Le Indicazioni sull'oggetto (DESO) identificano il dipinto come una rappresentazione di Cristo in croce. I personaggi principali raffigurati sono Cristo, la Vergine, San Giovanni e la Maddalena, con la croce come oggetto centrale.
L'opera è attribuita alla Cerchia di Caliari Paolo, detto Paolo Veronese (Verona 1528 - Venezia 1588). Il dipinto è conservato dal 1892 presso il Palazzo Bianco di Genova, risultando essere l'originale eseguito dal Caliari per la distrutta chiesa genovese dei Ss. Giacomo e Filippo.

Descrizione Dettagliata della Scena
In primo piano, Gesù è crocifisso a una croce liscia, indossando un perizoma bianco, la corona di spine sul capo e la ferita del costato sanguinante. Sulla sommità della croce, un cartiglio recita: "Gesù Nazareno re dei giudei" in ebraico, greco e latino. Ai lati della croce, due angioletti sono sospesi in volo.
Ai piedi della croce, Maria Maddalena, con i capelli lunghi biondi che le scendono sulle spalle, indossa un abito di broccato dorato con un mantello rosso bordato d'ermellino. A destra, San Giovanni evangelista, con le mani giunte, vestito di blu e con un mantello purpureo, rivolge lo sguardo verso Gesù. Sul lato opposto, la Madonna è raffigurata con un abito rosso e un mantello blu, bordato d'oro, che le copre il capo avvolto in un velo bianco.
Contesto Storico e Storia Critica
L'opera è ricordata all'interno della chiesa dei SS. Giacomo e Filippo almeno dal 1648, dato che venne inclusa da Ridolfi tra le sue "Meraviglie dell'arte" (Ridolfi 1648, p. 308).
La storia dell'opera include un primo disastroso tentativo di restauro, condotto in un momento imprecisato prima del 1847. Questa invasiva pulitura fu aspramente criticata da Alizeri nella sua "Guida artistica", poiché si era portata via gran parte delle velature e delle "tinte più leggere" (Alizeri 1847, vol. II, parte II, p. 1048).
Tuttavia, lo stesso Alizeri ne riconobbe l'elevata qualità, poi ribadita da Jacobsen (Jacobsen in "Archivio Storico" 1911, p. 122). Un parere del tutto negativo venne espresso nel 1928 da Fiocco, che la giudicò addirittura "rozza" (Fiocco 1928, p. 192).
Più recentemente, la monumentale tela è stata riconosciuta come il prototipo della copia oggi conservata alla Galleria Borghese di Roma. In considerazione dell'elevato rigore stilistico e della maggiore sobrietà della composizione, il dipinto è stato collocato nella fase più tarda della produzione di Veronese, ancora successiva della "Pietà" di San Giuliano (1584) e della "Deposizione" di Ostuni, datata tra il 1581 e il 1584.
La Copia della Galleria Borghese e Questioni Attributive
Il dipinto conservato alla Galleria Borghese di Roma risulta essere una copia del prototipo genovese di Palazzo Bianco. La provenienza di questo dipinto è tuttora ignota, essendo documentata in collezione Borghese solo a partire dal 1693, elencata nell'inventario fidecommissario e nelle schede di Giovanni Piancastelli (1891) come 'Scuola di Michelangelo'.
Riferita da Giovanni Morelli a Giambattista Zelotti (cfr. Piancastelli 1891), tale attribuzione fu accolta positivamente da Adolfo Venturi ma rifiutata senz'alcun dubbio da Roberto Longhi. Quest'ultimo, per primo, parlò di 'Bottega del Veronese' (Longhi 1928), sostenendo che il dipinto Borghese fosse una copia tratta da un originale del maestro, vicino alle varianti del Museo del Louvre.
Questa pista, percorsa da Paola delle Pergola (Eid. 1955), che a sua volta accostò la tela a quella dell'Academy of Art di Honolulu (già coll. Kress) e alla versione della Galleria Doria Pamphili di Roma, fu infine condivisa sia da Remigio Marini (1968) sia da Teresa Pignatti (1976). Questi studiosi individuarono il prototipo nella tela eseguita dal Veronese intorno al 1573 per la chiesa genovese dei Ss. Giacomo e Filippo, oggi a Palazzo Bianco.
Al pari del suo prototipo, la copia della Galleria Borghese raffigura Cristo in croce circondato da Maria Maddalena e dal discepolo Giovanni, quest'ultimo ritratto mentre sostiene tra le braccia la Vergine Maria svenuta per il dolore. La resa dei colori della copia, più chiara rispetto alla pala genovese, rende la figura del protagonista ancor più drammatica.
Bibliografia di Riferimento
- G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891.
- A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893.
- R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928.
- P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955.
- R. Marini, L’Opera completa del Veronese, Milano 1968.
- T. Pignatti, Veronese, Venezia 1976.
- K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006.
- A. Iommelli, Marzo 2023.
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