Differenze tra Pasqua e Pentecoste ebraica e cristiana

Le festività della Pasqua e della Pentecoste, pur avendo radici comuni nella tradizione ebraica, assumono significati profondamente diversi nel cristianesimo. Entrambe le celebrazioni rappresentano punti culminanti nella religiosità dei due grandi monoteismi, ma con focalizzazioni distinte e sviluppi storici autonomi.

La Pasqua Ebraica (Pesach)

La Pesach, o Pasqua ebraica, commemora uno degli eventi fondanti della storia ebraica: la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto, narrata nel libro dell'Esodo. Secondo la tradizione biblica, Dio inviò dieci piaghe sull’Egitto per convincere il Faraone a liberare il popolo ebraico, e l’ultima di queste piaghe fu la morte dei primogeniti egiziani. Gli ebrei furono risparmiati perché avevano cosparso gli stipiti delle loro porte con il sangue di un agnello, e l’angelo della morte “passò oltre” le loro case.

La Pesach è una festività che dura otto giorni (sette in Israele) e che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall'Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa. Questa settimana trae origine da un’antica festa per il raccolto delle prime spighe d’orzo e il loro utilizzo per preparare focacce senza lasciare il tempo necessario per il formarsi di nuovo lievito e così ottenere la fermentazione della nuova farina.

Durante questo periodo gli ebrei osservanti eliminano completamente il lievito dalle loro case e si nutrono di pane azzimo, il Matzah, in ricordo della fretta con cui gli ebrei dovettero lasciare l’Egitto, senza il tempo di far lievitare il pane.

Il momento centrale della celebrazione è il Seder di Pesach, la cena rituale della prima sera, durante la quale vengono recitati i passi dell’Haggadah, il testo che narra la storia dell’Esodo, si bevono quattro calici di vino, si mangiano cibi simbolici carichi di significato e si risponde alle domande dei bambini sulla storia della liberazione. La Pasqua ebraica celebra la liberazione del Popolo eletto dall’Egitto e, attraverso l’affrancamento dalla schiavitù, esprime anche l’inizio di una nuova libertà con Dio verso la Terra promessa.

Origini e significato storico

La festività trae origine da una vicenda del Libro dell’Esodo in cui Dio annuncia al popolo di Israele, ridotto in schiavitù in Egitto, che lo libererà e, dato il rifiuto degli egizi, Dio annuncia la loro punizione con le piaghe d’Egitto e l’uccisione dei primogeniti («…passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito, uomo o bestia; così farò giustizia…», Es 12, 12). È la prima volta che Dio prende le parti dei deboli (schiavi) in quanto in passato era sempre stato dalla parte di Re e Imperatori, ma si potrà anche cogliere l’aspetto terribile di questo Dio che ammazza i neonati d’Egitto. Spesso nell’Antico testamento ci sono passaggi feroci fino ad essere genocidari dei vinti che ovviamente hanno poco a che vedere con la spiritualità o la fraternità.

La Pasqua Cristiana

La Pasqua cristiana nasce direttamente dalla Pesach ebraica, e questo legame non è casuale: secondo i Vangeli, l’Ultima Cena di Gesù con i suoi apostoli era proprio un Seder di Pesach. La Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta secondo la tradizione il terzo giorno dopo la sua crocifissione, e rappresenta il cuore teologico dell’intera fede cristiana. Il cristianesimo attribuisce a quella stessa Pasqua un significato inedito: il passaggio per Cristo Gesù dalla morte alla vita e, per i cristiani, il passaggio a vita nuova, liberati dal peccato per quello stesso sacrificio di Cristo. La Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione. Ecco il significato della Pesach («passare oltre»), per cui le prime comunità giudeo-cristiane, pur continuando a festeggiare la Pasqua ebraica, dovettero spogliarla del significato di attesa messianica, per attribuirle un nuovo significato: il ricordo della Passione e Risurrezione del Cristo.

La celebrazione cristiana della Pasqua commemora la passione, morte e risurrezione di Gesù, avvenute in concomitanza con la celebrazione ebraica di Pèsach. Secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni e da altri particolari della Passione, sembra che il giorno della morte di Gesù sia corrisposto, per la maggioranza del popolo ebraico del tempo, a quello in cui si immolava l’agnello e si celebrava (alla sera) il primo seder di Pèsach, e perciò al giorno ritenuto essere il 14 di Nisan, che quell’anno cadeva di venerdì. L’Ultima Cena di Gesù e dei suoi apostoli, caratterizzata dai vangeli sinottici come una cena pasquale, viene consumata la sera del giovedì.

Date e Calendari

La data della Pasqua cattolica non è fissa come quella del Natale, ma varia ogni anno seguendo un calcolo astronomico preciso stabilito nel 325 d.C. dal Concilio di Nicea: la Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera, il 21 marzo. Questo significa che la Pasqua cattolica può cadere in qualsiasi domenica tra il 22 marzo e il 25 aprile.

In passato, la Chiesa delle origini trovava perfettamente naturale fissare la data della Pasqua secondo quella ebraica. In tale epoca gli ebrei non avevano però un calendario lunare fisso, come oggi. Ogni volta si fissava l’inizio del mese a seconda dell’apparizione della nuova luna. I testimoni e alcuni padri della Chiesa trovarono ben presto insopportabile che si dovesse aspettare che i Rabbini avessero fissato la data del nuovo mese per poter essi stessi fissare la data della loro Pasqua. Dopo numerose discussioni fra la Chiesa d’Occidente e quella d’Oriente, la questione fu portata al Concilio di Nicea che minacciò punizioni per quei cristiani che celebrassero la loro Pasqua nello stesso tempo della Pasqua ebraica. Nel 543 Giustiniano decretò, stando almeno a Procopio, che gli ebrei non potessero celebrare la loro Pasqua altro che dopo la Pasqua cristiana, per evitare così che i cristiani partecipassero al Seder degli Ebrei.

Riti e Tradizioni Cattoliche

Il periodo che precede la Pasqua cattolica è la Quaresima, quaranta giorni di riflessione, penitenza e digiuno che cominciano il Mercoledì delle Ceneri. La Settimana Santa, l’ultima settimana di Quaresima, è il momento più intenso e ricco di riti:

  • La Domenica delle Palme con la benedizione dei rami d’ulivo.
  • Il Giovedì Santo con la lavanda dei piedi.
  • Il Venerdì Santo con la Via Crucis e l’adorazione della Croce.
  • Il Sabato Santo con la Veglia Pasquale notturna.
  • La Domenica di Pasqua con la Messa solenne e la gioia della resurrezione.

La Pasqua Ortodossa

La Pasqua ortodossa celebra lo stesso evento della Pasqua cattolica, la resurrezione di Cristo, ma cade in una data diversa e viene celebrata con riti e tradizioni proprie che la rendono un’esperienza unica e profondamente toccante. La differenza di data dipende dal calendario utilizzato: mentre la Chiesa cattolica adottò il calendario gregoriano nel 1582, la maggior parte delle Chiese ortodosse continua a usare il calendario giuliano, che è in ritardo di tredici giorni rispetto a quello gregoriano. Ne consegue che la Pasqua ortodossa cade quasi sempre dopo quella cattolica, a volte con una differenza di una settimana, a volte di due o tre settimane, e raramente nella stessa data.

Ciò che rende la Pasqua ortodossa speciale è l’intensità straordinaria dei suoi riti e la profondità della partecipazione popolare. La notte di Pasqua ortodossa è uno degli spettacoli più belli e commoventi che il mondo cristiano abbia da offrire: le chiese traboccano di fedeli che tengono in mano lunghe candele bianche, e alla mezzanotte esatta, quando il sacerdote proclama “Cristo è risorto!” e la comunità risponde “È veramente risorto!”, una cascata di luce si propaga di candela in candela, di persona in persona, fino a illuminare tutta la chiesa e poi la piazza fuori.

La tradizione gastronomica della Pasqua ortodossa è anch’essa ricchissima e profondamente simbolica. Il Kulich, il pane dolce alto e soffice arricchito con uvetta e frutta candita, e la Paskha, il dolce di ricotta a forma piramidale, sono i simboli gastronomici più riconoscibili, preparati con cura e benedetti in chiesa il sabato prima di Pasqua.

Illustrazione della folla a Gerusalemme per la Pentecoste ebraica

La Pentecoste Ebraica (Shavuot)

Gli Ebrei chiamavano la Pentecoste “festa della mietitura e dei primi frutti”. Si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una festa agricola. È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco “Pentecoste” significa 50° giorno. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32. Lo scopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.

La festa ebraica di Shavuot si celebra sette settimane dopo Pasqua, al “cinquantesimo giorno” (questo il significato del termine “Pentecoste”), un numero che indica pienezza (7×7+1) e l’inizio del tempo del “compimento”. Festa delle primizie, della mietitura e della gioia, divenne memoriale del dono della Torah al Sinai e del rinnovamento dell’alleanza tra Dio e il popolo d’Israele. Essendo una festa di pellegrinaggio, vede il raccogliersi a Gerusalemme di gente da ogni dove, il che spiega la provenienza universale della folla quando lo Spirito Santo si effonde sulla prima comunità cristiana raccolta nel Cenacolo.

La Pentecoste Profetica

Già durante il regno delle figure il Signore marcò la gloria futura del cinquantesimo giorno. Israele aveva compiuto, sotto gli auspici dell’Agnello Pasquale, il suo passaggio attraverso le acque del mar Rosso. Sette settimane erano trascorse nel deserto che doveva condurre nella terra promessa, ed il giorno che le seguì, fu quello in cui si suggellò l’alleanza tra Dio e il suo popolo. La Pentecoste (il cinquantesimo giorno) fu segnata dalla promulgazione dei Dieci Comandamenti della Legge divina, e questo grande ricordo restò in Israele, insieme alla commemorazione annuale di tale avvenimento. Ma, come la Pasqua, la Pentecoste era profetica: vi doveva essere una seconda Pentecoste, per tutti i popoli, come vi fu una seconda Pasqua per il riscatto del genere umano. Ma quale differenza tra le due Pentecoste! La prima, sulle rocce selvagge dell’Arabia, in mezzo a fulmini e tuoni, ordinando una legge impressa su tavole di pietra; la seconda, a Gerusalemme, sulla quale la maledizione non è ancora piombata, perché, fino ad allora, ella possiede le primizie del nuovo popolo sul quale dovrà esercitarsi l’impero dello Spirito d’amore.

La Pentecoste

La Pentecoste Cristiana

A Pentecoste si ricorda e si celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo. Nella storia cristiana, la Pentecoste è considerata come il giorno in cui nasce la Chiesa, che riceve le primizie dello Spirito e si lancia nella “messe” del mondo testimoniando la presenza viva del Cristo, Vangelo scritto nel cuore di ogni credente.

L'evento nel Cenacolo

Al capitolo 2 degli Atti degli Apostoli, si narra che gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio. «Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste», si legge, «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei?

Lo Spirito Santo

È la terza persona della Santissima Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche “Paraclito”, cioè “Consolatore”).

Rappresentazione dello Spirito Santo

L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti. Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della “personalità” e della “divinità” dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione. È concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia, ne elenca sette: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Pochissime volte è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa. Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.

Sviluppo della festa Cristiana

I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale. Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia. L’Ottava liturgica si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.

L'Inno del Veni Creator

La preghiera di invocazione è contenuta nel magnifico e suggestivo inno del Veni Creator, attribuito all’arcivescovo di Magonza Rabano Mauro e risalente al IX secolo. È un inno che unisce preghiera, meditazione e invocazione:

Veni, creator Spiritus,mentes tuorum visita,imple superna gratiaquae tu creasti pectora.Qui diceris Paraclitus,donum Dei altissimi,fons vivus, ignis,caritas et spiritalis unctio.Tu semptiformis munere,dextrae Dei tu digitus,tu rite promissum Patrissermone ditans guttura.Accende lumen sensibus,infunde amorem cordibus,infirma nostri corporisvirtute firmans perpeti.Hostem repellas longiuspacemque dones protinus;ductore sic te praeviovitemus omne noxium.Per te sciamus da Patrem,noscamus atque Filium,te utriusque Spiritumcredamus omni tempore.

Riepilogo delle differenze

Per ambedue i monoteismi (ebraico e cristiano) è un passaggio di vita dalla speranza alla concretezza, dalla sofferenza alla letizia. Nonostante le differenze teologiche, liturgiche e calendariali, c’è qualcosa che accomuna profondamente queste celebrazioni: la centralità del cibo condiviso, della famiglia riunita, della comunità che si ritrova, della luce che vince sul buio e della speranza che trionfa sulla disperazione. Sono valori universali che parlano a tutti, indipendentemente dalla fede o dalla cultura di appartenenza, e che in questo periodo dell’anno sembrano risuonare con una forza particolare.

Festa Significato Ebraico Significato Cristiano
Pasqua Commemora la liberazione dalla schiavitù egizia (Pesach). Celebra la resurrezione di Gesù Cristo (Pasqua di Risurrezione).
Pentecoste Festa della mietitura e dei primi frutti, promulgazione della Legge sul Sinai (Shavuot). Celebra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e la nascita della Chiesa.

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