Il Vangelo secondo Berlusconi: Analisi e Significato di un Fenomeno

Introduzione al Fenomeno e al Documentario "Silvio Forever"

La figura di Silvio Berlusconi è stata oggetto di profonda analisi, e il documentario di montaggio Silvio forever, firmato da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, offre una prospettiva sull'uomo più che sul politico. Il film, che parte dagli archivi web, smonta con ironia «il sogno di ogni italiano», spiega l'infatuazione per l'«unto dal Signore» e decostruisce uno dei più pericolosi incubi del presente. È il film a cui la Rai ha censurato i trailer e negato l'uso di alcuni materiali, ritenendoli «inopportuni» in attesa dei necessari approfondimenti da parte dello studio legale dell'azienda.

Silvio forever è presentato come l'«autobiografia» non autorizzata del Cavaliere che racconta la sua vita e le sue opere, dalle stalle alle stelle. Gli autori della Casta, Sergio Rizzo e Antonio Stella, sottolineano l'obiettivo di «stare alla larga da un aprioristico progetto ostile, nemico: non volevamo massaggiare le convenzioni di nessuno, ma fare un ritratto ironico, puntando sull'intelligenza degli spettatori» (Stella). Aggiungono: «raccontare innanzitutto una persona che, almeno dal '93 a oggi, è una delle più famose al mondo: la politica non è l'unico suo aspetto» (Rizzo). Neri Marcoré dà la voce a Berlusconi là dove manca il reperto filmato, e il documentario lascia al pubblico libertà di rimontaggio e il giudizio finale su questo «strepitoso personaggio della Commedia dell'Arte, capace di offrire miriadi di spunti per una avventura cinematograficamente immaginabile... destinato per le sue gesta a rappresentare gli italiani, in patria e all'estero».

Locandina o scena dal documentario Silvio Forever che ritrae Silvio Berlusconi

Il Linguaggio e la Personalità di Berlusconi

Il linguaggio di Silvio Berlusconi è stato sempre oggetto di particolare attenzione, definito da Roberto Faenza come «un vocabolario da terza quarta elementare» che, tuttavia, «colpisce il grosso degli elettori-teleconsumatori italiani, che lo sostengono, lo amano, lo adorano». Nonostante la sua presunta formazione alla Sorbona, egli non usava più di 100 parole, con abuso di una sofisticata tecnica «loom», la ripetizione ossessiva di un concetto semplice, piuttosto avantgarde rispetto al bizantinismo incomprensibile dei politici dell'epoca Moro.

I suoi concetti chiave, simili a quelli di altri dittatori, erano: abbattere i comunisti, collocarsi dalle parti del sacro, e non mescolarsi mai coi poteri forti, che, messo alle strette, si sarebbero rivelati la scuola, la magistratura nemica, le università, i giornali e i media.

La sua ascesa è stata raccontata come quella del piccolo dodicenne già reazionario, l'astuto studente che scriveva «bignami col copyright» e si faceva pagare per ripetizioni private, il palazzinaro che usava trucchi da Totò, il parvenu del calcio che vinceva campionati e coppe, il boss delle televisioni che usava «diavolerie» per distruggere Rete4 e aizzare le piazze contro i primi pretori. Nel '93, con la sua «discesa in campo» e i 12 miliardi di campagna elettorale per piazzare il marchio Forza Italia come fosse una nuova lavastoviglie, iniziò la sua carriera politica, caratterizzata da interviste, sermoni, comizi, dichiarazioni incandescenti, barzellette e un uso tattico e strategico del colpo di scena, attraversando mafia, divorzi, scandali e P2. Indro Montanelli lo riconobbe come «il più grande piazzista del mondo», e lui stesso rivendicava di aver «vinto tutte le sue battaglie» e di essersi «fatto da sé».

Scrivere di un soggetto così sfuggente dietro alle molte maschere e archetipi che lo hanno protetto e che gli sono stati proiettati addosso, ha portato a studiare la maschera più che il soggetto che la indossava; una maschera indossata troppo a lungo, infatti, finisce per diventare indistinguibile dall'identità.

Infografica: evoluzione della carriera politica e mediatica di Silvio Berlusconi

La Narrazione Messianica: Cristo, Vittima, Salvatore

L'identificazione di Berlusconi con figure messianiche ha radici profonde. Già nel 1993, un anno prima del suo ingresso ufficiale nell'agone politico, il fondatore di Comunione e Liberazione, il presbitero Luigi Giussani, confido a un seguace che «Berlusconi è l'uomo che ci manda la Provvidenza. Dobbiamo seguirlo». Forte di questa benedizione, Berlusconi stesso, commentando la propria nomina a Presidente del Consiglio nel 1994, chiarì che «chi è scelto dalla gente è come unto dal Signore» e che «c'è del divino nel cittadino che sceglie il suo leader», sebbene inizialmente avesse riconosciuto che «l'Italia, (...) giustamente diffida di profeti e salvatori».

Ben presto, la natura divina fu affiancata da quella vittimaria. Già nel dicembre 2000, pur ammettendo di aver «fatto un miracolo», commentò il ritiro della fiducia al suo governo da parte della Lega Nord dicendo che «perfino a Gesù è capitato di ritrovarsi tra i dodici apostoli uno che si chiamava Giuda». Questa dinamica divenne una costante: Berlusconi fu Cristo trionfatore nei momenti di successo e Cristo crocifisso nella sconfitta, con un Cristo risorto a mediare tra i due poli. A queste si aggiunse la funzione di salvatore: decise di proteggere l'Italia dai comunisti, il pericolo più remoto possibile.

Nel tempo, fu definito «immortale» dal Corriere della Sera (2007) e lui stesso rassicurava di essere «un santo», salvo poi ritrattare dadaisticamente per poi contro-ritrattare dopo il terremoto, dichiarando: «dopo il terremoto ho fatto un vero e proprio miracolo: vi dico solo che quando vado in Abruzzo mi trattano come un santo». Solo figure come Pierferdinando Casini rifiutarono pubblicamente di riconoscerlo come nuovo messia. Alcuni sostenitori, come il senatore Antonio Razzi («lui è il mio Messia, per lui potrei morire»), lo seguivano con fede incondizionata.

Il 2011 segnò la fine della sua supremazia politica simbolica, un evento interpretato come il «sacrificio dell’innocente», «immolato sull’altare di un accordo sulla crisi dell’eurozona». Da questa «morte simbolica» in poi, ogni rimonta nei sondaggi o successo elettorale fu una «resurrezione», con titoli di giornale che proclamavano «La resurrezione di Berlusconi» o «Che miracolo, resuscita Silvio». L'identificazione con la divinità si completò con la sua morte: l'ultima «resurrezione» alla convention di Forza Italia servì da prova generale, ma fu il decesso finale a dare il via all'agnizione di massa. Aneddoti utili alla canonizzazione si moltiplicarono, come la profezia secondo cui si sarebbe dovuto aspettare tre giorni prima di credere alla notizia della sua morte, o la descrizione di lui come l'Alfa e l'Omega. Il Giornale, con ardore agiografico, arrivò a titolare «Il miracolo di Berlusconi», lamentando la sua perdita e celebrando la «forza, gentilezza, generosità di un uomo che si è sempre dato. Per tutti».

Illustrazione satirica di Silvio Berlusconi in una posa messianica o con aureola

Il Berlusconismo e il Suo Impatto Sociale e Politico

Silvio Berlusconi è stato protagonista della scena politica italiana per circa un trentennio, affacciandosi in un momento di grandi cambiamenti, sia nazionali che internazionali. A livello nazionale, l'Italia stava vivendo il periodo di "Mani Pulite", che aveva rivelato una classe politica corrotta. Berlusconi, inizialmente vicino al Partito Socialista, si spostò verso il centro/centro-destra, cercando di conciliare il pensiero cattolico con la deregulation economica. La sua esperienza come magnate della comunicazione lo rese un efficace veicolatore del messaggio di un'Italia nuova che, però, non si attuò mai pienamente, anche a causa delle alleanze che gli impedirono di applicare un modello liberale di Stato, stretto tra la Lega e Alleanza Nazionale.

L'imprenditore Berlusconi aveva beneficiato di un sistema che, grazie a un decreto di Bettino Craxi, aveva trasformato la televisione italiana in un duopolio tra la Rai e la sua azienda privata, che iniziò a proporre una televisione commerciale incentrata sul profitto.

Il berlusconismo ha portato a cambiamenti epocali, tra cui la personalizzazione della politica, che ha spesso fatto coincidere il partito con la figura carismatica del leader, un modello poi replicato da altri movimenti in Italia. Un altro aspetto fondamentale è stata la contrapposizione degli schieramenti, introducendo un modello del "tutto o niente" e la necessità di sconfiggere "nemici" (come i comunisti dopo la caduta del Muro), in un Paese abituato alla mediazione politica.

Berlusconi non fu un uomo forte in senso classico, eppure il suo carisma, il machismo, le sue promesse profetiche e la fedeltà tra il feudale e il fanatico che gli tributavano sottoposti e sostenitori, furono i segni inconfondibili di un uomo forte. Questo porta a un paradosso apparente: come è possibile che milioni di persone si identifichino nell'etica privata e personale di un uomo radicalmente distante da loro per censo, bisogni e stile di vita? Questo fenomeno, studiato anche nei culti e negli schemi piramidali, suggerisce che il seguace segue il leader nella convinzione di poter un giorno essere lui stesso come il leader.

Infografica: impatto del berlusconismo sulla politica italiana (personalizzazione, bipolarismo)

Calcio e Politica: Una Strategia Comunicativa

Una delle identità fondative di Silvio Berlusconi fu quella di "Presidente", in particolare del Milan. Essere l'uomo che salvò una delle più nobili squadre italiane dalla bancarotta e la portò a vincere numerosi scudetti e Champions League, fu fondamentale per conquistare il cuore dei suoi elettori. I successi personali come immobiliarista ed editore parlavano delle sue abilità concrete, ma fu con il calcio che ottenne un legame emotivo con il pubblico.

Bob Lasagna, ex dirigente pubblicitario e consulente della prima campagna elettorale di Forza Italia, spiegò in un'intervista alla BBC che la strategia di Berlusconi fu «prendere la politica e poi sostituire la politica col calcio (...) è stata di portare 999 italiani su 1.000 a parlare di politica come parlano di calcio». Questa prospettiva spiega la comprensione del fenomeno, a partire dal nome stesso del partito: Forza Italia, un'espressione tipica del tifo sportivo.

Foto di Silvio Berlusconi con la coppa della Champions League vinta dal Milan

La Chiesa Italiana e la Figura di Berlusconi

La ‘liturgia’ di gesti e ossequi, cortei e lutti, cori e sbandieramenti, silenzi e sfilate seguita alla dipartita di Silvio Berlusconi ha generato molte riflessioni, anche riguardo all'opportunità di concedere la cattedrale e all'esposizione personale dell'arcivescovo. La Chiesa italiana, rispetto al Cavaliere, aveva sempre giocato a nascondino, probabilmente per convenienze, timori e opportunismo, chiudendo spesso gli occhi davanti a parole e gesti pubblici di Berlusconi.

L'arcivescovo di Milano Mario Delpini, nella sua omelia funebre, con uno stile asciutto e ripetendo per ben 13 volte il verbo «vivere», ha cercato di riportare la figura di Berlusconi nella giusta dimensione, tra grandezza e fragilità. Ha riconosciuto il suo ruolo nella società italiana come imprenditore, uomo d'affari e politico, sottolineando la sua voglia di vita e di affrontare le sfide. Le parole del prelato sono apparse a molti come espressione della vera forza della Chiesa italiana, una Chiesa di popolo. Delpini ha ribadito che, alla fine, «tra tutti i giudizi, tra tutte le vicende, tra tutte le conquiste, i fallimenti, le contraddizioni, alla fine tu ti trovi davanti a Dio come un uomo e basta».

È stato notato che nel testo della predica non fosse presente la parola Gesù Cristo. Questo ha sollevato interrogativi su una Chiesa che fatica a pronunciare parole profetiche e scomode leggendo la realtà alla luce della Parola, a differenza di figure storiche come Sant'Ambrogio. Tuttavia, molti hanno apprezzato il suo approccio nel ricondurre la figura del Cavaliere alla sua dimensione umana, tra luci e ombre.

Foto dell'Arcivescovo Mario Delpini durante il funerale di stato di Silvio Berlusconi

Giudizi e Contraddizioni: La Sfera Personale e Pubblica

Al di là del personaggio pubblico, il Berlusconi uomo è stato oggetto di forti critiche: «menzognero, non fedele alla propria famiglia, frequentatore di minorenni, organizzatore di festini, amico intimo di amici di mafiosi, senza scrupoli quando si trattava di arricchirsi anche a scapito di altri». Una persona, dunque, che non può assolutamente essere presa come modello e che in questo senso si contrappone al Vangelo, come spesso accade anche a molti politici.

Il paragone con Barabba, una figura che, pur avendo affinità con Berlusconi (quantomeno nelle fortune processuali), non è mai stata davvero sfruttata per descriverlo, è stato evocato. Marco Travaglio ha ironizzato: «Berlusconi dice che (...) da sempre il popolo, tra Gesù e Barabba, sceglie Barabba? Se fosse così si spiegherebbe perché gli italiani hanno scelto 3 volte in 20 anni Berlusconi». Sebbene la simpatia per il personaggio nascesse spesso dalle sue caratteristiche più "ribalde", ammetterlo pubblicamente era impensabile. Per occultare questa inconfessabile identità archetipica, si investiva sul suo opposto polare.

Eredità e Prospettive Future

La nostra epoca è stata descritta come quella della fine della prospettiva storica, dove la difficoltà di immaginare un presente diverso e un futuro non lineare si traduce nella tentazione del ritorno al passato e nel ritorno di ideologie tradizionaliste, spesso portate avanti da un "uomo forte". Silvio Berlusconi, pur non essendo un uomo forte in senso classico, ha mostrato chiari segni di questo archetipo, con il suo carisma, il machismo e la fedeltà quasi feudale che gli tributavano sottoposti e sostenitori.

Egli è stato un redentore che perdona non per generosità ma per necessità, poiché i peccati-reati che perdona-condona erano anche e soprattutto i suoi. Un capo che sfuggiva al giudizio e combatteva la legge, sostenuto da un'etica personale costruita in opposizione a un'etica pubblica nemica e ingiusta. La sua eredità continua a far riflettere sulla politica italiana e sul ruolo degli evangelici nella società, che dovrebbero occupare lo spazio sociale dato loro, non aspettando profeti o uomini della Provvidenza, ma agendo secondo la propria fede.

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