L'Identità del Cristiano e la Rivelazione del Dio Trinitario
La vera carta d’identità dei cristiani non risiede unicamente nell'amore al prossimo, nella preghiera o nella fede in Dio, pratiche che si ritrovano anche in altre tradizioni. L'elemento distintivo è piuttosto la fede in un Dio Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Non basta credere in Dio; è fondamentale sapere in quale Dio si crede, se in un “qualcosa” o in un “qualcuno”. I cristiani celebrano l’aspetto specifico della loro fede, riconoscendo Dio come un volto, non un assoluto astratto come descritto dagli Islamici. In ogni cristiano deve essere riconoscibile il volto di Dio che è Padre, Figlio e Spirito. L'immagine visibile della Trinità dev'essere la Chiesa, che tutto riceve gratuitamente da Dio e tutto gratuitamente dona, proiettata, come Gesù, verso i fratelli, in un atteggiamento di disponibilità incondizionata.
Un Dio Personale: Padre, Figlio e Spirito Santo
La Sacra Scrittura introduce il tema della Trinità fin dalle sue pagine iniziali, parlandoci del Padre, creatore dell'universo. Questo cosmo affascinante e misterioso, che ci circonda e ci sovrasta, è nato dal Suo volere. Prima di ogni cosa, Dio fece la Sapienza, immaginata come una ragazza incantevole che il Signore vuole, fin dall'inizio, accanto a sé, per seguirne e contemplarne tutta la Sua attività. La Sapienza si rallegra e danza felice davanti a Dio, mentre Egli si diletta della sua presenza. Il creato è uscito dalle mani di un Padre provvidente e saggio, sempre assistito dalla Sua Sapienza, e risponde a un progetto di amore, anche se l’intelligenza dell’uomo non sempre è in grado di coglierlo.

A differenza di una visione che porta ad allontanare Dio dal nostro mondo, collocandolo in un punto irraggiungibile, il Dio che si rivela fin dalle prime pagine della Bibbia è sorprendente. Non solo non considera la sua santità messa in pericolo dal contatto con le sue creature, ma manifesta un bisogno irresistibile di stare in questo mondo, di rimanere vicino all'uomo.
Gesù Cristo: Il Figlio che Rivelala Paternità e Redime
Questo Dio fatto uomo è il Figlio, l’immagine perfetta del Padre. Egli è intervenuto per giustificarci, mediante la fede in Gesù, e per questo “ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio”. Di fronte ai propri simili, gli uomini si vantano delle loro capacità, della loro forza, ricchezza o successi. Ma, davanti a Dio, l'uomo ha una sola cosa di cui vantarsi: la propria debolezza. Ciò non significa che Dio coprirà i nostri peccati, ma che, come una madre che con amore e tenerezze ottiene che il figlio si nutra, Dio non si scoraggia di fronte alle nostre imperfezioni, volendo sempre la nostra crescita.
Il Volto Perfetto del Padre e il Dono della Vita
L'amore di Dio è profondo e si rivela pienamente in Gesù. Prima della festa di Pasqua, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Un gesto esemplare di questo amore fu la lavanda dei piedi ai discepoli durante la cena, un atto umile e quotidiano del servo che Egli trasformò in liturgia. Gesù si alzò, depose le vesti, si cinse un asciugamano, versò acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, asciugandoli. Con questo gesto, Egli si abbassò al posto del servo, lasciando un comandamento: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. Quando i discepoli avrebbero compreso che Gesù aveva donato la sua vita per amore, avrebbero capito il senso di quel gesto e di tutta la sua esistenza. Il comandamento dell’amore, fatto di servizio umile e concreto, è il cuore del Vangelo, rendendo il cristiano un testimone di comunione fraterna.

Il Buon Pastore: Guida e Modello di Oblatività
Gesù si presenta anche come il Buon Pastore che dà la propria vita per le pecore. Egli conosce le sue pecore e le pecore conoscono Lui, così come il Padre conosce Lui e Lui conosce il Padre. Questo legame di appartenenza non si traduce in possessività, ma in oblatività. Il Padre ama Gesù perché Egli dà la sua vita per poi riprenderla di nuovo, un atto che nessuno gli toglie, ma che Egli dona da sé stesso. Questo è il progetto del Padre per il mondo: che gli uomini possano entrare nella stessa familiarità che caratterizza il rapporto tra Lui e il Figlio. Gesù, l'agnello di Dio, spinge fuori le pecore e poi si mette a capo del gregge per guidarle, invitando a diffidare delle false imitazioni, come i "mercenari" che non si curano del destino delle pecore ma solo del proprio interesse. Il "Pastore" non è un titolo di funzione, ma il nome di chi offre sé stesso attraverso il servizio, entrando nel recinto attraverso la porta aperta dalle relazioni con gli altri.
Chi è il Buon Pastore?
Gesù ci propone di conoscerlo e di condividere la sua vocazione: fare della propria vita un dono all’altro. Attraverso di Lui, Dio ci dà un nome, ovvero ci adotta come figli, assumendosi la responsabilità di Padre. Non si tratta di una formalità giuridica, ma di una realtà concreta che determina il modo in cui Dio si relaziona con noi.
Lo Spirito Santo: Guida alla Verità e Attuatore della Fede
Gesù disse ai suoi discepoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera”. La ragione per cui Gesù non spiega tutto non è la mancanza di tempo, ma l'incapacità dei discepoli a “portare il peso” del suo messaggio, il peso della croce. Attraverso i ragionamenti umani, è impossibile capire che il progetto di salvezza di Dio passa attraverso il fallimento, la sconfitta, la morte di suo Figlio per mano di empi, e che la vita viene raggiunta solo attraverso la morte, attraverso il dono gratuito di sé. Ecco la ragione per cui è necessaria l’opera dello Spirito Santo.
La Guida alla Piena Verità e la Glorificazione di Cristo
Lo Spirito Santo è colui che porta a compimento il progetto del Padre, guidando i discepoli a una conoscenza interiore e progressiva. Egli “vi annunzierà le cose future”, non nel senso di previsioni sulla fine del mondo, ma delle implicazioni concrete del messaggio di Gesù. Non basta leggere ciò che è scritto nel Vangelo, è necessario applicarlo alle situazioni concrete del mondo d’oggi. Preghiera, riflessione, meditazione della Parola e dialogo fraterno creano le condizioni che permettono allo Spirito di rivelarsi. Lo Spirito “glorificherà” Gesù, non attraverso lodi, ma quando si attua il progetto di salvezza del Padre: il malvagio diviene giusto, il misero riceve aiuto, chi soffre trova conforto, l’infelice riprende a sperare e credere nella vita. Lo Spirito glorifica Gesù aprendo le menti e i cuori degli uomini al suo Vangelo, dando loro la forza di amare anche i nemici, rinnovando i rapporti e creando una società fondata sulla legge dell’amore. Il suo insegnamento consiste nel far comprendere il mistero della morte e risurrezione di Gesù e la persona di Gesù stesso, con una fedeltà che continuamente si rinnova, sempre giovane, capace di adattarsi alle situazioni della storia.
La Presenza Permanente e la Trasformazione nel Cristiano
L'invio dello Spirito Santo a Pentecoste introduce una nuova dimensione storico-temporale, in cui lo Spirito “dimora per sempre presso di noi”. Questa affermazione sottolinea il dimorare della persona dello Spirito Santo nel cristiano. Non si tratta di un comportamento che il cristiano deve tenere, ma di ciò che egli è diventato mediante la presenza permanente dello Spirito Santo in lui; è una nuova connotazione, pneumatica, per cui è diventato «un essere nello Spirito Santo». Il nostro “essere nello Spirito” ha il fondamento nell’essere lo Spirito in noi, il quale si è appropriato della nostra esistenza come luogo in cui si dispiega la sua efficacia. L'autore del Quarto Vangelo sottolinea il carattere cristologico dell'attività dello Spirito Santo, chiamandolo “l’altro Paraclito”, poiché il primo è Gesù, evidenziando il rapporto intrinseco tra i due. Lo Spirito è diventato «lo Spirito che è in noi», non solo come garante del Padre e del Figlio, ma come parte della nostra essenza, per cui ci appartiene e noi gli apparteniamo, una realtà che si verifica pienamente mediante la rigenerazione battesimale.
La Vocazione alla Comunione Filiale: Figli in Cristo
Siamo stati voluti da Dio per avere la stessa forma di Cristo, «santi e immacolati al suo cospetto», cioè per «essere alla continua presenza agli occhi di Dio». L’elezione ordinata alla santità ha il significato di «essere accolti da Dio nella nostra essenza eternamente eletta in Cristo» e di essere fatti capaci di stare davanti a Dio, dialogare e vivere in comunione con lui. La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Questa vocazione non è solo per mezzo di Cristo, ma è partecipazione della stessa relazione naturale che circola tra Dio Padre e Gesù Cristo suo Figlio. Dio Padre ci ha voluti in Cristo e per mezzo di Cristo per farci partecipi di tutto ciò che è Cristo, e, di conseguenza, anche della relazione filiale esistente tra Cristo Figlio naturale e il Padre. L'unione di Dio con noi è della stessa portata di quella tra il Padre e il Figlio: «Come tu Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17, 21).

La Dignità dell'Uomo nella Chiamata alla Comunione
L'effetto di tale partecipazione è che «le cose del Figlio non sono solo del Padre, e quelle del Padre non sono solo del Figlio», ma la ragione d’essere del Figlio è perché siano anche di noi figli nel Figlio. Dio, mediante la grazia dell’elezione dell’uomo in Cristo per l’unione con sé, si abbassa a tal punto che si mette a servizio dell’uomo, si fa suo partner, e gli conferisce una sua propria personalità per stargli davanti, che lo fa “uguale” a sé, e che non gli fa sentire l’inferiorità. La grazia della chiamata all’unione costituisce la meta definitiva dell’uomo ed è causa di tutto ciò che è l’uomo e di tutto ciò che Dio ha compiuto nella storia della salvezza a suo favore. L’unione è possibile solo tra persone, e la persona può avere la piena comprensione di sé solo in riferimento all’altro, attuando la propria identità nella comunione. L’unione tra due persone esige necessariamente la reciproca appartenenza e mutua donazione. La parità tra i soggetti e la promozione della diversità sono essenziali, anche nell’unione tra Dio e l’uomo, nonostante l’abissale disparità. Questo problema è stato risolto da Dio, amore onnipotente, che ha voluto creare l’uomo a sua immagine, come copia di se stesso, per partecipazione. L’amore gratuito di Dio si manifesta nella kenosi, nell'abbassamento fino a prendere la forma e la condizione umana nell'incarnazione del Figlio suo Gesù Cristo. Dio si rivela essere il Dio con gli uomini e in mezzo agli uomini, non per possederli, ma per donarsi totalmente e arricchirli di sé, mentre l'uomo è in Dio per prendere da Lui e arricchirsi di Lui. La dinamica dell’appartenenza e donazione reciproca si comprende nella linea della chiamata e risposta: l’iniziativa della chiamata spetta a Dio, mentre il ruolo dell’uomo è di rispondere e obbedire liberamente, donando ciò che Egli stesso gli ha donato.
La Libertà, l'Obbedienza e il Peccato Originale
L'uomo, nonostante la sua origine divina e la chiamata all’unione con Dio in Cristo, ha assunto nei confronti di Dio un atteggiamento di sfida, di rivalità e di contrapposizione. La sua pretesa è di voler farsi un proprio progetto su di sé, alternativo a quello di Dio, realizzandosi sradicandosi da Cristo. Questo significa rifiutare la propria oggettività costitutiva, ovvero il proprio essere in Cristo e la relazione personale con Dio. Inoltre, l’uomo sperimenta in sé una lacerazione a causa del peccato delle origini, avvertendo la chiamata al bene, ma anche la legge del peccato che gli impedisce di assecondare la chiamata divina. La morte, conseguenza della pretesa di fondare la propria esistenza su di sé, separandosi da Dio che è il fondamento del suo essere, è ciò che Dio ci ha liberato e ci libererà ancora. Il senso della libertà umana è comprensibile conoscendo lo scopo per cui Dio l'ha partecipata all'uomo: il compito e la responsabilità di costruire la propria esistenza nella storia. La libertà umana ha bisogno di crescere, di diventare libera, con scelte orientate al proprio bene, non cedendo al condizionamento del peccato. Questo significa orientarsi in modo determinato e costante a Cristo, in una radicale e fedele obbedienza alla sua oggettività costitutiva. L’obbedienza del cristiano manifesta la natura e la finalità della libertà come partecipazione a quella di Cristo nei riguardi del Padre.
Il "Padre Nostro": Preghiera che Unisce e Trasforma
La preghiera del “Padre nostro” è il vertice della nostra relazione filiale con Dio. Nella liturgia romana, l'assemblea eucaristica è invitata a pregarlo con filiale audacia, una “parrêsía” che esprime semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia e la certezza di essere amati. Questa potenza dello Spirito ci introduce alla Preghiera del Signore, permettendoci di superare la consapevolezza della nostra condizione di schiavi e di osare chiamare Dio “Padre”.
L'Audacia Filiale nell'Invocare "Padre"
Prima di pronunciare questo slancio iniziale, è necessario purificare il nostro cuore da false immagini di Dio. L'umiltà ci fa riconoscere che “nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”, cioè “ai piccoli”. Le nostre idee paterne e materne, spesso influenzate dalla storia personale e culturale, possono traferire su Dio immagini errate, fabbricando idoli da adorare o abbattere. Possiamo invocare Dio come «Padre» perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Questa relazione personale del Figlio con il Padre, che l'uomo non può concepire, è comunicata a noi che crediamo in Gesù Cristo e siamo nati da Dio. Pregare il Padre è entrare in comunione con Lui e con il Figlio, in uno stupore sempre nuovo. La prima parola del “Padre nostro” è una benedizione di adorazione, prima di essere un’implorazione. Questa è infatti la gloria di Dio: che noi lo riconosciamo come «Padre», Dio vero, ringraziandolo per averci rivelato il suo Nome e per il dono di credere in esso. Il dono gratuito dell’adozione esige una conversione continua e una vita nuova, sviluppando in noi il desiderio e la volontà di somigliargli, con un cuore umile e confidente che ci faccia «diventare come bambini».
Chi è il Buon Pastore?
Il Significato di "Nostro" e "Che Sei nei Cieli"
Quando diciamo Padre «nostro», riconosciamo che tutte le sue promesse d'amore sono compiute nella Nuova ed eterna Alleanza in Cristo: siamo diventati il «suo» popolo ed egli è ormai il «nostro» Dio. Questa nuova relazione è un'appartenenza reciproca donata gratuitamente, alla quale dobbiamo rispondere con amore e fedeltà. Il “nostro” esprime anche la nostra speranza nella promessa di Dio nella nuova Gerusalemme. Pregando il Padre «nostro» ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore nostro Gesù Cristo, adorandolo e glorificandolo con il Figlio e lo Spirito Santo. Non c'è che un solo Dio ed è riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel suo Figlio unigenito, da lui sono rinati mediante l'acqua e lo Spirito Santo. La Chiesa è questa nuova comunione di Dio e degli uomini, unita al Figlio unico diventato «il primogenito di molti fratelli», in comunione con un solo e medesimo Padre e Spirito Santo. La preghiera al Padre «nostro» rimane un bene comune e un appello urgente per tutti i battezzati, spingendoci a superare l'individualismo, le divisioni e gli antagonismi, e a pregare con e per tutti gli uomini affinché siano riuniti in unità. L'espressione «che sei nei cieli» non indica un luogo, ma un modo di essere, la maestà di Dio e la sua presenza nel cuore dei giusti. Il cielo, la casa del Padre, costituisce la vera patria, verso la quale siamo in cammino e alla quale già apparteniamo.
Vivere la Filiazione: Fraternità e Servizio Eucaristico
L’unione con Dio, elemento costitutivo principale della struttura dell’essere umano, fa pensare che la realizzazione del cristiano non possa che avvenire sviluppando il rapporto personale con Dio in Cristo fino al traguardo finale mediante l’azione dello Spirito Santo. Camminando con fedeltà nell’unione con Dio, il cristiano realizza e perfeziona sé stesso, e dà testimonianza che solo Dio è il vero senso e scopo della vita umana. Siamo stati voluti infatti per avere la stessa forma di Cristo, affinché l’attività dello Spirito Santo ci trasformi e conformi all’immagine del Figlio incarnato di Dio, rendendoci partecipi della sua filiazione naturale.
La Famiglia dei Figli di Dio e la Responsabilità Reciproca
La vocazione del cristiano è quella di riconoscere la paternità di Dio trattando gli altri da figli dello stesso Padre. L'insegnamento di Gesù, che lava i piedi ai discepoli, è un grande esempio di come l'amore regnerà se tutti faremo come Lui. Il Signore è la voce di Dio che ci raduna per condurci alla salvezza, e dobbiamo imparare a conoscere la sua voce e a cogliere in essa l'amore che lo lega a noi. Questo amore non è idilliaco o platonico, ma si incarna nelle situazioni concrete della vita di fraternità. Il donarsi di sé a Dio non è altro che la donazione di ciò che Egli stesso ci ha donato, una donazione che si esprime nel prenderci cura del fratello come una madre del proprio figlio. Così, la fraternità concreta e la responsabilità reciproca diventano il punto di partenza per realizzare la sequela di Cristo e il nostro contributo alla crescita della fraternità stessa. La fraternità è la conseguenza del nostro rapporto con Dio Padre, una presenza che costruisce la famiglia dei figli di Dio. La pace che scaturisce da questa preghiera forma l'essenza stessa della Chiesa, i cui membri sono figli amati da Dio e uniti nell’amore della Trinità. Dove due o tre sono riuniti nel suo nome, lì Cristo è in mezzo a loro, e Lui è con noi fino alla fine dei secoli.

L'Eucaristia: Culmine e Fonte della Vita in Famiglia
L'Eucaristia è fonte e culmine di tutta la vita cristiana, un nutrimento che ci sostiene nell’esodo verso la nuova Gerusalemme e una bevanda che rinvigorisce in noi la vita eterna. Dio onnipotente, origine e fonte della vita, ci ha rigenerati nell’acqua con la potenza del suo Spirito, e ci nutre alla Cena del suo Figlio. Nel Pane spezzato e nel Vino versato, Cristo ci invita a condividere anche i beni di questo mondo con quanti hanno fame e sete di giustizia e di misericordia. La nostra vita, così, non sarà opacizzata dall’ombra della morte, ma sarà resa totalmente trasparente e capace di mostrare senza filtri lo splendore della gloria di Dio.