La Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani: Fede, Giustificazione e Vita Cristiana

La Lettera ai Romani, uno dei testi fondamentali della fede cristiana, fu scritta da Paolo per preparare la sua visita alla comunità di Roma, presentandosi e illustrando il Vangelo che predicava. Questa lettera serve anche a chiarire la sua persona, contro calunnie e dubbi che erano giunti anche nella capitale dell'impero.

Origine e Scopo della Lettera

La Comunità di Roma e il Piano di Paolo

La comunità cristiana di Roma ebbe origine, forse, da cristiani provenienti dal giudaismo. Paolo non ha predicato per primo il Vangelo a Roma, e tuttavia, anche se la comunità di Roma non è sorta dall'attività missionaria sua o dei suoi discepoli, scrive ai cristiani della capitale dell'impero perché vorrebbe incontrarli in vista di futuri viaggi apostolici. In questo modo prepara il suo arrivo nella capitale dell'impero e poi, aiutato dai cristiani di Roma, intende partire per la Spagna. Prima di intraprendere un itinerario che lo porterà alla Spagna, come egli spera, si fa precedere da questa sua presentazione (15,14-24).

La lettera ai Romani non è posteriore al 57/58 d.C. ed è avvenuta con ogni probabilità a Corinto. Essa è indirizzata ai cristiani residenti a Roma. Nella capitale dell'impero il cristianesimo è giunto probabilmente verso la fine degli anni trenta, con i commercianti ebrei e i soldati romani provenienti da Gerusalemme o dalle regioni limitrofe.

L'Identità di Paolo e il Suo Vangelo

Soprattutto si fa conoscere quale egli è veramente. Anche a Roma erano giunte calunnie e dubbi sulla sua persona. All'inizio della lettera Paolo si definisce "servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio" (1,1). Questo Vangelo, che Paolo proclama a tutti gli uomini, è una forza per la salvezza di chiunque crede, sia Ebreo sia pagano (1,16).

In questa lettera presenta, in una forma organica, il contenuto del Vangelo che annunzia dappertutto, ossia, la lieta notizia che Dio Padre, grazie alla morte e risurrezione di Gesù e al dono dello Spirito santo, ha usato misericordia a tutta l'umanità. Gesù, morto e risorto, è il primo della nuova umanità dei salvati per grazia, senza esclusione di razza, cultura, religione, sesso.

Tema Centrale: La Giustificazione per Fede

La Domanda Fondamentale

Il tema principale della lettera risponde, infatti, alla domanda fondamentale che toccava il mondo giudaico e pagano: «Qual è la giusta posizione davanti a Dio per meritarci la salvezza?». Per il mondo giudaico era l'osservanza della Legge, e si voleva che l'osservassero anche i cristiani che provenivano dal paganesimo. Paolo risponde che la posizione giusta, gradita a Dio, è la relazione di fede. Tema fondamentale della Lettera ai Romani è la giustificazione per fede, nel senso che siamo resi giusti da Dio per la sua grazia, non per l'impegno morale umano. Solo per amore Dio regala la salvezza a chi l'accoglie con fede. Ne ha dato la prova consegnando Gesù per noi mentre eravamo peccatori.

Fede e Opere

Paolo sviluppa questo tema in profondità, sottolineando che la

Giustificazione unicamente per fede

giustizia di Dio è rivelata nel Vangelo da fede a fede, come è scritto: "Il giusto per fede vivrà". Questo significa che l'uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge.

In un passo significativo, Paolo usa l'esempio di Abramo, il quale "credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia". Questo accadde quando non era ancora circonciso, dimostrando che la giustificazione per fede precede la legge e la circoncisione. "Poiché la promessa d'esser erede del mondo non fu fatta ad Abramo o alla sua progenie in base alla legge, ma in base alla giustizia che vien dalla fede."

Struttura e Contenuti

Divisione della Lettera

La lettera ai Romani è divisa in due grandi parti che si sviluppano tra l'introduzione epistolare (1,1-15) e la conclusione (15,14-16,27).

  • La prima parte, introdotta dalla dichiarazione: «Non mi vergogno del vangelo» (cfr. 1,16-17), presenta in forma quasi di titolo temi che saranno trattati fino al capitolo 11: il Vangelo che riguarda Gesù Cristo, la fede, la giustificazione/salvezza per grazia.
  • La seconda parte, introdotta da 12,1-2, termina al capitolo 15,13. In essa Paolo illustra il comportamento del cristiano che ha accolto la salvezza ricevuta e si lascia guidare dallo Spirito di Gesù. La vita morale esprime la novità di vita proveniente dal battesimo e dall'essere in Cristo Gesù.

Schema dei Contenuti

Questo è il tema enunciato in apertura della lettera; esso viene svolto in due momenti, uno dottrinale espositivo e uno pratico, secondo il seguente schema:

  1. Indirizzo e saluto (1,1-7)
  2. Ringraziamento, preghiera e argomento della lettera (1,8-17)
  3. La salvezza mediante la fede (1,18-4,25)
  4. La libertà di Cristo (5,1-8,39)
  5. Il mistero d'Israele (9,1-11,36)
  6. La vita al servizio di Dio (12,1-15,33)
  7. Saluti e raccomandazioni (16,1-27)

Dettaglio dei Temi Principali

La Corruzione dell'Umanità (1,18-3,20)

Paolo inizia esponendo la condizione di peccato universale, sia dei Gentili che dei Giudei. "Poiché l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; infatti quel che si può conoscer di Dio è manifesto in loro, avendolo Iddio loro manifestato." Le perfezioni invisibili di Dio, la sua eterna potenza e divinità, "si vedon chiaramente sin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue; ond'è che essi sono inescusabili."

I Gentili, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato né ringraziato, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti. "Hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, e d'uccelli e di quadrupedi e di rettili." Per questo, Dio li ha abbandonati "nelle concupiscenze de' loro cuori, alla impurità" e a "passioni infami", come i rapporti contro natura.

Anche i Giudei, pur avendo la Legge, sono peccatori. "Tu che ti vanti della Legge, disonori Dio trasgredendo la Legge!" La circoncisione è utile solo se si osserva la Legge, altrimenti diventa incirconcisione. La Legge, infatti, serve a dare la conoscenza del peccato, ma non a giustificare. "Poiché per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato."

La Giustificazione e la Salvezza in Cristo (3,21-5,21)

Indipendentemente dalla Legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, "mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v'è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù." Cristo è stato "prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d'esso, per dimostrare la sua giustizia."

La giustificazione per fede porta alla pace con Dio. "Giustificati dunque per fede, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi." In Cristo, la grazia ha sovrabbondato dove aveva abbondato il peccato.

rappresentazione iconica della crocifissione e risurrezione di Cristo

Vita Nuova in Cristo e la Lotta contro il Peccato (6,1-8,39)

Paolo affronta la questione se si debba rimanere nel peccato affinché abbondi la grazia. La risposta è un categorico "Assurdo!". Coloro che sono stati battezzati in Cristo Gesù sono stati battezzati nella sua morte e risurrezione, per camminare "in una vita nuova". "Il peccato non abbia più potere su di voi" (6,14).

Il rapporto con la Legge è complesso. La Legge non è peccato, ma rivela il peccato. "Io non ho conosciuto il peccato se non mediante la Legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza se la Legge non avesse detto: Non desiderare." La Legge è spirituale, ma l'uomo è carnale, venduto al peccato. Questa lotta interiore culmina nel grido: "Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!"

La soluzione è nella vita secondo lo Spirito. "Ora, dunque, non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte." Chi vive secondo lo Spirito "tende verso ciò che è spirituale", e "se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi."

Lo Spirito testimonia al nostro spirito che siamo "figli di Dio", facendoci gridare "Abbà! Padre!". La creazione stessa "geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi" attendendo "la rivelazione dei figli di Dio".

Il Mistero d'Israele (9,1-11,36)

Paolo esprime il suo grande dolore e sofferenza per Israele, i suoi consanguinei, ai quali appartengono "l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la Legge, il culto, le promesse, i padri" e "da cui proviene Cristo secondo la carne". Nonostante questo, molti Israeliti non hanno accettato Cristo. Questo non significa che la parola di Dio sia venuta meno, perché non tutti i discendenti di Israele sono "figli di Dio", ma "i figli della promessa sono considerati come discendenza". Dio ha misericordia di chi vuole e rende ostinato chi vuole. La sua elezione è libera e inappellabile. Anche se Israele non ha ottenuto quello che cercava, "lo hanno ottenuto invece gli eletti".

L'inciampo di Israele ha portato la salvezza ai Gentili, suscitando la gelosia di Israele. Paolo avverte i Gentili di non insuperbirsi contro i rami naturali tagliati, perché anche loro possono essere tagliati se mancano di fede. "Non c'è infatti distinzione tra Giudeo e Greco, perché uno solo è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano." Il mistero è che "se la loro caduta è ricchezza per il mondo e il loro fallimento è ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità!" Alla fine, "tutto Israele sarà salvato", perché "i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili".

La Vita al Servizio di Dio (12,1-15,33)

Questa sezione è dedicata alle esortazioni pratiche. Paolo invita i credenti a offrire i loro corpi "come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio", che è il loro "culto spirituale". Essi non devono conformarsi "a questo secolo, ma trasformatevi mediante il rinnovamento della vostra mente", per discernere la volontà di Dio. Con un linguaggio che denota l'interdipendenza tra i membri della Chiesa, esorta a usare i doni spirituali secondo la grazia ricevuta: profezia, servizio, insegnamento, esortazione, carità, presidenza, misericordia. "Non rendete a nessuno male per male... Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti."

Affronta anche il tema del rapporto con le autorità civili: "Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite. Infatti non c'è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio." Le autorità sono "al servizio di Dio per il tuo bene".

Un'altra parte importante riguarda le relazioni fraterne, in particolare verso i "deboli nella fede". "Accogliete chi è debole nella fede, senza discuterne le opinioni." Chi mangia di tutto non deve disprezzare chi mangia solo legumi, e viceversa. Nessuno deve giudicare il servo altrui, perché "sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore." Il bene di cui si gode non deve diventare motivo di rimprovero, e si deve cercare "ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole."

Paolo conclude questa sezione esprimendo il desiderio di venire a Roma per poi proseguire per la Spagna, dopo aver adempiuto al suo servizio per i santi di Gerusalemme. "Io so che giungendo presso di voi, ci verrò con la pienezza della benedizione di Cristo."

mappa dei viaggi missionari di San Paolo

Saluti e Raccomandazioni (16,1-27)

Il capitolo finale contiene numerosi saluti personali e raccomandazioni, segno delle ampie relazioni di Paolo. Salutate Prisca e Aquila, "miei collaboratori in Cristo Gesù", che "hanno rischiato la loro vita" per lui. Manda saluti a molti altri, tra cui Maria, Andronico e Giunia (che erano "apostoli ed erano in Cristo già prima di me"), Ampliato, Urbano, Stachi, Apelle, Erodione, Trifena e Trifosa, Perside, Rufo e sua madre, Asincrito, Flegonte, Ermete, Patroba, Erma, Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, Olimpa e "tutti i santi che sono con loro". Raccomanda di salutarsi "gli uni gli altri con il bacio santo".

Avverte anche di "guardarvi da coloro che provocano divisioni e scandali contro l'insegnamento che avete appreso: tenetevi lontani da loro." Conclude con una dossologia di lode a Dio.

Caratteristiche della Lettera e la sua Autenticità

La lettera ai Romani è un documento fondamentale per la fede di tutti i tempi. Vi si sente l'eco di dolorose polemiche, che hanno fortemente turbato, in precedenza, il clima dell'attività apostolica di Paolo (vedi la lettera ai Gàlati); ma l'esposizione dell'apostolo raggiunge in questo scritto una grande serenità e armonia nella capacità di comporre gli estremi, quasi contrapposti: gratuità della giustificazione e della salvezza, offerta dal Padre in Cristo, e necessità della risposta di fede tradotta in risposta di amore, grazie all'aiuto dello Spirito.

L'autenticità della Lettera ai Romani, di tutti i sedici capitoli, è riconosciuta unanimemente e senza esitazioni. I Padri della Chiesa del II sec. come Ireneo, Clemente Alessandrino, Tertulliano, e il frammento Muratoriano (170 d.C.) attribuiscono senza esitazioni la lettera ai Romani all'apostolo Paolo. Solo qualche critico radicale del XIX sec. ha avanzato dubbi sulla paternità o sulla integrità della lettera, ma tali tesi non hanno avuto seguito, non meritando considerazione.

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