Il simbolismo cristiano è ricco di figure e monogrammi che racchiudono secoli di teologia, storia e devozione. Tra i più riconoscibili vi sono il monogramma IHS e il Crocifisso di San Damiano, icona intrisa di significati profondi che interseca la storia di figure centrali come San Francesco d'Assisi e Santa Chiara. Questa esplorazione mira a svelare le molteplici interpretazioni e la risonanza spirituale di questi elementi.
Il Monogramma IHS: Origini e Simbolismo
Dalle Abbreviazioni Greche alle Interpretazioni Latine
La sigla IHS ha radici antiche, comparendo per la prima volta nel III secolo tra le abbreviazioni utilizzate nei manoscritti greci del Nuovo Testamento, note come Nomina sacra. Essa indica il nome ΙΗΣΟΥΣ (cioè "Iesous", Gesù, in lingua greca antica e caratteri maiuscoli), essendo composta dalle prime tre lettere greche maiuscole del nome "Gesù" (ΙΗC). Inizialmente, le lettere H e S erano rispettivamente un eta e un sigma dell'alfabeto greco, con il sigma (Σ) spesso sostituito dalla lettera latina S, che ha lo stesso suono.
Nel corso dei secoli, questa abbreviazione greca è stata oggetto di varie riletture e interpretazioni errate, soprattutto in latino. La lettura di H (eta) come un'acca latina diede origine all'interpretazione come sigla di "Iesus Hominum Salvator" (Gesù Salvatore degli uomini), che significa un'esplicitazione del senso ebraico di "Ieshua" ("Dio salva"). Un'altra convinzione popolare, seppur errata, è "In Hoc Signo". Queste riletture, pur non essendo l'origine filologica, si sono radicate nella tradizione popolare e religiosa, diffondendosi in particolare in Italia e Spagna dal XIV secolo in poi.
La Croce Aggiunta e il "Nome" di Gesù
Spesso il trigramma IHS è sormontato da una croce e circondato da raggi di luce. La croce aggiunta sopra la lettera H sta a significare che il Nome di Gesù, cioè la sua identità, si manifesta principalmente nella croce. La croce è “il Nome” di Gesù, ovvero “ciò che si può dire di Gesù”. Questa coincidenza tra croce e nome era già presente nei monogrammi che nella tradizione cristiana hanno preceduto l'IHS.
Questo modo stilizzato di rappresentare Cristo come "Nome che forma una croce" era un modo per i primi cristiani di descrivere Gesù come "il Nome" di Dio. La vita stessa di Gesù, e in particolare la sua morte e Risurrezione, "dice" chi è Dio, pronunciando fisicamente il Nome che era stato rivelato a Mosè. Il Nome di Dio è una kenosi, non tanto per il suo significato quanto per la sua stessa esistenza. In-vocare Dio è sempre in qualche modo con-vocarlo a processo, accusarlo. Ma Dio si è consegnato alla lingua degli uomini come si consegna al loro sguardo, in un atto di umiliazione e rivelazione che culmina nella croce. Perciò i primi cristiani poterono subito vedere in Cristo il Nome “ipostatizzato” di Dio, come testimoniato in un'omelia anonima del II secolo: «Ora il Nome del Padre è il figlio».
Nella croce, Cristo è Logos creatore fino alla morte, Saggezza fino alla stoltezza e lo scandalo, Legge fino alla condanna, Shekinà fino all’assenza, Nome fino al silenzio, Immagine fino al perdere ogni apparenza. La croce rivela il Nome come "Super-bestemmia" perché assume dentro di sé la bestemmia dell’uomo che vuole possedere Dio. A chi voleva annullare la trascendenza divina, Cristo come Nome si dona a “masticare” coprendo così tutta la distanza tra trascendenza e immanenza, lo spazio della Santità.

Diffusione Storica del Monogramma IHS
Le sigle IHS e XPS (per "Christos") si diffusero dai manoscritti alle monete e agli oggetti artistici. L'abbreviazione IHS ridiventò popolare e si trasformò in un vero e proprio monogramma in seguito al diffondersi della devozione verso il Santissimo Nome di Gesù.
Principali Promotori e la Devozione Eucaristica
- Nel XII secolo, ne fu promotore San Bernardo di Chiaravalle.
- Nel XIV secolo, Giovanni Colombini, fondatore della confraternita laica dei Gesuati, portava abitualmente sul petto la sigla IHS.
- Un particolare impulso alla diffusione del trigramma è stato dato dal francescano San Bernardino da Siena (nato a Massa Marittima l’8 settembre 1380), al cui nome esso resta associato anche oggi. Bernardino ne promosse l'ostensione ai fedeli accorsi alle sue omelie, raffigurandolo su tavolette di legno, inscritto in un sole dorato con dodici raggi serpeggianti sopra uno scudo azzurro. Queste tavole di legno erano poste sull'altare durante la celebrazione eucaristica. Il sole a dodici raggi riprendeva un'iconografia precedentemente ideata da Ubertino da Casale. Le sue prediche insistevano sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù e si ritiene che grazie a lui il Cristogramma JHS sia entrato nell’uso iconografico comune e sia divenuto familiare alla gente.
- Il larghissimo utilizzo del trigramma è continuato dopo la Controriforma. Sant'Ignazio di Loyola, infatti, lo scelse come proprio sigillo (1541) e successivamente la Compagnia di Gesù lo adottò come proprio emblema. Ignazio non volle che i suoi compagni si chiamassero “ignazisti”, ma “compagni di Gesù”, cioè coloro che condividono lo stesso pane (cum-panis), la stessa vita, con la persona concreta di Gesù Cristo. Molte sono le lettere di Sant’Ignazio intestate con questo monogramma e nella prima edizione dei suoi Esercizi Spirituali (1549) il santo scelse come frontespizio il monogramma iscritto in un sole, simbolo che contiene la coincidenza fra invocazione del Nome e illuminazione.
Vita di San Bernardino da Siena
Il Crocifisso di San Damiano: Un'Icona Parlante
Il Crocifisso di San Damiano è un'icona di straordinaria ricchezza teologica e artistica, supposta scritta da un monaco siriano nel XII secolo (attestata in questo periodo la presenza di monaci siriani nella Valle Spoletina). Venerata inizialmente nella chiesetta di San Damiano, fu poi trasferita (1265) nella basilica di Santa Chiara, quando vi presero dimora le Clarisse. Questa icona si ispira al Vangelo di Giovanni, che nel Cristo crocifisso presenta il Cristo glorioso (Rex gloriae).
Rappresentazione di Cristo Glorioso e Vivente
Cristo è sovrastato dalla scritta: “Gesù Nazareno (scritto con il monogramma IHS) re dei Giudei”. Egli è il Vivente, come indicato dagli occhi aperti, e conserva soltanto le piaghe che ricollegano il crocifisso al risorto. Le sue braccia sono allargate verso l’umanità. I lineamenti del capo, nell’arte iconografica, ne fanno l’espressione di un tempio: arcate degli occhi, calotta della fronte, naso quasi fosse la colonna che le regge. L’aureola e il volto sono come avvolti da un velo, a indicare la “carne” che occulta la divinità (si ricordi l’episodio della Trasfigurazione, quando questo velo scomparve). All’interno dell’aureola si trova delineata la croce con la scritta che indica il nome divino (Colui che è). Sulla fronte sembra abbozzato il simbolo dello Spirito Santo, la colomba. Il collo è turgido in quanto Cristo risorto trasmette il suo soffio di vita, il suo Spirito, un particolare a volte indicato anche dalla bocca socchiusa. Gli occhi del Salvatore sono puntati fra cielo e terra e ce lo presentano come mediatore. Nel suo corpo si notano delle linee entro cui è possibile discernere due profili, quello del Padre nello spazio superiore (testa voltata verso il lato sinistro di Gesù) e in analoga attitudine quello del Figlio nello spazio inferiore, che si presenta come un cerchio, figura che indica perfezione, eternità. Cristo è ricoperto da un perizoma di lino ornato d’oro molto succinto, che richiama le vesti sacerdotali, secondo quanto si legge nell’Antico Testamento. Cristo si presenta quindi come sommo sacerdote. I lineamenti del corpo lo raffigurano trasfigurato e quindi glorificato, ma poiché richiama il Crocifisso vittorioso sulla morte, conserva le piaghe dalle quali sgorga il sangue, prezzo della nostra salvezza. L’intera icona è circondata da conchiglie, simbolo di bellezza e di eternità. La base ne è sprovvista, quasi fosse via di accesso alla grazia che Cristo ci dona.
Le Figure Attorno al Cristo
Attorno alla figura centrale di Cristo, l'icona presenta altri personaggi che arricchiscono il suo messaggio:
- Maria Vergine: Raffigurata nella tipica attitudine meditativa (mano al volto) mentre addita il Cristo. È ricoperta da un manto bianco (l’abito dei puri e degli eletti, dei vincitori, dei giusti che hanno bene operato) sul quale si trovano dipinte delle perle preziose. L’abito rosso scuro richiama la dignità regale e l’intensità dell’amore.
- Giovanni Evangelista: Sta accanto a Maria con un abito rosa, colore che tradizionalmente indica la sapienza. È rivolto a Maria e nel contempo indica il Cristo.
- Il Centurione: Ai piedi della croce riconosce la divinità di Gesù e nell’icona proclama la fede nella Trinità (le tre dita). Tiene in mano un mattone, che ricorda la costruzione della Sinagoga di Cafarnao. L’iconografo ha fuso in una sola persona due diversi personaggi. Alle sue spalle si trova il figlio/servo con altre tre teste che indicano i servi che lo avevano raccomandato al Signore o la sua famiglia che abbracciò la fede. È l'immagine della Chiesa nascente.
- Il Giudeo Anonimo: Ai piedi del Centurione e quindi dal lato sinistro del Cristo, è presente un giudeo (anonimo - anche se la tradizione gli ha assegnato il nome di Stefanon -, quasi a impersonare coloro che avevano intentato il processo a Gesù). A differenza di tutti gli altri personaggi, costui è ritratto con il volto arcigno e di profilo, dato pittorico che nell’iconografia indica negatività. Il suo abito si differenzia da tutti gli altri perché di colore oscuro, non raggiunto dalla luce che si irradia dal Risorto.
- Il Gallo: Vicino alla gamba sinistra di Gesù si riscontra un gallo, immagine del giorno che spunta (“ales diei nuntius”) e quindi di Cristo che è la Luce del mondo.
- Figure Umane "Anonime": Ai piedi del Crocifisso, raffigurano la Chiesa, costruita sulla roccia (visibili tracce sottostanti). Poiché sono aureolati, si pensa a dei santi: Cosma e Damiano, titolari della chiesetta, oppure Pietro e Paolo.
- Le Due Figure Ai Lati: Non sono angeli, poiché privi di ali, ma possono richiamare l’Annunciazione (ossia l’incarnazione del Verbo: l’angelo di sinistra sembra avere una spalla scoperta dal manto e un piede leggermente sollevato, il che lo presenterebbe in azione, mentre Maria è raffigurata in attitudine contemplativa).
Il Tondo Superiore e il Messaggio Cristologico Complessivo
Nel tondo che sovrasta il Crocifisso, su uno sfondo rosso è raffigurata l’Ascensione. Cristo, avvolto in un manto regale dorato e dal volto sorridente, è caratterizzato da un movimento di slancio, quasi di danza, ed è circondato da figure di angeli adoratori della divinità, che lo accolgono gioiosi, come indica la posizione delle mani. Porta sopra le spalle la stola rossa, segno della dignità sacerdotale e nel contempo segno del dominio universale nell’amore. L’icona richiama l’intero mistero cristologico: Incarnazione, Morte, Risurrezione, Glorificazione.

San Francesco e il Crocifisso Parlante
Il Crocifisso di San Damiano è celebre per il suo ruolo nella vita di San Francesco d'Assisi. Si narra che Francesco, già "del tutto mutato nel cuore e prossimo a venirlo anche nel corpo", passò un giorno davanti alla chiesa di San Damiano, "quasi in rovina e abbandonata da tutti". Entrato a pregare, si prostrò davanti al crocifisso e, "toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrovò totalmente cambiato".
In quel momento, "all’improvviso - cosa da sempre inaudita! - l’immagine di Cristo crocifisso dal dipinto gli parlò, muovendo le labbra. “Francesco - gli dice chiamandolo per nome -, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”". Francesco, tremante e pieno di stupore, si dispose a obbedire, interpretando inizialmente il comando in senso letterale, dedicandosi alla riparazione materiale della chiesa. Questo evento fu decisivo non solo per il Poverello, ma anche per le "Sorelle povere di San Damiano", come erano dette le clarisse, come attestato anche da Santa Chiara nel suo Testamento.
L'episodio è anche richiamato in una raffigurazione giottesca nella Basilica superiore di Assisi, dove la volta dell’abside raffigura sei candelabri. Le fonti francescane parlano di una visione della madre di Chiara, Ortolana, parallela a quella di Francesco: «Quando era gravida di lei, andò nella chiesa, e stando davanti alla croce … udì una voce che le disse: “Tu partorirai un lume, che molto illuminerà il mondo”». Chiara venne ben presto raggiunta in San Damiano dalla madre, dalle sorelle Agnese e Beatrice e dalle nipoti Balvina e Amata, formando una comunità di donne che si dedicarono al servizio di Cristo.
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