta in cui i pellegrini medievali onoravano la dimora del celebre Melchisedec, che benedisse Abramo e in cambio ne ricevette le decime (Gen 14,18-20).

La Cattedrale della Trasfigurazione a Odessa

La Cattedrale della Trasfigurazione di Odessa è un monumento a pianta quadrata con un’unica cupola, che divenne un modello per l’architettura bizantina e fu ripetutamente imitata. «Risulta affascinante per la sua estrema semplicità», scriveva Giò Rezzonico nel suo itinerario del 2005.

Storia e Architettura

Con la morte di Caterina II e il regno del nuovo zar Paolo II venne bloccato ogni finanziamento per la costruzione del tempio. Sarà solo con la nomina del duca di Richelieu a governatore di Odessa che i lavori poterono finalmente riprendere. Le opere vennero ultimate nel 1808. La nuova cattedrale era un edificio in stile neoclassico con un interno riccamente decorato con marmi policromi. Tra il 1825 e il 1837 fu realizzato il campanile. Data la sua importanza divenne luogo di sepoltura non solo dei vescovi della Tauride, ma anche di Michail Semënovič Voroncov e di sua moglie. Demolita dalle autorità sovietiche nel 1936, fu ricostruita tra il 1999 ed il 2003. All'interno della cattedrale furono nuovamente inumati i resti di Voroncov e della moglie che settant’anni prima erano stati segretamente seppelliti in un cimitero.

Una pagina (in costruzione) è dedicata alla cattedrale della Trasfigurazione sul sito architettiticinesi-ucraina.ch. Il progetto - promosso dall’Archivio del Moderno dell’Università della Svizzera italiana - e il sito che lo documenta intendono offrire una piattaforma attorno a cui federare le ricerche, presenti e future, sull’opera degli architetti ticinesi in Ucraina: architetti che offrirono, anche in questo contesto geografico, un contributo rilevante alla costruzione delle città e del territorio, su un arco di tempo prolungato che giunge sino alle soglie del XX secolo.

Ricostruzione storica della Cattedrale della Trasfigurazione di Odessa

«Demolita in epoca sovietica per essere poi ricostruita di recente sul modello dell’originale, la cattedrale della Trasfigurazione è il risultato di interventi successivi, continue stratificazioni che dal primo edificio in muratura, progettato dall’architetto P. Charlamov e costruito da Francesco Frapolli, hanno portato all’assetto di fine Ottocento, a cui hanno contribuito, tra gli altri, Giovanni Battista Frapolli, Francesco Boffa e Giorgio Torricelli», vi si legge.

Francesco Frapolli (1770), sovente ritenuto dalla letteratura ucraina e russa originario di Napoli (come il fratello minore Giovanni Battista), discende da una famiglia originaria di Scareglia, nella Val Colla. L’inizio della sua attività a Odessa risale agli ultimi anni del XVIII secolo. Tra il 1804 e il 1809 diresse la costruzione del Teatro e dell’Ospedale municipali. In quel medesimo giro di anni prese parte alla costruzione della cattedrale della Trasfigurazione, originariamente intitolata a San Nicola, protettore della città. «L’attività compiuta a Odessa dai fratelli Frapolli attende di essere chiarita da nuove indagini che consentano di stabilire il catalogo delle loro opere e mettano in luce la loro formazione e le esperienze acquisite prima del loro arrivo sulle rive del Mar Nero». Wikipedia gli attribuisce il disegno del campanile della cattedrale.

Francesco Boffa (sovente chiamato nella bibliografia ucraina e russa Boffo) nasce nel 1796 da Carlo Boffa e Francesca Talamona. Il padre è di Arasio, frazione del comune di Montagnola nella Collina d’Oro, di cui è patrizio. Fu tra i principali architetti attivi a Odessa, dove la sua presenza è documentata dal 1819. Originario di Lugano, Giorgio Torricelli è, con Francesco Boffa, il principale architetto ticinese attivo a Odessa negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento.

L'Attacco Missilistico del 2023 e la Reazione Internazionale

La città di Odessa si è risvegliata con una grande ferita. La cattedrale della Trasfigurazione è stata colpita. Le immagini di ciò che resta dello storico luogo di culto cristiano ortodosso della città circolano dalle prime ore del mattino e mostrano un lato della facciata completamente distrutto, oltre a ingenti danni provocati all'interno della cattedrale. Secondo il Comando operativo Sud dell'esercito, la città di Odessa è stata colpita da almeno cinque tipi di missili russi. «Una parte significativa dei missili è stata distrutta dalle forze di difesa aerea», si legge in un comunicato.

TABOR: IL MONTE DELLA TRASFIGURAZIONE

«Un crimine di guerra che non sarà mai dimenticato e perdonato». «Missili contro città pacifiche, contro edifici residenziali, una cattedrale», ha sottolineato Zelensky. «Ci sarà sicuramente una rappresaglia contro i terroristi russi per Odessa. Sentiranno questa rappresaglia». Il ministero della Difesa russo ha dal canto suo rispedito le accuse al mittente: «Visti i filmati della Chiesa della Trasfigurazione di Odessa pubblicati dai residenti locali, la causa più probabile della sua distruzione è stata la caduta di un missile guidato antiaereo ucraino come risultato di azioni di operatori analfabeti dei sistemi di difesa aerea, che l'esercito di Kiev ha intenzionalmente posizionato in aree residenziali di zone popolate, anche nella città di Odessa», è il messaggio riportato dall'agenzia Ria Novosti.

La Cattedrale della Trasfigurazione di Odessa dopo l'attacco missilistico del 2023

«La distruzione è enorme, metà della cattedrale è ora senza tetto», ha detto l'arcidiacono Andrii Palchuk, della cattedrale della Trasfigurazione di Odessa, descrivendo l'attacco missilistico della notte contro la chiesa del XVIII secolo. «Ma con l'aiuto di Dio, la ricostruiremo». Un aiuto che potrebbe arrivare anche dall'Italia, secondo un nota di Palazzo Chigi: «L'Italia con le sue competenze uniche al mondo nel restauro, è pronta a impegnarsi nella ricostruzione della cattedrale di Odessa e di altri tesori del patrimonio artistico dell'Ucraina». Una «distruzione colossale». Così fonti della Chiesa ortodossa ucraina sottoposta al Patriarcato di Mosca descrivono i danni subiti dalla cattedrale. Un missile ha colpito l’altare centrale e l’edificio della cattedrale è stato parzialmente distrutto, mentre la pavimentazione dei tre piani inferiori è stata notevolmente danneggiata, così come le decorazioni interne e le icone. I locali di servizio della parte inferiore sono stati completamente distrutti. Stando ad alcune informazioni, si sarebbe salvata l’icona Kaspersky della Madre di Dio, patrona di Odessa. L'Unesco ha condannato i «brutali attacchi russi» contro il patrimonio dell'Ucraina. «Queste terribili distruzioni segnano una nuova escalation di violenza contro il patrimonio culturale dell'Ucraina», ha denunciato il direttore generale dell'agenzia delle Nazioni Unite per la cultura, l'educazione e la scienza, Audrey Azoulay. «Esorto la Federazione Russa a compiere passi concreti per adempiere ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale» relativi alla conservazione del patrimonio, ha proseguito.

La Basilica Cattedrale della Trasfigurazione di Cefalù

Secondo la leggenda, la Basilica Cattedrale della Trasfigurazione, noto anche come il Duomo di Cefalù, sarebbe sorta in seguito al voto al Santissimo Salvatore da Ruggero II, scampato ad una tempesta e approdato sulle spiagge della cittadina. La vera motivazione sembra piuttosto di natura politico-militare, dato il suo carattere di fortezza. Le vicende costruttive furono complesse e fu definitivamente completato in età sveva. Un ambulacro ricavato nello spessore del muro e la medesima copertura, costituita da tre tetti, di epoca e tecnica costruttiva diversi, testimoniano dei cambiamenti intervenuti nel progetto. L’edificazione ebbe inizio nel 1131 e nei decenni seguenti furono realizzati i mosaici nell’abside e sistemati i sarcofagi porfiretici che Ruggero II aveva destinato alla sepoltura sua e della moglie. Federico II trasferì a Palermo i due sarcofagi reali nel 1215, riutilizzandoli per sé e per i suoi familiari. Nel Quattrocento tra le due torri fu inserito un portico a tre fornici, opera di Ambrogio da Como. L’edificio è preceduto da un ampio sagrato a terrazzo che svolgeva la funzione di cimitero (cimitero gerosolomitano).

TABOR: IL MONTE DELLA TRASFIGURAZIONE

Architettura e Dettagli Artistici

L’architettura del Duomo di Cefalù segue il modello delle grandi basiliche benedettine di provenienza cluniacense; con uno stile romanico legato al nord Europa arricchito da influenze arabe. La facciata è inquadrata da due possenti torri normanne, alleggerite da eleganti bifore e monofore e sormontate da cuspidi piramidali aggiunte nel Quattrocento e diverse l’una dall’altra: una a pianta quadrata e con merli a forma di fiammelle, che simboleggerebbe la mitria papale e il potere della Chiesa, mentre l’altra, a pianta ottagonale e con merli ghibellini, la corona reale e il potere temporale. Il portico quattrocentesco precede la facciata, con tre archi (due ogivali ed uno a tutto sesto) sorretti da quattro colonne e con volte a crociera. Le absidi, in particolare quella centrale, dovevano avere in origine uno slancio ancora maggiore. Le due laterali sono decorate superiormente da archetti incrociati e da mensoloni scolpiti: databili fra il 1215 e il 1223, raffigurano maschere, teste d’animali e figure umane in posizioni contorte. Più recenti i mensoloni dell’abside centrale, disposti inoltre in modo casuale sia sopra che sotto il cornicione. L’abside centrale aveva in origine tre grandi finestre, che vennero chiuse per la realizzazione del mosaico absidale, ed una più grande ad arco ogivale. Altre due coppie di finestre circolari sono all’estremità del transetto.

Facciata della Basilica Cattedrale di Cefalù con le torri normanne

L’interno è “a croce latina”, diviso in tre navate da due file di colonne antiche di spoglio: quattordici fusti di granito rosa e due di cipollino, con basi e i capitelli del II secolo d.C. Due grandi capitelli figurati reggono l’arco trionfale e sono probabilmente prodotti di una bottega pugliese e risalgono alla metà del XII secolo. Il transetto ha un’altezza maggiore rispetto alle navate con un verticalismo tipicamente nordico che segue le architetture della Francia e dell’Inghilterra normanna; uno slancio ancora maggiore era previsto nel progetto originario. Sulle pareti del transetto si sviluppa una galleria portici con colonne, scavate nello spessore dell’edificio in corrispondenza del pseudo loggiato esterno. Un motivo, questo, diffuso nell’architettura anglo-normanna e presente anche nelle Cattedrale di Palermo. Il coro è coperto da due volte a crociera anche questo di origine anglo-franco-normanna. Il chiostro annesso alla cattedrale normanna, rappresenta una delle più considerevoli testimonianze artistiche del medioevo siciliano. Si sottolinea l’eccezionale pregio del ciclo di capitelli figurati che sormontano le colonnine binate, uno dei più considerevoli nel panorama dell’arte medievale europea.

Mosaico del Cristo Pantocratore nell'abside della Cattedrale di Cefalù

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