Enclavi e Esclavi Diocesane e Territoriali: Complessità di Confine

Le enclavi e le esclavi sono territori di un ente che si trovano interamente all'interno di un altro ente territoriale, rappresentando la stessa tipologia di fenomeno geografico-amministrativo o ecclesiastico. Questo genera situazioni complesse quando le suddivisioni territoriali dello Stato italiano e quelle della Chiesa cattolica non coincidono, oppure quando i confini amministrativi di comuni o regioni si intersecano in modo inatteso.

Enclavi e Esclavi Ecclesiastiche in Italia

Il caso di Frassineto Po: un'enclave ambrosiana in Piemonte

Un esempio significativo di enclave ecclesiastica è quello di Frassineto Po, un Comune situato in provincia di Alessandria. Nonostante la sua posizione geografica, la sua parrocchia è una piccola enclave di rito ambrosiano nel Piemonte. La ragione affonda nel Medio Evo, quando la sua pieve era di pertinenza degli Arcivescovi di Milano, che la mantennero fino agli inizi del XIX secolo, prima che passasse a far parte della Diocesi di Casale Monferrato.

Questa connessione storica è profonda: San Carlo Borromeo vi si recò in visita pastorale almeno due volte, nel marzo 1572 e nel giugno 1582. Al sacerdote ambrosiano Guglielmo Vidoni, oblato e rettore del Seminario arcivescovile di Milano agli inizi del Seicento, è dedicato un ricco calendario di eventi, organizzato dall’Accademia di Cultura «Bernardino Cervis». Un esempio di tale legame culturale è l'inaugurazione di mostre di suppellettili ambrosiane, tra le quali spiccano quelle incluse nel lascito di monsignor Vidoni. Questi oggetti, di grande valore storico e artistico come l'ostensorio ambrosiano di inizio Seicento, opera di pregevole oreficeria milanese, riportano nel nodo le immagini di Sant'Ambrogio e San Carlo, i patroni della Diocesi di Milano.

A Palazzo Mossi, convegni approfondiscono la figura di Guglielmo Vidoni come mecenate per Frassineto Po, esplorando Milano al suo tempo e analizzando opere d'arte come la "Madonna del Rosario" in relazione a Vidoni, Tibaldi e Peterzano.

Mappa delle diocesi italiane con evidenziata l'enclave di Frassineto Po

Complessità diocesane nella Provincia di Pavia

La provincia di Pavia offre un quadro intricato di suddivisioni ecclesiastiche, dove possono convivere fino a sette diocesi: Pavia, Vigevano, Tortona, Vercelli, Piacenza-Bobbio, Milano e Lodi. Fino a pochi anni fa vi era anche Novara; infatti, il 26 giugno 2016, le diocesi di Vigevano e di Novara si scambiarono rispettivamente le parrocchie di Sozzago e di Gravellona, sovrapponendo i confini ecclesiastici a quelli amministrativi.

La diocesi di Pavia coincide quasi interamente con il territorio del Pavese, con alcune eccezioni: Casorate Primo e Siziano sono parrocchie che fanno capo all'arcidiocesi di Milano, mentre Miradolo Terme rientra nella diocesi di Lodi.

Un'altra città in provincia di Pavia sede di diocesi è Vigevano, eretta nel 1530 da papa Clemente VII. La sua estensione fu notevolmente ampliata nel 1817 da papa Pio VII, che le assegnò tutte le parrocchie della diocesi di Pavia sulla destra del Ticino e altre cinque precedentemente della diocesi di Novara: Gravellona (poi ritornata a Novara e oggi a Vigevano), Cassolo vecchio, Cassolo nuovo, Vignarello e Villanova.

La realtà geografica della Lomellina presenta anch'essa delle peculiarità: sei parrocchie della zona nord-ovest (Robbio, Palestro, Confienza, Cozzo, Castelnovetto, Langosco e Candia) non ne fanno parte territorialmente, dipendendo dall'arcidiocesi di Vercelli. In questa stessa zona, solo la parrocchia di Rosasco rappresenta un'enclave appartenente a Vigevano. La motivazione di tale "spaccatura ecclesiastica" è storicamente determinata dal corso del Sesia, fiume a carattere torrentizio, il cui percorso in epoca romana era molto diverso dall'attuale, influenzando l'inglobamento di vasti territori nella Lomellina già nel Duecento. Un altro dettaglio legato al mutevole corso dei fiumi riguarda Mezzana Bigli, che fino a due secoli fa era nell'attuale Oltrepò, ma che fu “trasportato” in Lomellina da una piena del fiume, modificandone la collocazione.

Infine, alla vasta diocesi di Tortona, che nella sua parte meridionale si estende fino in provincia di Genova, fa capo quasi l'intero Oltrepò Pavese.

L'Arcidiocesi di Milano e il rito misto di Capiago Intimiano

L'Arcidiocesi di Milano, detta “ambrosiana” dal nome del suo patrono Sant'Ambrogio (340-397), è tra le più importanti del mondo per storia, estensione e struttura ecclesiale, essendo la prima diocesi in Europa per numero di cattolici. Si estende su un territorio di 4.234 kmq, comprendendo le province di Milano, Varese e Lecco, Monza-Brianza, parte di quella di Como e alcuni comuni delle province di Bergamo e Pavia. Ha una popolazione che supera i 5 milioni di abitanti ed è composta da oltre mille cento parrocchie, distribuite in 73 decanati organizzati in sette Zone pastorali. Vi sono due seminari per la formazione dei sacerdoti: Venegono Inferiore (Va) e Seveso (Mi).

Una curiosità che sottolinea la complessità dei confini ecclesiastici è il comune di Capiago Intimiano: per metà segue il rito ambrosiano e per metà il rito romano, in quanto Intimiano appartiene alla diocesi di Milano, mentre Capiago a quella di Como.

Un'enclave storica: la diocesi di Sisteron in Provenza

Anche a livello storico, si trovano esempi di enclavi diocesane. L'antica diocesi di Sisteron, con sede vescovile nell'attuale dipartimento delle Alpi dell'Alta Provenza, comprendeva parte della Provenza e aveva un'enclave nel Delfinato, storicamente nota come la "piccola diocesi". Benché le origini della sua diocesi siano incerte, si presume che l'evangelizzazione abbia ricevuto un forte impulso con l'imperatore Costantino. Nel X e XI secolo, i conti di Sisteron tentarono di imporre i propri discendenti sulla sede episcopale. Per tale ragione, il vescovo Géraud Chevrier, impedito di prendere possesso della città di Sisteron intorno al 1060, trasferì la sua sede a Forcalquier, che rimase la sede della diocesi fino alla Rivoluzione Francese. Questo trasferimento fu approvato da papa Adriano IV nel 1155 e confermato da papa Alessandro III nel 1179.

Enclavi e Esclavi Amministrative: Esempi in Italia e in Europa

La questione dei confini complessi non riguarda solo le diocesi. Le situazioni in cui a metà di una strada o persino all'interno di un edificio corre un confine sono normali. Si pensi a quelle strade che hanno un lato in un comune e un lato in un altro, o a locali che si estendono su due territori diversi. Sebbene spesso un cartello lo segnali, non è sempre così.

Esempi di confini intricati

Nella Città Metropolitana di Milano, tra Corsico e Buccinasco, nel quartiere Sant'Adele, via Fratelli Kennedy di Corsico diventa via Mantova di Buccinasco, e via Concordia (Corsico) diventa via Petrarca (Buccinasco) senza che un cartello annunci il passaggio.

Baarle-Hertog: l'enclave più intricata d'Europa

Un esempio molto più confuso e intricato di enclavi si trova a Baarle-Hertog, considerato l'enclave più complessa d'Europa. Sebbene si trovi nel territorio dei Paesi Bassi, appartiene al Belgio, precisamente alla Provincia di Anversa. Baarle-Hertog confina con Baarle-Nassau, che è olandese, creando una rete di enclavi belghe all'interno dei Paesi Bassi e di enclavi olandesi all'interno delle enclavi belghe. Chi passeggia in questo luogo passa più volte dal Belgio all'Olanda e viceversa. Per orientarsi, oltre ai confini bianchi tratteggiati a terra, è opportuno consultare una cartina o osservare dettagli come cabine telefoniche, cassette postali, cartelli stradali, targhe delle macchine e bandierine belghe o olandesi vicino ai numeri civici. Sebbene la lingua sia la stessa, le due varianti presentano differenze, tanto che persino le manichette dei pompieri olandesi necessitano di un adattatore per essere utilizzate nelle Fiandre e viceversa. Alcuni edifici e locali si trovano a cavallo del confine, con una parte in Belgio e l'altra nei Paesi Bassi. Questa situazione, che persiste dal 1479, è stata confermata dalla Corte di Giustizia dell’Aia nel 1959, ed è considerata troppo complicata da risolvere.

Mappa dettagliata delle enclavi di Baarle-Hertog e Baarle-Nassau

Enclavi e Esclavi Amministrative in Italia

Anche in Italia esistono diverse enclavi e esclavi amministrative. La più famosa è senza dubbio Campione d'Italia, un comune della Provincia di Como interamente circondato dalla Svizzera, sebbene in questo caso si tratti di un territorio statale all'interno di un altro Stato.

Altri esempi a livello sub-statale includono:

  • Ca' Raffaello: una frazione di Badia Tedalda (Arezzo) situata all'interno dell'Emilia Romagna, nella Provincia di Rimini. Fino al 2009, faceva parte delle Marche, ma il comune di appartenenza ha scelto di cambiare regione. All'inizio del XVII secolo fu acquistata dal Granduca di Toscana.
  • Lama Superiore e Valle Inferiore: si trovano in provincia di Piacenza, ma appartengono al comune di Brallo di Pregola, in provincia di Pavia.
  • San Pellegrino in Alpe: un territorio dell'Emilia Romagna situato in Toscana. Una leggenda narra che i resti dei santi furono messi su un carro trainato da due buoi, uno emiliano e uno toscano, a simboleggiare l'unione dei territori.
  • Monte Ruperto: una frazione disabitata di Città di Castello (Perugia) che si trova nelle Marche. Nel XIII secolo, i signori di Monte Ruperto la regalarono a Città di Castello per ringraziarli di un aiuto militare, cedendo anche il titolo nobiliare e quindi chi diventa sindaco di Città di Castello diventa anche barone di Monte Ruperto.

Anche diversi capoluoghi di provincia presentano enclavi nel loro territorio, tra cui L'Aquila, Campobasso, Fermo, Taranto e Trapani. È importante distinguere queste situazioni dagli Stati sovrani interamente circondati da altri Stati (come Lesotho, San Marino o la Città del Vaticano), dove lo spostamento avviene tra nazioni, in modo analogo a Campione d'Italia.

Il Progetto "I Confini delle Diocesi Italiane"

"I confini delle Diocesi italiane" è un progetto promosso dall'Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). L'obiettivo principale è il censimento degli attuali confini delle diocesi italiane e la loro restituzione in ambiente GIS (Geographic Information System). Questo permette il confronto e il dialogo tra queste partizioni territoriali, gli edifici di culto rilevati dal Censimento "Le chiese delle Diocesi Italiane", e ogni dato georeferenziato di rilevanza territoriale incluso nei Sistemi Informativi Territoriali di altre Istituzioni e Amministrazioni Locali.

La ricerca rafforza le reti di collaborazione istituzionale, favorendo l'interoperabilità tra banche dati e reti di conoscenza, a vantaggio dei distretti locali e delle relative comunità. Il progetto procede per regioni ecclesiastiche e si articola in due fasi:

  1. Fase 1: Vengono richiesti a ciascuna diocesi della regione ecclesiastica i materiali necessari per una redazione dei confini diocesani in un quadro di prima approssimazione.
  2. Fase 2: I risultati ottenuti vengono restituiti alle diocesi della regione per una valutazione di dettaglio e un'attenzione su particolari segmenti di incertezza.

Il progetto è diretto da Don Luca Franceschini, con il Dott. Ing. Luigi Bartolomei come Coordinatore Scientifico e la Dott.ssa Ing. Giorgia Gatta come Responsabile della Restituzione Cartografica. I referenti scientifici sono il Prof. Ernesto Antonini e il Prof. Gabriele Bitelli dell'Università di Bologna.

Risultati di alcuni casi studio ottenuti utilizzando in un GIS il catasto Gregoriano (seconda parte)

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