Il Crocifisso in Cartapesta: Arte, Storia e Restauro

Il Crocifisso in cartapesta, un'opera d'arte di notevole pregio, è conservato a Latiano, all'interno della cappella dei Misteri, nella chiesa di Sant’Antonio. La sua fattura stilistica, differente rispetto ad altre statue del gruppo scultoreo dei Misteri, evoca un profondo senso di dramma epocale attraverso forme ben calibrate.

Statua del Crocifisso in cartapesta, dettagli dell'espressione del volto e delle proporzioni anatomiche

La Storia della Cartapesta

La produzione artistica in cartapesta ha avuto inizio nel XVIII secolo, trovando un primo grande successo grazie a figure come Mauro Manieri, celebre architetto del "barocco leccese". A lui sono attribuite opere significative, tra cui un S. Pasquale Baylon a Gallipoli, un S. Nicola da Tolentino a Manduria e un gruppo scultoreo conservato al Museo Castromendiano di Lecce raffigurante S. Elisabetta, la Beata Michelina e S. Ludovico da Tolosa.

Il vero apice di quest'arte fu raggiunto nel XIX secolo. L'apprezzamento crescente, la nascita di numerose botteghe a Lecce e in tutto il Salento, consolidarono la cartapesta come una forma d'arte consolidata, la cui produzione continuò fino a buona parte del XX secolo.

Artisti della Cartapesta

Tra gli artisti legati a questa tradizione, si ricordano Antonio, nato nel 1807, che apprese l'arte presso la bottega di Pietro Sorgente, e Eugenio, nato nel 1852. Eugenio ricevette la sua prima formazione dallo zio paterno Antonio, ma raggiunse una notorietà artistica maggiore, estendendosi a livello nazionale e internazionale, grazie anche a un curriculum di tutto rispetto. La sua formazione si perfezionò ulteriormente a Roma, presso l'Accademia di Belle Arti.

Il Crocifisso di Latiano: Iconografia e Stile

Il tema iconografico del Crocifisso affonda le radici nella cultura alto medievale, originando dalla trasformazione della croce gnostica in croce cristiana. Per molti secoli, l'arte occidentale, influenzata da quella bizantina, rappresentò il Cristo vivo e con gli occhi aperti, un Salvatore trionfante coronato da una corona regale. Questa iconografia si diffuse a partire dalla seconda metà del XIII secolo, in seguito al ritorno di Luigi IX di Francia da una crociata con la sacra reliquia.

Il sacrificio di Cristo sulla croce rese possibile la redenzione dell'uomo, liberandolo dal peccato originale. Nel corso del Medioevo, la Chiesa discusse la rappresentazione di Gesù sulla croce come ignudo, sebbene in epoca romana i condannati lo fossero quasi sempre. I più antichi esempi orientali mostrano la figura del Cristo con una lunga tunica priva di maniche o con un panno attorno ai fianchi (subligaculum), entrambe versioni storicamente plausibili.

Dettaglio della croce con decorazioni dorate e finto marmo

Descrizione e Restauro dell'Opera

L'opera in esame è un Cristo in cartapesta policromo, accompagnato da una croce in legno. L'artista e la bottega d'origine rimangono sconosciuti, ma l'opera è approssimativamente databile al XVIII secolo. Originariamente, era ubicata nell'Oratorio di S. Antonio.

La croce è perimetrata da una fascia dorata con rilievi decorativi ai margini, mentre l'interno presenta un finto marmo dai colori bruni. L'opera si presentava in un pessimo stato di conservazione, con ridipinture e stuccature effettuate in precedenti interventi di restauro. La doratura presentava mancanze, sotto le quali era visibile il bolo e la preparazione.

Fasi del Restauro

Per ovviare all'instabilità strutturale e al rischio di ulteriori fratture, si è reso indispensabile un rinforzo per garantire una maggiore coesione della forma. Dopo aver rimosso la pittura a tempera sovrastante, si è proceduto a verificare la presenza del colore originale sulla zona del perizoma, interessata da una pittura a calce di tonalità azzurrognola. Questa operazione è stata eseguita con l'ausilio di un bisturi.

Successivamente, utilizzando un tampone asciutto inumidito in una soluzione di ammoniaca e acqua, si è intervenuto sulla zona del piede, precedentemente stuccata in modo grossolano. La stuccatura è stata ridotta con il bisturi per accogliere un nuovo stucco, scelto per il suo specifico grado di assorbimento. Per garantire una corretta metodologia, la reintegrazione pittorica delle lacune è stata eseguita in modo distinguibile dall'originale e reversibile, per permettere la rimozione senza danneggiare il materiale sottostante.

Questa tecnica è stata applicata anche per eliminare le tracce di puliture precedenti, specialmente nella zona vicina al perizoma e nella parte posteriore dell'opera. Per completare l'integrazione pittorica, sono state utilizzate leggere velature ad acquerello, che hanno permesso di ristabilire l'uniformità della superficie senza alterare lo strato pittorico originale, grazie alla trasparenza e reversibilità della tecnica.

Vista ravvicinata del dettaglio del restauro del perizoma del Cristo

Ripristino della Doratura e Ancoraggio del Cristo

Per ricollocare il Cristo sulla croce, sono stati inseriti perni in vetroresina ancorati con resina poliestere sul retro dell'opera. Questi perni sono stati posizionati in corrispondenza di due fori preesistenti, che probabilmente ospitavano elementi di sostegno andati perduti o rimossi.

Il ripristino della doratura è stato effettuato utilizzando la tecnica a bolo, adatta per superfici estese. Questa tecnica prevede la stesura di foglie d'oro su uno strato di terra rossa (il bolo), che scurisce la superficie dorata conferendole luminosità e levigatezza. Il bolo, attraverso un gioco di trasparenze, crea riflessi rossi nell'oro.

Materiali e Tecniche Utilizzati nel Restauro

Durante il processo di restauro sono stati impiegati diversi materiali e sostanze chimiche:

  • Vinapas: resina acrilica (primal AC33) associata a resina vinilica.
  • Resina epossidica: polimero termoindurente.
  • Carbonato d’ammonio: sale d’ammonio dell’acido carbonico.
  • Carbopol: acido poliacrilico.
  • C2000 tensiattivo: derivato dall’ossido di etilene.
  • Amberlite 6744OH: resina a scambio ionico anionica forte.
  • Amberlite ir120H: resina a scambio ionico cationica forte.
  • Solvent Gel: pulente altamente efficace e controllabile, contenente tensioattivi e liminene.
  • Acido acetico: acido debole, utilizzato per puliture leggere, miscelabile in acqua.
  • Ammoniaca: composto dell’azoto con formula chimica NH3.
  • Polpa di carta: supportante cellulosico per impacchi.
  • White Spirit: liquido limpido, miscela di idrocarburi insolubile in acqua, miscibile con molti solventi organici.
  • Gomma lacca: resina animale.
  • Resina poliestere: resina sintetica insatura, liquida e viscosa, che indurisce con l’aggiunta di catalizzatore.

La Cartapesta: Un'Arte da Valorizzare

Gran parte degli statuari erano persone semplici e oneste, animate da una grande passione per quest'arte. Si auspica che il pubblico si avvicini all'arte della cartapesta con volontà e pazienza, poiché, sebbene considerata un'arte minore, essa racchiude in sé una notevole capacità di modellare, dipingere ed esprimersi, stimolando inventiva ed estro.

Questa plurisecolare arte, che a Lecce ha trovato un'inimitabile realizzazione, vive ancora grazie all'amore, alla fede e alla ferrea volontà degli ultimi cartapestai di fermare il tempo. È fondamentale conoscerla per poter essere stupiti e travolti dalla sua bellezza.

Nella bottega di Carmelo Gallucci e Stella Ciardo

La Cartapesta a Bologna

A Bologna, nella nicchia della 18ª cappella della chiesa di Santa Maria dei Servi, si venera un crocifisso realizzato nel 1643 da Zamaretta, un artista poco conosciuto che riprodusse un disegno del Giambologna. Quest'opera, sebbene appaia in legno, è in realtà realizzata in cartapesta, macerata e modellata, ricoperta da uno strato di gesso di scagliola e infine dipinta.

Una particolarità di questa cartapesta è l'utilizzo di mazzi di carte da gioco sequestrati ai bari o consegnati volontariamente al vescovo. Tra il Cinquecento e il Seicento, il gioco delle carte era causa di inganni e rovina; per contrastare questo fenomeno, il Podestà avviò una campagna moralizzatrice, invitando i bolognesi a bruciare o consegnare le carte. Poiché molti mazzi contenevano immagini di valore artistico, il clero decise di utilizzarli nella preparazione della cartapesta.

Un'altra splendida opera in cartapesta a Bologna è la "Pietà" custodita nel complesso della basilica di Santo Stefano, realizzata nel '700 da Domenico Piò, considerato il massimo scultore bolognese dell'epoca.

Descrizione di un Crocifisso in Cartapesta Stilisticamente Simile

Viene descritto un Crocifisso stile '700 in cartapesta, lavorato e dipinto a mano con colori a olio. Quest'opera può essere realizzata anche con braccia pieghevoli per facilitare lo svolgimento delle processioni della Santa Pasqua.

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