Pinacoteca di Brera: Un Viaggio nella Storia dell'Arte e della Cultura Milanese

L'iniziativa editoriale che promuove la Pinacoteca di Brera a Sito dell'UNESCO rappresenta un traguardo significativo, frutto di un lavoro di studio e approfondimento di grande rilevanza culturale e con una chiara prospettiva progettuale per il futuro. L'obiettivo di questa candidatura non è solo quello di attestare ufficialmente la nobile tradizione storica, la funzione speciale nella vita culturale milanese, nazionale ed europea, e l'unico sistema di formazione artistica integrato in un'istituzione scientifica ed espositiva, ma soprattutto di prefigurare l'identità futura dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Questa istituzione mira a rimanere aperta ai nuovi tracciati del sapere, dell'arte e delle attività umane e creative ancora da immaginare, sviluppare e inventare, che daranno senso e sfogo a nuovi modi di sentire, recepire la realtà, esprimere emozioni e progettare un mondo nuovo.

In questo contesto, il riconoscimento UNESCO non è solo una celebrazione del passato e delle glorie accumulate, ma un punto di partenza e un carico stimolante di responsabilità per il futuro. L'idea di promuovere Brera a Sito UNESCO è stata al centro del convegno "Per Brera Sito Unesco", il primo Meeting del progetto UNESCO Chair "Ancient-Contemporary Dialogue inside the Common Heritage of Humanity", tenutosi nel Salone Napoleonico dal 29 novembre al 1º dicembre 2012.

Palazzo di Brera, sede della Pinacoteca

La Storia della Pinacoteca di Brera

La Pinacoteca di Brera è una delle più celebri raccolte d'arte in Italia, specializzata in pittura veneta e lombarda, ma con importanti pezzi di altre scuole. La sua sede è il maestoso Palazzo di Brera, un complesso che ospita anche altre istituzioni di prestigio: la Biblioteca Nazionale Braidense, l'Osservatorio astronomico di Brera, l'Orto Botanico, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e l'Accademia di Belle Arti.

Il palazzo sorse su un antico convento dell'ordine degli Umiliati, un'associazione religiosa ed economica di grande potere nel tardo Medioevo milanese. Dopo la soppressione dell'ordine nel 1571, l'antica prepositura passò ai Gesuiti, che ne fecero un importante centro di studi, denominandolo Università. La necessità di un edificio più ampio portò all'inizio dei lavori nel 1591, affidati all'architetto Francesco Maria Richini. L'opera proseguì sotto la guida del figlio di Richini, Gerolamo Quadrio e Pietro Giorgio Rossone. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, l'edificio divenne proprietà del governo austriaco e fu completato nel 1776 da Giuseppe Piermarini.

Sotto Maria Teresa d'Austria, il palazzo divenne "Reale Palazzo", sede delle Scuole Palatine, della biblioteca e ampliamento dell'Orto Botanico. L'Accademia di Belle Arti di Brera fu fondata nel 1776 con decreto dell'imperatrice, su impulso del conte Carlo Giuseppe di Firmian. L'istituzione fu sviluppata da Carlo Bianconi e guidata dall'architetto Giuseppe Piermarini e dal decoratore Giocondo Albertolli, con lo scopo di formare maestranze adeguate al nuovo ruolo di Milano come centro politico.

Le cose cambiarono radicalmente con la campagna d'Italia di Napoleone. Durante il periodo napoleonico, molte chiese e monasteri furono soppressi e i loro beni requisiti. Le opere d'arte più pregevoli furono inviate a Parigi, mentre con le restanti si formarono le pinacoteche delle principali città del Regno d'Italia, tra cui Milano. La Pinacoteca di Milano doveva fungere da compendio della produzione artistica del Regno.

Durante l'occupazione francese, diverse opere d'arte furono sottratte e inviate in Francia nel 1812; secondo il catalogo pubblicato nel Bulletin de la Société de l'art français del 1936, nessuna di queste opere fece ritorno. Andrea Appiani, nominato Commissario per le Belle Arti nel 1805, vide affluire a Brera dipinti dalle chiese soppresse. Nel 1808 si decise di dividere l'antica chiesa di Santa Maria in Brera in due piani per creare i "Saloni Napoleonici", destinati ad ospitare le gallerie del regno. L'inaugurazione avvenne il 15 agosto 1809, giorno del compleanno di Napoleone, con l'esposizione di 139 dipinti. L'apertura effettiva delle gallerie di statue e pitture ebbe luogo il 20 aprile 1810.

Dopo la caduta del governo napoleonico nel 1814, il Congresso di Vienna sancì la restituzione dei beni sottratti. La Pinacoteca, tuttavia, continuò ad arricchirsi grazie a donazioni e nel 1882 fu separata dall'Accademia.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le opere della Pinacoteca furono messe in salvo dalla direttrice Fernanda Wittgens, mentre il palazzo subì gravi danni a causa dei bombardamenti del 1943. La ripresa iniziò nel febbraio 1946 grazie a finanziamenti di importanti famiglie milanesi e all'opera di architetti come Piero Portaluppi e Gualtiero Galmanini, sotto la supervisione di Fernanda Wittgens.

Nel 1974, il soprintendente Franco Russoli propose il progetto della "Grande Brera", che prevedeva l'inclusione dell'attiguo palazzo Citterio, un progetto che ancora oggi stenta a trovare piena attuazione. L'assenza di uno spazio dedicato alle mostre temporanee ha portato la Pinacoteca, dal 2001, a sviluppare il progetto "Brera Mai Vista", che presenta piccole esposizioni di opere dai depositi del museo.

Nel 2009, la Pinacoteca ha celebrato i suoi duecento anni con eventi, mostre e convegni dedicati ai capolavori e ai loro restauri. Il 15 agosto 2009, anniversario dell'inaugurazione, la Pinacoteca ha aperto gratuitamente al pubblico, registrando un numero record di visitatori.

Interno della Pinacoteca di Brera con opere esposte

Percorsi Espositivi e Opere Principali

L'itinerario della pittura gotica si apre con affreschi provenienti dall'Oratorio di Mocchirolo, eseguiti da un Anonimo Maestro formatosi sull'influenza di Giotto. Le sale successive testimoniano l'evoluzione della pittura dal tardo Duecento alla metà del Quattrocento attraverso opere di Bernardo Daddi, Ambrogio Lorenzetti, Giovanni da Milano e Lorenzo Veneziano.

Le sale dedicate alla pittura veneta e lombarda presentano capolavori di artisti come Andrea Mantegna, con opere celebri quali il Polittico di San Luca e il Cristo morto. La Sala IX espone tele di Lorenzo Lotto e dei maestri del Cinquecento veneziano: Tiziano (San Girolamo penitente), Tintoretto (Ritrovamento del corpo di san Marco) e Veronese (Cena in casa di Simone).

Le sale dalla X alla XIII sono dedicate all'arte lombarda tra Quattro e Cinquecento, con opere di Vincenzo Foppa, Marco d'Oggiono e Gaudenzio Ferrari. Sono presenti anche due grandi cicli affrescati: gli Uomini d'Arme e i Filosofi antichi di Donato Bramante, e le Muse di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino.

La sala dedicata a Ferrara e all'Emilia presenta opere giovanili del Correggio (Natività e Adorazione dei Magi) e la monumentale Pala Portuense di Ercole de' Roberti.

Il cuore della pinacoteca, la Sala XXIV, è dedicato alla cultura figurativa di Urbino con opere di Piero della Francesca (la Pala Montefeltro, detta anche Pala di Brera) e Raffaello (lo Sposalizio della Vergine, firmato e datato 1504).

La Sala XXVIII espone capolavori dell'arte emiliana e del classicismo, con tele di Annibale Carracci (Samaritana al Pozzo), Ludovico Carracci (Cristo e la Donna di Cana), Guido Reni, Guercino e Francesco Albani.

La Pinacoteca ospita anche la Cena in Emmaus di Caravaggio, opera estrema del Merisi, giunta a Brera nel 1939.

La vocazione originaria della Pinacoteca di accogliere tutte le scuole pittoriche si riflette nella presenza di maestri della scuola genovese del Seicento (Gioacchino Assereto, Orazio de Ferrari), nature morte di Evaristo Baschenis e un cospicuo gruppo di autori stranieri, tra cui Peter Paul Rubens (Ultima Cena) e Antoon van Dyck.

Le grandi tele della scuola tardo barocca e neoclassica, giunte a Brera tra Sette e Ottocento, includono opere di Giambattista Pittoni, Francesco Solimena, Luca Giordano, Sebastiano Ricci, Pompeo Batoni e Pierre Subleyras.

Particolarmente documentata è la pittura italiana dell'Ottocento, con opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo (la versione preliminare de Il quarto stato), Francesco Hayez (il celebre Bacio e il Ritratto di Alessandro Manzoni) e Francesco Filippini.

Le opere di Giuseppe Bossi e Andrea Appiani testimoniano il gusto neoclassico a Milano.

Dettaglio del dipinto

La "Crocifissione" di Scotti a Brera

Sebbene il testo di riferimento menzioni la "crocifissione scotti a brera", è importante notare che la Pinacoteca di Brera non ospita un'opera di Scotti con questo soggetto specifico. Il testo fornisce informazioni su un trittico raffigurante la crocifissione, il cui pannello centrale è conservato presso il Museo Civico di Vicenza, mentre i pannelli laterali con i donatori e i santi protettori si trovano alla Pierpont Morgan Library di New York. L'attribuzione agli Scotti è basata su affinità stilistiche con un dipinto di analogo soggetto conservato a Como, eseguito da Felice Scotti.

Il dipinto, databile al 1495 circa, proviene dalla chiesa francescana di Sant’Angelo a Milano. La committenza è quella dell'ordine francescano, e le figure dei due ladroni, il gruppo delle Marie e il santo vescovo sono identiche a quelle presenti nell'opera di Como.

L'opera fu eseguita per il monastero di Sant'Agostino a Ferrara e giunse sul mercato antiquario a seguito delle soppressioni napoleoniche, passando attraverso diverse raccolte private prima di essere acquistata nel 1905.

I colori intensi, scanditi da ombre e luci, ritagliano le figure contro un cielo luminoso, accompagnati da gesti eloquenti ma immobili, evocando l'effetto di un "film bloccato". Il grande modello costituito dalle opere di Raffaello è inteso come una ricerca di semplicità.

Altre Opere e Collezioni

Il museo espone anche una rara e raffinata serie di stampe del volume "Viaggio pittorico e storico al Monte Spluga", elaborato da Friedrich Lose intorno al 1824 per l'editore milanese Francesco Bernucca. Le 16 tavole presentano vedute dell'itinerario della via dello Spluga, lungo la strada carrozzabile inaugurata nel 1822.

Tra le opere più significative si annovera uno splendido tappeto risalente al 1542-1543, con il tradizionale impianto a medaglione e motivi angolari su campo blu scuro. Il medaglione centrale presenta un'iscrizione che indica l'anno di completamento e il committente (Ghyas el Din Jami). Il campo blu raffigura scene di caccia e animali, interpretate come una rappresentazione simbolica del giardino dell'Eden.

L'opera pittorica di Emilio Vedova, realizzata nel 1950, è caratterizzata da forme geometriche e una cromia fredda e piatta, ascrivibile all'Astrattismo e al Concretismo italiano. Appartenente alla serie delle "Geometrie nere", il dipinto tratta il tema della violenza e della drammaticità della Grande Guerra, acquisendo una forte valenza di denuncia politica e sociale.

La collezione archeologica della Pinacoteca, acquisita nel 2000 dal Lascito Vitali, comprende una sezione con vasi e statuette databili tra il 4000 a.C. e il V secolo d.C., tra cui ritratti funerari di epoca romana e un copritesta per mummia virile.

La Pinacoteca possiede inoltre una collezione di disegni, accessibili solo agli studiosi.

Visita virtuale alla Pinacoteca di Brera - pt.2

tags: #crocifissione #scotti #a #brera