Commento alla Lettura degli Atti degli Apostoli, Capitolo 18

Il capitolo 18 degli Atti degli Apostoli narra momenti cruciali del ministero di Paolo, segnando la conclusione del suo secondo viaggio missionario e l'inizio del terzo. Questo brano offre una ricca panoramica dell'attività apostolica, degli incontri significativi e dell'instancabile dedizione alla diffusione del Vangelo, introducendo anche nuove figure chiave come Apollo.

Il Secondo Viaggio Missionario: La Sosta a Corinto (Atti 18:1-17)

L'Arrivo a Corinto e l'Incontro con Aquila e Priscilla (Atti 18:1-3)

Dopo aver lasciato Atene, Paolo giunse a Corinto, una delle principali città dell'Impero Romano, nota per essere un importante crocevia di scambi e viaggi. Corinto, pur essendo un centro commerciale fiorente con due porti, aveva anche una notevole reputazione di vita dissoluta e di immoralità sessuale, legata al culto di Afrodite. Era un luogo dove Paolo sapeva che una chiesa forte avrebbe potuto toccare vite da ogni dove nell'Impero.

A Corinto, Paolo trovò un Giudeo di nome Aquila, originario del Ponto, e sua moglie Priscilla. Erano venuti di recente dall'Italia a causa di un editto di Claudio che aveva ordinato a tutti i Giudei di partire da Roma. Lo storico romano Svetonio scrisse che Claudio bandì gli Ebrei da Roma a causa di "continue rivolte su istigazione di Chrestus", probabilmente riferendosi a Gesù Cristo. Essendo Paolo dello stesso mestiere, fabbricante di tende, andò ad abitare e a lavorare con loro. Questo segnò l'inizio di una delle più importanti amicizie del Nuovo Testamento, e la fabbricazione di tende divenne una parte essenziale del ministero di Paolo, permettendogli di sostenersi e prevenire pregiudizi.

Mappa del secondo viaggio missionario di Paolo

La Predicazione nella Sinagoga e il Rifiuto (Atti 18:4-8)

Ogni sabato, Paolo discuteva nella sinagoga, insegnando e persuadendo sia Giudei che Greci. Inizialmente, Paolo non parlava direttamente di Gesù come Cristo, ma piuttosto insegnava dalle Scritture come sarebbe stato il Messia e la necessità di un Salvatore. Quando Sila e Timoteo giunsero dalla Macedonia, portando buone notizie sulla fede dei cristiani di Tessalonica, Paolo fu "spinto nello Spirito" a testimoniare ai Giudei che Gesù era il Cristo. Questo arrivo incoraggiò molto Paolo nel suo ministero.

Tuttavia, quando Paolo proclamò chiaramente che Gesù è il Cristo, molti Giudei contrastarono e bestemmiarono. Di fronte a questo rifiuto, Paolo scosse le sue vesti, un gesto plateale per esprimere il suo distacco, e disse loro: "Il vostro sangue ricada sul vostro capo, io sono libero da ogni colpa; da ora in poi andrò ai Gentili." Questa azione adempì lo spirito di quanto Gesù disse in Matteo 7:6. Nonostante il rifiuto, il suo amore e la sua grazia non vennero meno, e Crispo, il capo della sinagoga, credette nel Signore con tutta la sua famiglia, e molti altri Corinzi credettero e furono battezzati. Paolo, allontanatosi dalla sinagoga, entrò nella casa di un certo Giusto, che serviva Dio e la cui casa era attigua alla sinagoga.

La Visione del Signore e l'Incoraggiamento (Atti 18:9-11)

In un momento di scoraggiamento e timore, dovuto forse alle violenze subite in altre città, Paolo ebbe una visione. Una notte il Signore gli disse: "Non temere, ma parla e non tacere, perché io sono con te e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male poiché io ho un grande popolo in questa città". Questa promessa fu il fondamento del comando di Dio di non aver paura e di continuare a predicare. Fortificato da Cristo e sapendo che Dio aveva scelto di salvare molte persone a Corinto, Paolo rimase lì per un anno e sei mesi, insegnando la parola di Dio. La sua lunga permanenza a Corinto, più che in qualsiasi altra città dove fondò una chiesa, testimonia la profondità del suo impegno ministeriale.

Paolo Davanti a Gallione, Proconsole dell'Acaia (Atti 18:12-17)

Mentre Gallione era proconsole dell'Acaia (circa 51 o 52 d.C.), i Giudei si accordarono per portare Paolo davanti al tribunale, accusandolo di persuadere la gente a servire Dio "contrariamente a quanto la legge insegna". Gallione, fratello del famoso filosofo Seneca e uomo che rispettava la legge, non permise a Paolo di difendersi. Riconoscendo che la questione non riguardava la legge dello Stato ma "parole, nomi e la vostra legge" giudaica, si rifiutò di essere giudice di tali cose e li scacciò dal tribunale. Questo rifiuto fu cruciale, poiché se Gallione avesse accettato l'accusa, avrebbe creato un precedente che avrebbe severamente limitato il ministero di Paolo in tutto l'Impero.

A seguito della decisione di Gallione, i Greci, probabilmente stufi dei disordini causati dai Giudei, presero Sostene, il capo della sinagoga (che non era un credente, ma uno degli accusatori di Paolo), e lo percossero davanti al tribunale. Gallione non si curò di queste cose. Questo evento, nella provvidenza di Dio, non solo impedì ai Giudei di creare problemi a Paolo, ma portò anche uno dei loro a subire percosse, dimostrando il controllo sovrano di Dio sulla vita di Paolo e sugli eventi, a volte permettendo le sofferenze, altre volte proteggendo.

Rappresentazione di Paolo davanti a Gallione

La Conclusione del Secondo Viaggio e l'Inizio del Terzo (Atti 18:18-23)

La Partenza da Corinto e il Voto a Cencrea (Atti 18:18)

Dopo essere rimasto a Corinto ancora molti giorni, Paolo prese congedo dai fratelli e si imbarcò per la Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencrea, si era fatto radere il capo a causa di un voto che aveva fatto. Si trattava quasi certamente di un voto di nazireato (Numeri 6), un proposito temporaneo di consacrazione a Dio che si concludeva a Gerusalemme con l'offerta dei capelli. Questo gesto testimoniava che Paolo, pur predicando l'indipendenza dei cristiani dalla legge mosaica, non trascurava i riti giudaici, rimanendo un Ebreo-Cristiano. William Barclay suggerisce che il voto fosse espressione di gratitudine per la bontà di Dio nei suoi confronti a Corinto. L'adempimento di questo voto dimostra come Paolo non avesse dimenticato la sua origine ebraica e l'importanza di certe forme e rituali dell'Antico Testamento.

La Tappa a Efeso e la Promessa di Ritorno (Atti 18:19-21)

Giunsero a Efeso, dove Paolo lasciò i due coniugi, Aquila e Priscilla. Paolo, entrando nella sinagoga, si mise a discutere con i Giudei. Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma egli non acconsentì. Paolo, che circa due anni prima era stato impedito dallo Spirito Santo di predicare a Efeso (Atti 16:6), comprese ora il "tempo speciale" di Dio per ogni cosa. Tuttavia, prese congedo dicendo: "Ritornerò di nuovo da voi, se Dio lo vorrà". Questa sottomissione dei suoi piani alla volontà divina è un insegnamento cruciale, mostrando che Paolo faceva piani ma riconosceva la sovrana volontà di Dio. Infatti, Paolo tornò a Efeso e vi rimase per circa tre anni.

Il Saluto a Gerusalemme e il Ritorno ad Antiochia (Atti 18:22)

Giunto a Cesarèa, Paolo salì a Gerusalemme per salutare la chiesa madre. Questa tappa sottolinea la sua fedeltà alla Chiesa di Gerusalemme. Dopo ciò, scese ad Antiochia, che era in un certo senso la sua "casa", la sua chiesa d'origine. Questa serie di spostamenti descritta da Luca in poche righe (da Corinto a Efeso, poi a Cesarea, Gerusalemme e Antiochia) rivela l'enorme sforzo di evangelizzazione e i lunghi viaggi compiuti dall'apostolo.

Terzo viaggio di Paolo Apostolo.

L'Inizio del Terzo Viaggio Missionario (Atti 18:23)

Trascorso un po' di tempo ad Antiochia, Paolo ripartì. Questo versetto segna l'inizio del suo terzo viaggio missionario. Percorse di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, due delle aree che aveva già evangelizzato e dove aveva fondato chiese in precedenti imprese. Il suo obiettivo primario in questa fase era "confermare nella fede tutti i discepoli". Questo impegno per la formazione e il consolidamento dei credenti, e non solo per la loro conversione, è un aspetto ricorrente della passione di Paolo per il ministero, come un padre che svezza i figli e li rende indipendenti, ma sempre presente quando serve. Paolo testimoniava l'amore del Padre e del Figlio ai fratelli, consolidando le comunità e verificando lo "svezzamento" della chiesa.

La Figura di Apollo e la Collaborazione nella Missione (Atti 18:24-28)

Apollo di Alessandria: Eloquente ed Esperto nelle Scritture (Atti 18:24-25)

Mentre Paolo continuava il suo ministero in Galazia e Frigia, giunse a Efeso un Giudeo di nome Apollo. Nativo di Alessandria, era descritto come un uomo colto, versato nelle Scritture e molto eloquente ("potente nelle scritture e molto eloquente" - Luca si prodiga in elogi, sottolineando la forza della sua predicazione). Si pensava che Apollo si fosse formato ad Alessandria d'Egitto, un centro di cultura ellenistica e studi biblici. Era stato istruito nella via del Signore e, pieno di fervore spirituale, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù. Tuttavia, conosceva soltanto il battesimo di Giovanni. Ciò significa che la sua evangelizzazione, pur essendo zelante e basata sulle Scritture, era ancora parziale, priva della piena comprensione della novità pasquale e del battesimo nello Spirito Santo. Nonostante la sua profonda conoscenza e fervore, gli mancava la comprensione essenziale del coinvolgimento nell'opera che Dio aveva compiuto una volta per tutte nella storia degli uomini, instaurando il suo regno.

Aquila e Priscilla: Maestri nella Via di Dio (Atti 18:26-28)

Apollo cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono. Da bravi discepoli di Paolo, seppero discernere e, pur ammirando la sua eloquenza, capirono che Apollo aveva bisogno di un completamento nella sua conoscenza. Lo presero con sé e "gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio". Questo gesto, frutto della loro quotidianità vissuta nello Spirito e nell'amore di Gesù, è un esempio di come la dottrina debba essere calata nel cuore e fatta arrivare al cuore della gente, unendo conoscenza e carità. La loro testimonianza autentica li spinse ad aiutare Apollo a immergersi nel mistero del Signore vivente e nella novità evangelica della vita cristiana.

Poiché Apollo desiderava passare nell'Acaia (probabilmente Corinto), i fratelli di Efeso lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, Apollo fu di grande aiuto a coloro che per opera della grazia erano divenuti credenti. Confutava vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo. Questo episodio sottolinea l'importanza della collaborazione tra i diversi carismi nella Chiesa: l'apostolo fonda, il maestro completa e prepara. Riconoscere i propri limiti e avere bisogno dell'altro favorisce l'incontro e la crescita, esattamente come Aquila e Priscilla completarono la conoscenza di Apollo.

Approfondimenti Teologici e Spirituali

Il Carisma dell'Apostolo e la Cura Pastorale di Paolo

Il racconto degli Atti 18 mette in luce il carisma dell'apostolo Paolo. Quando egli si rende conto che una Chiesa, come quella di Corinto, può stare in piedi con le proprie gambe, parte. Il suo è un "partire con la gioia nel cuore, con la serenità di aver compiuto una missione e di poterla affidare ad altri". Paolo ha agito da padre spirituale, generando e svezzando i credenti, rendendoli indipendenti. Pur partendo, non li abbandona, ma continua ad accompagnare le comunità con le sue lettere, indicando la strada maestra nei secoli. La sua "attività frenetica" - circa 4000 km percorsi solo in questa fase, con viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, briganti, connazionali e pagani, fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete (2 Corinzi 11:26-29) - era mossa da un unico motore: "l'amore di Cristo che ci costringe, ci spinge fuori, ci sprona ad andare verso gli altri". Paolo va a consolidare, a fare in modo che i discepoli stiano in piedi sulle loro gambe, verificando e consolidando lo "svezzamento" della chiesa.

L'Importanza della Dottrina nel Cuore e della Carità

L'episodio di Apollo è emblematico. Uomo colto e versato nelle Scritture, "pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni". Questo ci insegna che non basta aver studiato per capire il messaggio d'amore contenuto nel Vangelo. Qui intervengono Aquila e Priscilla, che, pur non essendo teologi accademici, sono "pieni di Spirito e dell'amore di Gesù maturato nella quotidianità". Essi capiscono che ad Apollo manca qualcosa di essenziale: il carisma della Carità, che non è solo un'opera assistenziale, ma l'amore di Gesù che spinge verso gli altri, a conoscerlo negli ultimi, negli affamati, nei carcerati. Questa "via di Dio" più accurata è quella che trasforma la conoscenza intellettuale in esperienza di vita nello Spirito. Solo dopo averla assimilata, Apollo sarà veramente pronto per la sua missione, "aiutando quelli che avevano creduto per opera della grazia, non per merito suo".

Questo ci invita, come cristiani, a conoscere Gesù per capire, assimilare e vivere ciò che celebriamo nell'Eucaristia, imparando con "precisione" e "ordine" le cose riguardanti Gesù per testimoniarlo e imitarlo con la propria vita. È fondamentale che la dottrina non resti a metà strada, ma penetri nel cuore, trasformando le vite. L'incontro tra Apollo e la coppia missionaria sottolinea il bello della Chiesa: testimoni che accolgono il dialogo e il confronto senza paura, vivendo un "piccolo confronto catecumeno" perché al centro delle loro vite c'è la Trinità e, ancor più, l'umanità.

Discernimento e Collaborazione dei Carismi

Luca, presentando Apollo, ci presenta i diversi carismi presenti nella Chiesa. Non tutti possono fare tutto; ci sono apostoli, profeti, dottori e molti altri carismi. Il solo carisma che dovrebbe essere di tutti e per tutti è la Carità. Paolo si preoccupa delle periferie, dei lontani, dialoga con i non credenti. Fonda la Chiesa, annuncia la Parola e poi va altrove. Poi ci vogliono i maestri, come Apollo, che completano e preparano. Individuare i carismi significa anche individuare i limiti. È conoscendo i propri limiti che si cresce, e i limiti ci fanno capire il bisogno dell'altro, promuovendo l'incontro e la collaborazione. L'ascolto dev'essere il primo passo, un "ascolto orante" non giudicante, affinché l'altro si senta accolto e le barriere che impediscono l'incontro con Gesù possano cadere. Questo incontro avviene nel cuore dell'individuo, dove Dio abita, e noi possiamo solo collaborare, sempre ricordando la nostra condizione di "servi inutili" (Luca 17:10).

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