La Chiesa ci propone l’incontro di Gesù con due donne nel Vangelo di Marco: la prima, considerata impura a causa di un’emorragia, e l’altra, una fanciulla di 12 anni appena morta. Questo brano evangelico, ricco di dettagli e simbolismi, offre numerosi spunti per la riflessione e la catechesi, anche attraverso strumenti interattivi e coinvolgenti come il cruciverba.
Il Vangelo di Marco: Contesto e Narrazione Intrecciata
Il Vangelo di Marco, oltre a essere il più antico, è anche il più breve dei quattro Vangeli. Nessuna parola è messa a caso, ma ogni dettaglio è scelto con cura, invitando a riflessioni profonde. Negli anni in cui Marco scriveva il suo vangelo, probabilmente gli anni '70, c’era una grande tensione nelle comunità cristiane tra i giudei e i pagani convertiti. Alcuni giudei continuavano fedeli all’osservanza delle norme di purezza e, per questo, avevano difficoltà a vivere con i pagani perché pensavano che fossero impuri.
La narrazione dei due miracoli di Gesù a favore delle due donne venne quasi come risposta a questo attrito. Marco descrive i due miracoli con immagini assai vive. La prima cosa che vorremmo sottolineare di questo racconto è l’intreccio delle due storie che, apparentemente, non hanno motivo di stare insieme. Ci sono alcuni elementi però che le uniscono rendendole inseparabili: la ragazza aveva dodici anni, numero che corrisponde alla durata della malattia dell’altra donna. Questo numero, ‘dodici’, lo sappiamo, è anche quello che rappresenta le dodici tribù di Israele, quindi può indicare tutto il popolo. Giairo e l’emorroissa si gettano ai piedi di Gesù, gesto che è segno di adorazione e chiara espressione di fede. Infine, il termine ‘figlia’ è adoperato da Gesù sia per la donna che viene guarita sia per la figlia del capo della sinagoga. L’intreccio poi della storia si fa ancora più intrigante se consideriamo che quando quella bambina è nata, la donna si è ammalata; quando la donna guarisce la bambina muore.

La Donna con Emorragia: Emarginazione e Fede Coraggiosa
Secondo la mentalità dell’epoca, qualsiasi persona che toccasse il sangue o un cadavere era considerata impura e, per questo, le due donne di questo brano erano emarginate, separate dalla loro comunità. Diversamente dai lebbrosi, l’emorroissa ai tempi di Gesù non doveva suonare un campanello e gridare «immonda! immonda!» per avvertire gli altri di non avvicinarsi (Lv 13,45). Una donna che sanguinava era trattata come fonte di impurità (ed anche come persona immonda sia da un punto di vista sociale che legale) per chiunque o qualunque cosa lei toccasse o la sfiorasse, per «sette giorni» o «per tutto il tempo del flusso» (Lv 15, 19-30). Non solo, quindi, la donna, che è resa partecipe dell’atto di generare vita, deve soffrire fisicamente, ma, in quell’epoca, veniva stigmatizzata e isolata socialmente.
L’emorroissa soffre un flusso continuo da 12 anni che nessun medico, sottolinea il vangelo, era riuscito a fermare e che aveva prosciugato non solo il suo fisico ma anche le sue finanze. Una donna nelle sue condizioni era costantemente impura e quindi non poteva avere una vita matrimoniale, né avere figli, né avere una vita sociale, in pratica era socialmente una morta vivente. Marco descrive chiaramente l’afflizione con la parola mástigos (flagello) che sottolinea quanto il trauma sociale e la stigmatizzazione della sua condizione fosse più pesante della malattia in se stessa.
La condizione sfavorevole della donna è anche sottolineata dalla contrapposizione con la figura di Giairo. Entrambi cercano la stessa cosa ma l’uomo ha un nome, un ruolo conosciuto (è l’unico capo religioso che nel vangelo di Marco si rivolge a Gesù) mentre della donna non sappiamo nulla, un’ombra nella società.
La folla appare come un ostacolo all’incontro con Gesù. Essa rappresenta l’anonimato, la confusione e la difficoltà di distinguere ciò che è veramente importante. La folla si accalca attorno a Gesù, ma non è detto che questo avvicinarsi riduca le distanze. Eppure Gesù ha compassione della folla. Si lascia circondare, accogliendo chi lo cerca, anche se talvolta lo fa per i miracoli o per la sua autorità. Nel Vangelo di Marco sono presentati due modi diversi di entrare in relazione con Gesù, due tipi di fede che con il teologo Theobald possiamo chiamare fede elementare e fede cristica.
La protagonista del nostro brano, la donna che soffre di un’emorragia da dodici anni, incarna la fede elementare. Questo tipo di fede non ha un’accezione negativa, ma rappresenta una fede semplice, diretta, che diventa un modello anche per noi. La donna è un esempio di fede. È una donna che ha perso tutto cercando una cura, ma senza successo. Nonostante questa condizione di perdita e di distanza, la donna rimane capace di ascolto. È proprio questo ascolto che la spinge a cercare Gesù. La donna si mescola alla folla e, sapendo di trasgredire la legge, tocca il mantello di Gesù. Questo gesto, seppur nascosto e silenzioso, esprime una preghiera intensa e cela un’invocazione drammatica.

In quel momento possiamo riconoscere due modi di conoscenza diversi, quello della donna e quello di Gesù. Per la donna, “conoscere” significa semplicemente rendersi conto che il flusso si è interrotto. Mentre per Gesù, “conoscere” ha una sfumatura più profonda: Gesù si accorge che una forza è uscita da lui e cerca di individuare colei che lo ha toccato. Si volta, la cerca, la chiama e la invita a “svelarsi”. Appaiono anche due modi di “vedere” diversi: quello dei discepoli, che dicono “Tu vedi la folla che ti si stringe intorno a te”, e quello di Gesù, che cerca oltre la superficie. Mentre i discepoli vedono un problema e hanno uno sguardo ristretto e bidimensionale, Gesù guarda la persona in profondità, non si accontenta di uno sguardo superficiale.
Gesù si ferma, ascolta, e accoglie la donna non solo fisicamente, ma anche emotivamente, liberandola dalla paura e dalla vergogna. Lo sguardo di Gesù cambia tutto: il “sapere” che la donna acquisisce non è una conoscenza intellettuale, ma un sapere che viene dal cuore. Inizia a riconoscere la guarigione in sé, e il suo modo di agire cambia radicalmente. Non si limita più a toccare da dietro, ma “gli si gettò davanti” e si prostra. La distanza fisica si riduce: non è più un gesto nascosto, ma un atto di piena esposizione. Finalmente, la donna “gli disse tutta la verità”, e la sua guarigione diventa una testimonianza pubblica, un atto di fede che la porta a rivelare apertamente ciò che le è accaduto. Gesù non la giudica e non la rimprovera, ma le dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Vai in pace e sii guarita dal tuo male”. Gesù accoglie la donna come figlia, restituendole la vita. Quel gesto nascosto e timido, pieno di umiltà, è un atto di fede, che Gesù riconosce e valorizza. La guarigione che Gesù offre non si limita al corpo, ma tocca tutta la persona. Quando dice alla donna “Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”, non si riferisce solo alla fine dell’emorragia, ma a una guarigione che implica anche il ritorno alla comunità e la riconciliazione con sé stessa.
La Fanciulla di Giairo: Morte, Risata e Riscoperta della Vita
Dall’altra parte, il Vangelo presenta una giovane donna, poiché 12 anni era anche l’età in cui una bambina veniva ad essere considerata già una donna nella cultura ebraica. Se prima Gesù viene messo a contatto con una donna costretta a vivere come una morta, ora ha dinnanzi una giovane donna senza vita. Seguendo il racconto come se fosse una ‘novela’, possiamo evidenziare come la morte di una giovane desta maggiore interesse nella platea anche perché tutti riconoscono in questi tragici eventi la perdita del proprio tempo, del proprio futuro come se la morte dei giovani fosse l’annuncio della nostra propria morte.
Quando Gesù afferma: “La bambina non è morta, dorme!”, la gente sa distinguere quando una persona sta dormendo o quando è morta e si mette a ridere dinnanzi alle sue parole. Questa risata ricorda quella di Sara, sposa di Abramo, quando resta incredula alla promessa di un figlio, al fatto che a Dio nulla è impossibile (Gn 17,17; 18,12-14). Le parole di Gesù avevano un significato molto profondo per le comunità perseguitate al tempo di Marco che, ascoltando questo vangelo, si sentivano dire a loro stessi: ‘Non è morta! Voi state dormendo! Svegliatevi!’. Gesù richiama alla fede, ‘non temere’: questo è il momento di continuare ad avere fede, perché se perdiamo il senso della morte perdiamo anche il senso della vita.
Notiamo anche che al capezzale della ragazza sono presenti solo sei persone in tutto, 6 il numero dell’uomo. Il settimo è Gesù, lo Sposo dell’umanità simboleggiata dalla ragazza nell’età del fidanzamento.

Approfondimenti Teologici e Simbolici
Al centro di questo brano ci sono due donne, una morta secondo i buoni costumi della società e l’altra a causa di una malattia non specificata. In entrambe le situazioni si guarisce e si recupera la vita attraverso una trasgressione. Gesù prende la mano della bambina cadavere, atto proibito dal libro del Levitico, e la bimba ritorna in vita; l’emorroissa tocca il manto di Gesù dovendo mettersi tra la folla da cui doveva, per legge, mantenere una certa distanza e così, trasgredendo, recupera la vita.
Le società in cui viviamo hanno da sempre un target ben preciso, un punto sul quale sempre puntano per scaricare frustrazioni ed ingiustizie: le donne. Il vangelo di oggi ci impone di guardare con attenzione non solo all’emorroissa e alla fanciulla ma alla condizione in cui versano milioni di donne nelle nostre società. Sono loro che, nonostante anni di lotta per l’uguaglianza, sono vittime di femminicidio, di discriminazione nel lavoro, di oggettificazione, di esclusione dentro la società ma anche dentro la nostra chiesa.
La fede, ossia la fiducia e l’abbandono in Dio, spesso si scopre quando le nostre vite si trovano a un bivio tra la vita e la morte e che non si tratta di un congiunto di idee o pensieri, ma un abbandonarsi alla volontà benigna di Dio. La confessione sacramentale è un po’ come toccare il lembo del mantello di Gesù. Come la donna si avvicina a Gesù per toccarlo e ricevere guarigione, così anche noi, nelle nostre fragilità, possiamo avvicinarci a Cristo e trovare in Lui la nostra salvezza e la nostra dignità di figli.
Proviamo a fare un tratto di strada in città, nel nostro quartiere, nel tragitto casa-università o casa-lavoro, spegnendo il cellulare e cominciando a guardarci intorno, per accorgerci delle persone che ci circondano. Questo può essere un modo per sviluppare uno "sguardo profondo" simile a quello di Gesù, andando oltre la superficie e notando chi ha bisogno di attenzione e compassione.
Due miracoli intrecciati: Giairo e l'emorroissa
Il Cruciverba come Strumento di Catechesi sul Brano
Per invogliare i ragazzi ad approfondire il proprio rapporto con la Parola di Dio, e in particolare con questo ricco brano evangelico, il cruciverba si rivela uno strumento didattico efficace. Le attività da svolgere con i ragazzi del catechismo sul vangelo possono essere strutturate attorno a un cruciverba specifico, utile per testare la loro conoscenza e stimolare la riflessione.
Un cruciverba sulle storie della donna emorroissa e della figlia di Giairo può presentare definizioni da indovinare legate ai personaggi, ai luoghi, agli eventi chiave e ai messaggi teologici del brano. Un cruciverba con definizioni da indovinare e una frase evangelica leggibile in verticale è un formato particolarmente adatto per questo scopo. Tali cruciverba possono anche essere utilizzati per verificare alcune conoscenze sulla Bibbia acquisite durante la catechesi, rendendo l'apprendimento interattivo e coinvolgente e invogliando i ragazzi ad approfondire il proprio rapporto con la Parola di Dio.