Le Indulgenze e la Riforma di Martin Lutero

Le indulgenze rappresentano un aspetto fondamentale della dottrina cattolica sulla misericordia divina e sono una delle pratiche più antiche e significative della Chiesa cattolica, legate alla remissione delle pene temporali dovute ai peccati già perdonati. La loro storia è complessa e il loro sviluppo ha giocato un ruolo cruciale negli eventi che portarono alla Riforma Protestante.

La Dottrina e la Storia delle Indulgenze

Definizione e Fondamento Teologico

L’indulgenza è la remissione, parziale o plenaria, delle pene temporali dovute ai peccati già perdonati tramite il sacramento della confessione. Secondo la dottrina cattolica, anche dopo il perdono sacramentale dei peccati, rimane una “pena” da scontare, sia in questa vita che nel purgatorio. La dottrina si fonda sul “tesoro della Chiesa“, costituito dai meriti di Cristo, della Vergine Maria e dei santi. Questo tesoro è arricchito anche dalle lacrime dei santi, dalle sofferenze dei giusti e dalle venerabili sofferenze nell’agonia dei martiri.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 descrive le indulgenze in stretta relazione con il sacramento della Penitenza:

  • N. 1491: «Il sacramento della Penitenza è costituito dall’insieme dei tre atti compiuti dal penitente e dall’assoluzione da parte del sacerdote. Gli atti del penitente sono: il pentimento, la confessione o manifestazione dei peccati al sacerdote e il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di soddisfazione».
  • N. 1492: «Il pentimento (chiamato anche contrizione) deve essere ispirato da motivi dettati dalla fede. Le condizioni per ottenere le indulgenze corrispondono alla liturgia del sacramento della Penitenza».
  • N. 1471: «La dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza».

L'indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni fedele può acquisire le indulgenze sia per se stesso che applicarle ai defunti. Secondo la tradizione della Chiesa, la soddisfazione può consistere in pellegrinaggi, digiuni e in elemosine, rappresentando così le tre principali relazioni di ogni uomo: con Dio, con se stesso e con il prossimo.

Origini e Sviluppo Storico

Le indulgenze affondano le loro radici nella pratica penitenziale della Chiesa antica. Nei primi secoli del cristianesimo, i peccatori pubblici erano sottoposti a severe penitenze, spesso prolungate, per ottenere il perdono dei peccati. Con il tempo, la Chiesa sviluppò una teologia più articolata, legandole al concetto di “tesoro della Chiesa”, ovvero i meriti infiniti di Cristo e dei santi, che potevano essere applicati ai fedeli per ridurre le pene temporali dovute ai peccati già perdonati.

Il primo papa a formalizzare la pratica delle indulgenze fu Papa Urbano II (1088-1099). Nel Sinodo di Clermont, svoltosi dal 18 al 28 novembre 1095, furono trattate numerose questioni ecclesiastiche, inclusa la concessione di indulgenze. La partecipazione alle Crociate comportava gravi rischi e sacrifici, e per questo l’indulgenza crociata fu estesa anche a chi finanziava un crociato per almeno tre anni.

Mappa delle Crociate e dei percorsi dei pellegrini medievali

Due indulgenze particolari, quella della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli ad Assisi e quella di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila, introdussero un’importante novità: un’indulgenza plenaria poteva essere lucrata già con la sola visita di una chiesa. Si narra che Papa Onorio III (1216-1227) abbia concesso tale indulgenza a san Francesco d’Assisi unicamente a voce.

Il giubileo del 1300 rappresenta il primo giubileo della Chiesa cattolica documentato storicamente. Già verso la fine del 1299, numerosi pellegrini arrivarono a Roma sperando di lucrare una grande grazia. La bolla Antiquorum habet fide relatio del 22 febbraio 1300 menzionava che erano state concesse grandi grazie e remissione dei peccati ai pellegrini della basilica di San Pietro. Papa Paolo II (1464-1471), con la bolla Inefabili providentia del 19 aprile 1470, ridusse l’intervallo giubilare a venticinque anni per consentire a ogni generazione di partecipare.

Bonifacio IX (1389-1404) accordò per la prima volta nel 1390 a chiese fuori Roma la facoltà di concedere l’indulgenza plenaria del giubileo romano, estendendo poi l’indulgenza della Porziuncola alla cappella del castello di Wittenberg nel 1398. Papa Sisto IV (1471-1484) estese l’indulgenza del giubileo del 1475 a tutta l’Europa, facilitando le condizioni per ottenerle.

La vicenda della prassi indulgenziale medievale è stata caratterizzata da una progressiva caduta di barriere, con un moto inarrestabile teso a rendere l’offerta della grazia sempre più piena e capillare. Questa offerta, espressa nella formula plenissima remissio, comprendeva la cancellazione della colpa, la remissione della pena eterna e temporale, il perdono per i peccatori ancora in vita e per le anime del purgatorio, l’assoluzione dei reati passati e la sicurezza del condono per le mancanze future fino alla morte.

Le Indulgenze Oggi

Nella società contemporanea, le indulgenze possono apparire come un concetto antiquato, ma per la Chiesa mantengono un profondo significato spirituale. Oggi, la Chiesa le vede come uno strumento di conversione personale, non più legato a contributi economici. Purificate dagli abusi del passato, le indulgenze rimangono un segno della grazia di Dio e un invito a vivere una vita di fede, carità e comunione con la Chiesa.

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La Chiesa alla Vigilia della Riforma

Contesto di Riforma e Morale Clericale

Tra la fine del Medioevo e la prima metà del XVII secolo, l’Europa cristiana fu attraversata da un impetuoso vento di riforma. Era convinzione diffusa che la Chiesa, le sue strutture, la dottrina e la pratica religiosa dovessero essere riformate, e anche che il clero andasse moralizzato. A quei tempi, il termine “riforma” non era sinonimo di modernizzazione o progresso, ma significava un “ritorno all’antica forma”, ovvero la purezza e perfezione del Cristianesimo delle origini, l’età apostolica.

La Chiesa medievale aveva dovuto gestire il problema dei suoi rapporti con le potenze politiche. I concili di Costanza (1414-1417) e di Basilea (1430) furono convocati per porre fine a una situazione di compresenza di centri di potere e istituzioni ecclesiastiche in competizione. In tale condizione di debolezza istituzionale, il Concilio riuscì a imporsi come organo decisionale supremo della Chiesa, superiore al papa e alle chiese nazionali, e a ottenere la sua convocazione a scadenze regolari.

Mali Endemici e Fiscalismo Pontificio

Nonostante ciò, il Papato riuscì a risalire la china, ma l’apparato burocratico e finanziario-fiscale della Chiesa era andato crescendo a dismisura, dando vita alla Curia romana. I cardinali erano a capo di sfarzose corti principesche, mentre mali endemici minavano il rapporto di fiducia tra clero e fedeli.

Un problema diffuso era la separazione tra ufficio e beneficio: chi era investito di un ufficio (vescovo, parroco, abate) godeva di una rendita (“beneficio”) senza svolgere le mansioni previste, come la predicazione o l’amministrazione dei sacramenti. I vescovi erano spesso assenteisti e i parroci impreparati, conducendo una vita immorale.

A ciò si aggiunse il grande sviluppo dei meccanismi giudiziari e fiscali della Curia, una conseguenza diretta del decremento di entrate. Per incamerare denaro, si era consolidata la prassi di sanare con versamenti in denaro qualsiasi irregolarità canonica, come censure o scomuniche. In pratica, si vendevano benefici spirituali, come le famose indulgenze per i peccati commessi. Alcuni predicatori arrivarono ad utilizzare la formula: “non appena il soldo cade nella cassetta, l’anima vola in paradiso benedetta”, sebbene questa formula fu presto condannata dalla facoltà di teologia di Parigi.

Illustrazione satirica medievale sulla vendita delle indulgenze

Martin Lutero e la Contestazione delle Indulgenze

Il Contesto dello Scandalo

I problemi della Chiesa di Roma non furono l’unico fattore scatenante della Riforma protestante; bisogna considerare anche l’aspetto teologico e dottrinale, specchio di un diverso modo di vivere il rapporto tra uomo e Dio. Tuttavia, lo scandalo delle indulgenze fu l'occasione che diede il via alla protesta di Lutero. Nel 1517, papa Leone X aveva concesso l’indulgenza plenaria a quanti, confessi e penitenti, avessero versato una somma di denaro commisurata alla propria condizione. L'obiettivo era raccogliere fondi per la costruzione della cupola di San Pietro a Roma.

In Germania, Alberto di Brandeburgo ottenne dal papa l’appalto della predicazione della bolla leonina. Il nobile tedesco aveva bisogno di denaro da versare a Roma per ottenere la dispensa per il cumulo di due benefici, formalmente vietati dal diritto canonico, in quanto era contemporaneamente arcivescovo di Magonza e di Magdeburgo. Questa pratica, e la sua ennesima e più vistosa manifestazione, scandalizzarono profondamente il monaco agostiniano Martin Lutero.

La Nascita della Dottrina Luterana

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 in Sassonia. Dopo aver studiato lettere e diritto, nel 1505 ebbe una crisi religiosa che lo portò a farsi monaco nell’ordine degli agostiniani. Lutero era angosciato dal male, tremava di fronte alla grandezza di Dio ed era terrorizzato di non potersi liberare dal peccato. Superò queste paure quando scoprì nel Vangelo che solo con la fede il cristiano poteva trovare la serenità.

Contro la pratica delle indulgenze, Martin Lutero si scagliò attraverso la diffusione delle sue 95 Tesi nel 1517, un documento in cui spiegava le sue idee e condannava la vendita delle indulgenze e le tasse imposte dalla Chiesa di Roma. In pochi mesi, le Tesi furono diffuse in tutta la Germania. Nel 1520, Lutero pubblicò tre libri in cui metteva in discussione il cattolicesimo, ritenendo che la Chiesa di Roma avesse tradito il Vangelo. Il cristianesimo, secondo Lutero, andava riformato secondo tre principi:

  1. Il libero esame: i cristiani devono interpretare la Bibbia senza l’aiuto della Chiesa. Lutero riconobbe solo due sacramenti: battesimo e comunione.
  2. La salvezza dipende solo dalla fede: l’uomo non è libero, tende a fare del male, ma Dio può salvarlo solo con la fede.
  3. Il sacerdozio universale: la figura del sacerdote fu eliminata e venne introdotta quella dei pastori, uomini uguali a tutti i cristiani, che organizzavano i riti religiosi, potevano sposarsi e avere figli.

È importante notare che, secondo alcuni teologi e storici moderni, l’attribuzione di un ruolo eccessivo al “commercio delle indulgenze” nell’origine della Riforma è errata. Il teologo protestante Wilfried Härle sostiene che fraintendere Lutero significherebbe pensare che per lui si fosse trattato solamente, o in primo luogo, di eliminare la proliferazione della pratica delle indulgenze. Il punto fondamentale per Lutero era che ammettere che l’uomo potesse contribuire alla propria salvezza con le proprie opere sminuirebbe l’opera redentrice del sacrificio di Cristo sulla croce. Pertanto, i principi espressi nella Disputa contro la teologia scolastica (97 tesi del 4 settembre 1517) sono ritenuti da alcuni più importanti delle 95 tesi sull’efficacia delle indulgenze per le origini della Riforma, in quanto riguardavano i principi stessi del pensiero di Lutero.

La Reazione della Chiesa e la Diffusione della Riforma

La Condanna di Lutero e la Dieta di Worms

La reazione di Roma alla sfida aperta di Lutero non si fece attendere. Esisteva all’epoca l’Inquisizione, che aveva il compito di vigilare sull’ortodossia cattolica. Papa Leone X giudicò le idee di Lutero eretiche e nel 1521 lo scomunicò, escludendolo dalla Chiesa. Venne istruito un processo romano per eresia e fu inviato a Wittenberg il celebre teologo domenicano Tommaso de Vio, detto il Caietano, per ricondurre Lutero sulla retta via, ma l’incontro si risolse in un nulla di fatto.

Il 15 giugno 1520 arrivò la scomunica per mezzo della bolla Exsurge domine, con la quale si ordinava la distruzione degli scritti di Lutero e si intimava al monaco di abiurare. Lutero non solo non abiurò, ma cominciò a redigere una serie di scritti che rappresentavano un attacco frontale alla Chiesa di Roma e una chiamata a raccolta del popolo tedesco contro la prepotenza papale.

Nel 1521, l’imperatore Carlo V convocò una Dieta imperiale a Worms per pronunciarsi sull’applicazione della condanna papale delle 95 tesi. Lutero si recò a Worms e incontrò sia l’imperatore che il rappresentante papale. Invitato a ritrattare le sue dottrine, Lutero si rifiutò e fu immediatamente tratto in salvo per ordine del principe elettore di Sassonia, Federico il Savio. Il monaco rimase nascosto per quasi un anno, durante il quale tradusse la Bibbia in tedesco, rendendola accessibile a tutti.

Il Successo delle Idee Luterane e le Rivolte Sociali

Le idee luterane ebbero un successo inaspettato. La loro lettura popolare fu decisamente nazionalistica e antiromana e, in taluni casi, democratica e sovversiva dell’ordine sociale. Molti principi tedeschi sostennero Lutero per limitare le intromissioni dell’imperatore e le invadenze del fiscalismo pontificio. La piccola nobiltà aspirava alle terre della Chiesa e i contadini speravano in un miglioramento sociale.

Una frangia “radicale” della Riforma, guidata da figure come Andrea Carlostadio e Giovanni Ecolampadio, e in particolare da Thomas Müntzer, procedette all’abolizione immediata di ogni distinzione tra chierici e laici, delle immagini sacre e persino della messa. Müntzer interpretò il pensiero luterano in chiave fortemente democratica, sostenendo che il popolo degli illetterati, illuminato da Dio, era il vero interprete della Scrittura e che l’ordine sociale dovesse essere completamente trasformato, dando potere ai contadini e ai braccianti contro l’arroganza dei ricchi feudatari.

Tra il 1524 e il 1525, una vera e propria rivolta si scatenò in ampie zone della Sassonia, della Turingia, della Renania, della Svevia e del Tirolo, nota come la Rivolta dei Contadini. Müntzer diede vita a un movimento che inneggiava all’uguaglianza sociale, all’abolizione della proprietà privata e alla nascita di un nuovo ordine sociale. Tuttavia, Lutero sconfessò in maniera inappellabile il movimento, componendo lo scritto Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini, nel quale invitava le autorità a soffocare nel sangue la rivolta. Con la battaglia di Frankenhausen, in Turingia (maggio 1525), l’esercito dei principi sbaragliò le armate dei contadini.

Consolidamento e Riconoscimento

Nel 1529, i seguaci di Lutero furono chiamati protestanti perché protestarono contro Carlo V, il quale non dava loro la libertà religiosa. L’imperatore era impegnato nelle guerre contro la Francia e i Turchi, favorendo la diffusione delle idee di Lutero. Nella parte nord della Germania, i principi approfittarono del protestantesimo per prendere le proprietà della Chiesa.

Nel 1531, i principi protestanti crearono la Lega di Smalcalda contro Carlo V e i cattolici, ma l’imperatore riuscì a sconfiggerla nella battaglia di Mühlberg. Dopo la sconfitta, i principi protestanti rifiutarono di rinunciare alla loro nuova religione. Nel 1555, Carlo V, con la pace di Augusta, stabilì due principi fondamentali:

  • I principi erano liberi di scegliere la propria religione.
  • I sudditi di ogni regione tedesca dovevano seguire la religione scelta dal proprio principe (cuius regio, eius religio).

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